domenica 20 gennaio 2008

Fine del blog

Oggi termina questo blog. Finisce una storia e mi sembra giusto che questa scatola di pensieri venga chiusa e riposta. C'erano dentro tante emozioni e passioni che si sono consumate.

giovedì 17 gennaio 2008

Silenzio (Buena Vista Social Club)

Nel mio giardino
i gladioli e le rose
i gigli bianchi
e la mia anima,
triste e pensierosa.

Voglio nascondere
il mio dolore amaro
ai fiori
non voglio che i fiori sappiano
dei tormenti che la vita
mi dà.

Se sapessero quanto soffro
per le mie pene,
anche loro piangerebbero.

Silenzio,
perché stanno dormendo
i gladioli e i gigli.
Non voglio
che conoscano
le mie sofferenze.
Perché se mi vedessero piangere
ne morirebbero…

Pasta e fagioli, semplicità e gusto

Si fa un soffritto con aglio, pomodorini, alloro, pancetta e olio. Si aggiungono i fagioli (bianchi possibilmente) e si fa insaporire.
Si cuoce la pasta a parte (spaghetti spezzati l’ideale).
Si aggiunge la pasta cotta al soffritto e si aggiunge un po’ di acqua di cottura, si fa insaporire il tutto e si serve mettendo un po’ di prezzemolo e olio a crudo sopra.

mercoledì 16 gennaio 2008

Salvatore Niffoi, Ritorno a Baraule, Adelphi, 2007

La vecchiaia è peggio della salsedine, mette gli occhiali ai ricordi, e a volte ti sembra di vedere anche quello che non hai mai visto.

domenica 13 gennaio 2008

Lanca del Ticino

L'amore conosce molti nomi,
ma nella solitudine dei boschi profondi
tutti i nomi tacciono. (D. Furutani)

sabato 12 gennaio 2008

Rainer Maria Rilke, Alla solitudine

Solitudine mia beata e santa,

così ricca sei tu, pura ed immensa

come un giardino che si desti all'alba.

Solitudine mia beata e santa!

Tieni sbarrate le tue porte d'oro

sì che attenda, di fuori, ogni altra cosa.

Rainer Maria Rilke, Sii paziente

Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e ...

cerca di amare le domande, che sono simili a

stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera.

Non cercare ora le risposte che non possono esserti date

poiché non saresti capace di convivere con esse.

E il punto è vivere ogni cosa. Vivi le domande ora.

Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano

giorno in cui avrai la risposta.

La fucina di Vulcano? No, fonderia di Buscate (Mi)...

Porta di montagna (Cicogna)

lunedì 7 gennaio 2008

Piero Meldini, La falce dell'ultimo quarto, Mondadori, 2004

Allo scoccare della mezzanotte di mercoledì 31 dicembre il vecchio anno schiattò. Come la maggioranza dei bisestili, era stato meschino e scorbutico, e pochi lo rimpiansero. Nel medesimo istante, roseo e sorridente, nacque l'anno nuovo. (p. 99)

Erano le quattro del pomeriggio. Bartolomeo si era soffermato a guardare la distesa marina, piatta come una lastra tombale. L'acqua e il cielo avevano lo stesso colore azzurrino, tant'è che non si capiva dove finisse l'una e dove cominciasse l'altro. Pareva che il molo di fronte segnasse il confine di questo mondo, e che al di là si spalancasse uno spazio inerte, solitario, scialbo e vacuo. Così, forse, era fatto l'oltretomba; e così, simili a gabbiani, veleggiavano le anime dei morti. (p. 107)

A ogni passo la nebbia si faceva più fitta. Ormai non si vedeva più in là di una spanna dal naso. Senza più punti di riferimento, né alcuna nozione dello spazio e del tempo, il mercante procedeva lento e guardingo, aguzzando inutilmente la vista e parando il bastone come un cieco, quasi che da un momento all'altro potesse precipitare dentro un baratro. Il miglio scarso che separava la sua abitazione dal porto gli sembrò una distanza incommensurabile; interminabili i tre quarti d'ora del tragitto. Solo quando arrivò alle prime casupole del borgo di Marina e potè proseguire tastando i muri si sentì un po' più sicuro. Non temeva di inciampare, né di fare brutti incontri. Quella che provava era una paura che affondava in ricordi antichi e che riaffiorava di tanto in tanto nei sogni. Era la paura di dissolversi; di disperdersi in una miriade di atomi disertori; di diventare polvere e fumo. Forse la nebbia non era altro che pulviscolo di trapassati. Nell'aria che stava respirando c'era forse qualche particella di suo padre e sua madre. E di Marino, e di Costanza, e dei suoi tre angioletti. Forse anche qualche particella di lui stesso bambino. Di lui giovanotto. «Morti e sepolti entrambi» rabbrividì Bartolomeo. «E io sono la loro tomba.» (p. 108)