giovedì 22 aprile 2010

Contro la dittatura del calcio, un po' di rugby





Pensierino. Un campo da gioco alla periferia di Novara, tra uno svincolo ed una rotonda autostradale. Un pubblico di non più di 20 persone (meno di quanti giocano in campo). Nemmeno i parenti più stretti (fidanzate o mogli, figli a carico, mamma) si preoccupano di andare a vedere questi gagliardi giovinotti che lottano come gladiatori e se le danno di santa ragione mettendo a rischio setto nasale e caviglie. In realtà è una battaglia contro l'incipiente pancetta a colpi di molto movimento. Si azzuffano dietro una palla dai rimbalzi imprevedibili ed escono quasi sempre con almeno una escoriazione ad un ginocchio o un occhio pesto. Eppure c'è ancora qualcosa di "romantico" in questo battaglia fisica e di squadra, un mondo lontano mille miglia dalla retorica vuota, parolaia, piena di luoghi comuni e incrollabili certezze [alla quale sempre più si attacca come una cozza la politica] che gira intorno al calcio.

P.S. per la cronaca la partita di SERIE C è finita con il seguente risultato: Amatori Novara 7 - Aosta 57

1 commento:

  1. ricordo quando giocavo a pallavolo, in certe partite particolarmente sentite, quanto desiderassi oltrepassare la rete...e invece dovevo limitarmi a dire parolacce senza farmi sentire dall'arbitro e fare il dito senza farmi vedere, sempre dall'arbitro :)

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