giovedì 29 settembre 2011

Ciò che pei labirinti del cuore di notte va errando...




An den mond

Di nuovo inondi la cara valle
silente di luminosa bruma,
e questa volta sciogli alfine
tutta l'anima mia
sopra i miei campi diffondi
il tuo sguardo mitigante,
tenero come l'occhio dell'amica
di fronte alla mia sorte


quello che sai così mutevole
questo cuore in fiamme,
voi lo tenete come uno spettro
relegato al fiume,
quando nella squallida notte
d'inverno si gonfia di morte,
o nel fulgore della vita a primavera
scorre sopra le gemme.

Beato chi senza alcun odio
si segrega dal mondo,
tiene al petto un essere amico
insieme con lui godendo
di quello che gli uomini ignorano
o forse disprezzano,
e che pei labirinti del cuore
di notte va errando.


Füllest wieder's liebe Tal
Still mit Nebelglanz
Lösest endlich auch einmal
Meine Seele ganz
Breitest über main Gefild
Lindernd deinen Blick
Wie der Liebsten Auge, mild
Über main Geschick
Das du so beweglich kennst
Deines Herz im Brand
Haltet ihr wie ein gespenst
An den Fluß gebannt
Wenn in öder Winternacht
Er von Tode schwillt
Und bei Frühlingsebens Pracht
An den Knospen quillt.
Selig wer sich vor der Welt
Ohne Haß verschließt
Einen Mann am Busen hält
Und mit dem genießt,
Was den Menschen unbewußt
Oder wohl veracht
Durch das Labyrinth der Brust
Waldelt in der Nacht.

Johann Wolfgang Goethe
1777

martedì 27 settembre 2011

Dov'è finito Icaro ?


Bruegel ci offre questa lettura della tragedia di Icaro. Lo sfortunato volo è già concluso in acqua e si scorge solo una gamba dello sventurato. Ma nel contesto del quadro non è che un trascurabile dettaglio. C'è in primo piano il contadino che ara con il suo animale da tiro. C'è il pastore con il suo gregge. C'è un veliero alla fonda che cerca di prendere il largo con la sua gonfia vela ed un altro che attende in rada. C'è persino, se guardiamo bene sulla destra in basso, un pescatore che ha buttato la sua lenza e attende fiducioso la sua preda. Di Icaro e della sua tragedia che si è ormai consumata non se ne accorge nessuno, se non per quella leggera increspatura del mare e quello sbuffo di spuma.

venerdì 23 settembre 2011

E' fuggita l'estate di Arsenij Tarkovskij

E' fuggita l'estate, più nulla rimane.
Si sta bene al sole,
eppure questo non basta.
Una foglia dalle cinque punte
mi si è posata su una mano,
eppure questo non basta.
Né il bene né il male sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso,
eppure questo non basta.
La vita mi prendeva sotto l'ala,
mi proteggeva, mi salvava: ero davvero fortunato,
eppure questo non basta.
Non sono bruciate le foglie, non si sono spezzati i rami,
il giorno è terso come il cristallo,
eppure questo non basta.

lunedì 19 settembre 2011

I cattolici e l'Unità d'Italia

"L'identità degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costituì in verità la base più solida della conquista dell'unità politica". Questo è il passaggio chiave della Lettera agli italiani di Papa Benedetto XVI per il 150^ anniversario dell'Unità d'Italia.


Qualcuno si è leggermente inquietato (per usare un eufemismo) di fronte ad una simile affermazione tanto contraria alla verità storica. Naturalmente non cercate questa persona tra i politici italiani che sono tra i più codini di fronte al Vaticano. Ma anche tra gli intellettuali, che sono (senza usare eufemismi) delle puttane, non troverete nessun coraggioso. La domanda da porre a chi sostiene una simile idea sarebbe semplice : "Ma come. Il Vaticano ha mantenuto in divieto di votare per i cattolici (non-expedit) dal 1868 al 1919 e si è affrettato a stipulare nel 1929 i Patti Lateranensi per risolvere la "questione romana" (praticamente fondando lo Stato della Città del Vaticano) e ci venite a raccontare le favole ?"


Massimo Teodori è tra i pochi che ha alzato il ditino ed ha detto una cosa molto chiara: L'Unità d'Italia è una conquista laica. [ Massimo Teodori, Risorgimento laico, ed. Rubbettino o si può leggere un suo intervento sull'argomento nelle pagine letterarie del Sole 24 Ore di Domenica 11 Settembre 2011].

giovedì 15 settembre 2011

L'Italia l'è malada, ma non cè nessun dottore

Devo dire che i romanzi d'avventura non mi hanno mai interessato. Tanto meno quelli "marinareschi". Eppure, non so per quali strane coincidenze ed influssi incrociati, mi sono imbattuto in questo libro di Conrad, La linea d'ombra. Parlo di "influssi" perché praticamente leggo solo libri che mi consiglia qualcuno o di cui sento parlare con calore e affetto. La migliore pubblicità, per quanto riguarda la lettura, è quella dei lettori appassionati che trasmettono il loro entusiasmo.

Certo c'è più di un motivo per amare questo libro e sicuramente la sua metafora (la nave ferma sul mare che aspetta solo un refolo di vento per potere raggiungere il mare aperto) è molto vicino alla nostra realtà. Una vecchia canzone socialista diceva "L'Italia l'è malada...", ma non c'è nessun "dutur" a guarirla. E così la nave del Capitano Conrad rimane ferma nella bonaccia e l'equipaggio si ammala sempre più.

Dopo il tramonto salii di nuovo sul ponte, dove trovai solo un vuoto immobile. Non si riusciva più a distinguere la crosta sottile e informe della costa. La tenebra era sorta tutt'intorno alla nave come una misteriosa emanazione delle acque mute e solitarie. Mi appoggiai al parapetto e porsi l'orecchio alle ombre della notte. Non un suono. La mia nave era come un pianeta lanciato vertiginosamente sull'orbita disegnata in uno spazio di infinito silenzio. Mi afferrai alla battagliola come se il senso dell'equilibrio mi stesse completamente abbandonando. Che assurdità. 
J. Conrad, Linea d'ombra, Garzanti p.73

lunedì 12 settembre 2011

Muri di parole

Sempre ho pensato che il nemico fosse altro da me. Mi sbagliavo. Non è una novità (che mi sbagli, intendo), ormai. Tutte le volte ci casco.
Ma, mentre per il "nemico altro da me" so come difendermi, da quello "in me" sono disarmato, non so che fare, mi sento tradito, indifeso, sconfitto in partenza.

E la stessa cosa è capitata con un ragazzo che conosco, pochi giorni fa, quando mi ha parlato. Avevo nella testa che fosse " forte, adulto, maturo". Mi confida di essere fragile, insicuro, timoroso di tutto, in particolare del futuro. Penso, allora, che qualcosa non ha funzionato nella mia generazione se oggi i frutti sono questi. Ma è una pretesa la mia: non abbiamo cambiato il mondo e forse il mondo, alla fine, ha cambiato noi. I cambiamenti sono sempre lunghi e il nostro era un granello nell'ingranaggio. Non potevamo pretendere di più.
Ma ora che rimane di quel granello? Come faccio a spiegargli che , forse, il cambiamento non lo vedrà anche lui, che anche la sua disperazione sarà un granello?

sabato 10 settembre 2011

Il Vallone d'Otro, la più bella passeggiata in solitaria dell'estate.

Salendo nello stretto Vallone
C'è qualcosa che vola sempre più in alto

Uno sguardo del paese verso la valle






martedì 6 settembre 2011

Profumo di donna e non solo...

Entro nella stanza del BeB di Alagna ed un profumo mi assale. La memoria va a mia zia F. , in casa sua c'era questo profumo che non so descrivere, ma che è emerso dalla memoria, nitido, come se avessi di fronte la persona che conoscevo. Forse è fragranza di lavanda, forse potpuorri, ma nelle case di montagna potrebbe essere anche mela cotogna. All'Unione alagnese, dove la sera mi rifugio per mangiare qualche piatto tipico, sulla finestra ci sono vasi di vetro pieni di mele bitorzolute di montagna (bruttissime a vedersi ma profumate), rami di larice odorosi, limoni e rose appassite per "profumare" l'ambiente in modo naturale. Meglio di quei diabolici apparecchi che sembrano andare per la maggiore nelle case che spruzzano essenze artificiali comandati da un temporizzatore dai nomi "inqualificabili" tipo snif, frizzi, puzzastop...
L'odore appartiene a quella parte "antica" del cervello che ci ricollega al nostro passato animale e che è molto sviluppato in me (evitare battute!), non solo per ragioni direi professionali (non ve l'ho mai detto, ma sono un "chimico"). Mi piacciono gli odori ed i profumi ed in genere li "riconosco".
Ecco come ricordo mia zia F..  

Oggi sciopero della CGIL

domenica 4 settembre 2011

Il (perfido) pescatore e la trotella



TRADUZIONE ITALIANA 
In un chiaro ruscelletto,
guizzava lieta e svelta
la trota capricciosa,
veloce come una freccia.
Io stavo sulla riva
e osservavo in dolce calma
il bagno del bel pesciolino
nel limpido ruscelletto.

Un pescatore con la lenza
si mise sulla sponda
e guardò, a sangue freddo,
dove andava il pesciolino.
Fin che l'acqua chiara,
pensavo, non verrà meno,
non potrà catturare la trota
col suo amo.

Ma infine al disonesto
l'attesa sembrò lunga. Rese
il ruscello torbido, il perfido,
e prima che me ne accorgessi,
fece scattare la sua lenza,
il pesciolino si agitava, preso,
ed io col sangue sconvolto
guardai la vittima ingannata.


(traduzione di Amelia Maria Imbarrato)

sabato 3 settembre 2011

I dieci punti della Marcia Perugia-Assisi. Un appello per la pace e la fratellanza dei popoli

1. Garantire a tutti il diritto al cibo e all’acqua
E’ intollerabile che ancora oggi più di un miliardo di persone sia privato del cibo e dell’acqua necessaria per sopravvivere mentre abbiamo tutte le risorse per evitarlo. Ed è ancora più intollerabile che queste atroci sofferenze siano aumentate dalla speculazione finanziaria sul cibo, dall’accaparramento delle terre fertili, dalla devastazione dell’agricoltura e dalla privatizzazione dell’acqua.

2. Promuovere un lavoro dignitoso per tutti
Un miliardo e duecento milioni di persone lavorano in condizioni di sfruttamento. Altri 250 milioni non hanno un lavoro. 200 milioni devono emigrare per cercarne uno. Oltre 12 milioni sono vittime della criminalità e sono costrette a lavorare in condizioni disumane. 158 milioni di bambine e di bambini sono costretti a lavorare. Occorre ridare dignità al lavoro e ai lavoratori, giovani e anziani, di tutto il mondo.

3. Investire sui giovani, sull’educazione e la cultura
Un paese che non investe, non valorizza e non dà spazio ai giovani è un paese senza futuro. La lotta alla disoccupazione giovanile deve diventare una priorità nazionale. Investire sulla scuola, sull’università, sulla ricerca e sulla cultura vuol dire investire sulla crescita sociale, politica ed economica del proprio paese.

4. Disarmare la finanza e costruire un’economia di giustizia
La finanza, priva di ogni controllo internazionale, sta mettendo in crisi l'Europa politica e provoca un drammatico aumento della povertà. Bisogna togliere alla finanza il potere che ha acquisito e ripristinare il primato della politica sulla finanza. Occorre tassare le transazioni finanziarie, lottare contro la corruzione e l’evasione fiscale e ridistribuire la ricchezza per ridurre le disuguaglianze sociali.

5. Ripudiare la guerra, tagliare le spese militari
La guerra è sempre un’inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l’industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.

6. Difendere i beni comuni e il pianeta.
Se non impariamo a difendere e gestire correttamente i beni comuni globali di cui disponiamo, beni come l’aria, l’acqua, l’energia e la terra, non ci sarà né pace né sicurezza per nessuno. Nessuno si deve più appropriare di questi beni che devono essere tutelati e condivisi con tutti. Urgono istituzioni, politiche nazionali e internazionali democratiche capaci di operare in tal senso. Occorre ridurre la dipendenza dai fossili, introdurre nuove tecnologie verdi e nuovi stili di vita non più basati sull’individualismo, la mercificazione e il consumismo.

7. Promuovere il diritto a un’informazione libera e pluralista
Un'informazione obiettiva, completa, imparziale, plurale che mette al centro la vita delle persone e dei popoli è condizione indispensabile per la libertà e la democrazia. Sollecita la partecipazione alla vita e alle scelte della collettività; favorisce la comprensione dei fenomeni più complessi che attraversano il nostro tempo, promuovere il dialogo e il confronto, costruisce ponti fra le civiltà, avvicina culture diverse, diffonde e consolida la cultura della pace e dei diritti umani.

8. Fare dell’Onu la casa comune dell’umanità.
Tutti nelle Nazioni Unite, le Nazioni Unite per tutti. Se vogliamo costruire un argine al disordine internazionale, i governi devono accettare di democratizzare e rafforzare le Nazioni Unite mettendo in comune le risorse e le conoscenze per fronteggiare le grandi emergenze sociali e ambientali mondiali.

9. Investire sulla società civile e sullo sviluppo della democrazia partecipativa
Senza una società civile attiva e responsabile e lo sviluppo della cooperazione tra la società civile e le istituzioni a tutti i livelli non sarà possibile risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo. Rafforzare la società civile responsabile e promuovere la democrazia partecipativa è uno dei modi più concreti per superare la crisi della politica, della democrazia e delle istituzioni.

10. Costruire società aperte e inclusive.
Il futuro non è nella chiusura in comunità sempre più piccole, isolate e intolleranti che perseguono ciecamente i propri interessi ma nell’apertura all’incontro con gli altri e nella costruzione di relazioni improntate ai principi dell’uguaglianza e alla promozione del bene comune. Praticare il rispetto e il dialogo tra le fedi e le culture arricchisce e accresce la coesione delle nostre comunità. I rifugiati e i migranti sono persone e come tali devono vedere riconosciuti e rispettati i diritti fondamentali.

Queste priorità devono essere portate avanti da ogni persona, a livello locale, nazionale e globale, in Europa come nel Mediterraneo.

Per realizzarle abbiamo innanzitutto bisogno di agire insieme con una strategia comune e la consapevolezza di avere un obiettivo comune.

Per realizzarle abbiamo bisogno di dare all’Italia un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e di investire con grande determinazione sulla costruzione di un’Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e nonviolenta e di una Comunità del Mediterraneo che, raccogliendo la straordinaria domanda di libertà e di giustizia della primavera araba, trasformi finalmente quest’area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti.

Assisi, 25 settembre 2011

venerdì 2 settembre 2011

Capitan de Catin (ultimo). Gli insetti di Sardegna studiati da un milanese

Il nome di Giuseppe Cedrati (detto Genè) certamente è sconosciuto ai più. Si tratta di uno studioso nato nel 1800 in un piccolo paese della provincia vicino al mio (Turbigo). Il padre faceva il Fattore  nella nobile casa degli Erba-Odescalchi e ebbe la fortuna di essere avviato agli studi. A 16 anni si trasferì per gli studi a Pavia e lì fu colto, oltre che da una grave malattia, dall'amore per la storia naturale ed in particolare per gli insetti. Laureatosi a 21 anni, si ritirò per i successivi sei nella casa paterna ad approfondire i suoi studi e a 26 anni fu chiamato come assistente alla cattedra di Storia Naturale nell'Università di Pavia e, successivamente nel 1830, a dirigere il Museo di Torino.
Che c'entra Giuseppe Cedrati con la Sardegna? Carlo Alberto gli diede l'incarico di fare studi sulla fauna e sulla flora di Sardegna e Cedrati con l'aiuto di Alberto Lamarmora (fratello del generale) fece alcune "campagne". Suo è uno studio sul Falco della regina (Eleonora) e l'individuazione di ben 56 specie nuove di insetti.
L'opera più "famosa" di Giuseppe Cedrati è Pregiudizi popolari sugli animali e c'è uno scritto del nostro anche sui pesci del Ticino con tanto di voci dialettali.

Ora Carlo Alberto era un sovrano alquanto autoritario, certo non amava quelli che andavano dicendo che la monarchia doveva essere abbattuta (e come si può dargli torto) e per questo aveva condannato a morte vari personaggi tra cui Giuseppe Mazzini, ma questo fatto che finanzi una "spedizione" naturalistica per studiare fauna e flora della Sardegna me lo rende simpatico...
Fate un (azzardato) confronto con la nostra classe dirigente d'oggi: pensate che possano fare una sola cosa che non sia per tornaconto personale?

E questa è l'ultima "coincidenza" trovata tra due terre lontane e tanto diverse...

PS Chi fosse curioso, può trovare il libro di Giuseppe Cedrati citato su Google Books