martedì 26 maggio 2009

Buona notte

Il cuscino è leggermente accostato all'altro, come a baciarlo. La piccola sveglia è appoggiata sopra il cuscino vuoto: conoscere l'ora nella notte è diventato un bisogno. Sotto al cuscino il piccolo rosario di grani neri.

Le coperte sono scostate, attendo il suo arrivo. Si avvicina con i suoi passettini incerti, appoggiandosi al bastone. Si accosta al letto, abbandona il bastone sulle coperte. Appoggiandosi al letto toglie le pantofole, prima l'una poi l'altra. Alza il ginocchio sopra il materasso e sale sul letto troppo alto. Si corica di lato, con la testa sotto le coperte. Sistemo il copriletto. Accosto le pantofole rivolgendo la punta verso la porta di uscita dalla stanza nel caso le volesse inforcare nella notte.

Le dico -Sei a posto, mamma?

-Si, grazie (*)

-Buona notte

-Buona notte

(*) Ginetta mi ha fatto notare che forse c'era anche un "grazie". Infatti c'era e l'avevo rimosso: non accettavo volentieri quel "grazie", mi sembrava un qualcosa di più, non necessario.

6 commenti:

  1. Guglielmo.....
    mi sono commossa.
    Poche e semplici frasi che hanno raccontato un amore immenso,pieno di rispetto e di cure, di protezione...quello che fa vigili attimi e sguardi,per sorprendere un malessere o raccogliere un ricordo,un pensiero celato o un sorriso.
    Questo post è di una grandezza e di una profondità dal valore inestimabile.
    Grazie.

    RispondiElimina
  2. bellissima pagina Guglielmo...grazie davvero (commovente "nel caso le volesse inforcare nella notte")

    RispondiElimina
  3. Questo "rito della buona notte" è in realtà una tregua non dichiarata. Di giorno si battaglia a volte anche aspramente avendo caratteri forti e personalità spigolose. Ne ho dato qualche assaggio anche su questo blog (davanti ai fornelli ecc). Poi viene la sera...

    RispondiElimina
  4. sono madre di due maschi, spesso di fronte alla dolcezza di racconti di accudimento come il tuo e di amici nella tua condizione mi chiedo se è davvero questo che vorrei, sento l'amore profondo nei gesti quotidiani, andrea portava sua madre malata sotto un ciliegio a gustarsi il fresco in estate su una brandina...ma sento anche le trappole nascoste nel rapporto madre e figlio, chissà se sarò capace di lasciarli andare, di non chiedere troppo dalla loro vita quando starò per lasciare la mia buona giornata francesca2

    RispondiElimina
  5. Ciao.
    Sono rimasta colpita dal tuo " tenero quadretto" come figlia e come madre.
    Mi ha fatto sentire sdoppiata.

    Mia madre era diventata vecchia e debole fisicamente ma è rimasta fortissima nel carattere fino alla morte.
    Sembrava ormai un foglio sottilissimo ma riusciva ad "incartarmi" sempre.
    Quello che sono: la mia polemica, il mio essere troppo sensibile, la mia rabbia, la mia insicurezza, la mia vena d'infelicità, la mia talebanità che mi fa vedere tutto bianco o tutto nero, la mia difficoltà ad instaurare facilmente rapporti con gli altri, sono in parte dovuti a lei, alla sua rigidità, alla difficoltà di essere all'altezza delle sue aspettative, al suo non aver mai detto: ti voglio bene.
    Ho cercato di essere il contrario di quel che era lei, perchè credevo stupidamente di "vincerla", così.
    Ho fatto molti errori anche come madre e a me devono rinfacciare i miei figli alcune loro debolezze e fragilità.
    E' così che gira, purtroppo.

    Non scandalizzarti. Ancora una volta il tuo pezzo così tenero ha fatto scattare in me altre corde che nulla hanno a che fare con quello che hai scritto tu.
    E' così che gira, purtroppo.
    ginetta

    RispondiElimina
  6. Troppe cose che risvegliano ricordi dolorosi...
    invece della sveglia un orologio che ora è al mio polso...
    madre o padre non fa differenza, vero?
    e se si mischiano nel ricordo neanche..
    grazie, marina

    RispondiElimina

I commenti non sono moderati. Si confida nei lettori che vogliono lasciare una traccia del loro passaggio.