mercoledì 30 giugno 2010

E se la terrestrità ti ha dimenticato

E se la terrestrità ti ha dimenticato,
dì alla terra immota: io scorro.
Alla rapida acqua parla: io sono.

da Elegie duinesi, R.M. Rilke

Comunicato di servizio

Per non so quale motivo  Ora ho ripristinato il tutto sperando che qualche spiritello dell'etere non mi faccia un altro scherzo. Per comodità i commenti non sono "moderati".
Mi scuso con tutti i miei lettori.

domenica 27 giugno 2010

Immagini e poesia

Viene la stagione dei grandi silenzi, anche nei blog. E' un bene: ci riconciliamo con la natura e forse stiamo un po' più all'aperto, non perdiamo tempo a leggere e scrivere davanti ad un caldo monitor.
Per i pochi affezionati che sono rimasti (pigri, sfaccendati, ecc) non rimane che scrivere di poesia. La poesia rinfresca l'aria.
Un'estate di immagini e poesia.


Quanto più bella appare una bellezza 
quando s’adorna d’una vita piena: 
bella la rosa, e più bella s’apprezza 
per quel dolce profumo che l’invena. 
Rosa canina ha fiamma d’ugual fuoco 
quant’è nel fior di serra, più odoroso: 
pari le spine, pari il lieto gioco 
d’alito estivo al bocciolo ritroso. 
Rosa di campo è bella né pregiata, 
vien disamata in boccio, umile in fiore, 
sfiorisce a sé. La rosa coltivata 
muore soave in suo soave odore: 
così di te, giovane bell’amica, 
sfiorito il boccio, la poesia ridica.

(Sonetto 53 W. Shakespeare)

P.S. Non è una rosa, ma un melograno: licenza fotografica. Il tutto è nato da una lettura dei Sonetti di Shakespeare al Teatro dell'Elfo a Milano con Elena Russo Arman con musiche di John Dowland suonate dalla chitarrista Alessandra Novaga. 

Durante i mondiali di calcio...

sabato 26 giugno 2010

Sport e spot

All'arrivo in Italia della Nazionale di calcio non c'era né il Presidente del Consiglio, né il Capo dello Stato e neanche il Ministro che si occupa della gioventù e delle attività sportive (Giorgia Meloni). Associare la propria immagine politica ad una squadra perdente non è un bello spot televisivo in particolare per il nostro "sempre-vincente" Presidente del Consiglio che si è tenuto ben alla larga e non ha fatto alcuna dichiarazione in merito.
Nessun giornale sottolinea questa palese strumentalizzazione dello sport a fini politici e si scatenano tutti addosso a questi calciatori "incapaci" e "paurosi" che hanno perso al Mondiale.

giovedì 24 giugno 2010

Impedito


Ecco il neo Ministro del Governo Berlusconi all'attuazione del federalismo, Aldo Brancher. 
In seguito alla nomina a Ministro (avvenuta il 18 giugno 2010) Aldo Brancher ha "eccepito" in base alla legge sul "legittimo impedimento".  Il 26 giugno era prevista l'udienza del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi in cui il Ministro è imputato. Dal 1982 è stato collaboratore della Fininvest fino all'entrata in politica nel 2001 quando è eletto deputato di Forza Italia.

Curriculum giudiziario. Detenuto per 3 mesi nel carcere di San Vittore, fu uno dei pochissimi inquisiti di Mani pulite a ricevere solidarietà dall'ambiente esterno: lo rivelò il suo datore di lavoro Silvio Berlusconi raccontando che "quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui".
Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, è stato condannato con giudizio di primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano. In Cassazione il secondo reato va in prescrizione, mentre il primo è stato depenalizzato dal Governo Berlusconi II, del quale faceva parte.
Viene indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sullo scandalo della Banca Antonveneta e la scalata di Gianpiero Fiorani all’istituto creditizio: la Procura ha rintracciato, presso la Banca Popolare di Lodi, un conto intestato alla moglie di Brancher con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300mila euro in due anni.


Se otto ore vi sembran poche

Il mio amico Antonio raccontava ieri sera di quando ha cominciato a lavorare a 14 anni in officina a Legnano. Al tempo lui abitava a Castano ed ogni mattina col padre, che lavorava nella stessa fabbrica, prendevano la bicicletta e facevano 15 km per raggiungere il posto di lavoro. Lavoravano nel 1946 12 ore al giorno dalle 7 del mattina alle 19 senza pausa pranzo: a mezzogiorno mettevano la schiescetta e scaldare vicino al forno e poi mangiavano lì sul posto di lavoro. Qualche anno dopo la mamma di Antonio è riuscita a far assumere il figlio a Castano in una importante officina ["si sa che le donne riescono a ottenere quello che vogliono", dice) e lì era festa grande: lavorava "solo" 10 ore al giorno e 8 il sabato, così terminare alle 17.30 era festa grande. Quasi sempre doveva andare a lavorare anche la domenica mattina, ma solo per fare le pulizie dell'officina.
Il boom economico era cominciato e loro, gli operai, ne erano il motore. L'hanno pagato sulla loro viva pelle, con infiniti sacrifici. Poi, molto tempo dopo, è arrivato il tempo dei diritti e delle conquiste sindacali.
I 400.000 imprenditori e le 200 famiglie che governano l'Italia hanno accumulato delle fortune grazie a questo lavoro. Non dovrebbero dimenticarlo quando aprono bocca.

domenica 20 giugno 2010

Coriste

Devo confessarlo: ho un debole per le coriste, quelle che dietro a grandi cantanti fanno di tutto e di più vocalmente, compreso qualche "rinforzino" alla voce solista per sostenerla, accompagnarla, modularla...
Devono avere un gran ritmo, un senso cronometrico delle pause e devono conoscere ogni inflessione della voce del cantante che accompagnano. Non possono permettersi di sbagliare, la loro voce si sentirebbe subito "stonata" anzi devono fare in modo di accompagna possibilità autonoma di ribaltare il risultato deludente.
Le coriste stanno nell'ombra, in un angolo del proscenio, devono muoversi a tempo e sorridere e spesso devono subire le angherie, i capricci e dispetti di cantanti resi boriosi dalla fama derivante dal loro successo.
Il loro nome non compare mai sui manifesti ed il loro lavoro è considerato alla pari di quello dell'elettricista o del coreografo: puro contorno.
Devo confessarlo: ho un debole per le coriste.

venerdì 18 giugno 2010

Tentando la fortuna in un attimo di tregua dei temporali





("Rubo" da Giardigno65 questa bella poesia di Caproni)

Se non dovessi tornare
sappiate che non sono mai
partito
il mio viaggiare
è stato tutto un restare
qua dove non fui mai.


G. Caproni

mercoledì 16 giugno 2010

C'è qualcosa



C'è qualcosa di magico nelle spighe che dondolano al vento
qualcosa che non si può descrivere a parole e nemmeno con una fotografia,
ma è evidente a tutti.

lunedì 14 giugno 2010

Guardoni metropolitani

Il pendolo di Antonio

Il mio amico Antonio scrive pensierini come i miei. Eccone uno...


Sul muro del mio Tinello c'è un pendolo di età incerta ma dell'ottocento. Va caricato due volte alla settimana e quando suona le ore sembra la Torre di Londra. Mia moglie quando le chiedono l'età dice che cambia continuamente, ogni tic-tac del pendolo cambia. Ed è intimamente convinta che se solo riuscisse a cambiare il battito in tac-tic il tempo
si fermerebbe. Il suo. Perchè io continuo perdutamente a invecchiare.


Antonio

sabato 12 giugno 2010

Repubblica riporta alcuni giudizi tecnici sul piano C.A.S.E. del Comune de l'Aquila

"Si rendono evidenti segni di deterioramento degli edifici inaccettabili". Il giudizio è in una articolata relazione del marzo scorso di una sessantina di pagine, corredatnza delle fotografie scattate dagli stessi Uffici Tecnici. Sarà un caso che il Capo è già un po' che non si fa vedere a L'Aquila ?

giovedì 10 giugno 2010

Dal comitato familiari delle vittime della Casa dello studente dell'Aquila


Lettera inviata ad un quotidiano

“Bisogna rispondere, ma con le dovute maniere”.
E’ questa la prima cosa che ci siamo detti noi familiari delle giovani vittime della casa dello studente a fronte delle stupefacenti esternazioni di Berlusconi.
Noi, che abbiamo perso tutto, che non avremo più un futuro perché la morte di un figlio azzera ogni prospettiva, siamo stati e siamo capaci di autocontrollo e di rispetto.
Due atteggiamenti che hanno scandito il nostro percorso di dolore, la nostra richiesta di giustizia.
Atteggiamenti di cui il premier dovrebbe fare largo uso in situazioni estremamente delicate, anziché attaccare, come è ormai consuetudine, la magistratura e accusare coloro che sono stati colpiti da lutti immedicabili e che, forse, si sarebbero potuti evitare, di incontrollabile furia omicida.
Non si può che gridare Vergogna dinanzi a tanta insensibilità e ad un linguaggio profondamente offensivo.
E non si può non pensare che, magari, ci troviamo di fronte ad un gioco sporco, che si fa beffe anche dell’etica istituzionale: utilizzare pretesti, calunnie e sospetti per abbandonare L’Aquila al suo destino. Ma sarebbe veramente troppo e drammaticamente triste, poiché significherebbe usare il nostro dolore.
Berlusconi farebbe bene a leggere la lettera che Bertolaso, Capo della Protezione Civile, in data 5 luglio 2009, inviò a Sergio Bianchi, padre di Nicola, che non c’è più, nella quale al disperato grido di dolore di questo padre risponde:”I morti dell’Aquila potevano non esserci e soprattutto essere molto meno tra i giovani.
Confido in coloro che devono, per loro compito, individuare responsabilità personali dirette, omissioni dolose, irresponsabilità colpevoli, perché è giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che poteva essere evitato, ma accetto di essere parte di una classe dirigente che, nel suo insieme, non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone”.
Al premier, inoltre, sfugge un piccolo, non trascurabile dettaglio: gran parte degli studenti che hanno perso la vita, in quella tragica notte, erano “fuori sede”, ossia provenivano dalle regioni limitrofe.
Cosa farà allora? Richiamerà la Protezione Civile anche dalla Basilicata, dalla Puglia, dalla Campania, dal Lazio ecc. ecc.?
09/06/2010 11:51

Aquila e Protezione Civile

martedì 8 giugno 2010

I pendolari e San Cristoforo

Andare a Milano la mattina presto è per me sempre un'avventura. Il Manuale del pendolare dice che bisogna arrivare alla "barriera" di Milano prima delle 7,30 altrimenti vi sentirete come Ramses nel bel mezzo del Mar Rosso. A nulla vale consolarsi ricordando che in Cina ci sono seicento città che superano il milione di abitanti: se vi inoltraste a vostro rischio e pericolo in questo girone infernale, vorrebbe dire che vi siete votati al martirio automobilistico e capireste (per illuminazione improvvisa) il perché San Cristoforo è il protettore degli automobilisti, infatti vorreste essere sulle sue robuste spalle a guadare un fiume piuttosto che rimanere inchiodato all'asfalto puzzolente all'altezza (le disgrazie vengono sempre a coppie come le ciliegie) del Fiume (?) Olona.
Ma le regole sono fatte per essere infrante, si sa. Così, inspiegabilmente, alle 6.45 di un martedì senza pioggia, potreste trovarvi (come è capitato a me, oggi) in un ingorgo assurdo all'imbocco della "gronda nord" che vi permetterà di raggiungere il comodi 20 minuti l'uscita di Cormano (non più di 3 km) facendovi rimpiangere di non essere stati comodamente a casa a guardare l'orto.
Devo dire che quando uno va in macchina che fa? Se gli è rimasto un po' di rispetto per il codice della strada e quindi non telefona a chissacchi, ascolta la radio. Purtroppo le trasmissioni a quest'ora del mattino danno voce, incautamente o sadicamente, ai pendolari che si lamentano di questo o di quello affliggendo vieppiù chi è all'ascolto, predisponendolo alla rassegnazione. I pendolari, che sono una razza affinata da una selezione naturale durissima, hanno raggiunto anche in questo campo la perfetta sintesi: ascoltare la radio e telefonare insieme, oltre che guidare s'intende.
Insomma non c'è scampo e, quel che è peggio, nessuno lo cerca.

lunedì 7 giugno 2010

sabato 5 giugno 2010

Partita a scacchi

Pre-pensierino. C'è tra i vecchi una propensione a parlare di morte. Chiedono, si informano, curiosano negli ultimi istanti di vita di conoscenti, amici, parenti per scoprire ogni particolare della "triste dipartita" con un accanimento a volte sadico.
"Ha sofferto".
"Ha capito che stava morendo".
"Quando, esattamente, è morto".
"Era ancora vivo all'arrivo dell'ambulanza".
Commiserare il morto è un modo per "prepararsi" alla propria morte ed al mistero che la circonda, ma è anche un tentativo per esorcizzarla, allontanarla raccontandola.

Dialogo tra la Morte ed il Cavaliere Block dal film di Ingmar Bergman Settimo sigillo


Cavaliere Block: Vorrei confessarmi ma non ne sono capace, perché il mio cuore è vuoto. Ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare, mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi vedo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili; vi scorgo immagini d’incubo, nate dai miei sogni, dalle mie fantasie.

Morte: Non credi che sarebbe meglio morire?

Cavaliere Block: E’ vero.

Morte: Perché non smetti di lottare?

Cavaliere Block: E’ l’ignoto che m’atterrisce.

Morte: Il terrore è figlio del buio.

Cavaliere Block: Sì, è impossibile sapere…ma perché, perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde dietro mille e mille promesse e preghiere sussurrate ed incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? E cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me e sia pure in modo vergognoso e umiliante, anche se io Lo maledico e voglio strapparLo dal mio cuore? E perché nonostante tutto Egli continua ad essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi? Mi ascolti?

Morte: Certo.

Cavaliere Block: Io vorrei sapere, senza fede, senza ipotesi, voglio la certezza, voglio che Iddio mi tenda la mano e scopra il Suo volto nascosto, e voglio che mi parli.

Morte: Il Suo silenzio non ti parla?

Cavaliere Block: Lo chiamo e Lo invoco e se Egli non risponde io penso che non esiste.

Morte: Forse è così, forse non esiste.

Cavaliere Block: Ma allora la vita non è che un vuoto senza fine? Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno, come cadendo nel nulla, senza speranza!

Morte: Molta gente non pensa né alla morte né alla vanità delle cose.

Cavaliere Block: Ma verrà il giorno in cui si troveranno all’estremo limite della vita.

Morte: Sì, sull’orlo dell’abisso…

Cavaliere Block: Lo so, lo so ciò che dovrebbero fare. Dovrebbero intagliare nella loro paura un’immagine, alla quale poi dare il nome di Dio.

venerdì 4 giugno 2010

Ci sono luoghi


Ci sono luoghi lontani che ci paiono irraggiungibili
eppure
lo sguardo li può accarezzare e perdersi...

giovedì 3 giugno 2010

Mistificatori


E' evidente che la "mistificazione" ha preso saldamente il potere in Italia. Parlano di lotta all'evasione ed inneggiano ai "poveri" evasori milionari, inneggiano alla libertà di impresa e contemporaneamente a quella di lavoro precario (che non è affatto libero!), parlano di ricostruzione e non ci mettono un euro all'Aquila (ridono i costruttori alla notizia del terremoto pensando agli affari che faranno). Clicca sul titolo per leggere i commenti di MisKappa. 

mercoledì 2 giugno 2010

Gita al Sacro Monte di Varese. Per i milanesi la salita al Sacro Monte era un "classico" domenicale. E così...

Una delle 13 Cappelle per salire al Sacro Monte (380 mt di dislivello)


La fuga in Egitto di Renato Guttuso


Salendo al Sacro Monte

Pozzo e Crocetta


Panorama dalla terrazza del Sacro Monte


Campo dei fiori

martedì 1 giugno 2010

Una volta


Si mangiavano questi fiori di acacia. Gusto un po' allapposo, ma dolciastro che dava un senso di freschezza in bocca. Oggi , appena un bambino si avventasse su un fiore così con propositi culinari avrebbe uno strillo della mamma che lo placcherebbe subito non solo non facendolo gustare, ma pulendo con un profumatissimo fazzolettino "igienizzante" la mano impertinente e temeraria che aveva tentato di coglierlo. Senza contare l'immancabile "amante della natura" che guarderebbe con malcelata irritazione un oltraggio alla natura di un pericoloso cucciolo di uomo.
Mangiare fiori non è mai stata la mia passione, ma non capisco come possa venire appetito di fronte a molte cose che vedo proposte in molti supermercati. E' che ci siamo disabituati a quasi tutti i gusti ed ora mandiamo giù a caso le cose più incredibili.
Quando mio figlio era piccolo lo portavo in giardino e gli facevo toccare e annusare tutti i fiori e si divertiva moltissimo: il tatto morbido della vellutata rosa, le foglie rugose di vite, le tenere margherite e la profumata camomilla che crescevano nel prato davanti a casa, passare la mano nel rosmarino e sentirne il profumo, masticare una foglia di menta o di melissa...
Chissà forse oggi ci manca un po' questo "contatto" vero con la natura (e non parlo di foresta primaria, ma di un giardino all'estrema periferia di Milano.