venerdì 11 maggio 2012

Cause perse : no al finanziamento pubblico dei partiti

Il testo base per la riforma dei finanziamenti ai partiti e dei controlli sui bilanci è stato presentato dai relatori Gianclaudio Bressa (Pd) e Peppino Calderisi (Pdl) in commissione Affari costituzionali, alla Camera. Sigla un accordo tra i partiti che sostengono il Governo Monti (Alfano, Bersani e Casini).

Il testo prevede una delega al governo, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, per la messa a punto di un testo unico delle leggi in materia di finanziamento di partiti e movimenti politici.

Si prevede che dei 91 milioni di euro annui di contributi pubblici ai partiti e ai movimenti politici, il 70%, pari a 63.700.000 euro, è corrisposto come rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e quale contributo per l'attività politica.

Per l'ultima tranche dei rimborsi ancora da erogare (arretrati) non viene cancellata ma resta, ridotta del 33%. 

In particolare il deputato Gianclaudio Bressa ha dichiarato:
 "Così togliamo finalmente la cappa ideologica che ai partiti non si può dare finanziamento pubblico. Per cancellarlo occorrerebbe abrogare l'articolo 49 della costituzione. Finché ci sarà l'articolo 49 il finanziamento pubblico è un diritto costituzionalmente condiviso"
A dir la verità nell'Art. 49 della Costituzione non c'è traccia del finanziamento ai partiti che è una "cappa ideologica" di Lor Signori, infatti recita:
Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Il referendum abrogativo del finanziamento pubblico ai partiti (introdotto dalla legge Piccoli n. 195 del 2 maggio 1974) è promosso dai Radicali Italiani nell'aprile 1993 ve ede il 90,3% dei voti espressi a favore dell'abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti. Per correttezza diciamo che quel voto del referendum è caduto nel bel mezzo di Tangentopoli, ma oggi non sembra molto diversa la situazione del finanziamento illegale dei partiti come è denunciato puntualmente dalla Corte dei Conti in ogni relazione annuale.

Conclusione e commento. E' uno scandalo il finanziamento pubblico dei partiti e i Cittadini si sono già espressi per la sua abrogazione. Gran parte dei mali dell'Italia sono dovuti alla invadenza di un ceto politico in tutta la società con forme di intermediazione burocratica, che si trasforma spesso in clientela e che grava su tutti i costi essenziali per una società moderna (nella sanità, nella scuola , nell'assistenza, nelle opere pubbliche, nelle più semplici pratiche burocratiche ecc ecc). 
Non è una pretesa quindi chiedere uno snellimento drastico della politica, dei suoi apparati, dei suoi funzionari, delle decine e migliaia di persone che vivono su questa intermediazione capillare, onerosa e inutile della società italiana. Sogno una politica di non-professionisti, con un ricambio forte di persone che se ne occupano e quindi (contrariamente a quello che avviene oggi) con una maggiore partecipazione di Cittadini non il restringimento ad un "ceto" privilegiato ed autoreferenziale.

Se volete mandare due paroline a questi deputati sulla loro proposta, ecco l'indirizzo:

bressa_g@camera.it

P.S. Interessante ed illuminante andare a leggere la biografia di questi due deputati che "poverini" sono solo gli emissari dell'ABC (Alfano, Bersani e Casini):

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