giovedì 29 maggio 2008

Giuseppe Ungaretti, Risvegli, 1916

Ogni mio momento
io l'ho vissuto
un'altra volta
in un'epoca
fuori di me

Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse

...

A chi non è capitato di sentirsi, in un lampo, come in un deja vù?
Che sia una propria vita, o forse una vita altrui appesa ad una traccia cromosomica, non importa. Il tempo è beffato, all'improvviso e cessa per un attimo di essere il metronomo della vita. Ci si risveglia subito, scuotendo la testa e riprende il tic tac, inesorabile.

martedì 27 maggio 2008

Sonetto "Io sono", John Clare

Sento ch’io sono – so solo ch’io sono,
Calco una terra che con il suo siero
Di tedio e ottusità tiene in prigione
Il corpo e arresta il volo dei pensieri,
Nel deserto ho fuggito le passioni
Senza aver pace – so solo ch’io sono,
Ero di razza insofferente a limiti
Di spazio e tempo, fatto per volare
Su terra e cielo – un pensiero sublime,
Per il creato come il mio Fattore
Libero, l’anima strappata ai ferri
Come l’eternità, in sprezzo alla terra,
Alla sua degradante schiavitù
Mentre ora so solo ch’io sono – è tutto.

(traduzione di Ottavio Fatica)

Quelli che vorrebbero riportare la legalità ovunque tranne che nelle televisioni...

Emilio Fede è stato categorico: non andremo sul satellite. Evidentemente ha avuto rassicurazioni dal suo capo...

che importa se...

Il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attivitá di trasmissione radiotelevisive è contrario al diritto comunitario. È quanto stabilisce una sentenza della Corte europea di giustizia che si è pronunciata in merito al caso della societá di trasmissione radiotelevisive 'Centro Europa 7'. Per la Corte di giustizia Ue il regime italiano «non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati». Nella sentenza si ricorda che Centro Europa 7 Srl è una società attiva nel settore delle trasmissioni radiotelevisive e che nel 1999 ha ottenuto dalle autorità italiane un'autorizzazione a trasmettere a livello nazionale in tecnica analogica, ma non è mai stata in grado di trasmettere perchè non sono mai state assegnate le radiofrequenze. Di qui la domanda di Europa7 di accertare il diritto ad ottenere l'assegnazione di frequenze, nonchè il risarcimento del danno subito. (Sole 24 ore, 27/05/08, Stefano Biolchini)

Scritte sui muri


Scritto sui muri di Castelletto di Cuggiono.

Non c'entra nulla la religione. Nulla la difesa dei valori cristiani. Non c'è nessuna invasione in atto, le genti del mondo si sono sempre mosse per svariati motivi (povertà, carestie, guerre). La criminalità non c'entra nulla con l'etnia (nelle carceri ci sono più extracomunitari, perché gli altri, semplicemente, non ci vanno più !) e tanto meno con la religione. Non è vero che le violenze sulle donne sono in maggioranza ad opera di extracomunitari. E' vero che le violenze sulle donne si esercitano soprattutto all'interno della famiglia (ma questa è una verità rimossa).
Ci spaventa la diversità ed è più facile scacciare il diverso che farci i conti.

venerdì 23 maggio 2008

François Villon, Ballata degli impiccati

Il più conosciuto tra i poeti francesi del Medio Evo, François Villon (pseudonimo de François de Moncorbier), ha lasciato innumerevoli opere, tra le quali La ballade des pendus del 1463 è una delle più belle e intense.
La ballade des pendus è una splendida quanto macabra poesia, è l'urlo disperato del condannato a morte che attende un'esecuzione atroce.
Non dimentichiamo che Villon stesso, condannato a morte ma graziato in seguito, poté sentire in prima persona tutto il peso di questa terrible condizione.

BALLATA DEGLI IMPICCATI (Traduzione italiana di Emma Stojkovic Mazzariol
Da: François Villon, Poesia, Milano, Mondadori, 1985)


Fratelli umani, che ancor vivi siete
Non abbiate per noi gelido il cuore,
Ché, se pietà di noi miseri avete
Dio vi darà più largo il suo favore.
Appesi cinque, sei, qui ci vedete:
La nostra carne, già troppo ingrassata,
E' ormai da tempo divorata e guasta;
Noi ossa, andiamo in cenere e polvere.
Nessun rida del male che ci devasta,
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

Se vi diciam Fratelli, non dovete
Averci a sdegno, pur se fummo uccisi
Da giustizia. Ma tuttavia, sapete
Che di buon senso molti sono privi.
Poiché siam morti, per noi ottenete
Dal figlio della Vergine Celeste
Che inaridita la grazia non resti,
E che ci salvi dall'orrenda folgore.
Morti siamo: nessuno ci molesti,
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

La pioggia ci ha lavati e risciacquati,
E il sole ormai ridotti neri e secchi;
Piche e corvi gli occhi ci hanno scavati,
E barba e ciglia strappate coi becchi.
Noi pace non abbiamo un sol momento:
Di qua, di Là, come si muta, il vento,
Senza posa a piacer suo ci fa volgere,
Più forati da uccelli che ditali.
A noi dunque non siate mai uguali;
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

O Gesù, che su tutti hai signoria,
Fa' che d'Inferno non siamo in balia,
Che debito non sia con lui da solvere.
Uomini, qui non v'ha scherno o ironia,
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

(inviata da Riccardo Venturi)

Rifiuti

160.000 tonnellate di rifiuti stanno per arrivare agli inceneritori tedeschi da Napoli con un costo tra trasporto e smaltimento intorno ai 210 € la tonnellata. Cifra totale per lo smaltimento circa 53 miliardi di lire tanto per intenderci. Questo è un intervento tampone che avrà altri seguiti.

Comune, Provincia e Regione sono gestiti da 10 anni dal centrosinistra quindi questo disastro è responsabilità di amministratori con nome e cognome. Non c'è alcun dubbio ne attenuante possibile.

giovedì 22 maggio 2008

Avanti col nucleare !

L'UNIONE SARDA - Ambiente e territorio : Nella guerra energetica tra eolico e nucleare il vento resta il preferito
04.05.2008
Partendo dalla constatazione che la maggioranza delle fonti energetiche sfruttate oggi (principalmente quelle fossili e nucleari) per la produzione di elettricità, forza motrice e calore, sono esauribili, è utile passare in rassegna il pro e il contro del loro utilizzo razionale fino a quando e come sostituirle con altre fonti rinnovabili. Il bilancio attuale dello sfruttamento delle fonti energetiche nel mondo è, in sintesi, il seguente: carbone, petrolio e gas naturale 85 per cento, idroelettrica 6, nucleare 3, eolica e solare 3, varie, tra cui maree e geotermica, 3. La stima dell’esaurimento delle scorte sfruttabili di petrolio e di gas del pianeta è a medio termine (30-50 anni), carbone a lungo termine (oltre cento anni), uranio anch’esso a medio termine (30-50 anni, con un inizio di caduta già dal 2012). L’accelerazione della diminuzione delle scorte fossili e nucleari sfruttabili è dovuta anche alla crescita sostenuta dagli ultimi anni dei Paesi emergenti (Cina, India,Argentina, Brasile, Sud Africa), oltre, naturalmente, al continuo elevato consumo da parte dei Paesi industrializzati (Usa, Unione europea, Giappone). Ne consegue che il consumo massiccio di carbone, petrolio e gas naturale continuerà per 30-50 anni, facendo altresì aumentare l’emissione dei gas serra e incrementando, di conseguenza, il surriscaldamento globale, già oggi divenuto problematico. La scelta di sostituire i combustibili fossili con quelli nucleari per produrre un simile quantitativo di elettricità solo perché l’energia nucleare non emette gas serra, anche se in teoria allettante, è, in pratica, illusoria perché col raddoppio dell’elettricità nucleare prodotta oggi nel mondo (3 per cento), i gas serra emessi continueranno a essere marginali rispetto al totale prodotto. Si è qui esplicitamente menzionato il "solo raddoppio" della produzione di elettricità di origine nucleare perché secondo gli esperti questo è oggi il limite massimo di produzione prevedibile sulla base delle scorte di uranio e di plutonio stimate.

Avanti col federalismo ! ! !

L'Imposta comunale sugli immobili, meglio nota con l'acronimo "ICI", è un tributo statale che grava sui fabbricati e sui terreni agricoli ed edificabili della Repubblica Italiana.
Nata come Imposta straordinaria sugli immobili, ha preso la forma attuale con il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504; l'ICI si è rapidamente evoluta divenendo una delle entrate più importanti nel bilancio dei comuni italiani, sostituendo trasferimenti di fondi dallo Stato centrale.

E così con il plauso delle clak a pagamento (non siamo tutti in Italia nel grande reality di Canale 5?) si è dato un formidabile colpo alle finanze locali. Era una delle poche tasse che rimaneva a livello locale e per la quale i Comuni avevano facoltà di manovra (decidevano se e come aumentarla o diminuirla). Ora siamo nelle mani del trasferimento statale che avverrà forse che si forse che no.

AVANTI COL FEDERALISMO. GRAZIE.

Andrea Bocelli, E chiove. Canzone di S.Cirillo e J. Amoruso

(Testo di S.Cirillo
Musica di J. Amoruso - S. Cirillo)

comm'e' stretta 'sta via
a'ggente nun ce cape
se fa 'na processione
ca cammina chiano chiano
nun e' muorto nisciuno
nun e' 'o santo e nisciuno
nun se sente 'na voce e nun sona
'na campana
e intanto 'o core aspetta
ca s'arapene 'e funtane
e chiove n' capo 'e criature
vulesse arravuglia' 'sta luna
cu' na funa
pe m'e purta' luntano
pe m'a purta' luntano
addo' 'o cielo che e' cielo
nun se fa mai scuro
e chiove n' terra e nisciuno
vulesse cummanna'
pe spremmere 'e dulure
dinto a 'stu ciummo amaro
ca nun canosce 'o mare
pecche' 'o mare e' luntano eppure sta
vicino
comm'e' lunga 'sta via
pecche' nun spunta mai
se perde dint' 'e 'pprete
'miezzo 'e carte arravugliate
sotto 'a l'evera 'e muro
ca s'arrampeca e 'ggiura
'e jas temme de' juorne
e serate senza pane
e intanto 'o core aspetta
ca s'arapene 'e funtane
e chiove n' capo 'e criature
vulesse arravuglia' 'sta luna
cu' na funa
pe m'a purta' luntano
pe m'e purta' luntano
addo' 'o cielo che e' cielo
nun se fa mai scuro
e chiove n' terra e nisciuno
vulesse cummanna'
pe spremmere 'e dulure
dinto a 'stu ciummo amaro
ca nun canosce 'o mare
pecche' 'o mare e' luntano eppure sta
vicino
dinto a 'stu ciummo amaro
ca nun canosce 'o mare
pecche' 'o mare e' luntano eppure sta
vicino

domenica 18 maggio 2008

sms, lentezza

Non capire un sms. Ecco il punto
Ma non uno di quelli giovanilistici (TVTTB, VCIDC ecc)
No. Quelli piani. Con poche parole
Frasi elementari con soggetto verbo oggetto del tipo "Simone mangia la mela"
Senza derivate, coordinate o complicazioni simili
Ma nemmeno aggettivi che fanno un po' perdere di vista l'obiettivo
Eppure mi sfugge il senso anche di questo balbettio comunicativo
Leggo quel che non c'è scritto
Mi arrovello in una frase derivata immaginaria
E naturalmente la risposta non può essere che all'altezza della comprensione della domanda
E' una comunicazione questa degli sms che non fa per me
Troppo veloce
Il mio cervello è lento
Arrivo sempre dopo e spesso tardi

Roberto Marsella, pittore. Intervista

Pronto sabré quién soy, J.J. Borges

Pronto sabré quién soy (presto saprò chi sono) recita una delle ultime poesie di J.J.Borges (Elogio dell'ombra). Fino ad ora non l'ho saputo chi sono, ho corso qua e là, arrabattandomi nella vita, ho cercato di capire leggendo molti libri, viaggiando molto, lavorando molto, ma la conoscenza di me non c'è. Sembrava la cosa più semplice (e forse lo era, veramente) ma ho preso strade tortuose che mi hanno portato lontano. Ora però che sono spogliato di tutto (è morto l'animale ed è rimasto l'uomo e l'anima) posso sperare, anzi ho la certezza che saprò chi sono, presto.

sabato 17 maggio 2008

Vietato sognare

Intervista a Licia Pinelli, Repubblica, 18 Maggio 2002

Domanda. Signora, ci deve essere da qualche parte una strada per chiudere questa stagione di odio e di morte. Non crede che ognuno, per la sua parte, dovrebbe cercarla?

Risposta. "Io credo che quella strada possa essere soltanto la verità, non la menzogna o la disattenzione o l'oblio. Soltanto la verità potrà fermare il tremore delle mie mani, restituirmi una quiete capace di tenere lontani i ricordi. Voglio conoscere la verità. Non mi interessa la punizione dei colpevoli. Non mi piacciono le prigioni, non è in prigione che i colpevoli comprendono la natura dei propri errori. Voglio sapere chi ha fatto che cosa. Chiedo che siano attribuite delle responsabilità. Mio marito è entrato vivo in una questura, ne è uscito morto. Perché? E chi ne è responsabile? Uno Stato forte e credibile sa afferrare e sopportare la verità. Se è spaventato dalla verità, quello Stato rinuncia a se stesso, si indebolisce, perde, si dichiara sconfitto. Per ritornare alla sua domanda, la strada per chiudere questa maledetta stagione di odio può essere soltanto la giustizia".

Domanda. Parola alquanto sbiadita, non le pare?

Risposta. "Non parlo della giustizia dei tribunali, ormai. Per me, giustizia è la consapevolezza degli uomini di che cosa è accaduto. Che si sappia chi ha ucciso Pino. Chi ha ucciso Pino ne sia riconosciuto responsabile. Chi sa, trovi il coraggio di dire la verità: è la sola strada verso una pacificazione che sappia liberarci del passato".

Johann Wolfgang Goethe, Mentre andavo


Mentre andavo
Andavo per i campi
così, per conto mio,
e non cercare niente
era quello che volevo.
...

venerdì 16 maggio 2008

J.L. Borges, Il sogno

Se il sonno fosse (c'è chi dice) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t'han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto? L'ora
ci deruba d'un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia dora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell'ombra,
d'un mondo intemporale, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell'oscuro
sonno, dall'altra parte del tuo muro?

giovedì 15 maggio 2008

Gian Enrico Rusconi, La battaglia di Novara, La stampa, oggi

È grottesco pensare che oggi proprio a Novara il sindaco leghista conduca un’altra battaglia, simbolica ma non meno significativa, per rinnegare l’idea dell’unità nazionale, parlando di «disunità d’Italia» e mettendosi in contrasto con il comitato che prepara le celebrazioni del 2011.

Dietro questo atteggiamento non c’è alcuna seria rivisitazione o revisione storica ma una pura manipolazione politica. È la storia usata come mazza politica senza alcuna giustificazione. È singolare poi che questo avvenga nel momento in cui - almeno apparentemente - a livello nazionale si stanno facendo sforzi per far convivere in modo civile due memorie antagoniste dell’ultima lacerante esperienza collettiva (Resistenza e guerra civile 1943-‘45).

mercoledì 14 maggio 2008

Shakespeare , Amleto

(Foto d'archivio del Manicomio di Novara)

POLONIO : Questa faccenda si è risolta bene. Mio re e mia signora, domandarsi che cosa sia la maestà, o il dovere, perché il giorno è giorno, la notte notte, il tempo tempo, non sarebbe che perdere la notte, il giorno e il tempo. Dacché la brevità è l'anima del'ingegno, la lunghezza le membra e gli ammennicoli, sarò breve. Il vostro nobile figlio è pazzo. Dico pazzo, perché, per definire la pazzia, che cos'è? Solo esser pazzi. Ma passiamo.
REGINA : Più succo e meno arte.
POLONIO : Signora, giuro, nessuna arte. Che egli sia pazzo è vero, e vero è che è un peccato, ed è peccato che sia vero: che figura strampalata! Ma basta, non ci voglio mettere arte. Diciamo pure: è pazzo. E ora resta da scoprire la causa dell'effetto. O,piuttosto, la causa del difetto, dacché dev'esserci pure una causa di quest'effetto difettivo.

...

AMLETO : Sono pazzo solo fra tramontana e maestrale. Quando soffia da scirocco distinguo un falco da un falcetto.

martedì 13 maggio 2008

Il quadrifoglio, Borges ed il caso

Nel libro, preso a prestito alla Biblioteca comunale, Elogio dell'ombra di J.L. Borges ho trovato a pagina 143 un quadrifoglio. Solo dopo averlo sfogliato, mi sono accorto di averne una copia in edizione economica anche a casa (questa è la differenza tra geni e uomini comuni: la memoria. Borges ricordava intere biblioteche , io non ricordo i 150 libri rimasti nella mia piccola libreria! ). Non volendo togliere a nessuno la possibilità di leggere questa delizia, ho riportato il libro in biblioteca il più presto possibile. Ma mi sono tenuto il quadrifoglio che ho riposto nel mio libro nella stessa pagina. Che c'entra il quadrifoglio con Borges? La Fortuna è figlia del Caso e per Borges (non solo per lui) il Caso è un elemento fondamentale...

lunedì 12 maggio 2008

10 foto inedite sulle bombe di Hiroshima e Nacasaki



Dieci foto in un rullino trovato da un soldato americano, Samuel Capp, frugando tra i morti di Hiroshima.
Il Comune di Hiroschima ha indicato il 6/8/2005 in 242.437 le vittime dirette ed indirette delle bomba atomica caduta sulla città il 6/8/1945. L'altra bomba atomica su Nagasaki ha fatto circa 80.000 vittime. La scelta delle città da borbandare fu fatta nel corso di una riunione tenutasi a Los Alamos tra il 10 e l'11 maggio 1945, dove vennero suggeriti, come obiettivi, le città di Kyōto, Hiroshima, Yokohama, oppure gli arsenali militari siti a Kokura. Nel corso della riunione si decise di non utilizzare la bomba atomica esclusivamente su un obiettivo militare, per evitare di mancare l'obiettivo, e quindi "sprecare" la bomba. Nella decisione finale, difatti, dovevano essere tenuti in maggior conto gli effetti psicologici che l'utilizzo della bomba atomica doveva avere sul governo giapponese, piuttosto che i vantaggi militari.
Il Segretario alla Guerra Henry L. Stimson decise di eliminare Kyōto dalla lista, data la sua notevole importanza culturale, nonostante le obiezioni del generale Leslie Groves (che considerava la città migliore come obiettivo strategico), titolare del Progetto Manhattan. Secondo il professore Edwin O. Reischauer, Stimson «era rimasto ammirato dalla bellezza e vivacità di Kyoto diversi anni prima». Il 25 luglio 1945 il generale Carl Spaatz ricevette l'ordine di impiegare la bomba su una delle seguenti città: Hiroshima, Kokura, Niigata o Nagasaki, dato che le condizioni meteorologiche consigliavano di impiegare la bomba dopo il 3 agosto.
Le bombe ebbero soprattutto vittime civili.

domenica 11 maggio 2008

Mario Luzi, Quante ombrose dimore

Quante ombrose dimore hai già sfiorato,
anima mia, senza trovare asilo:
dal sogno rifluivi alla memoria.
da memoria tornavi a essere sogno,
per via ti sorprendeva la bufera.
...

Francesco Petrarca, Canzoniere, Canzone 236

Le città son nemiche, amici i boschi,
a'miei pensier', che per quest'alta piaggia
sfogando vo col mormorar de l'onde,
per lo dolce silentio de la notte:
tal ch'io aspetto tutto 'l dí la sera,
che 'l sol si parta et dia luogo a la luna.

Deh or foss'io col vago de la luna
adormentato in qua' che verdi boschi,
et questa ch'anzi vespro a me fa sera,
con essa et con Amor in quella piaggia
sola venisse a starsi ivi una notte;
e 'l dí si stesse e 'l sol sempre ne l'onde.

venerdì 9 maggio 2008

Il nuovo ed il vecchio

Pareti imbiancate
vetri lavati col vetril
pavimento di parquet scopato e trattato con cera
quadri rimessi alle pareti (che belle le incisioni dei disegni di Landonio)
letto rifatto con lenzuola spesse ed un po' ruvide di chissà quale corredo...
tutto pare nuovo.
Ora posso mettermi a letto, vecchio.

mercoledì 7 maggio 2008

Franco Marcoaldi, Il tempo ormai breve

Il guanto
Al banco del bar della stazione
giace, abbandonato, un guanto.
E la mano che ne era proprietaria?
Prevarrà il freddo fisiologico
o un più glaciale sentimento di rimpianto?

Rubone sul Naviglio Grande, Bernate Ticino


Rubone? Ritrovo isolato ed appartato di ladri? Torre di guardia fortificata su una via di comunicazione importante (il Naviglio Grande)? Luogo di silenzio e lavoro di frati minori? Non so. Non voglio sapere. Mi basta il fascino che emana questo posto...

martedì 6 maggio 2008

Silenzio

Ci sono tanti silenzi:
c'è il silenzio del risentimento
il silenzio del ripensamento
quello dell'attesa
del riposo
estatico di fronte alla natura
terrorizzato di fronte all'incognito
della preghiera solitaria
di dio
c'è il silenzio tra gli amanti
e quello tra chi non si ama più
della lontananza
della troppa vicinanza
c'è chi rimpiange il silenzio di una volta
chi è terrorizzato dal silenzio di questa notte
chi cerca quello interiore
chi scopre con sgomento il proprio
c'è chi pensa che è il nostro futuro
chi il passato che non torna.
Ci sono tanti silenzi
basta scegliere il proprio

lunedì 5 maggio 2008

Guittone d'Arezzo, "Oimè, lasso, com'eo moro pensando"

Oimè, lasso, com'eo moro pensando,
gioia, di voi ver me fatta noiosa!
Perch'eo non so veder como né quando
eo v'affendesse fior d'alcuna cosa.

Ch'al comenzar, gioiosa gioi, ch'amando
ve demostrai de me fed'amorosa,
voi foste dolce ver di me, sembrando
de darmi gioi in voi sempre gioiosa.

Or non degnate pur de farvi loco
unde vo veggia, crudel morte mia,
che faite me pregiar la vita poco,
e dire: morte, per pietate, sia
guerenz'a me di sì cocente foco,
che m'aucide vivendo mille via.

sabato 3 maggio 2008

Franco Marcoaldi, Il tempo ormai breve

Che dici? Se ti abbraccio forte
forte, ho qualche chance in più
di scampare alla morte?


Nota a margine (che non spiega la poesia). L'amore non fa scampare dalla morte, rimane l'abbraccio (forse). Tutto è precario e relativo se vediamo la prospettiva dalla parte del nostro destino biologico. Perché dunque esitare in quell'abbraccio? E' l'attimo, ora, che ci trova vivi, perché non coglierlo? Forse perché guardiamo sempre altrove anche quando stringiamo forte forte l'altro, anzi, a volte pensiamo che l'altro ci impedisca quasi di vedere oltre. Ma non è così: ci facciamo sopraffare dalla pietà per noi stessi. L'altro non c'entra, non limita il nostro guardare, potrebbe farci notare anzi nuovi particolari e comunque, anche se non parlasse, è lui stesso in attesa come noi. Tutti e due non scampiamo alla morte. Perché dunque non abbracciarci, ancora più forte?

J.L. Borges, Sogno

Se il sonno fosse (c'è chi dice) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t'han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto? L'ora
ci deruba d'un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia dora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell'ombra,
d'un mondo intemporale, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell'oscuro
sonno, dall'altra parte del tuo muro?