domenica 20 febbraio 2011

Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006


da Acqua rotta

Cambio le belle lenzuola di bianco
tiro per bene, nessun increspo né piega
nessun millimetro pendente fuori dalla
armonica stesura del bene. Qui dorme
lei, qui lui. Si vede non so da cosa.
Qui lei e lui si scambiano segni evoluti
della specie, accostano forma a forma
mettono tutti i respiri in un posto, insieme,
setacciano il mondo nella camera buia
e l'ultimo che s'addormenta sente l'altro
andare lontano, nel suo respiro di lottatore
che ha mollato la presa.

Pensierino. Mi sono fermato di fronte a quel "si scambiano segni evoluti della specie" e mi sono chiesto che cosa potessero essere questi "segni". Non sono parole, questo è certo. Dunque il linguaggio di questi segni è il corpo. Ma il linguaggio del corpo è un codice che può essere ambiguo ed approssimativo come tutti i linguaggi. Questo fatto, contrariamente a quanto si possa semplicemente pensare, è la sua bellezza e la sua forza. Posso immaginare che qualcuno ambisca alla perfezione ed univocità del linguaggio binario dello "0" e dell' "1". Ma quale perdita sarebbe di sfumature, di inganni, di ambiguità, di fraintendimenti e di grandi , sublimi, comprensioni.   

4 commenti:

  1. Questo libro l'ho letto, mangiato, toccato, respirato, sognato, annotato, dormito.

    Concordo: il linguaggio del corpo non è un abecedario, giammai un libretto di istruzioni.
    E' setacciare il mondo con quella forza di lottatore. E' ricerca dell'altro.

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  2. x Shadow. Grazie per il tuo "consiglio di lettura" lasciato qualche settimana fa , ho assaporato anch'io questo delizioso libretto di poesia. Leggo ormai solo i libri di cui sento parlare con passione da qualcuno. Grazie ancora -:)

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  3. il testo che hai proposto ( l'ho apprezzato tanto ) gioca sul contrasto, l'ambivalenza. ( due-uno; lotta-riposo), La sintesi è nel tuo "pensierino" ( lo eleverei di grado, stavolta più che mai ! ). Buona giornata, Guglielmo!
    Giacinta

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  4. mi manca questo libro! Anche secondo me l'imperfezione è tutta umana: ed è un bene, perché il linguaggio del corpo si nutre di non detto, alluso, equivocato...Interessante pensiero. Intenso brano.

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