venerdì 31 ottobre 2008

Gioco d'azzardo di Paolo Conte



C'era fra noi un gioco d´azzardo
ma niente ormai nel lungo sguardo.
Spiega qualcosa, forse soltanto
certe parole sembrano pianto,
sono salate, sonno di mare
chissà, tra noi, si trattava d´amore.


Ma non parlo di te, io parlo d´altro
il gioco era mio, lucido e scaltro.
Io parlo di me, di me che ho goduto,
di me che ho amato e che ho perduto
e trovo niente da dire o da fare
però tra noi si trattava d´amore.


C´era fra noi un gioco d´azzardo,
gioco di vita, duro e bugiardo.
Perché volersi e desiderarsi
facendo finta di essersi persi
Adesso è tardi e dico soltanto
che si trattava d´amore, e non sai quanto.


Commento. C'era tra noi...

giovedì 30 ottobre 2008

Lo sanno anche i muri: c'è qualcuno che vorrebbe vendersi la scuola e la sanità pubblica...



Meno male che c'è tanta gente che non crede alle fanfaluche del Leader Maximo e dei suoi scheràni (qualcuno arrivato inspiegabilmente con una camion pieno di spranghe davanti al Parlamento).

Il principe ranocchio o Enrico di ferro (dai fratelli Grimm). Fiaba (crudele) spot di Guglielmo Gaviani


(Rana di Lataste)

Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa, c'era un re, le sue figlie erano per lui tutte belle, ma la più giovane -malgrado il padre la preferisse alle altre- era proprio brutta a vedersi. Così brutta che sembrava avesse la faccia di un ranocchio.
Quando andava alla fresca sorgente a giocare con la palla d'oro pure i ranocchi -che di rospaggine se ne intendevano- si spaventavano al vedere quel mostro. Una volta che la palla era caduta nell'acqua avevano persino tentato di affogarla nella fontana... Ma quando -rompendo l'incantesimo della cattiva maga- toccò l'acqua, la figlia del re divenne una bellissima ranocchia: tutti se ne innamorarono e se la contendevano. Il principe dei ranocchi (anche nella sorgente c'erano principi, duchi e marchesi, uffa!) non volle farsela scappare e la tenne con sé.
Al re, quando raccontarono che la figlia aveva sposato un principe ranocchio, dovettero mettere tre cerchi di ferro intorno al cuore perché non gli scoppiasse dall'angoscia.
Un giorno il re andò a bere alla fontana e vide dei girini, gli saltarono i cerchi del cuore dalla contentezza e morì.

Alice e noi

(Reverendo Charles Lutwidge Dodgson, ovvero Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie).

C'era, però, una bottiglietta che Alice giurò di non aver visto prima e che portava un'etichetta con la scritta: Bevimi! .
"Bevimi!" è presto detto. Ma la furba Alice pensò :"Un momento, prima devo guardar bene se, per caso, non ci sia un'altra etichetta con scritto "Attenzione veleno"...
Beh, sulla bottiglietta che Alice aveva trovato non c'era scritto "Veleno". Perciò la bambina si fece coraggio e ne bevve un sorso, poi un altro e un altro ancora, poiché il contenuto era ottimo: aveva il sapore di una torta di ciliege, di ananas, di gelato alla vaniglia, di pollo arrosto, di panini freschi, di tutto insieme.
Che bontà! In men che non si dica, la bottiglietta fu vuotata.


Commento. Siamo furbissimi, tutti. Ne beviamo a garganella di veleni e ci paiono buonissimi...

mercoledì 29 ottobre 2008

Gianni Audisio, CartaVetrata - Concorso Nazionale di Satira e Umorismo 2008



Commento. Quali sogni? C'è solo l'imbarazzo della scelta: da quelli più privati a quelli che sconfinano nell'utopia. Scheletri: grazie non ci mancano !

Pasta e fagioli dal mio ricettario di cucina povera

Si fa un soffritto con aglio, pomodorini, alloro, pancetta e olio. Si aggiungono i fagioli (bianchi possibilmente) e si fa insaporire.
Si cuoce la pasta a parte (spaghetti spezzati l’ideale).
Si aggiunge la pasta cotta al soffritto e si aggiunge un po’ di acqua di cottura, si fa insaporire il tutto e si serve mettendo un po’ di prezzemolo e olio a crudo sopra.

martedì 28 ottobre 2008

Dessay, Hallenberg, Prina & Breslik: Voglio Tempo (Handel)



Bellezza
...
Voglio Tempo per risolvere...

Tempo
Teco è il Tempo...

Disinganno
ed il Consiglio...

Piacere
ma il Consiglio è il tuo dolor.

Tempo
Pria ch'io ti converto in polvere,
segui il ben...

Disinganno
fuggi il periglio...

Piacere
tempo avrà per cangiar cor.

Bellezza
Presso la reggia ove il Piacer risiede
giace vasto giardino.
Ivi torbido rio si muove appena
per aura densa e grave;
dimmi, quel rio, d'onde deriva?

Disinganno
Ascolta.
Deriva da quei pianti
che sparge il mondo insano,
e formano quell'aura
gravi e densi sospir di folli amanti.

L'asino sul campanile, racconto di Guglielmo Gaviani

L'asino sul campanile
(racconto morale di Guglielmo Gaviani)

Si racconta che tanti anni fa nelle campagne del milanese c'era una gran carestia, non che fosse una cosa strana, anzi. Bastava che piovesse più del solito e l'uva ammuffiva sui tralci. Oppure non piovesse e nei campi polverosi sembrava che il grano facesse fatica ad uscire dalla terra. Poi ci si mettevano le tempestate improvvise e violente di maggio e... insomma era proprio uno di quegli anni là...
I contadini erano tristi e scrutavano il cielo aspettando chissacché, attenti ad ogni piccolo segno della natura che potesse dare uno spiraglio di speranza..
Niente, il cielo era implacabilmente vuoto, il sole picchiava feroce sulla terra trasformata sempre più in un'immensa pietraia.
Persino gli animali della stalla, quei pochi che erano rimasti, arrivata sera, cominciavano a lamentarsi: chi a ragliare, chi a muggire o a belare. Avevano fame anche loro e non si sapeva più cosa dare loro da mangiare.
Da un po' di tempo in qua i contadini si fermavano a capannelli nella piazza e guardavano là su in alto sul campanile che svettava sottile sopra le misere case del paese. In cima, proprio in cima, stava crescendo un bel ciuffetto d'erba che spiccava ardito sul cornicione più alto.
Una grande idea venne ai contadini: portar su un animale per fargli assaporare almeno quell'ultimo filo d'erba saporita.
Fu subito battaglia sul sagrato della chiesa per stabilire quale animale dovesse avere l'onore di fare questo prelibato spuntino. Chi perorava la causa del proprio asino (animale abituato ad ogni genere di fatiche), chi quella del bue (costretto a tirare l'erpice nei campi sassosi), chi quella di una capretta (cosi esile ed affamata da non dare più nemmeno il latte).
Alla fine, visto che le grida si sentivano fin dentro alla sagrestia, intervenne persino il curato per vedere cosa stava succedendo. Il risultato fu quello di rinfocolare il tumulto. Voleva metterci il becco anche lui su chi doveva salire sul "suo" campanile.
Si decise alla fine, dopo un'estenuante ed animata discussione, di estrarre a sorte, con la buschetta, quale animale dovesse essere il prescelto. Così fu estratto l'asino.
Ora bisognava farlo salire fin lassù.
I contadini quando ci si mettono trovano sempre una soluzione: tirarono una corda sulla trave di sostegno della campana e l'attaccarono alla cavezza dell'asino e... Tira, tira... La gente si affollava sotto, sembrava quasi che assaporasse il momento in cui l'asino sarebbe arrivato a prendere quel ciuffo d'erba. Vedevano in quell'asino se stessi bastonati dalla vita, affamati e stanchi di stenti. Incitava gli uomini sempre più forte e quelli facevano una gran fatica a tirar su l'asino... o issa, o issaaa...
In tutto quel trambusto sembrava che quello che stesse meglio fosse proprio l'asino: in un primo momento scalciava, ragliava forte. Poi, man mano che saliva, sembrava quasi che ridesse... faceva di quei versi...
Ecco un ultimo sforzo, l'asino era giunto all'altezza delle campane, il ciuffetto d'erba svettava invitante sul cornicione.
Ma, che succede? L'asino aveva raggiunto il ciuffetto d'erba e non lo addentava? Come mai? La gente sotto rumoreggiava incredula.
Uno dei contadini salì sul campanile per verificare cosa stesse succedendo. Si affacciò dalla torre e gridò: -L'asino è morto strangolato, ecco perché rideva storto-.

Morale: quando si pensa di fare una cosa buona per gli altri (d'asini si è parlato, ma è solo una metafora) occorre sempre usare mezzi altrettanto buoni.

lunedì 27 ottobre 2008

La Prestigiacomo sostituisce i tecnici che indagano sull'ILVA di Taranto

Dal 1995 il Gruppo Riva è proprietario dello stabilimento di Taranto. Riporto una breve nota di cosa significa questo insediamento per la salute e l'ambiente (fonte Wikipedia).

A Taranto una situazione analoga (ndr all'altro stabilimento ora chiuso di Bagnoli di Genova) si prospetta per il quartiere Tamburi, nelle cui vicinanze opera lo stabilimento siderurgico, sono considerati particolarmente inquinanti i parchi minerali, le cokerie e il camino E312 dell'impianto di agglomerazione. Per quanto riguarda la diossina, gli impianti dell'Ilva ne emettevano nel 2002 il 30,6% del totale italiano, ma sulla base dei dati INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) del 2006, la percentuale sarebbe salita al 92%, contestualmente allo spostamento in loco delle lavorazioni "a caldo" dallo stabilimento di Genova[2]. Nello stabilimento di Taranto costituisce un problema ambientale anche lo sversamento di mercurio in aria e in acqua. Nel 2005 l'Ilva, nelle sue comunicazioni all'inventario INES, ha stimato emissioni per un totale di oltre due tonnellate.

La notizia di oggi. (ANSA) - BARI, 26 OTT - Polemiche ha suscitato la decisione del ministro Prestigiacomo, di sostituire i tecnici che avrebbero dovuto decidere sull'Ilva di Taranto. I tecnici dovevano stabilire se concedere l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia).

Commento. Forse non è un caso che il Gruppo Riva sia nella cordata per il salvataggio dell'ALITALIA. Oltre a togliere i debiti della compagnia di bandiera (accollati ai cittadini!!!) e consegnare una "florida azienda italica" alla cordata di "volonterosi" imprenditori italiani, ci è scappato anche qualche altro favore da chiedere al sempre premuroso Premier Maximo. Ora si capisce anche il fervore del Nostro contro il protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni

Sommessamente e pacatamente dico a Veltroni (essendo sicuro che non ascolterà me e molti altri!)

E' vero oggi l'Italia è «migliore di chi la governa», ma temo sia migliore anche di «chi dovrebbe fare opposizione» ed è andato dicendo, per una intera campagna elettorale e fino a ieri, che ci voleva il dialogo con Berlusconi e la sua maggioranza di destra. Il dialogo invece era impossibile con la sinistra che , ricordo per inciso a chi l'ha già dimenticato, non è stata la causa della crisi dell'ultimo governo Prodi.
Dove andrà ora il PD lo decideranno in qualche riunione ristretta, dentro un salotto buono, tra gruppi dirigenti sconosciuti ai più. Sicuramente fino ad ora il PD non è stato all'altezza delle aspettative di quella Italia migliore che non trova voce.

PS Non sponsorizzo la galassia della sinistra radicale (ha già troppi portavoce), ma parlo dei tanti che non hanno mollato il piccolo lavoro militante delle realtà amministrative locali, dei circoli, del volontariato (qualcuno si salva anche lì) e che annaspano in mille difficoltà concrete.

I Want To Break Free - Queen



Voglio liberarmi
Voglio liberarmi
Voglio liberarmi dalle tue bugie
Sei così auto-soddisfatta non ho bisogno di te
Devo liberarmi
Dio sa Dio sa che voglio liberarmi

Mi sono innamorato
Mi sono innamorato per la prima volta
E questa volta so che è per davvero
Mi sono innamorato sì
Dio sa Dio sa che mi sono innamorato

È strano ma è vero
Non riesco a emulare il tuo modo di amarmi
Ma devo essere sicuro
Quando esco da quella porta
Oh come voglio essere libero bambina
Oh come voglio essere libero
Oh come voglio essere libero

Ma la vita continua
Non riesco ad abituarmi a vivere senza vivere senza
Vivere senza te vicino
Non voglio vivere solo hey
Dio sa lo devo fare da solo
E allora baby non puoi capire
Devo liberarmi

Devo liberarmi
Voglio liberarmi sì

Voglio Voglio Voglio Voglio liberarmi

(Traduzione di Carmelo Fruciano)

da Le mille e una notte, notte 351 (come raccontata da J.L. Borges)

Un uomo del Cairo era stato così generoso da perdere tutte le sue ricchezze tranne la casa del padre. Per vivere doveva lavorare duramente.

Una sera dopo una giornata molto faticosa si addormentò sotto il fico del suo giardino e sognò un uomo zuppo d'acqua che gli disse .

L'uomo il giorno dopo partì e dopo un viaggio pericoloso arrivò a Isfahan. Fu coinvolto (suo malgrado) nell'incursione di ladri nella moschea ed arrestato dal Capitano delle guardie. Per farlo confessare fu battuto a colpi di canna di bambù fino quasi a farlo morire.

Il Capitano delle guardie alla fine gli chiese perché fosse andato lì se non c'entrava nulla con i ladri e l'uomo riferì del sogno...
Il Capitano delle guardie rise per la sua ingenuità: anche lui aveva fatto un sogno... Aveva sognato una casa al Cairo nel cui giardino in fondo ad un pozzo c'era un tesoro... Dice: . Il Capitano, credendo alla sua buona fede, lo lasciò andare.

L'uomo tornò di corsa a casa sua, andò nel giadino ed in fondo al pozzo trovò il tesoro.

Commento. Fidarsi di un sogno, si può? Sembrerai un ingenuo e tutti ti derideranno. Ma, forse, troverai un tesoro nascosto ai troppo realisti...
Ma è altrettanto possibile che non trovi proprio nulla e ti sembrerà insopportabile la derisione degli scettici. Eppure, se tieni veramente a te stesso, dovrai continuare a credere in quel sogno nascosto nell'angolo più segreto del tuo cuore ed a seguirlo con tutte le tue forze...

sabato 25 ottobre 2008

Ape e trifoglio, Emily Dickinson e forse (non) basta...


Ape e trifoglio per fare un prato.

Ape, trifoglio e sogno.

Se le api sono poche

Il sogno basterà – solo



Emily Dickinson, 1880



Nota a margine di un viaggio (fatto o immaginario)
. A volte il sogno non basta. Bisogna aver visto il prato e l’ape per sognare. Il sogno vuoto di immagini è terribile, molto simile alla morte, forse. Ma il sogno crea una realtà e c’è chi dice che sia migliore della vita “sveglia”. Forse (a volte viene il dubbio) la vita non è affatto “sveglia” come si ha la pretesa di credere e ci pensa il sogno a “svegliare” quello che si ha dentro. Si pensa così d’essere svegli nella vita e invece lo si è (inaspettatamente) quando l’intelletto e la volontà sono temporaneamente velati dal sonno.

Autumn leaves, Keith Jarrett



Se c'è una stagione dei ricordi, questa è l'autunno...e la musica aiuta...

venerdì 24 ottobre 2008

Ibrahim Ferrer y Omara Portuondo - Silencio e Dos gardenias



Silenzio (Buena Vista Social Club)

Nel mio giardino
i gladioli e le rose
i gigli bianchi
e la mia anima,
triste e pensierosa.

Voglio nascondere
il mio dolore amaro
ai fiori
non voglio che i fiori sappiano
dei tormenti che la vita
mi dà.

Se sapessero quanto soffro
per le mie pene,
anche loro piangerebbero.

Silenzio,
perché stanno dormendo
i gladioli e i gigli.
Non voglio
che conoscano
le mie sofferenze.
Perché se mi vedessero piangere
ne morirebbero…

Dos gardenias



Due gardenie per te
che vogliono dirti:
"Ti amo, ti adoro, vita mia"
curale con attenzione,
perché rappresentano il tuo cuore ed il mio.

Due gardenie per te
con tutto il calore di un bacio
di quei baci che ti ho dato
e che tu non troverai mai
nell'abbraccio di un altro.

Saranno vicino a te e ti parleranno
come se tu fossi con me
e ti sembrerà che ti dicano: "ti voglio"
Ma se una sera tardi
le gardenie dovessero morire
è perchè hanno saputo
che tu mi hai tradito
perchè hai un altro.

giovedì 23 ottobre 2008

Per i visitatori di questo blog...Tristezza per favore va via, Ornella Vanoni

Sogno, Trilussa in Tutte le poesie, Mondadori

SOGNO

Jernotte m'insognai
che intrufolavo er muso
in un cancello chiuso,
che nun s'apriva mai.

Vedevo un ber giardino
e stavo co' l'idea
de coje un'azalea
ner vaso più vicino.

Ma, propio ner momento
ch'allungavo la mano
m'ariva da lontano
come un bombardamento.

Me svejo tra li lampi
che m'entreno nell'occhi:
che furmini, che scrocchi,
che tempo, Dio ce scampi!

Pensai: — C'era bisogno
de fa' tanto rumore
perché rubbavo un fiore
ner giardino der Sogno?

1937


Commento. Rubare un fiore nel giardino del Sogno. Quante volte abbiamo tentato di farlo e c'è andata sempre male...

Dal Primo libro delle favole di Carlo Emilio Gadda

1
L'agnello di Persia incontrò una gentildonna lombarda (*), che prese a rimirarlo con l'occhialino. “Fedro, Fedro”, belava miseramente l'agnello: “prestami il lupo!”.

(*) poteva essere anche piemontese o veneta, la gentildonna e l'agnello un caprone...

mercoledì 22 ottobre 2008

Giovanni Pascoli, Ultimo canto in Antologia della lirica pascoliana di P.P. Pasolini



Ultimo canto

Solo quel campo, dove io volga lento
l'occhio, biondeggia di panocchie ancora,
e il solicello vi si trascolora.

Fragile passa fra' cartocci il vento:
uno stormo di passeri s'invola:
nel cielo è un gran pallore di viola.

Canta una sfogliatrice a piena gola:
Amor comincia con canti e con suoni
e poi finisce con lacrime al cuore.

Pascoli, Ultimo canto in Antologia della lirica pascoliana di P.P.Pasolini

Ultimo canto.
Solo quel campo, dove io volga lento
l'occhio, biondeggia di panocchie ancora,
e il solicello vi si trascolora.

Fragile passa fra' cartocci il vento:
uno stormo di passeri s'invola:
nel cielo è un gran pallore di viola.

Canta una sfogliatrice a piena gola:
Amor comincia con canti e con suoni
e poi finisce con lacrime al cuore.

Scuola e spesa, una polemica (non solo contro la Gelmini)...

Vabbè ... proverò a dire due cose sulla "riforma Gelmini"... e purtroppo saranno cose un po' fuori dal coro...
Non ci sono dubbi che la riforma Gelmini tagli la spesa nella scuola (8 miliardi o quanti sono). I tentativi governativi di far passare questi tagli come una "razionalizzazione" della spesa sono patetici. Nessuno, ma proprio nessuno, dice che questi tagli sono funzionali ad un ulteriore rilancio della scuola privata che, non dimentichiamo, è una scuola ampiamente finanziata con soldi (occulti) pubblici (anche contro un disposto della Costituzione).
Ma (e qui si apre la mia querelle) che ci sia bisogno di razionalizzare la spesa e di spendere di meno è una necessità non solo della scuola, ma anche di molti altri settori pubblici a partire dalla sanità. Purtroppo non si dice che il settore pubblico è incapace, con gli strumenti di governo di cui dispone, di contenere tale spesa: dirigenti, manager, sindacati e amministratori locali corrono esclusivamente ed allegramente verso un continuo aumento della spesa, perché spesa vuol dire consenso. Politiche virtuose della spesa sono rarisssime e guardate con diffidenza.
Se gli strumenti per tagliare la spesa pubblica nascono dall'alto e cadono indiscriminatamente su tutti è dovuto in gran parte a questa grave anomalia della gestione della cosa pubblica.
Mi permetto di fare un solo esempio di risparmio: l'eliminazione delle province. Da anni si sostiene che le province sono svuotate di funzioni e che si sovrappongono competenze vuoi regionali vuoi comunali; ma appena si è cominciato a parlare di eliminarle, ne sono state istituite altre 5 o 6 e, forse, non si riuscirà a togliere nemmeno quelle che coincidono con le "città metropolitane" che saranno istituite con la nuova riforma federalista...

martedì 21 ottobre 2008

RICHARD STRAUSS/FRIEDRICH NIETZSCHE - COSì PARLò ZARATHUSTRA



Giunto a trent'anni, Zarathustra lasciò il suo paese e il lago natio, e si ritirò sui monti. Là, per dieci anni, senza stancarsi, godette del suo spirito e della sua solitudine. Ma alla fine il suo cuore mutò, e un giorno si alzò con l'aurora, avanzò verso il sole e così gli parlo:
"O astro grande! Cosa sarebbe mai la tua gioia se non vi fossero coloro che tu illumini!
Per dieci anni sei venuto quaggiù nella mia caverna: e certamente ti sarebbero divenuti noiosi la tua luce e il tuo percorso senza di me, la mia aquila e il mio serpente.
Ma noi ti aspettavamo tutte le mattine, tu ci davi la tua ricchezza e ne ricevevi in cambio le nostre benedizioni.
Vedi! Sono nauseato della mia saggezza, come l'ape che ha fatto troppa provvista di miele; ho bisogno di mani che si tendano verso di me.
Io vorrei denaro da elargire, finché i saggi tra gli uomini si rallegrassero di nuovo della loro follia e i poveri della loro ricchezza.
Per giungere a questo debbo discendere: come fai tu, quando a serà tramonti dietro il mare e porti la tua luce nel regno dei morti, tu, astro pieno di ricchezza e di vita!
Io debbo, come te, tramontare, come dicono gli uomini, verso i quali io voglio discendere.
Perciò benedicimi, occhio tranquillo, che puoi contemplare senza invidia anche una gioia troppo grande!
Benedici il calice che vuol traboccare, finché ne scaturisca l'acqua dorata che porti ovunque il riflesso della tua gioia!
Guarda: il calice vuole di nuovo vuotarsi, e Zarathustra vuole di nuovo essere uomo."
Così cominciò la discesa di Zarathustra.

Nota. Strauss si è ispirato a Nietzsche per la composizione di questo pezzo famoso forse più perché è stato la colonna solora del film 2001 Odissea nello spazio del regista Stanley Kubrick del 1968. Si conosce il primo quadro del poema sinfonico (La creazione), ma sono altrettanto belli gli altri otto quadri. Buona l'interpretazione del Direttore Philippe Jordan che dirigeva questa sera la Filarmonica della Scala.

Nella nebbia di Hermann Hesse

Strano camminar nella nebbia!
Solinga ogni piante, ogni pietra,
di tutti questi alberi l'uno
l'altro non vede. Solo è ognuno.

...

Strano camminar nella nebbia!
Chi vive non può che star solo.
Di tutti gli uomini l'uno
non sa dell'altro. Solo è ognuno.

domenica 19 ottobre 2008

Paesaggio in Lavorare stanca di Cesare Pavese

Quest'è il giorno che salgono le nebbie dal fiume
nella bella città, in mezzo a prati e colline,
e la sfumano come un ricordo. I vapori confondono
ogni verde, ma ancora le donne dai vivi colori
vi camminano. Vanno nella bianca penombra
sorridenti: per strada può accadere ogni cosa.
Può accadere che l'aria ubriachi.
...

Nota a margine. La più grande manifestazione di commemorazione (in termini economici) del centenario della nascita di Cesare Pavese è in corso in Spagna [“Cesare Pavese, un classico del ‘900 ”. Università Complutense di Madrid (ottobre 2008)] . Le occasioni culturali belle ed importanti ci sfuggono e a noi basta e avanzano Veline (ma che sia una bionda ed una bruna!), Amici (ma che siano nemici per la pelle!) e Grande fratello (ma che sia più reality che più irreality non si può!)...

Commento (personale) alla poesia. Si speriamo che nella bella città una donna (sorridendo) vada, ubriaca d'aria, lasciando che i ricordi sfumino nella nebbia e che alla fine dimentichi anche la nebbia...

sabato 18 ottobre 2008

Rugiada


(Cliccare sull'immagine per vederla ingrandita)

Gocce impigliate in una impalpabile rete...

Cesare Pavese, I mari del Sud

Camminiamo una sera sul fianco del colle,
in silenzio. Nell'ombra del tardo crepuscolo
mio cugino è un gigante vestito di bianco,
che si muove pacato, abbronzato nel volto,
taciturno. Tacere è la nostra virtù.
Qualche nostro antenato dev'essere stato ben solo
- un grand'uomo tra idioti o un povero folle -
per insegnare ai suoi tanto silenzio.
...

Commento. Sicuramente sono della seconda categoria di silenziosi...

La Certosa di Banda (Val di Susa)

venerdì 17 ottobre 2008

Quattro poesie di Manuel Bandeira



No fundo do mar
Há tanto tesouro!
No fundo do céu
há tanto suspiro.
No meu coração
tanto desespero.
...


Poética

Estou farto do lirismo comedido
Do lirismo bem comportado
Do lirismo funcionário público com livro de ponto expediente
[protocolo e manifestações de apreço ao Sr. diretor

Estou farto do lirismo que pára e vai averiguar no dicionário
[o cunho vernáculo de um vocábulo

Abaixo os puristas

Todas as palavras sobretudo os barbarismos universais
Todas as construções sobretudo as sintaxes de exceção
Todos os ritmos sobretudo os inumeráveis

Estou farto do lirismo namorador
Político
Raquítico
Sifilítico
De todo lirismo que capitula ao que quer que seja fora de
[si mesmo.

De resto não é lirismo
Será contabilidade tabela de co-senos secretário do amante
[exemplar com cem modelos de cartas e as diferentes
[maneiras de agradar às mulheres, etc.

Quero antes o lirismo dos loucos
O lirismo dos bêbedos
O lirismo difícil e pungente dos bêbedos
O lirismo dos clowns de Shakespeare


- Não quero mais saber do lirismo que não é libertação.

(Libertinagem, 1930)


Poetica (Traduzione di Vera Lúcia de Oliveira)

Sono stufo del lirismo moderato
Del lirismo educato
Del lirismo impiegato pubblico con registro di presenza pratiche
[protocollo e manifestazioni di stima al Sig. direttore

Sono stufo del lirismo che si ferma e va a verificare nel
[dizionario la versione erudita di un vocabolo

Abbasso i puristi

Tutte le parole soprattutto i barbarismi universali
Tutte le costruzioni soprattutto le sintassi d'eccezione
Tutti i ritmi soprattutto gli innumerevoli

Sono stufo del lirismo corteggiatore
Politico
Rachitico
Sifilitico
Di ogni lirismo che capitola dinnanzi a ciò che è fuori di sé stesso.

Del resto non è lirismo
Sarà contabilità tabella di coseni segretario dell'amante
[esemplare con cento modelli di lettere e i differenti
[modi di piacere alle donne, ecc.

Voglio piuttosto il lirismo dei pazzi
Il lirismo degli ubriachi
Il lirismo difficile e pungente degli ubriachi
Il lirismo dei clowns di Shakespeare
- Non voglio più saperne del lirismo che non è liberazione.

(Libertinagem, 1930)


O bicho

Vi ontem um bicho
Na imundície do pátio
Catando comida entre os detritos.

Quando achava alguma coisa,
Não examinava nem cheirava:
Engolia com voracidade.

O bicho não era um cão,
Não era um gato,
Não era um rato.

O bicho, meu Deus, era um homem.

Rio, 25-12-1947.

(Belo belo, 1948)


L'animale

Ho visto ieri un animale
Nell'immondizia del cortile
Che cercava cibo fra i detriti.

Quando trovava qualcosa,
Non esaminava né odorava:
Ingoiava con voracità.

L'animale non era un cane,
Non era un gatto,
Non era un topo.

L'animale, Dio mio, era un uomo.

Rio, 25-12-1947.


Ultima poesia

Così io vorrei la mia ultima poesia
Che fosse tenera dicendo le cose più semplici e meno intenzionali
Che fosse ardente come un singhiozzo senza lacrime
Che avesse la bellezza dei fiori quasi senza profumo
La purezza della fiamma in cui si consumano i diamanti più limpidi.
La passione dei suicidi che si uccidono senza spiegazione.


Commento. Ho visto un animale che frugava nell'immondizia e non ero a Rio nel 1947, ma a Torino nel 2007 al mercato di Porta Palazzo. Non era un cane, non un gatto e nemmeno un topo, ma un vecchio uomo in cerca di cibo tra i rifiuti del mercato...

giovedì 16 ottobre 2008

La repubblica degli "eccetto"



E' la repubblica degli "eccetto". Tutti uguali davanti alla legge, eccetto le quattro più importanti (?) cariche dello stato e chi falsifica bilanci aziendali a fini "nobilissimi". Tutti uguali nell'assistenza sanitaria, eccetto quelli che fanno code di mesi per fare un esame. Tutti hanno diritto all' educazione, eccetto quelli che con i soldi dei contribuenti possono mandare i figli nella scuola privata più o meno confessionale. Tutti devono pagare le tasse, eccetto lor signori che hanno deciso che di tasse ne pagano troppe e si ingegnano in tutti i modi per non pagare neanche un euro (e ci riescono!). Si invoca per tutti la responsabilità nel lavoro, eccetto quegli irresponsabili che gestiscono banche, aziende e che non lo sanno fare. Privilegi, esenzioni, deroghe, bonus sempre a favore di privilegiati che si avvantaggiano ulteriormente ben protetti e riveriti. Non per altro si è tornati a parlare di "caste" in Italia...
Oggi sono un po' in...to, ma domani passa e torno a parlare di poesia che è meglio...

Neverland Classic Ensemble

Con-fusione (fredda)



Siamo laici e teodem,
antinucleari e nuclearisti,
per il libero mercato e statatisti,
centralisti e federalisti...
Su una cosa siamo tutti d'accordo:
non siamo più comunisti...
La direzione è chiara:
la confusione regna sovrana...

[La foto è stata rimossa. Rappresentava un cartello di divieto con la scritta "SOGNARE" e sotto la precisazione "Eccetto Taxi, Bus e GTT". Un visitatore di questo blog mi ha segnalato che conosceva chi aveva scattato quella foto. Come ho risposto alla gentile visitatrice, le foto mie vengono indicate come "Mia foto" nello spazio "Etichette di questo post". Per non creare alcun appiglio di polemica, ho preferito rimuoverla. ]

Non ci rimane che prendere taxi , bus e GTT...

mercoledì 15 ottobre 2008

Una poesia di e.l.e.n.a.

ABBACINAZIONI
(giuochi di lingua)

Rabboccami d’umido amore
per non fondermi il motore
coll’unguento tuo di miele
titillandomi il labiale
ché di baci mi sdilinguo
po’miciando faccio fusa
(già da lungo tempo adusa)
ad u’ nettar di labbra
baciate in col la rima
come s’ogni volta
fosse ancor la prima
alla francese o poliglotta
m’assalivi bocca a bocca
ché oramai, io sì, davvero
a puntino, sono c.o.t.t.a.

Prima di "lavorare stanca" , Cesare Pavese in Le poesie, Einaudi

Penso, bambina, quando accanto a te
potrò ancora sognare per un'ora
stringendoti la mano,
e nessuno vedrà,
nessuno saprà mai,
forse neppure tu
che non sai quante cose dentro al cuore
mi hai sconvolte e straziate di dolcezza.
...

Commento. Cosa rimane dei sentimenti? Pensieri, sogni e tante cose invisibili ad occhio nudo. Tanto invisibili da non essere percepibili anche dagli stessi amanti: si procura inconsapevolmente e contemporaneamente dolcezza e dolore. Nessuno vedrà e saprà. Rimarrà solo il sogno.

martedì 14 ottobre 2008

Emily Dickinson e tre traduttori

1695

There is a solitude of space
A solitude of sea
A solitude of Death, but these
Society shall be
Compared with that profounder site
That polar privacy
A soul admitted to itself -
(L'ultimo verso non c'è nei manoscritti originali. Sembra sia una aggiunta editoriale.)


Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte – eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare
che è un’anima al cospetto di se stessa –
infinità finita.

(traduzione di Marisa Bulgheroni, Meridiani)


C'è una solitudine di spazio,
una solitudine di mare,
una di morte, ma
faranno lega tutte quante
a paragone con quell'estremo punto,
quella polare ritrosia
di un'anima ammessa a se stessa.
Finita infinità

(traduzione di Mario Luzi, Meridiani)


C’è una solitudine nello spazio
Una solitudine nel mare
Una solitudine nella morte
Luoghi affollati
come le nostre
gelate profondità

(traduzione di Fra', post a questo blog del 14_10_08)

Commento. Inutile dire che la traduzione della poesia è di per sé cosa ardua. Forse aiuta essere poeti. O almeno chi traduce è tentato di ritrovare quella musicalità delle parole che era nelle intenzioni del poeta da tradurre. Gli esiti sono a volte esaltanti...

Piero della Francesca e Mario Luzi



Di Piero e del suo nume
in Sansepolcro
mi sorprese col suo tremendo agguato
il gran dipinto,
mi scoppiò in viso il supremo accadimento.
Vinta la notte, schiantato ogni legame
di morte e d’increscioso asservimento
emerse, mi colpì in pieno petto
l’abbagliante aurora umana.

Mario Luzi, Dottrina dell’estremo principiante

Fabrizia Ramondino, due poesie da Per un sentiero chiaro, Einaudi

Il rompicapo

Per queste inezie che mi occupavano
- la creta che filtra l'acqua,
la rosa che filtra la vita,
l'enigma mai risolto dell'ombra,
e quello che sempre si risolve
delle nubi -

la zingara mi rubò la bambola
l'amica mi rubò l'amato
l'amante mi rubò l'anello
il corsaro mi rubò la figlia

e gli anni un intero alfabeto
dalla A - di amore -
alla Z - di zero -.

Ora non ho più niente,
devo cominciare daccapo.
Ma non sarà un rompicapo
ancora più complicato ?


Avvertimento

Intorbidi, se tocchi
l'acqua chiara.

Appena esci nel sole
Tracci un'ombra.

Perciò se invochi Dio
ti viene male.

lunedì 13 ottobre 2008

Mini tour alla Pinacoteca di Brera

Presento una scelta delle opere viste alla Pinacoteca di Brera ieri. E' una visita direi classica che faccio quasi ogni anno trovando sempre nuove emozioni. Consiglio vivamente di scegliere prima un percorso tematico e soffermarsi su poche opere per poterle apprezzare e commentare. Cliccando sulle immagini si ingrandiscono un po'.


Piero della Francesca (1415/1420-1492), Pala Montefeltro


Donato Bramante (1444-1514), Cristo alla colonna. Un quadro davvero emozionante.


Giovanni Bellini (1430-1516), Pietà


Gentile Bellini e Giovanni Bellini (1430-1516), La predica di San Marco ad Alessandria d'Egitto


Raffaello Sanzio (1483-1520), Lo sposalizio della Vergine
Maria sceglie Giuseppe perché il suo bastone è fiorito, il segno che avevo chiesto a Dio per poter scegliere tra i numerosi pretendenti. Nel Protovangelo di Giacomo il segno è una colomba "ed ecco che una colomba uscì dal suo bastone e volò sul capo di Giuseppe".


Andrea Mantegna (1430-1506), Cristo morto e tre dolenti
Sicuramente uno dei quadri più emozionanti della Pinacoteca. In particolare le figure della tre dolenti. E' il quadro che Mantegna dipinse per il suo monunento funebre e che, appunto perché svincolato da ogni committenza, ha eseguito in grande libertà espressiva.


Caravaggio (1571-1610), Cena di Emmaus
"Quando fu a tavola con loro prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero." I due discepoli hanno un moto di stupore evidenziato dai movimenti delle mani e delle braccia. L'oste osserva e ha sentito tutto, ma non capisce. La donna anziana è tutta compresa nella sua sofferenza esistenziale, non guarda e non partecipa.


Giovanni Segantini (1848-1899), Pascoli di primavera


Umberto Boccioni (1882-1916), Rissa in galleria


Gaetano Previati (1852-1920), Maternità

domenica 12 ottobre 2008

Poesie di Fabrizia Ramondino, Per un sentiero chiaro, Einaudi

Natura morta

Perché
nella casa deserta di amori
ho bisogno di una fruttiera con frutti
di una fioriera con fiori ?
Nature morte, gambi recisi.
Non sarà che la porta dei sensi
che mi dava un accesso alla vita
per un colpo di vento si è chiusa ?

sabato 11 ottobre 2008

Confronti

Arnold Bocklin (Basilea, 16 ottobre 1827 – San Domenico di Fiesole, 16 gennaio 1901), L'isola dei morti

Antonio Nunziante (Napoli, 1956), Arcadia


Commento. Arnold Bocklin versus Antonio Nunziante.
Il primo ci presenta l'approdo ad una isola dei morti misteriosa ed inquietante di una barca sulla quale si vede un'anima coperta da un sudario. Il sole tramonta: una coltre nera si alza dal mare dietro l'isola.
Il secondo dipenge un'isola ideale, mitica, una arcadia appunto vista come approdo rassicurante, difeso dal mondo, protetto. La perfezione rappresentata dalla palla di vetro in primo piano. Per raggiungerla occorre però superare una laguna piena di scogli affioranti. La notte ha invaso il cielo dove campeggia un quarto di luna, ma all'orizzonte si vede ancora il chiarore del sole tramontato.
Davvero impressionanti le similitudini tra i due opere. Non so se Nunziante si sia ispirato a Bocklin. E' certo che le finalità dei due quadri sono diametralmente opposte anche se le differenze formali sono minime.

Foto d'autunno (riflessi 2)

Foglie nell'acqua


Bosco sommerso


Riflessi

Vincenzo Mascolo, Il pensiero originale che ho commesso, Edizioni Angolo Manzoni

Ergo sum

Contorto,
distorto,
ritorto,
avolte un po' corto,
più spesso nel torto,
né vivo né molto,
è il pensiero che porto.

Che grande sconforto!

venerdì 10 ottobre 2008

Chissà perché...

Chissà perché, quando ho visto la faccia sorridente del Presidente del Consiglio dire che non c'è pericolo per i risparmi, mi sono subito toccato...

Francesco Petrarca, L'ascesa al Monte Ventoso [Malaucena 26 aprile (1353?)]

Come scegliere i compagni di viaggio
Senonché, quando dovetti pensare ad un compagno di viaggio, nessuno dei miei amici – meravigliati pure – mi parve in tutto adatto: tanto rara, anche tra persone care, è una perfetta concordia di volontà e di indole. Questi era troppo pigro, quello troppo attivo; questi troppo fiacco, quello troppo svelto; questi troppo triste, quest'altro troppo allegro; questi troppo sventato, quello troppo prudente rispetto a quanto desiderassi; di questo mi spaventava il silenzio, di quello la loquacità; di questo la pesantezza e la pinguedine, di quello la magrezza e la debolezza; di quest'altro mi scontentava la fredda indifferenza, di quello l'ardente darsi da fare: tutti difetti che, sebbene gravi, in casa si sopportano (tutto compatisce l'affetto e l'amicizia non rifiuta alcun peso), ma che in viaggio divengono davvero pesanti. E cosi, esigente com'ero e desideroso di un onesto svago, pur senza offendere in nulla l'amicizia, mi guardavo intorno soppesando il prò e il contro, silenziosamente rifiutando tutto quello che mi pareva potesse intralciare la gita progettata. Finalmente - che pensavi ? - mi rivolgo agli aiuti di casa e mi confidai con l'unico fratello, di me più giovane e che tu ben conosci. Nulla avrebbe potuto ascoltare con maggiore letizia, felice di potersi considerare verso di me fratello e amico.

L'incertezza dei sentimenti
Troppi sono ancora gli interessi che mi producono incertezza e impaccio. Ciò che ero solito amare non amo più; mento: lo amo, ma meno; ecco, ho mentito di nuovo: lo amo, ma con più vergogna, con più tristezza; finalmente ho detto la verità. È proprio così: amo ma ciò che amerei non amare, ciò che vorrei odiare; amo tuttavia, ma contro voglia, nella costrizione, nel pianto, nella sofferenza. In me faccio triste esperienza di quel verso di un famosissimo poeta (ndr Ovidio, Amor 3,11b,35): "Ti odierò, se posso; se no, t'amerò contro voglia".

Petrarca cita Agostino
E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti, i vasti flutti del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell'Oceano, le orbite degli astri, e trascurano se stessi.

Commento. A parte il fine didascalico del racconto che ribadisce il tema del "non assecondare la carne nelle sue concupiscenze", vi sono spunti davvero moderni in questo piccolo resoconto di una giornata in montagna. Come scrive Proust :<< Leggendo il nuovo capolavoro di un uomo di genio, vi troviamo con piacere tutte le nostre riflessioni che avevamo disprezzate, le allegrie, le tristezze che avevamo contenute, tutto un mondo di sentimenti da noi disdegnati e di cui il libro dove le ravvisiamo ci rileva istantaneamente il valore.>>

giovedì 9 ottobre 2008

Franco Marcoaldi da Animali in versi

Rondone

Se è vera la notizia
che il rondone dorme in volo,
non resta più alcun dubbio
sul valore equipollente
di volare e sognare,
difficile da intendere
per chi è costretto al suolo



Occhio di topo

Dimmi, occhio di topo
schiacciato sul selciato, dimmi: chi guardi?


Commento. Schiacciati al suolo, il cielo è un lontano sfondo (possiamo sognarlo, ma non capirlo). Lo sguardo, limitato dalla prospettiva, non supera il selciato. Il nostro è un orizzonte stretto e tutto ciò che arriva da poco oltre irrompe nel nostro mondo senza lasciarci scampo. Vedevamo ben poco prima, non vediamo nulla ora.

mercoledì 8 ottobre 2008

Anna Politkovskaya, 2° anniversario dell'omicidio


Alla vigilia del secondo anniversario dell'assassinio di Anna Politkovskaya, Amnesty International ha sollecitato il governo russo a porre fine all'impunità nei confronti delle violenze commesse contro i difensori dei diritti umani e i giornalisti indipendenti. I recenti attacchi evidenziano i rischi che queste due categorie corrono nello svolgimento della propria attività.

Commento. Sono 128 i giornalisti, reporter e attivisti del dissenso uccisi in questi ultimi anni nei paesi dell'ex Unione Sovietica. Una strage mirata a zittire l'informazione indipendente. Gli appelli al governo russo sono patetici: come chiedere al lupo di curare le pecore. Ma in silenzio dell'Europa e del governo italiano sono altrettanto assordanti. Vi ricordate in gesto di Berlusconi (una sventagliata di mitra ! perdinci !) alla conferenza stampa nella sua dimora in Sardegna che teneva con il fraterno amico Putin qualche giorno dopo l'assassinio di Anna Politkovskaya?

martedì 7 ottobre 2008

Django Recording Session



Si, la leggerezza e la grazia esistono, uh se esistono...


e poi c'è Nuages il mio pezzo preferito...

Ricette: Casoeula (alla milanese)

Ingredienti
250 g. cotenne di maiale pulite, raschiate e lavate
400 g. luganega (salsiccia)
800 g. costine di maiale
3 salamini "de verz" detti anche verzini
500 g. carote
500 g. sedano
2 piedini di maiale puliti, raschiati e lavati
1 orecchia di maiale pulita, raschiata e lavata
1.800 g. verze (il cavolo deve essere raccolto dopo la prima gelata)
un bicchiere vino bianco secco
30 g. passato di pomodoro
1 cipolla media
1 cucchiaino olio extravergine d'oliva
1 noce di Burro
sale, pepe quanto basta

Preparazione
Far bollire per almeno un'ora, in una pentola in acqua bollente, i piedini di maiale tagliati a metà, le cotenne e le orecchie. In un casseruola grande, a fuoco lento, mettere il burro, aggiungere l'olio, far soffriggere la cipolla affettata a fettine sottili e lasciarla appassire. Successivamente aggiungere nella casseruola le costine di maiale, la luganega tagliata a pezzetti ed i salamini. Cuocere facendo rosolare bene le carni a fuoco vivace. Versare il vino bianco e farlo sfumare. Affettare sedano e carote e metterli nella casseruola dalla quale sono state preventivamente tolte le carni. Aggiungere un mestolo d'acqua e la passata di pomodoro, mettere il sale ed il pepe e rimescolare il tutto con un cucchiaio di legno. Mettere il coperchio e lasciare sul fuoco molto basso, stare attenti a che non si attacchi sul fondo. A parte pulire la verza, tagliarla a strisce e cuocerla a fuoco basso nella pentola coperta con pochissima acqua finché non si appassisce. Metterla quindi nella casseruola grande mescolandola alle carote, sedano e alle cipolle. Tagliare a piccole strisce le orecchie e le cotenne. Dopo qualche minuto togliere dalla pentola la carne e metterla sulla verdura nella casseruola stessa. Mettere il coperchio alla casseruola e far cuocere a fuoco moderato per più di un'ora. Provvedere ogni tanto a togliere il grasso che galleggia. Servire ben caldo.

Consigli
Se volete mangiare un piatto gustoso, ma meno impegnativo come grassi, eliminate semplicemente cotenne, piedini e orecchie di maiale. Non andate oltre! Almeno salsiccia e verzini lasciateli! Se proprio avete un impulso irrefrenabile di autoconservazione, cuocete a parte la salsiccia facendola rosolare e sgrassare in un tegame. I verzini non sono grassissimi lasciateli in pace!

Commento
Da "quasi vegetariano" quale sono, vi consiglio di invitare degli amici carnivori facendo loro gustare le costine, i "verzini" e la salsiccia e prendere un gran piatto di quelle verze cotte lì dentro che sono una delizia... Così mi sono giocato sia le simpatie dei vegetariani ortodossi che dei carnivori incalliti, ma in cucina (e non solo) non dovrebbero entrare talebani...

lunedì 6 ottobre 2008

Joseph Ratzinger e la contraccezione


Joseph Ratzinger nel suo ultimo discorso che vieta l'uso di contraccettivi si chiede: "come mai oggi il mondo, e anche molti fedeli, trovano tanta difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell'amore coniugale nella sua manifestazione naturale?".

Commento: già! perché dovremmo credere ad un simile "folletto"(*)?

(*)da Wikipedia. Folletto. Il termine folletto, così come l'espressione piccolo popolo o spiritello (per esempio spiritello dei boschi), si riferisce a minuscole creature magiche del folklore, mediterraneo, europeo e nordico. Il termine deriva per sincretismo linguistico tra i volgari folle, e forse folata, e l'arabo farfar.I folletto è un personaggio fantastico della tradizione popolare che vive nelle fiabe e nelle leggende. È identificato originariamente con esseri buffi e grotteschi, veloci e sfuggenti, piccoli e agili, ma anche con una creatura invisibile, un turbine di vento, un misterioso burlone che intreccia le criniere e i capelli. Abita in tane nei boschi di conifere o presso le case degli uomini, nei cortili e nei granai, esce quasi sempre solo di notte per divertirsi a fare dispetti alle bestie delle stalle e a scompigliare i capelli delle belle donne, a disordinare gli utensili agricoli e gli oggetti delle case e a molestare le persone povere di spirito.

domenica 5 ottobre 2008

Io non so da Un sentiero chiaro di Fabrizia Ramondino (un incipit?)

Io non so
...
So solo
che incerto è il bene
più certo il male.

Semmai un giorno dovessi riprendere a scrivere qualcosa , questo potrebbe essere un bel incipit.
lo propongo, per una sottile sfiducia nelle mie possibilità, a tutti coloro che covano questa malattia dello scrivere.
Trovo questi versi della Ramondino un po' shakespeariani e adatti al cupo clima d'oggi (temo, però, che sia una costante di ogni tempo)...

sabato 4 ottobre 2008

Baba Zula - Belvü

Desidero diventare indiano di Franz Kafka

Se si potesse essere un indiano, subito pronto, sul cavallo in corsa, obliquo nell'aria, continamente fremendo sul suolo fremente, sino a lasciare gli speroni, perché non ci sono speroni, sino a gettare le redini, perché non ci sono redini e appena si vede la terra di fronte a sé, come una landa rasata, già senza collo né testa di cavallo.

venerdì 3 ottobre 2008

Francesco Marcoaldi da Animali in versi, Einaudi

La gazza

La vedi li in fondo quella
piccola gazza che indugia
beata sulla siepe d'alloro?
Paff, le basta un semplice colpo
dell'ala per lasciarsi alle spalle
tutto il peso del mondo.
Sollevata da vincoli e obblighi
finalmente adesso è nuda, libera,
sola: la piccola gazza che vola.

Ti chiedo, eventuale Signore
e Creatore: non potresti una volta
soltanto cercare di fare altrettanto
con me, liberando il mio gracile corpo
dal peso dei suoi mille fantasmi?
In fondo ti piace creare, innovare.
E allora, pensa che bello:
vedere un mattino di maggio,
del tutto inattesa, un'umana
creatura che vola. Sollevata
da vincoli e obblighi - finalmente
anch'essa nuda libera sola.


Commento. Anche Calvino sceglieva la "leggerezza" per la prima delle sue Lezioni americane. Leggerezza contro un mondo tutto di pietra, pesante, con le sue opacità e vischiosità. Calvino si poneva il problema del rapporto tra realtà e scrittura e voleva sfuggire proprio quelle opacità e vischiosità. Con quali esiti? Il primo Calvino, quello per intenderci della Giornata di uno scrutatore, diventa altro e ci regala Ti con zero.
Una trasformazione questa di Calvino che, lo dico per onestà intellettuale, non aveva convinto affatto molti figli del '68.
Certo ci era sembrato un atteggiamento più drammatico e lacerante (e meno artificiosamente costruito) quello di Ungaretti nella trincea di fianco al compagno morto che scriveva (1915) parole d'amore (in Il porto sepolto, La veglia).
Il XX secolo è stato terribile con le sue guerre ed il rischio reale di estinzione delle razza umana con una catastrofe nucleare. Scrittori e poeti (e dietro tutti gli altri!) hanno cercato delle vie di uscita dagli esiti ancora oggi incerti.

giovedì 2 ottobre 2008

Raffaello Baldini, 1938

1938

La mèstra ad Sant’Armàid
dal vólti, e’ dopmezdè,
la s céud tla cambra e la zènd una Giubek.
La n fómma.
Stuglèda sòura e’ lèt
la guèrda ch’la s cumsómma.
U i pis l’udòur.
Dal vólti u i vén da pianz.


1938. La maestra di Sant’Ermete \ delle volte, il pomeriggio, \ si chiude in camera e accende una Giubek. \ Non fuma. \ Sdraiata sul letto \ la guarda consumarsi. \ Le piace l’odore. \ Delle volte le viene da piangere.