domenica 30 dicembre 2012

Nostalgia del sècco


Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006

Vi guardo ogni giorno.
Misuro i centimetri del secco. Ah!
La vostra chioma tutta chiusa in quella
preghiera d'un verde cupo. La vostra
pacifica punta che indica il cielo.
Un triste merletto la attacca, mangiucchia
il colore, intossica l'aroma leggero
con polveri dure. Vi ricaccia indietro.
Rallenta il tremore circolatorio delle linfe.
La vostra salute io chiedo
all'araldo appostato che mai non si vede
nel suo anonimato d'ascolto.
Che faccia passi nelle piú alte sfere
e vi salvi, creature spossate.

21 agosto 2003

Pensierino. Pucciati come siamo nell'umidità della Valle Padana, pensare al secco (noi diciamo sècco) è un'ancora di salvezza. Il secco della Gualtieri lo conosco bene, è lo stesso che c'è qui nelle afose giornate d'estate: il cielo si fa di argento, non si muove foglia, sembra che tutto sia sul punto di ingiallire dall'afa. Vabbè la Gualtieri ha scritto questa poesia vicino a Faenza, ma la pianura è la stessa anche se forse là si da più valore alla campagna mentre qui, nell'hinterland milanese, la campagna è una risorsa marginale, sempre minacciata da nuova cementificazione, relegata in un angolo accerchiato di spazzatura e cemento. 

2 commenti:

  1. ti lascio i miei auguri un po' in ritardo, solo perchè contavo di poterteli dare in un post con un meteo più favorevole ( ma evidentemente in Val Padana... ):))

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  2. ho comprato a caso senza polvere senza peso alcuni anni,
    a caso si fanno incontri belli in libreria

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