sabato 31 dicembre 2011

Per finire in bellezza il 2011 alcune foto e qualche pensierino

Fresco zucchero a velo sulle foglie accarezzate dal sole tenero d'inverno  

Cuscino soffice e vellutato per folletti birbanti

Il Ticino e il Monte Rosa sono di questo mondo e riscattano con la loro bellezza
qualsiasi bruttezza  

mercoledì 28 dicembre 2011

Il Pio Monte della Misericordia di Napoli

Nella parte più antica di Napoli, in una vecchia strada trafficatissima e stretta tra due coltri di case, in Via dei Tribunali, 253 si può visitare una delle istituzioni più importanti di Napoli. Dal sito si può leggere come nasce questa leggenda. Oltre che occuparsi della salute più poveri (l'Ospedale degli incurabili e quello di Casamicciola a Ischia), si occupa anche di carcerati utilizzando solo personale laico (sia donne che uomini (e nel '600 le confraternite erano solo maschili). 
Potete oggi trovare qualcosa di simile in questa Italia disgraziata? Forse solo negli ambulatori di Emergency a Palermo e Bari e qualche oscuro prete nelle stazioni di Milano (Fratel Ettore) e Genova (Don Gallo).
Come nasce l’Istituzione? Sette giovani napoletani, appartenenti ad importanti famiglie nobili, si radunarono nel 1601 allo scopo di praticare le opere di carità; l’Istituzione, in principio, raccoglieva fondi da destinare a beneficio degli infermi ricoverati nell’Ospedale degli Incurabili. I fondatori, Astorgio Agnese, Giovan Battista d’Alessandro, Giovanni Andrea Gambacorta, Girolamo Lagnì, Giovan Battista Manso, Giovan Vincenzo Piscicelli e Cesare Sersale, decisero che a turno si nominava un Mensario, che aveva il compito di raccogliere fondi per la beneficenza, nell’arco di un mese.
Nel 1603 si compilarono le Regole del Monte (Capitolazione), approvate l’anno successivo con assenso del Re Filippo III e riconosciute dal Papa Paolo V nel 1605.
Dopo aver costruito la loro Chiesa e palazzo, fu fondato un Ospedale, ancora oggi esistente ad Ischia in località Casamicciola, ed un Oratorio alle carceri della Vicaria.
Fatto del tutto eccezionale per un’aggregazione di laici, anche le donne furono ammesse come benefattrici nel 1611.
L’Istituzione, a differenza di molte associazioni nate in quei tempi che soccombono o si trasformano, riesce a sopravvivere ad eruzioni, pestilenze, rivoluzioni e cambiamenti politici, arrivando in piena autonomia gestionale fino ad oggi.
Nel corso degli anni il Pio Monte della Misericordia ha accumulato, per donazioni e lasciti vari, un patrimonio (anche) artistico enorme: oltre ad un Caravaggio (Opere di misericordia) , si può ammirare un dipinto di Battistello Caracciolo (Liberazione di San Pietro) e altri quadri di Francesco de Mura, Ribera, Giordano ecc

Dal palco riservato al Mensario ed al Consiglio
davanti all'altare con il quadro di Caravaggio (mia foto)


Il mascherone "scacciademoni" davanti alla porta di ingresso
delle sale del Consiglio (Mia foto)


La piazzetta vista dalla pinacoteca (Mia foto)

martedì 27 dicembre 2011

Notizia: bruciato il Rifugio Guglielmina di Alagna

Il 22 dicembre è andato a fuoco uno dei rifugi simbolo della Valsesia, situato a 2880 metri sul Col d’Olen ad Alagna: il Rifugio Guglielmina. Le fiamme sono partite la mattina presto e intorno alle 10 arrivavano già al tetto alimentate da un fortissimo vento. Per fortuna le 9 persone presenti nel Rifugio si sono messe in salvo.

Ci sono stato ad agosto 2011 al Rifugio, in una bella passeggiata con mio figlio, ed abbiamo pranzato lì a base di taglieri di formaggi e salumi e polenta cuncia innaffiate da un ottimo vino dei colli novaresi. L'atmosfera è di quelle che non si dimenticano: accogliente e calda in questa costruzione storica (è stato costruito dalla omonima famiglia nel 1878) posta davanti al Col d'Olen sul massiccio del Monte Rosa. Poi è stata una occasione speciale: il ritrovarsi a parlare "tra uomini" delle nostre cose.

Per chi volesse saperne di più, cliccare qui.

lunedì 26 dicembre 2011

Bada, Narciso, caschi nel fiume


NARCISO

Ragazzo,
bada, caschi nel fiume!

Nel fondo c'è una rosa
e nella rosa un altro fiume.

Guarda quell'uccello! Guarda
quell'uccello giallo!

Mi sono caduti gli occhi
dentro l'acqua.

Dio mio!
Cadi! Ragazzo!

... e nella rosa ero io stesso.

Quando perí nell'acqua,
compresi. Però non spiego.

Federico Garcia Lorca


Pensierino (per spiegare). La conoscenza viene dopo l'esperienza.

giovedì 22 dicembre 2011

(1200^ post) Ho finito un libro dopo otto anni

Ho finito di leggere oggi un libro che ho iniziato nel 2003, otto anni fa, quando una persona cara me l'ha regalato. Eppure è un testo smilzo, in tutto 51 pagine. "Sarà impegnativo intellettualmente" penserete voi. Per niente, non direi proprio. E' un libro scritto molto piano (nel senso di scrittura scorrevole) e si legge con facilità, senza intoppi. Le note al testo sono pochissime e servono a tradurre le citazioni, in genere, di poesie e quindi non distolgono fastidiosamente dalla lettura. Eppure...
E' vero il libro l'ho abbandonato tante volte: forse mi aveva indispettito questa sua semplicità e la sua filosofia mi era sembrata troppo pragmatica. Eppure ogni tanto lo andavo a ripescare sotto la pila di libri che giacciono sul comodino o sul piccolo tavolino vicino allo scrittoio dove tengo le cose da leggere. Riemergeva e scompariva a fasi alterne come fosse un grande ciclo naturale. E già questo era un fatto straordinario: molti libri, sotto quella pila informe, spariscono e non riemergono più, dimenticati.
La ripresa del libro a distanza di tempo non comportava la perdita del filo del discorso e questo è sicuramente un punto a favore di questo scrittore o meglio si potrebbe pensare che non essendo un romanzo e non avendo una trama, un intreccio da raccontare e portare a conclusione, la ripresa era semplice. Poi naturalmente c'era sempre la possibilità di uscire da qualche incagliamento del testo saltando una pagina, non ditemi che non l'avete mai fatto anche voi. Quindi forse non ho letto neppure tutte le 51 pagine...
Un libro che parla del camminare è già di per sé un libro strano. Che bisogno c'è di parlare del camminare, si deve semplicemente fare e non leggere per trovare una qualche giustificazione a questa attività dell'uomo così naturale e benefica per il fisico e per la mente. Forse questo è uno di quei motivi che mi avevano fatto smettere di leggere il libro, un po' indispettito. Ma si sa gli americani sono fatti così: ti danno il libretto delle istruzioni anche quando compri un martello. Certo posso capirli per il martello: ci sono tanti che utilizzano il martello per scopi assolutamente impropri e, forse, questa precauzione (di fornirle le istruzioni) è necessaria. Ma il camminare che c'entra ? Questa attività è cosa naturale che una volta imparata non si scorda più, al limite nelle estreme età dell'uomo non riuscirai a farlo ancora o più, ma avrai sempre in mente come farlo. Ecco si questo era un buon motivo per mollare quel libro: l'ovvietà è noiosa.
Ma poi perché riprenderlo? Alla fine l'ho capito, ma molto tardi, all'ultima pagina, quando l'ho finito : lo leggevo per la dedica in fondo, scritta a penna, di sole tre parole.   

mercoledì 21 dicembre 2011

Stagione teatrale 2011 (prima parte)

Il teatro rimane la mia passione. Passione che da buon provinciale non ho mai potuto coltivare. Inutile dire che la RAI TV è assente (colpevolmente) da anni su questo fronte trasmettendo rare repliche ad ore impensabili della notte. Delle TV private non mi occupo: puro ciarpame !
Da due anni seguo lo "storico" teatro dell'Elfo di Milano e questa è la prima parte del cartellone 2011 più qualche incursione al teatro Aut off.

22/10/11 Teatro Out off. Mitigare il buio, testo e regia di Francesca Sangalli con Paola Campaner, Serena Di Gregorio, Stefania Ugomari Di Blas. La protagonista, "Babba di minchia", racconta tre anni della loro vita insieme visti attraverso il filtro della nuova eroina giovane: un'eroina diluita, leggera, da fumare, tirare e infine da iniettarsi in vena. Una non vita proiettata, sognata e immaginata come una favola macabra a tinte pastello. Ambientato a Milano nel 2010.
Paola Campaner, Serena Di Gregorio, Stefania Ugomari Di Blas

28/10/11 Elfo. Racconto d'inverno di William Shakespeare con Ferdinando Bruni, Cristina Crippa e Elena Russo Arman. Gelosie, equivoci, tremende vendette, sentimenti a lungo sopiti, questi gli ingredienti di una commedia a lieto fine, ma che lascia l'amaro in bocca.
Ferdinando Bruni, Cristina Crippa e Elena Russo Arman

5/11/11 Elfo. The History boys di Alan Bennett con Elio de Capitani e Ida Marinelli. Pirotecnico testo che racconta la storia della preparazione di alcuni studenti in un oscuro college di periferia che ambiscono ad entrare nella più blasonate scuole del Regno Unito. Il Preside, che bada ai risultati, affianca agli insegnanti della scuola, un nuovo professore che dovrebbe dare una sferzata di novità agli allievi.


11/11/11 Elfo.  Iancu. Un paese vuol dire di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno con Fabrizio Saccomanno. Una domenica dell’agosto 1976 in un paese del Salento il piccolo Fabrizio si prepara alla recita scolastica e nel frattempo dipinge, con pennellate variopinte, gli abitanti del paese, con tic, manie e soprannomi. Quando, la piccola comunità è scossa da un evento: un famoso bandito scappato dal carcere di Lecce è stato visto nelle campagne del paese. Tutti si mettono sulle sue tracce, anche le chenge (le gang) dei bambini.  
Fabrizio Saccomanno

19/11/11 Elfo. Senza confini - Ebrei e Zingari di Moni Ovadia. Grandi musicisti in scena che percorrono sonorità strabilianti. Devo dire deludente Moni Ovadia, forse perché lo ricordavo nel Folk Internazionale negli anni '70: una fantastica band che aveva un repertorio di musiche dell'est europeo. Indegnamente posso dire di avere suonato nello stesso concerto per due volte: una al Teatro Uomo e l'altra allo stadio di Ancona (si parla di preistoria 1975 o giù di lì).
Moni Ovadia

4/12/11 Freddo di Iars Norén con Angelo Di Genio, Michele Di Giacomo, Alessandro Lussiana, Federico Manfredi.
Diretto in origine da Lars Noren, in Svezia, è l'adattamento di un episodio realmente accaduto, in cui tre neo-nazisti uccidono a calci e pugni un ragazzo coreano adottato da genitori svedesi. E' abberrante constatare quanti elementi in comune abbia con l'episodio accaduto a Verona (il primo maggio 2008 cinque nazi skin hanno ucciso a forza di botte Nicola Tommasoli). Al tempo lo spettacolo destò i propositi di molte persone per iniziative analoghe per la lotta contro il razzismo, ma poi il silenzio...



lunedì 19 dicembre 2011

Girovagando per strada (Napoli esiste ? Terza parte)

Girare a piedi per Napoli è la cosa migliore, anche se non manca la metropolitana e un buon servizio di pullman (il biglietto UNICO giornaliero costa 3.20 € per tutti i mezzi, comprese le funicolari).
Scopri che Napoli è come New York. Cosa ti capita quando svolti dietro a Manhattan ? Ti trovi direttamente nel Bronx senza rendertene conto. Quando sulla centralissima Via Toledo ti allontani dalla Galleria Umberto I, dal San Carlo, dal Castel Nuovo e da Piazza Plebiscito e ti muovi verso Piazza Carità e svolti in un qualsiasi stradina sulla sinistra, ti trovi direttamente nei Quartieri spagnoli: le sfavillanti vetrine del centro si perdono in pochi metri nei tetri vicoli sovrastati da panni stesi a tutte le ore del giorno e della notte.
Quartieri spagnoli

Al n. 182 della stessa via trovi il Palazzo Zevallos con dentro (se non sei sfortunato come me) gli estremi autoritratti di Caravaggio (Davide con la testa di Golia e il Martirio di sant'Orsola), ma poco oltre, scendendo a destra per la Via Benedetto Croce, entri prima nella Piazza del Gesù, passi davanti al Monastero di Santa Chiara e poi ti tuffi di nuovo nel centro storico percorrendo la Via San Biagio dei librai che incrocia Via Duomo (San Gennaro) e prosegue con la Via Vicaria Vecchia che ti porta fin quasi dentro il Corso Umberto I ed alla Piazza Garibaldi.

Piazza del Gesù
[Per inciso è imbarazzante dover ammettere che la Galleria Umberto I è meglio tenuta della Galleria di Milano. Ma non è l'unico esempio: la Stazione Centrale di Napoli è curata e pulita al pari di tutte le fermate delle linee metropolitane, delle stazioni delle funicolari e dei mezzi pubblici ed ad un livello molto superiore a quello della capitale meneghina.]

Certo è che quando ci si infila nella Via San Biagio dei librai nelle ore di punta, non si deve soffrire di antropofobia e, vi assicuro, che percorrere queste vie è una esperienza divertente e rilassante a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Ballo in Piazza San Bartolomeo



sabato 17 dicembre 2011

A Napoli il maglioncino non va di moda...

Questo e altri manifesti dello stesso tono sono appesi ovunque a Forcella, nei Quartieri Spagnoli, a Chiaiano e Fuorigrotta ecc. Il signore col maglioncino non è molto amato e ci si stupisce (ma non più di tanto) che a sinistra trovi tanti convinti estimatori. Ma "la sinistra" è una categoria superata per chi sta smantellando tutte le conquiste sociali , dei diritti e salariali dei lavoratori e per molti che pensano di essere moderni perché guardano alla "sinistra" si Blair o semplicemente ai democratici americani come un modello.

Non ci rimane che magnarce o padrone
Pomigliano d'arco è diventato l'esempio su cui costruire le "nuove relazioni sindacali" di Sergio Marchionne e sappiamo questo eufemismo che cosa vuol dire. Si sa che questi manager moderni usano un linguaggio da Bocconi o da Harward.
Ieri una interessante conferenza nella mia profonda provincia milanese sulla presentazione di un libro fatto da 4 operai di Pomigliano su come si è arrivati all'accordo in FIAT.



AA.VV., Pomigliano non si piega
Ed. A.C. Editoriale, febbraio 2011
pp. 205, Euro 8,00

Il referendum del 22 giugno 2010 sull’accordo imposto da Marchionne ai lavoratori FIAT di Pomigliano ha segnato una pagina fondamentale della storia delle lotte operaie in Italia: la prima di un nuovo capitolo, che ha trovato nel referendum di Mirafiori dello scorso gennaio la sua immediata continuazione. Malgrado la propaganda incessante FIAT (fuori e dentro la fabbrica), le minacce, i reparti confino per i sindacalisti ecc ecc più del 40% degli operai ha detto no all'accordo.

Su questi “accordi” si è letto e sentito di tutto e di più: televisioni e carta stampata si sono sostanzialmente divise tra chi sosteneva la tesi del “sacrificio duro ma necessario” e chi invece appoggiava in pieno il progetto Marchionne, accusando in sostanza gli operai fannulloni di Pomigliano e Mirafiori di essere i colpevoli della crisi economica. Tra tante voci, per lo più provenienti da giornalisti e politici che non hanno messo piede in fabbrica neppure un giorno in vita loro, nessuno o quasi si è premurato di chiedere direttamente agli operai della FIAT come gli accordi avrebbero cambiato, materialmente, le loro condizioni di lavoro e di vita.


mercoledì 14 dicembre 2011

Concerto musicale speranza, Processione d'ammore. (Napoli esiste ? Seconda parte)



Concerto sentito nella Chiesa sconsacrata di San Francesco delle monache (di fianco al Munastero Santa Chiara) il 7/12/2011.

Un momento del concerto di Pino Ciccarelli e la sua banda
Non è sorprendente ascoltare musica a Napoli. Si ascolta ovunque ed in qualsiasi momento della giornata. Sorprendente trovare artisti come Pino Ciccarelli che riescono a mettere insieme una band ed una banda ricavandone un mix perfetto tra tradizione ed innovazione. Non solo: le scuole di banda (e Pino è innanzitutto un didatta) sono una grande realtà a Napoli e rappresentano una alternativa alla deriva di tanti giovani dovuta alla cronica mancanza di lavoro che facilita il diffondersi della camorra. 




lunedì 12 dicembre 2011

Napoli esiste ? (Prima parte)

Ho iniziato da qualche anno questo mio giro per l'Italia attraverso le città più importanti e dopo Torino, Milano, Palermo, Roma e Cagliari, è arrivata la volta di Napoli. Ecco il mio racconto di viaggio.

Non credete a nulla di quello che vi hanno raccontato di Napoli. Napoli è un'altra cosa.

Il panorama. Dove vedere Napoli dall'alto se non da Castel Sant'Elmo? E qui la prima sorpresa: il Vesuvio non esiste. E' uno scherzo dei napoletani, un foto-montaggio per collezionisti di cartoline. In quattro giorni mai si è visto questo fantomatico vulcano. I napoletani hanno il senso dell'humour : intorno a questa montagna che non c'è ci hanno costruito anche una ferrovia (la Circunvesuviana); come dire che intorno ad un sogno si possa viaggiare tranquillamente in treno godendosi il paesaggio. Mi pare un'idea fantastica !
A dir la verità, su questa montagna che non c'è, molti hanno costruito solide case di pietra ed il Piano casa del governo Berlusconi ha aperto la strada nel 2010 a nuove speculazioni edilizie. Dal 2003 si era cercato di mettere un freno alle costruzioni su questo vulcano perfettamente attivo, ma si sa che in Italia le ragioni dei costruttori valgono più di ogni buon senso. E poi, dai, costruire su un vulcano che non c'è è proprio un abuso?
Da Castel Sant'Elmo si vede la Certosa di San Martino e questa era una méta obbligata del mio viaggio.
     
La Certosa di San Martino vista da Castel Sant'Elmo

Stato di servizio di Giuseppe Aimone nato il 10 Maggio 1914 a Roma e residente a Torino. 
Soldato della leva 1914 del Distretto di Torino. Lasciato in congedo illimitato il 10 Ottobre 1934. Ammesso quale Aspirante Allievo Ufficiale il 1 Giugno 1936 e nominato A.U.C. il 1 Settembre 1936. Giunto al 91 Reggimento Fanteria per prestarvi il servizio di prima nomina il 25 Aprile 1937. Ha prestato giuramento di fedeltà in Rivoli il 24 Maggio 1937.
Partito per la Sicilia perché destinato al 116 Reggimento Fanteria imbarcandosi a Napoli il 3 Ottobre 1937.
Sbarcato a Derna il 5 Ottobre 1937. Partito per l'Italia per l'invio in congedo imbarcatosi a Derna il 2 Gennaio 1938 e sbarcato a Siracusa il 5 Gennaio 1938.
Richiamato alle armi per mobilitazione generale presso il 91 Reggimento Fanteria e giunto il 20 Dicembre 1940. Partito per la Tunisia con il 91 Reggimento Fanteria ed imbarcato a Sciacca il 25 Dicembre 1942.
Prigioniero di guerra nel fatto d'arme di Laghouat il 12 Maggio 1943. E' internato nel campo di concentramento di Saida.
Rientrato dalla prigionia imbarcandosi ad Orano il 25 Novembre 1945. Tale sbarcato a Napoli il 1 Dicembre 1945. Presentatosi al Centro alloggio S. Martino di Napoli il 1 Dicembre 1945. Congedato il 24 Dicembre 1945.
 
Il suono cupo e prolungato della sirena annunciava l'arrivo nel porto. Si era svegliato da un sonno profondo senza sogni: da quando era partito da Sciacca tre anni prima alla volta della Tunisia, non aveva più sognato, le notti del deserto erano state così terse da cancellare anche quell'innocuo rifugio. Nella testa di Giuseppe l'Africa era passata come una di quelle folate di sabbia delle notti del Sahara: prima l'impercettibile fruscio degli sterpi, poi arrivava il vento caldo, poi la sabbia più fine, sempre più fitta fino a farti mancare il respiro e all'improvviso calava il vento lasciandosi dietro un silenzio di piombo. Ed ora, quasi istintivamente, aveva guardato nel sacco militare i quattro stracci gualciti che odoravano del campo di prigionia e si era chiesto:"Perché me li sono portati dietro?". Poi, finalmente, si era scosso di dosso il torpore umido della notte ed aveva trovato la voglia di affacciarsi al ponte. La banchina del molo si avvicinava. Napoli 1 Dicembre 1945.
Lo infastidiva la gente sulla banchina, quell'entusiasmo gli sembrava spropositato: l'agitarsi di fazzoletti, il via vai di mezzi da carico e di jeep delle ronde americane, venditori di ogni genere di povera mercanzia che gridavano l'uno contro l'altro prima ancora che all'indirizzo dei passanti... Tornava dopo due anni e mezzo di prigionia con uno dei primi contingenti rilasciati. Nelle orecchie ancora aveva i comandi cui erano abituati dai secondini algerini: con loro non c'era da parlare, pascolavano i prigionieri come avrebbero fatto con le loro capre. Non c'era neanche la speranza di una fuga: da una parte il deserto dall'altra il mare, inutile pensarci... Chi ci aveva provato, contro ogni buonsenso, era finito con la bocca nella sabbia. Chi si era fatta una ragione si era rassegnato a tirare avanti con sette saracche e sette fave a settimana. In bocca Giuseppe ogni tanto sentiva ancora il gusto rancido dell'olio di palma.
Non aveva tentato nemmeno di aggiustarsi addosso la divisa lacera da ufficiale ed era sceso di malavoglia sulla banchina nella folla rumorosa.
Quello stato d'animo era una premonizione: l'orrore non era finito, uno strascico di morte si aggirava nei Quartieri, nei vicoli di Forcella e di Toledo fin su al colle Sant'Elmo. 
Un tuffo al cuore quando si era visto arrivare un soldato inglese con la divisa di un colore indefinito, ma con il segno malamente rattoppato di una pallottola sul petto: avevano recuperato tutto il ricuperabile a Halamein, anche le divise dei morti. E quella pallottola poteva essere uscita dal suo moschetto.
Si era fatto strada fino al Centro San Martino, un vecchio convento diroccato già prima dei bombardamenti e trasformato ora in dormitorio per i reduci laceri che attendevano le tradotte per il nord. Nelle camerate, puzzolenti di fumo e varechina, si era buttato vinto da una grande fatica sulla branda e per la prima volta aveva sognato. 
(tratto da Traversagnetta)
José de Ribera detto lo Spagnoletto per la sua bassa statura (Xàtiva, 17 febbraio 1591 – Napoli, 2 settembre 1652)
San Sebastiano (1651) 



venerdì 9 dicembre 2011

In principio era il Verbo poi leggere divenne un vizio



Caravaggio, San Gerolamo
In principio fu il Verbo, dicono. La parola correva docile dal labbro all’orecchio senza tramiti e sensalie. ll
parlante - prete, sibilla, aedo, fool, favoleggiatore - s’imponeva all’uditorio con l’esuberanza dei suoni e dei gesti, con l’odore carnale della presenza. Dovunque il rito si celebrasse, in una radura o in una spelonca, durante una veglia di pastori erranti o attorno a un fuoco di bivacco guerriero, sempre fra l’uno e i molti, fra la voce e l’attenzione, si stringeva urfamicizia ch’era anche una connivenza e faceva le veci della felicita.
Vennero poi la Scrittura e la Lettura, speculari sorelle. Forse fu un male: la volta che, sotto forma di mela, fu introdotto nell’Eden l’abbecedario, una garanzia d’innocenza s’interruppe, la parola fu imprigionata in un segno l’esorcismo in presa diretta cessb. Quella notte Shahrazad fu decapitata...
Da allora il banditore non passò più fragoroso per le vie del villaggio, ma si ridusse a nascondere le sue notizie dietro la maschera d’un frontespizio. Fra le due solitudini - dell’autore che rumina e incide con stilo, penna d’oca, macchina da scrivere, nel segreto della sua stanza; e del san Girolamo lettore, curvo sulla polvere degli incunaboli, mentre alle sue ciabatte si strofina un vecchio leone - fra questi due silenzi una festa nefasta cominciò a celebrarsi, un velenoso ludibrio dell’immaginario.

Vogliamo dirla tutta? Nell’istante in cui l’appassionato di novità smise di ascoltarle in cordiale assernblea e si segregò a dilettarsene privatamente nel cerchio avaro di una lucerna, in quell’istante egli si condannò a patire le stesse equivoche estasi di chi ama non una donna di carne ma un pensiero di donna nella sua mente.
A questo punto leggere divenne un vizio.

Gesualdo Bufalino, da Cere perse, Leggere, vizio punito


mercoledì 7 dicembre 2011

Le ragioni dello scrivere


La finestra é aperta sull’orto, la lampada fa chiaro da sinistra, come consigliano gli oculisti. E sul foglio immacolato la penna va su e giil facile, senza rimorsi; il polso che la incalza, la mente che la governa, paiono alacri, ben disposti. Quand’ecco nel silenzio della mezzanotte una domanda rintocca di colpo nelle orecchie, un’interrogazione povera e febbrile: “Perché?”.
Perché si scrive, mi chiedo. Perché ci si affanna a tessere sogni e raggiri, si da corpo a fantocci e fantasmi, si fabbricano babilonie di carta, s’inventano esistenze vicarie, universi paralleli e bugiardi, rnentre fuori così plausibile piove la luce della luna nell’erba, e i nostri moti naturali, le più immediate insurrezioni dei nostri sensi c’invitano al gioco affettuosamente, divinamente semplice della vita. La vita ch’è innamoramento impulsivo di se stessi, o abbandono alle quattro dorate, virginee, felici stagioni.
Scrivere, insinua la voce, non significa solo adulare i minuti con la cosmesi dell'imrnaginario, ma nutrirli dei nostri escreti mentali, addobbarli viziosamente delle nostre maschere nere. Rappresenta dunque in qualche modo una colpa: forse macchiarsi le mani d’inchiostro é come macchiarsele un poco di sangue, uno scrittore non é mai innocente.
...

Gesualdo Bufalino, da Cere perse, Capitoli I - La parola ansiosa, Le ragioni dello scrivere


Pensierino. Bufalino ci accompagna nelle tante ragioni dello scrivere che sono altrettanto nobili quanto infami. Forse tutti noi abbiamo avuto diverse e contraddittorie ragione per scrivere. C'è un faro in questa oscurità, le parole di Eduardo de Filippo "Ho sempre detto la verità al pubblico".

P.S. E con questo mi assento per qualche giorno. Mi attende un viaggio. Au revoir.

PPSS Ultima puntata della trilogia il 7/12. Assente, posto lo stesso (è malattia grave !).

sabato 3 dicembre 2011

Firme per il silenzio (inizio trilogia di testi tratti da Cere perse di Gesualdo Bufalino)



Abbazia delle tre fontane (Roma)
Scrittori della penisola, confréres (non so come chiamarvi, sono nuovo del sodalizio), e se provassirno per
un poco, un anno, sei mesi, a tacere? Un silenzio totale, soffice, color del miele... Senza più né un romanzo, né un saggio, né un elzeviro, né una poesia, né un panfletto, un’intervista (né un post su un blog, ndr)...
Bensì, da un capo all’altro d’Italia, telefoni staccati, contratti disdetti, lettere inevase; strette di mano eluse, diti sul labbro, come in certe statue del Settecento lungo i viali d’un giardino granducale. E le giornate allora sarebbero improvvisamente vacanti, una panoplia di graziose e rosee domeniche, un grappolo di ore lietamente infeconde, da piluccare adagio, in pantofole, con la moglie o chi per lei, bricoleggiando con rnartello e chiodi o bruciando nella stufa, un sedicesimo dopo l’altro, i volumi omaggio accatastati sul pavimento...
Che ne dite? Se opzione zero ha da essere, perché non estenderla alle rotative? E allora su, facciamolo questo gesto: incappucciamo le stilografiche, disarmiamo Olivetti e Remington, dopo tanti corpo a corpo cruenti. E prendiamoci una stagione sabbatica, sperimentiamo per la prima volta nei secoli la Cassa Integrazione dell’Alfabeto.

da Gesualdo Bufalino, Cere perse, Firme per un silenzio


Pensierino. Si, il silenzio è soffice e color del miele...

P.S. Prossimo brano di Gesualdo Bufalino il 7/12

Accettando una sfida fotografica di Laura (blog Se Fotografando)

Sozzago, un palazzo nel centro del paese

venerdì 2 dicembre 2011

Acc, arrivo sempre un po' tardi, ma arrivo...


Il Corriere della Sera,in prima pagina, riferisce di un’email “con priorità alta” mandata dalla tv di Stato a conduttori e giornalisti di Radio 1:
“Il ministero [della Salute!!!!] ha ribadito che in nessun intervento deve essere nominato esplicitamente il profilattico; bisogna limitarsi al concetto generico di prevenzione nei rapporti sessuali…”
Da notare che Radio 1 aveva per l’appunto in programma (guarda caso) un lungo speciale sull’argomento. Sarebbe un po’ come vietare ai radiocronisti di “Tutto il calcio” di pronunciare la parola “palla”: ne saranno usciti pazzi, quei poveracci…



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dal blog Zioscriba