venerdì 31 dicembre 2010

Termino l'anno con le ultime foto di oggi della mia valle





Quiete di silenzi
di sole invernale che riscalda il cuore
di passo scricchiolante sulle foglie secche
di cinguettio nascosto del re degli uccelli, scricciolo inarrestabile
di attesa, fiduciosa, del mutare delle stagioni.

Rappresentanza politica e realtà

Il Segretario FIOM Maurizio Landini ha dichiarato sul fatto che numerosi esponenti del PD (Fassino, Chiamparino, D'Alema) hanno detto di essere favorevoli all'accordo con la FIAT: «È legittimo che ognuno esprima il suo pensiero. Ma sarebbe utile che la politica prima di parlare di certe situazioni provasse a fare lo sforzo di mettersi nel punto di vista di chi deve lavorare, a mettersi nei panni di chi sta nelle catene di montaggio in certe condizioni, senza diritti e sotto ricatto per 1.300 euro al mese».

Il Presidente del PD Massimo D'Alema risponde a Landini dicendo "Anche Landini non lavora alla catena di montaggio".

Pensierino. Ecco è questo il problema della sinistra: ha perso il punto di vista dei lavoratori e chi parla è un ceto politico lontano dalla realtà che una volta reppresentava.

martedì 28 dicembre 2010

Il bianco secondo Gesualdo Bufalino

Bellissimo e innocente colore, il bianco, ma nella sua purezza quanti spaventi s'annidano. "Obscur comme un lys", scrisse una volta un poeta e voleva alludere a quel tanto d'indecisione e d'enigma che, a differenza dei rimanenti colori, privilegia il bianco e lo carica delle più opposte virtualità, facendolo apparire a un tempo emblema della più esangue assenza e dell'assoluto totale. Un colore pericoloso, dunque, dove alternativamente trionfano il chiuso nulla e l'infinitamente aperto infinito; un colore che non per caso, sposandosi al nero, genera i morbidi o secchi incantesimi del film muto e dei vetusti dagherrotipi. Un colore cui gli stessi pittori non osano accostarsi che con rispetto e tremore, tanto esso appare immacolato e quasi sdegnoso a paragone degli altri — blu di Prussia, gialli Vermeer, rossi di squilla - nei quali più crudamente trapela un'infezione di vita. Si pensi ai Pierrots di Watteau, ai muri di Utrillo, alle sinfonie "en blanc majeur" di Wisthler... Quindi al bianco calcinato e luttuoso di cui si vestono gl'intonaci delle case di campagna sotto il sole del Sud nella controra di luglio...
Ebbene, tutto questo, e altro ancora, è il bianco d'una salina.
(Tratto da Altre pagine siciliane, OPERE/2, Classici Bompiani, 2007)

 Jean-Antoine Watteau: Gilles (Pierrot)

Maurice Utrillo, Place du Tertre

James Abbott McNeill Whistler, Sinfonia in bianco, Contessa Cecilia 

P.S. Ci vorrebbe la maestria fotografica di Maurizio per catturare il biancore delle saline tra Trapani e Marsala (con i loro mulini a vento) e quella di Janas per quelle sarde di Capo d'Orso a Palau.

domenica 26 dicembre 2010

E' sparita la poesia di Alda Merini insieme al post...

Il folletto dispettoso del web ha colpito ancora: il post su Alda Merini è sparito con la sua poesia. Spero che qualcuno l'abbia copiata e messo in qualche "cassetto" del proprio cuore, molto più sicuro di una silicea cartella di computer...
Il folletto dispettoso, poi, è fuggito e si è visto un lontano bagliore al tramonto dietro le montagne dove s'è nascosto... Ma non potrà rimanere rintanato in eterno.


sabato 25 dicembre 2010

Natale ?



(Grazie a "Il soprammobile" ecco riappare la poesia di Alda Merini, che metto qui, che mi sembra il posto più indicato...)

PER NATALE

(…) Manco anche a me stessa, vivo un
periodo di transizione, mi rifugio nel
futuro e oltrepasso il presente per
continuare a camminare.
Parlami di te, ti penso anche nella
lontananza e oltre gli abissi degli eventi.
Ti auguro momenti sereni e buoni, un Natale
al di fuori delle apparenze, una festa del
cuore e dell'anima.
Un bacio sui tuoi pensieri più belli (…).

Alda Merini 

sabato 18 dicembre 2010

Cavolo, nevita !

Cavolo, nevica !

Niente da appendere?

Può gelare una (amorosa) rosa?

Natale tra le stelle

venerdì 10 dicembre 2010

Girovagando

Al riparo dal vento

Qualcuno ha dei dubbi che questa sia il Fiume Azzurro?

Frutti di stagione

Caimani e cigni

domenica 5 dicembre 2010

Piove su L'Aquila

MACERIE DI PIOGGIA

Acqua esonda dentro sofferenze acute
Ferite mai chiuse
Macerie di terra, fango e pioggia
Mai abbandonate.

Pioggia bagna volti prosciugati dall'amarezza
Con dignità dipinta sui loro sguardi
E polvere tra le dita.

Terra sfatta, crollata
Bagnata fradicia
Ma soprattutto schiacciata da bugie ed inettitudine.

Una faccia alza lo sguardo verso il cielo

Beve lacrime di pioggia e rabbia.

DANIELE VERZETTI, ROCKPOETA

sabato 4 dicembre 2010

Foto di giornata

Ultimi lavori dei campi: si raccoglie l'erba


Carpiö (stato dell'acqua tra liquido e solido)

Che ci fa una meridiana nel bosco? Contadino ossessionato dal tempo o segna l'ora serena trascorsa qui?


giovedì 2 dicembre 2010

El tacer nocer non po...


Una scritta campeggiava su un palazzo nobiliare della zona (Palazzo Camòom di Dairago) e gli storici locali si sono affrettati a dare delle spiegazioni facendo risalire il misterioso motto ad una canzone popolare mantovana del '400, adottato poi come motto di famiglia da Vincenzo Gonzaga duca di Mantova dal 1587 al 1612. Davvero poche assonanze avevano un sperduto palazzo di un paesino della plaga milanese e la splendida Corte di Mantova. E' certo che il Duca di Mantova, uno degli uomini più rappresentativi e importanti del Rinascimento e con una brutta fama solo come amatore (ci vollero ben tre prove per dimostrare che la "verga ducale" fosse in grado di deflorare la promessa sposa Eleonora de' Medici), era ben lontano dalle triviali abitudini di Giò. Francesco Casati abitante del Palazzo Camòon (a cui, tra l'altro, la verga funzionava benissimo).
Quest'ultimo infatti "governava" il paese a suon di violenze con i suoi bravi, angariando contadini, stuprando donzelle e  tenendosi "publicissimamente" come concubina una quattordicenne [nulla di nuovo sotto il sole !]. Il prepotente non si era fatto nemmeno scrupolo ad andarsi a riprendere la fanciulla rifugiatasi nella casa del parroco per un improvviso ravvedimento.  Nemmeno la visita di Carlo Borromeo calmò i bollenti spiriti di questo sanguigno personaggio che anzi continuò ad intimidire il Curato che persisteva a voler salvare la fanciulla.

Tutta questa premessa "storica" però interessa fino ad un certo punto. 
Quel che più mi importava era il famoso motto.
Mi colpisce la (voluta) ambiguità di questo pensiero che non chiude alla possibilità di cambiare radicalmente idea in un attimo e poi cambiarla ancora.
Mi pare di una grande attualità e non per giustificare i Voltagabbana, 
ma per ribadire la libertà di essersi sbagliati.