giovedì 26 novembre 2009

IL TERREMOTO: una disgrazia per i molti ed una provvidenziale occasione per qualcuno di Aldo Antonelli


In occasione dei funerali delle vittime del terremoto ebbi a rilasciare, non so a chi o su quale giornale, queste dichiarazioni:
"Sono abruzzese, nato a Tagliacozzo, in provincia dell'Aquila e residente ad Avezzano, sempre in provincia dell'Aquila. Amo questa terra ma l'amore non mi rende cieco e ancor meno silente. Sono addolorato per questo "tremor mortis" che strozza il respiro in gola alle popolazioni, ma questo dolore non mi anestetizza né mi addormenta nel pietismo compassionevole, furbo e opportunista degli, questi sì veri, sciacalli! I nuovi impresari delle pompe funebri della destra populista, e non solo loro, vorrebbero affiancare alle salme immobili delle vittime, anche le figure silenti e ossequiose dei sopravvissuti. Per loro l'informazione diventa diffamazione, per noi, irriducibili al silenzio, essa resta ancora iscritta nell'albo d'oro dei diritti civili!”.
Il grande comunicatore e la stampa embedded sanno benissimo che una menzogna ripetuta diverse volte diventa una verità; convinti , come scriveva Jorge Luis Borges, che "la realtà è ciò che la maggioranza vede come realtà" Berlusconi e i suoi reggicoda, l’abruzzese Bruno Vespa in testa, continuano imperterriti nell’opera di mistificazione nascondendo ciò che è e mostrando ciò che non è.  
Si rende pertanto urgente e necessaria un’opera di controinformazione perché non si rimanga vittime del raggiro e dell’imbroglio. Cercherò, qui di seguito, di evidenziare dati e fatti così come riportati dai giornali locali e che riguardano i fondi e gli eventi.

Le promesse e i fondi
- Dopo il consiglio dei Ministri straordinario del 23 Aprile, Berlusconi e Tremonti avevano annunciato uno stanziamento di 8 miliardi (1,5 per le spese correnti e 6,5 in conto capitale). Dopo appena cinque giorni, il “Pacchetto Ricostruzione” varato dal Governo il 28 Aprile, ribattezzato “Decreto Abracadabra”, prevedeva uno stanziamento molto minore, di 5,8 miliardi, spalmati per di più tra il 2009 e il 2032 (di questi fondi 1,152 miliardi sarebbero disponibili quest’anno, 539 milioni nel 2010, 331 nel 2011, 468 nel 2012, …e via decrescendo).

- Per la ricostruzione delle case distrutte il governo aveva annunciato 150mila euro, ma il contributo statale effettivo sarà di appena 50mila euro, perché altri 50mila saranno stanziati sotto forma di credito di imposta e altri 50mila saranno erogati attraverso un mutuo agevolato! Terremotati di serie B, rispetto ai terremotati del Friuli e dell’Umbria che hanno avuto contributi a fondo perduto!

- Un gioco di prestigio,  poi, è la ricerca dei pozzi dai quali attingere i fondi, senza dover mettere le mani nella tasche degli italiani! Nel capitolo “Disposizioni di carattere fiscale e di copertura finanziaria”, all’articolo 12 intitolato “Norme di carattere finanziario in materia di giochi” 500 milioni sarebbero dovuti arrivare, entro 69 giorni dal varo del decreto, dall’indizione di “nuove lotterie ad estrazione istantanea, “ulteriori modalità di gioco del Lotto”, nuove forme di “scommesse a distanza a quota fissa”…!
A tutt’oggi non se ne sa niente di niente.

- Il 16 settembre, a Onna, dopo 162 giorni dal sisma, Silvio Berlusconi in gran pompa consegna una casa ad una famiglia parlando di “Miracolo” e spacciando per opera sua qual che suo non è. Il giornalista Enrico Nardecchia su Il Centro scrive, a proposito: “Prigioniero dei suoi stessi annunci (il primo maggio disse: il 10 settembre case pronte in 14 aree) il premier, pur di non sforare con le date, mette cappello sulle casette di legno degli onnesi. Degli onnesi e dei trentini, degli umbri e della Croce Rossa che ci ha messo i soldi. E consegna lui, sotto i riflettori della «terza camera», il «Porta a Porta» dell’aquilano Vespa, l’asilo di Giulia e le prime chiavi della prima casa di «Onna Nuova…».
La realizzazione delle case in legno è stata curata dalla Provincia autonoma di Trento, su progetto di tecnici umbri. I fondi sono stati messi a disposizione dalla Croce rossa: 5 milioni e 200mila euro. Una ricostruzione, grazie all’impegno della Provincia di Trento e della Croce rossa. Furto e menzogna si mescolano in questa rappresentazione fantastica spacciata come miracolo: appropriazione indebita dell’altrui opera, in realtà realizzata grazie all’Umbria, alla provincia di Trento e alla Croce Rossa; sbandieramento di un primato che non esiste, anzi che esiste in negativo. I terremotati abruzzesi sono coloro che hanno atteso più tempo di tutti gli altri per vedersi assegnati (Ma solo alcuni....) i cosiddetti "Moduli Abitativi Provvisori"!
A San Giuliano di Puglia i primi 30 moduli furono consegnati a 82 giorni dal sisma.
In Umbria a 98 giorni
In Irpinia (3000 morti/300mila sfollati) in 105 giorni.
Ripetiamo: in Abruzzo i primi moduli sono stati consegnati a Onna dopo 162 giorni!

La politica gestionale
Agli occhi dello spettatore ingenuo e ignaro, “felice prigioniero” dei mille tentacoli della piovra mediatica sembrerà blasfemo sentir parlare del disastro provocato dall’emergenza e dalla ricostruzione diretta e gestita dal tandem Berlusconi-Bertolaso. Ma già dai dati precedentemente esposti emerge il quadro del fallimento.
E’ comunque grave che nel piano e nella prassi di intervento della Protezione Civile siano stati cancellati, letteralmente cancellati, come referenti le comunità locali, i sindaci, la Provincia e perfino la Regione. Realtà inesistenti anche a livello di consultazione. Saranno stati anch’essi annoverati nel ruolo di “utilizzatori finali”?
Può essere sintomatica la storia del progetto che io stesso, con l’aiuto della mia comunità e di tanti amici sparsi per l’Italia, ho presentato al sindaco di Fossa per la realizzazione di uno spazio pubblico da destinare alla comunità fossolana. D’accordo con il sindaco Luigi Calvisi abbiamo acquistato una struttura in legno di 140 metri quadrati, con due bagni e riscaldamento. Ebbene, fino a fine settembre nemmeno il sindaco sapeva dove costruire le piattaforme in cemento per l’istallazione del nuovo villaggio. Tutto top-segret! Solo ultimamente ho ricevuto una sua telefonata con la quale mi si informava dell’inizio dei lavori di sbancamento. Un sindaco, una volta “primo cittadino” costretto nei panni del mendicante penso sia il massimo di affronto alla democrazia.

E un grosso punto interrogativo si pone, a questo punto, anche sull’idea stessa delle New Town.
Su Terra News del 30 settembre Admin scrive : «L’Aquila è una città spopolata, con gli abitanti trasferiti e “deportati” a decine di chilometri di distanza dai luoghi di residenza e di lavoro. Per ottenere questo risultato sono bastati due slogan, “Tutti al mare a spese dello Stato” e subito dopo “Dalle tende alle case”. Centinaia e centinaia di milioni di euro sono stati così sottratti alla ricostruzione vera, provocando danni economici e sociali che stanno uccidendo qualsiasi possibilità di rinascita della città e degli altri comuni del cratere. (…). In un animato convegno, per la prima volta, un gruppo di professionisti e urbanisti ha accusato: “Si stanno costruendo le case, ma non la città”. Georg Frisch, docente di Urbanistica, ha redatto un dossier dal titolo emblematico: “L’Aquila. Non si uccide così anche una città?”. Per Frisch il progetto Case determina l’abbandono del centro storico e la dispersione della città in 19 new town nella campagna».
Basandosi sugli stessi dati della Protezione civile, Frisch dimostra che per assistere per mesi le 10mila persone residenti nel centro storico e costruire loro un alloggio nel Piano Case si spende la stessa cifra necessaria a ricostruire le abitazioni distrutte. Aggiunge anche altri due particolari: ai costi del Piano Case vanno aggiunti quelli della ricostruzione che prima o poi si dovrà fare, mentre ricostruendo subito il centro storico si riavvia anche la rinascita dell’intera città. Tra le due soluzioni, Berlusconi e Bertolaso hanno scelto quella più costosa e dannosa.
Da più parti (su questo naturalmente non sono riuscito ad avere conferme ufficiali) me viene voce che le gli alloggi che sono attualmente in consegna a Bazzano sono venuti a costare la bellezza di 2.800,00 euro a metro quadrato!
Se così fosse ci sarebbe veramente da concludere che il terremoto, questo terremoto, dopo aver fatto da cornice all’Evento-G8 e alle incursioni pervasive del premier onnipresente, è divenuto anche, per qualcuno, occasione provvidenziale, miniera senza fondo, paradiso del profitto. Tragedia per i molti e manna provvidenziale per qualcuno.

Il Natale rovesciato
Noi cristiani, ci prepariamo anche quest’anno a celebrare il Natale di quel Dio che abbandona il trono per abitare in tenda: “Ha posto la sua tenda in mezzo a noi”!
Un itinerario che fa a pugni con la politica che installa troni di potenza sulle tende dei disgraziati.
Faccio mie le domande calde del poeta palestinese Mahamoud Darwish di fronte alle desolazione del suo popolo cancellato e della sua terra devastata:
“Dove dovremo andare dopo l’ultimo confine?
Dove dovrebbero volare gli uccelli dopo l’ultimo cielo?
Dove dovrebbero dormire le piante dopo l’ultimo soffio d'aria?”

Io, di fronte a questa democrazia sventrata, non trovo parole, anche perché queste andrebbero ripulite per resistere alle frasi fatte e ai pensieri preconfezionati.

Aldo Antonelli

(Sarà pubblicato sul numero di Dicembre 2009 della rivista Tempi di fraternità )


martedì 24 novembre 2009

Torre di Babele


Devo confessare che questa storia della Torre di Babele mi fa leggermente incazzare. Riassumendo: emigrando dall'oriente, gli uomini, trovano un posto piacevole dove stabilirsi e decidono di farsi una città fregiata da una bella torre che sfida il cielo. A questo punto quel rompiballe del Signore scende a vedere la città e
"Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". (Genesi 11, 6)
Ora pensare che il Signore sia un leghista ante-litteram sarebbe troppo riduttivo (per il Signore, intendiamo). Perché avrebbe dovuto avercela su con quei poveri emigranti che finalmente avevano trovato un angolo di Paradiso? Già perché sembra proprio che il Paradiso fosse da quelle parti lì, tra l'altro.
E poi che scherzo è mai questo? Confondere le lingue... Prima di questo sciagurato intervento del Signore tutti gli uomini parlavano la stessa lingua, dopo tutti hanno cominciato a parlare i loro incomprensibili dialetti e quando non ci si capisce gli equivoci sono all'ordine del giorno e le guerre pure. A volte capita che anche quando ci si capisce scoppiano le guerre, figuriamoci!
Ma perché faceva così irritare il Signore questa Torre di Babele? L'esegesi cattolica ci ha propinato la favoletta che il Signore voleva punire l'orgoglio dell'uomo che voleva farsi Dio. Ma il Signore creatore di tutte le cose compreso l'uomo non conosceva la sua creatura? Non bastava che fosse soggetta alla morte? Non bastava che fosse soggetta al dolore gratuito dei mali fisici e spirituali? No, ha voluto infierire confondendogli anche la lingua.
No, questa storia della Torre di Babele mi fa incazzare.

domenica 22 novembre 2009

Ambrogino 2009


(Poesie, piccole frasi, ricordi, fotografie, sul cancello della casa di Alda Merini sui Navigli)

Dopo aver assegnato l'Ambrogino d'oro 2009 a Marina Berlusconi per i "meriti editoriali alla Mondadori" (con un tempismo impressionante, vista la condanna della Fininvest sull'operazione Mondadori), non ci rimane che consolarci pensando che qualche personaggio per bene, illustre per merito e discreto possa anche essere premiato a Milano. Non mi riferisco al candidato all'Ambrogino Maurizio Belpietro: chi ha pensato una simile idiozia ha solo fatto rigirare nella fossa Enzo Biagi (a cui era stato rifiutato).  Ma ad Alda Merini a cui tanti milanesi hanno già assegnato un Ambrogino virtuale.
Non vorrei essere nei panni di Roberto Saviano quando ritirerà l'Ambrogino con a fianco Marina Berlusconi, ma penso che la sua intelligenza troverà una soluzione.

sabato 21 novembre 2009

Anche a Milano si è festeggiato la Giornata dell'infanzia promossa dall'UNICEF






Questo signore [Riccardo De Corato, dicono si chiami] ha ordinato lo sgombero con squadre anti-sommossa del campo nomadi di Via Rubattino a Milano: famiglie smembrate (uomini in un campo, donne e bambini in un altro), bambini che frequentavano la scuola da due anni mandati lontano, masserizie portate via dalle ruspe. Complimenti la gara tra exAN e Lega per vedere chi è più razzista segna un punto a favore degli exAN !

giovedì 19 novembre 2009

Dirottamenti


Ci sono libri che,inevitabilmente, sono destinati al "dirottamento". Lasciando perdere quelli storici o scientifici sempre pieni di note e rimandi ma rimanendo nel campo della letteratura ed in particolare del romanzo (o ancora più precisamente nel racconto), uno pensa di seguire una storia e si appassiona alla trama e poi, improvvisamente, c'è un qualcosa che taglia la strada, distrae, se non , nei casi più sfortunati dirotta il lettore altrove.
L'ultimo caso che mi è capitato è stato leggendo nella "La trilogia di New York" di Paul Auster il racconto "La città di vetro". Ora già il racconto ha una trama centripeta: un io narrante con triplice personalità -una si chiama Paul Auster- e un presunto "padre padrone" con una personalità multipla che si confrontano e si scontrano, ma poi alla fine anche gli altri personaggi (il figlio schiavizzato e sua moglie) paiono anche loro personaggi almeno ambigui se non doppi. Poi i "contendenti" (chiamiamoli così) si lasciano andare ad una fitta sequela di citazioni che nel migliore dei casi sono semplici rimandi ad episodi, frasi o motti celebri, nel peggiore si citano interi libri, capitoli di romanzi celebri, racconti biblici e via via in una digressione "centripeta" appunto, irresistibile.
Alcuni esempi:
1)  Gordon Pym di Poe le pagine finali con strani geroglifici sulla parete interna dell'abisso (p.76);
2)  la citazione di Humpty Dumpty sul significato delle parole in Attraverso lo specchio di Lewis Carroll (p.86);
3) a più riprese si cita la Genesi e l'episodio della Torre di Babele;
4) ma anche Heraclito e Democrito sono scomodati per interpretare delle misteriose iniziali;
5) potrebbe mancare Tommaso Moro  e la profezia del francescano Geronimo de Mendeita sul "nuovo mondo"? 
6) se qualcuno poi vuol divertirsi può andare a cercare sull'Haggadah (un compendio di interpretazioni rabbiniche) la data della costruzione della Torre di Babele (anno 1996 dopo la creazione e 340 anni scarsi dopo il diluvio).
7) poteva mancare (infine o forse no) Cervantes ed il suo cavaliere? Chi scrive la sua storia?


Mi fermo qui per pietà soprattutto nei miei confronti.
Ora se tutto ciò non bastasse, ad un certo punto quel triplo io narrante mostra la sua incontenibile voracità e si appropria anche della personalità del figlio maltrattato e quindi...
Penso che basti per far incuriosire e spingere alla lettura di questo classico che (mi sbilancio) sembra  nato dalla penna di Borges (quali libri? sono dirottato un'altra volta!) che da quella di un figlio della letteratura americana. 


mercoledì 18 novembre 2009

Consolazione



Quello che mi consola è che quando se ne andrà, travolto dalla stessa macchina infernale che ha costruito, avrà sempre quel bel sorriso sulla bocca. Gli altri (lecchini, palafrenieri, ruffiani, mantenuti che si sono fatti intorno alla sua corte) rideranno molto meno.

lunedì 16 novembre 2009

Leggendo Tristi tropici di Lévi-Strauss



(La prima pagina del libro)


Odio i viaggi e gli esploratori, ed ecco che mi accingo a raccontare le mie spedizioni. Ma quanto tempo per decidermi! Sono passati quindici anni da quando ho lasciato per l'ultimvolta il Brasile e durante tutto questo tempo ho progettato spesso di metter mano a questo libro; ogni volta una specie di vergogna e di disgusto me l'ha impedito. Suvvia! Occorre proprio narrare per esteso tanti particolari insipidi e avvenimenti insignificanti? Nella professione dell'etnografo non c'e posto per l'avventura: questa non costituisce che un impaccio; incide sul lavoro effettivo col peso di settimane o mesi perduti in cammino, di ore oziose mentre l'informatore se ne va per i fatti suoi; della fame, della fatica, a volte della malattia, e, sempre, di quelle mille corvees che logorano le giornate in pura perdita, e riducono la pericolosa vita nel cuore della foresta vergine a una specie di servizio militare. Che occorrano tanti sforzi e inutili spese per raggiungere l'oggetto dei nostri studi, non dà alcun valore a ciò che si dovrebbe considerare piuttosto come l'aspetto negativo del nostro mestiere. Le verità che andiamo a cercare così lontano valgono soltanto se spogliate da quelle scorie. Certo, si possono consacrare sei mesi di viaggio, di privazione di avvilente stanchezza al reperimento (che richiedera qualche giorno e, a volte, qualche ora) di un mito inedito, di un nuovo istituto matrimoniale, di un elenco compieto di nomi di clan, ma questo residuato della memoria ( ... alle 5.30 del mattino entrammo nella rada di Recife mentre i gabbiani stridevano e Ie barche dei mercanti di frutta esotica facevano ressa attorno allo scafo ... ), un ricordo così esiguo merita che io prenda la penna per fissarlo?
Tuttavia, questo genere di racconti riscuote un successo che per me rimane incomprensibile.
L'Amazzonia, il Tibet e l'Africa invadono le vetrine sotto forma di libri di viaggio, resoconti di spedizioni e albun di fotografie, dove la preoccupazione dell'effetto è troppo preponderante perché il lettore possa valutare la testimonianza che gli è offerta...


Pensierino. Nel proseguo si legge come Lévi-Strauss sia riuscito a scampare al nazismo nel 1941 fuggendo con una nave carica di ebrei da Marsiglia. E' un racconto velato da una buona dose di snobbismo con connotati decisamente aristocratici e (come si sarebbe detto un tempo) di classe. Ma parlar male di Lévi-Strauss sarebbe blasfemo e quindi mi fermo qui. Diciamo che erano altri tempi.
Sorprendente mi è sembrato che un antropologo di tale fama, famoso in tutto il mondo per i suoi studi e le sue "missioni" nei luoghi più inesplorati del mondo, dichiari la sua "ostilità" al viaggio. E questo (confermando una intuizione di Rom) mi conforta assai.
P.S. Naturalmente il libro è davvero spiritoso ed affascinante.



Qualche motto latino sul tempo


AFFLICTIS LENTÆ
AFFLICTIS LONGÆ, CELERES GAUDENTIBUS HORÆ
CUM UMBRA NIHIL ET SINE UMBRA NIHIL
HÆC FORTASSE TUA  [Questa (che segno) forse è la tua (ultima ora)] 
HORAS NON NUMERO NISI SERENAS [La più ottimista]
SOL OMNIBUS LUCET
STAT SUA CUIQUE DIES
TEMPORA TEMPORE TEMPERA
TEMPUS EDAX RERUM
ULTIMA FORSAN
ULTIMA LATET
ULTIMAM TIME
UMBRA SICUT HOMINIS VITA
UMBRA URGET ET ORNAT
UNA EX IIS ERIT TIBI ULTIMA
UT HORA SIC DIES NOSTRI SUPER TERRAM
UTERE, NON NUMERA [Metti(le) a profitto non le contare]
UTERE, NON REDITURA
VELUT UMBRA PRÆTERIT VITA HOMINIS
VULNERANT OMNES, ULTIMA NECAT


venerdì 13 novembre 2009

Segno l'ora serena








Meridiana di Castano Primo (Via Fiume)









Pensierino. Segno l'ora serena senza tic tac. Tempo disinnescato?

Ballo senza tic
ballo senza tac
ballo senza tic tac

Spiegamento di forze contro i disgraziati

Oltre 60 mezzi blindati e 650 uomini tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e perfino la forestale per procedere allo sgombero coatto dell’insediamento di immigrati marocchini a San Nicola Varco, 10 km da Eboli. Quasi millecento braccianti tra i venti e i quarant’anni che faticano dodici ore al giorno per venticinque euro - meno tre che trattiene il caporale. [Manifesto 13-11-09]
Pensierino. Ecco la forza dello Stato che si dispiega inesorabile contro i diseredati. Mentre si garantisce l'impunità eterna dei potenti. Non si colpisce il caporalato [mafioso] e tanto meno le imprese che sfruttano questi "nuovi schiavi" (per non parlare dei grossisti che affamano gli agricoltori imponendo i loro prezzi): le colpe sono tutte degli sfruttati.
Anche Cristo si è fermato a Eboli e non è arrivato a San Nicola di Varco. Il premuroso Cavaliere ha incassato dal Santo Padre un caloroso «Che gioia, rivederla, signor presidente!», quando l'ha accompagnato alla scaletta dell'aereo a Ciampino a Settembre. Così va il mondo: i potenti si sostengono l'un l'altro ed ai diseredati ci pensano i blindati. Lor Signori domani torneranno a parlare di "difesa della vita", ma è la loro che difendono strenuamente.

giovedì 12 novembre 2009

Un paese blindato

Scrive Boualem Sansal nel suo Il Villaggio del tedesco
Il paese è blindato come una cassaforte e il motivo è lo stesso: più la gente è povera, razzista e arrabbiata e più facile è governarla. Rachel ha scritto :" Non è con gente illuminata che si commettono dei massacri, ci vuole odio, accecamento e sensibilità alla demagogia..."

Pensierino. La democrazia non è in pericolo semplicemente perché la democrazia non c'è, è qualcosa di assai lontano da noi. Non mi riferisco (solo) alla democrazia politica, ma soprattutto a quella economica. Non c'è democrazia perché il solco tra poveri e ricchi è incolmabile e quando non c'è eguaglianza difficilmente si può pretendere democrazia. Di quale eguaglianza parlo: eguaglianza di fronte al fisco, eguaglianza di fronte alla salute, di fronte alla giustizia e all'educazione. Se misuriamo questi parametri, siamo diseguali: sul fisco nemmeno a parlarne, sappiamo chi paga e chi non paga le tasse e quindi chi paga i servizi pubblici e chi no; sulla salute sappiamo che ha qualche possibilità in più di cavartela chi può permettersi cure e medici costosi; in galera finiscono i disgraziati gli altri semplicemente non conoscono il carcere; sull'educazione stiamo assistendo al massacro della scuola pubblica (non solo per le scelte governative ma anche per le incapacità di riforma interne al mondo della scuola).
Non è facile gestire questa mancanza di democrazia e di eguaglianza. Ci riescono con la paura che deriva dalla povertà, il razzismo che ingenera odio tra i poveri ed una dose da cavallo di demagogia.

mercoledì 11 novembre 2009

Bireli Lagrene - North Sea Jazz - Troublant Bolero

Fermare la musica di sottofondo sulla colonna di destra ed avviare questo pezzo. Lasciarsi lentamente massaggiare da questo suadente sax...


lunedì 9 novembre 2009

Crocefisso, laicismo e altro fumo

Dicono che ci sia in Italia un attacco laicista e raccolgono firme davanti alle chiese con ben in vista il simbolo del partito che rappresentano, partito, naturalmente, cattolicissimo che si è mobilitato per questa guerra santa contro gli infedeli. L'infedele di turno è la signora Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule. 
La "fedele" Ministro Gelmini dichiara prontamente "Nessuno vuole imporre la religione cattolica ma nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità". E le fa eco immediatamente Paola Binetti del PD. E poi a cascata è una rincorsa di tutti i politici nostrani a difendere l'identità cattolica messa in discussione da parrucconi giudici di una Corte europea di cui tutti si affrettano a squalificare i pronunciamenti.
La Corte di giustizia europea cos'è invece?



La Corte di giustizia delle Comunità europee (spesso indicata semplicemente come “la Corte”) è stata istituita nel 1952 dal trattato CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio) e ha sede a Lussemburgo.
La sua funzione è garantire che la legislazione dell’UE sia interpretata e applicata in modo uniforme in tutti i paesi dell’Unione e che la legge sia quindi uguale per tutti. Essa garantisce, per esempio, che i tribunali nazionali non emettano sentenze differenti in merito alle medesime questioni.
La Corte vigila inoltre affinché gli Stati membri e le istituzioni agiscano conformemente alla legge e ha il potere di giudicare le controversie tra Stati membri, istituzioni comunitarie, imprese e privati cittadini.
Quindi ha funzioni molto importanti e questi "campioni dell'europeismo ad intermittenza" screditano una delle istituzioni più importanti della CEE perché si pronuncia contro le loro convinzioni. Chi possiede la verità in tasca guarda con diffidenza qualunque persona la pensi diversamente.

Ma quale è l'identità cattolica di questi "fedeli"? Perché rivendicano una identità cattolica in politica? A rigor di logica dovrebbero propugnare quello che è definito il "pensiero sociale della Chiesa" (definito così dai tempi di Leone XIII con la sua Rerum novarum del 1891) che è tutt'altro che un dogma anche se molti nella Chiesa si affannano a ritenerlo, in maniera assai discutibile,  "parte integrante della fede cattolica".

Ora è sotto gli occhi di tutto  che di cattolici in politica ne troviamo praticamente in tutte le formazioni politiche parlamentari ed extraparlamentari e allora ci si può chiedere: quale è il "vero" pensiero sociale della Chiesa? C'è qualcuno più cattolico di un altro? Qualcuno vuole questa "investitura" ufficiale? Forse non è il caso che su questo terreno la Chiesa faccia un passo indietro e cominci a parlare di responsabilità di singoli o gruppi nel "tradurre" i principi in "pratica" politica? Se ci attenessimo a questo principio, tra l'altro, libereremmo la Chiesa da un grave fardello e le lasceremmo il suo compito fondamentale che è quello dell'annunciazione della salvezza di Cristo (che non mi pare poco). Ma le tentazioni del potere nella Chiesa sono fortissime (anzi irresistibili) e derivano da una posizione teologica (conservatrice) sostanziale diffidente verso l'uomo che va sempre guidato, indirizzato, sostenuto ecc perché non ce la può fare da solo, anche in politica. 

giovedì 5 novembre 2009

Mamma gialla [Carcere in Italia. Una testimonianza]




Ricevo da un caro amico questa testimonianza sul carcere che lascia l'amaro in bocca.
Adesso è diventato attualità, uno dei buchi neri è nelle carceri. Ne avevo prova già cinque anni fa. Un mio parente, per un piccolo reato ma piccolo (perché era veramente piccolo, se era un'altra condizione sociale neanche veniva indagato), che è purtroppo deceduto che oltre al dispiacere non può di fatto confermare, era venuto a contatto con una tristissima realtà: la cella liscia.
Trovandosi a San Vittore, strapieno come al solito (in una cella per quattro stavano in sei, due dormivano sul pavimento) ed essendo un tipo un pochino vivace, dopo tre mesi era stato trasferito nel carcere di Viterbo, chiamato "MAMMA GIALLA".
Era in una cella da due, l'altro era un tipo tranquillo di Viterbo, sua mamma veniva a trovarlo in bici perché abitava vicino e gli portava delle buone cose che mangiava da bambino.
Sentì parlare della cella liscia, dove andavi quando facevi il cattivo, ma non si preoccupò, tanto lui avrebbe fatto il buono e non il cattivo. Alla seconda settimana gli fecero assaggiare la cella liscia che era semplicemente una cella vuota con dentro niente: né letto né water né lavandino, vuota, completamente vuota, e ti facevano entrare completamente nudo. La prima volta gli fecero un trattamento leggero: qualche sberla, cinquanta piegamenti e dentro. Lo lasciarono venti ore. Poi lavò la cella con la canna dell'acqua, gli ridiedero i vestiti e tornò in Sezione.
La seconda volta fu per una grossa mancanza: trasferirono il suo compagno di cella, a due mesi dalla fine pena, nel carcere di Frosinone e lui litigò con le guardie per questo motivo e in preda all'ira scagliò il fornellino contro una guardia. Quella volta fu il Record di cella liscia: sette giorni. Sette giorni con la luce accesa, facendosi addosso tutto, dormendo (?) per terra (era inverno) mangiando e bevendo una volta al giorno e, per fare un pochino di ginnastica ogni tanto (avendo sempre la luce accesa non aveva più la concezione del tempo) entravano in due e alternavano una serie di schiaffi a una di piegamenti.
Queste sono cose che succedono in Italia. Uno dei buchi neri.
Uno. Perché ce ne sono altri nel nostro civilissimo paese.
Vittorio

mercoledì 4 novembre 2009

Boualem Sansal, Il villaggio tedesco, Einaudi


Questo libro dell'autore algerino Boualem Sansal narra una storia appassionante e con un ritmo coinvolgente. Da tempo non trovavo in letteratura tanta passione e acume nell'affrontare in un colpo solo questioni molto calde come l'Olocausto e l'integralismo islamico. Ciò è stato possibile attraverso una trama efficace: due fratelli di origine algerina, che vivono nelle banlieue parigine in un enclave a forte connotato islamico, scoprono (prima l'uno, poi, al tragico suo suicido, l'altro) che il padre non è altro che un SS specializzato nelle camere a gas dei deportati nei campi di concentramento. E' riuscito a farla franca, alla fine della guerra, rifugiandosi in Algeria, dopo aver attraversato l'Africa in modo avventuroso. Lì diventa un "consulente" della guerriglia e sposa una algerina rifacendosi una credibilità e trovando, molti anni dopo, la morte in una incursione di bande islamiche nel villaggio dell'interno dove abita. I figli vengono inviati, ancora adolescenti da uno zio, in Francia ed il primo diventerà un rappresentante di pompe idrauliche di una multinazionale, mentre l'altro farà una vita più marginale arrangiandosi come può per tirare a campare in bilico tra integrazione (impossibile) e devianza (anche dalla cultura imperante della propria gente.

Il libro non è di quelli che può lasciare indifferenti e mentre sulla descrizione degli orrori del nazismo può trovare immediata sintonia da parte del lettore, quando affronta la questione dell'integralismo islamico in occidente,  spiazza in particolare perché le voci narranti sono provenienti da quella cultura e si esprimono con una durezza di paragoni (col nazismo appunto) che fa riflettere. Non ha nulla questo atteggiamento del becero anti-islamismo di tanti nostrani politici (di destra in maggioranza -Lega Nord in testa-, ma con qualche bel rappresentante anche del PD). Il quadro che ne esce è a dir poco allarmante e costringe a rivedere luoghi comuni imperanti.
Da leggere.

Recensione teatrale: La menzogna di Pippo Delbono visto al Piccolo Teatro Studio di Milano



Un lavoro teatrale sulla tragedia operaia della TyssenKrupp può cadere facilmente nella retorica di genere. Pippo Delbuono è riuscito a fare uno spettacolo che ricostruisce non i fatti, né la loro drammatizzazione, ma in modo visionario la (normale) condizione operaia di vita nella fabbrica dei tedeschi. Non è un caso che lo spettacolo inizi con un intervento del comboniano Alex Zanotelli che parla della scomparsa dell'uomo nei processi economici gestiti dal capitale finanziario. Da qui inizia una sequenza di immagini e musiche che rimandano alla Germania degli anni '30 ed allo sforzo bellico sostenuto dalle grandi acciaierie del paese tra cui la Tyssen e la Krupp, aziende portanti della economia tedesca nate nell'800.
Lo spettacolo procede per immagini e suoni con la sovrapposizione di alcune liriche dell'autore e la tensione della tragedia è stemperata da due intermezzi comici: il venditore di strada di quadri e l'uomo in frac che saluta il pubblico (personaggi, come altri dello spettacolo provenienti dalla marginalità sociale (clochard, ricoverati in manicomio e portatori di handicap).

Mi è sembrato un modo molto coinvolgente (perché poetico) di affrontare il tema più assente dal dibattito politico attuale.

lunedì 2 novembre 2009

Primo racconto. Maschere


Ogni statua del parco dell'antica villa aveva una maschera in mano, ma nessuna la indossava mostrando il suo volto a volte sereno altre come travolto da un sentimento fosse di rabbia, o di passione o di rassegnazione. Giovanna passava e si fermava a guardare senza fissare lo sguardo sulle statue, quasi avesse pudore a scoprire quei sentimenti rappresentati. Guardava le maschere che le sembravano più rassicuranti nella loro espressione fissa di sorriso o di tragica smorfia.

Si era chiesta il perché di quelle maschere non indossate e non riusciva a darsi una risposta convincente. Forse le persone rappresentate erano stufe della commedia e (finalmente) volevano mostrare ciò che erano veramente o almeno i sentimenti che provavano, senza veli. Forse era un invito a mostrarsi almeno in quel luogo inaccessibile e segreto se non volevano farlo altrove per pudicizia, per terrore, per orrore. Ma ecco che l’invito (accolto) produceva l’inaspettato: dietro le maschere fissate nella loro espressione stereotipata c’erano tanti modi d’essere e di sentire. Naturalmente non tutte quelle espressioni erano affascinanti o interessanti o suadenti, anzi alcune di loro erano strazianti, paurose nella loro vivida realtà, ma, almeno lì in quel luogo nascosto, potevano mostrarsi.




Più andava avanti più le si confondevano le idee, non riusciva che a porsi altre domande senza aver risposto ad alcuna di quelle precedenti.
Alla fine Giovanna si era seduta su una panchina all'ombra di un grande acero e si era addormentata.




- Vieni, vieni, corri…
- Dove mi vuoi portare?
- Vieni, non temere! Inoltriamoci nel parco…
- E’ calata la notte…
- Vieni, sono accese le torce…
- Le torce lanciano strane ombre sugli alberi, ho paura
- Ci sono io, vieni. Ti voglio mostrare una cosa…
- Cosa mi vuoi mostrare? Sarà uno dei tuoi soliti scherzi
- Non temere, vieni. Devi aver paura solo di te stessa, semmai…
- E perché mai dovrei avere paura di me stessa? Mi fai inquietare…
- Ecco qui, guarda (mostrando la statua)
- Mi hai portato a vedere una statua?
- Guarda, non parlare…
- Vedo una donna
- Si, una donna, ma cosa sta facendo? Guarda!
- Ha il volto all’indietro, i capelli sciolti sulle spalle…
- Si ma cosa vedi, ancora?
- E’ come in attesa, il volto è come travolto da una passione
- Si, si
- Attende l’amato, le labbra socchiuse, attende un bacio
- Ecco si , si , si, attende un bacio.


domenica 1 novembre 2009

Bozza di racconto

Il sogno è un viaggio, ma un viaggio nell’ignoto che sfugge alla volontà ed alla responsabilità del soggetto per questo il soggetto guarda il sogno come un film, è fuori di lui, non lo può gestire.
Il soggetto che sogna perde la sua identità non sa più se è lui che sogna o è lui ad essere sognato (Chuang-tzu).
Il racconto avrà tre personaggi (numero perfetto...), di tre insiemi diversi. Tutti e tre sogneranno la stessa cosa e ciascuno di loro penserà di aver fatto il "suo" sogno e lo racconterà alla sua maniera scoprendo che la sua identità è svanita.