sabato 5 febbraio 2011

Prima di fare Adamo (un mio omaggio a Roma)


Dio disse: « Mò che ho fatto Cielo e Tera,
domani attacco Luce e Firmamento,
mercoledì fò er mare, doppo invento
farfalle e fiori pe' la Primavera.

Pe' giovedì fò er Sole, verso sera
fò li Pianeti, er Fòco, l'Acqua, er Vento,
così se venerdì nun vado lento,
faccio sabbato ingrese e bònasera! »

Finì defatti er sabbato abbonora.
« Mò » disse « vojo vede chi protesta
dicenno che er "Signore" nun lavora...

Ho sfacchinato quarant'ore... basta!
Domani ch'è domenica fò festa...
e prima de fa' Adamo fò la Pasta! »
Aldo Fabrizi


Ormai me reggo su 'na cianca sola.
- diceva un Grillo - Quella che me manca
m'arimase attaccata a la cappiola.
Quanno m'accorsi d'esse priggioniero
col laccio ar piede, in mano a un regazzino,
nun c'ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne... ma la stilla
de sangue che sortì da la ferita
brillò ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
ogni goccia de sangue ch'è servita
pe' scrive la parola Libbertà!-
Trilussa
Si me ce so' trovata, sor Ghetano?
Quanno vennero giù stavo lì sotto.
Faceveno er trapeso americano:
quanno quello più basso e traccagnotto,

facenno er mulinello, piano piano,
se mésse sur trapeso a bocca sotto,
areggenno er compagno co' le mano.
Mentre stamio a guardà, tutt'in un botto 

se rompe er filo de la canoffiena,
punfe! cascorno giù come du' stracci.
Che scena, sor Ghetano mio, che scena!

Li portorno via morti, poveracci!
Sur sangue ce buttorno un po' de rena,
e poi vennero fòra li pajacci.
Cesare Pascarella


Pensierino nostalgico. Mio padre mi ha letto un solo libro quand'ero piccolino ed era il libro di poesia. L'aveva comprato chissà dove, ma è uno dei primi ricordi della mia infanzia. Era una edizione telata in azzurro con una rosa d'oro stampigliata sopra la copertina. Dentro, prima della contro-copertina, una sottile pagina di carta velina. L'ho ritrovato questo libro e lo custodisco ancora: è la raccolta di Tutte le poesie di Trilussa nella edizione Mondadori del 1951. Ha un bel nastro azzurro per estrarlo dalla custodia in cartone ed un nastro più sottile come segnalibro. Dentro la lista del vino da comprare chissà dove e nella tasca dell'ultima pagina una lettera in copia anastatica di Trilussa a Mondadori con due poesie.
Mio padre è nato a Roma per caso: suo padre lavorava alle Poste regie e gli era capitato di essere trasferito da Torino a Roma dove passò dodici anni della sua vita e dove nacquero tutti e tre i suoi figlioli. Mio padre mi ha sempre parlato con nostalgia di quegli anni all'Acqua Acetosa dove andava a giocare a pallone e mangiare fichi rubati sulle piante dei giardini. L'ultima volta che sono stato a Roma ho chiesto ad un taxista "ma l'Acqua Acetosa da che parte sta?". Mi ha guardato malissimo poi mi ha spiegato che lì di giorno è pieno di sportivi, ma di sera ci vanno solo i travestiti...
Comunque quando mio padre mi leggeva le poesie di Trilussa rideva ed io con lui.

2 commenti:

Laura ha detto...

Bello il tuo pensiero nostalgico...

amatamari© ha detto...

Grazie per questi tuoi ricordi, per il respiro del tempo che si allieta in quella risata.