martedì 28 febbraio 2012

Fuoco su Napoli di Ruggero Cappuccio


Altro libro entrato per caso nella mia piccola biblioteca. Come al solito ho seguito il consiglio (entusiasta) di un lettore e (immancabilmente) ho fatto un bellissimo incontro. La lingua, l'intreccio della trama, le magnifiche divagazioni e lì, in primo piano, Napoli alla vigilia di un disastro annunciato e sempre in bilico tra le sue contraddizioni: schifosa/affascinante, ricca/miserabile, fantasiosa/scontata, sull'orlo del baratro che si è scavata sotto.
Ma ecco il campionario delle parole più comuni a Napoli (e forse non solo lì).

“Cazzo. Bordello. Caffe. Ho fatto uno studio. Veramente. E' una cosa seria. Sono le tre parole pià usate a Napoli. Che cazzo stai dicendo, addo cazzo vai, nun ce scassa ’o cazzo, ma che cazzo, ma chi cazzo se crede d’essere. E succiesso ’nu burdello, abbiamo fatto ’nu burdello, ma che é ’stu burdello, ma che e diventato ’nu burdello? Jammo a fa’ ’nu poco ’e burdello, facimmo succedere ’o burdello. Pigliate ’nu cafe, pigliammoce ’o café, volete un caffe, gradite un cffe, fessarie ’e cafe, e cosa ’e cafe. Con un certo distacco nella frequenza dell’uso seguono le palle, che non devono essere scassate, che si sono gonfiate, che quello le tiene e quell’altro no. Appresso alle palle troviamo il culo dove uno deve andare, il culo che ti hanno rotto e quello che ti devono rompere, il culo come mazzo, cioe fortuna, che c’é chi lo ha tenuto, chi ce l’ha e chi non ce l’avra' mai. Dopo poco c’e la bocca col vai a fare in bocca, te lo faccio uscire per bocca, te lo metto in bocca, non spostare con la bocca e tiene la bocca buona. Poi, riflettete sulla parola sfaccimma: per dire che uno e un uomo da niente si dice che é un uomo di sfaccimma. Per dire che un uomo é dotato di straordinaria intelligenza si dice che é uno sfaccimma. Stessa parola per concetti opposti. Il regno dell’ambiguita. Voi mi dovete dire come deve funzionare una città dove le parole d’ordine sono queste da secoli e secoli.”


Ruggero Cappuccio, Fuoco su Napoli, Feltrinelli, 2010


Pensierino. Questo è un blog Lega free , quindi se in qualche modo qualcuno leggesse questo articolo come un solita litania dei luoghi comuni contro i napoletani, si sbaglia di grosso. E' esattamente l'opposto: un omaggio alla estrema fantasia che deve essere esercitata dal popolo napoletano per vivere, semplicemente. 
Il titolo di questo libro ricorda la bellissima raccolta di racconti di Leonardo Sciascia intitolata Fuoco sul mare edita da Adelphi. Omaggio alla Sicilia e testimonianza su quel che accade in quella bellissima regione e che pare non interessare il resto del paese, quasi che lo statuto speciale di cui gode come Regione, la preservi dalle regole della comunità più ampia che è l'Italia.

sabato 25 febbraio 2012

lunedì 20 febbraio 2012

Il pescatore freddo fin dentro al cuore che si perde



Il pescatore

L’acqua muggiva, l’acqua cresceva,
un pescatore lì seduto era,
 controllava l’amo con calma,
freddo fin dentro al cuore.
E mentre siede e mentre ascolta,
 l'alta marea si divide;
e dall’acqua agitata affiora 
umida una femmina.
A lui rivolse il canto, a lui parlò:
Perché tu attiri con l’arguzia umana,
con umana furbizia la mia prole
su nel fuoco della morte?
Ah, se sapessi com’è piacevole
per il pesciolino stare sul fondo,
anche tu scenderesti, come sei,
e innanzitutto tu guariresti.
Non si ristorano l'amato sole
e la luna nel mare?
Non ci rivolgono i loro volti 
doppiamente belli dall’onda diffusi?
Non ti attira il cielo profondo,
l’umido trasfigurato azzurro?
E il tuo stesso volto non ti attira
qui nella rugiada eterna?
L’acqua muggiva, l’acqua cresceva,
 bagnava il suo piede nudo;
il cuore si gonfiava di nostalgia,
come al saluto dell’amata.
A lui rivolse il canto, a lui parlò;
ed egli  fu perduto,
un po’ lei lo tirò, un po’ lui scese,
e non lo si vide più.

(Johann Wolfgang von Goethe)

sabato 18 febbraio 2012

Italiani, brava gente ?



Al centro Rodolfo Graziani
Il 19 febbraio 1937, in seguito a un attentato alla vita del viceré d’Etiopia, maresciallo Rodolfo Graziani, alcune migliaia di iraliani, civili e militari, uscivano dalle loro case e dalle loro caserme e davano inizio alla piii furiosa e sanguinosa caccia al nero che il continente africano avesse mai visto.
Armati di randelli, di mazze, di spranghe di ferro, abbattevano chiunque - uomo, donna, vecchio o bambino - incontravano sul loro cammino nella citta-foresta di Addis Abeba. E poiché era stabilito che la strage durasse tre giorni, e l’uso dei randelli si era rivelato troppo faticoso, già dal secondo giorno si ricorreva a metodi più sbrigativi ed efficaci. Il più praticato era quello di cospargere una capanna di benzina e poi di incendiarla, con dentro tutti i suoi occupanti, con il lancio di una bomba a mano.
Nessuno ha mai stilato un bilancio preciso degli etiopici che sono stati uccisi dal 19 al 21 fehbraio 1937. Si va da un minimo di 1400 a un massimo di 30.000, a seconda delle fonti.
Le migliaia di italiani che hanno partecipato alla strage di tanti innocenti, che nulla avevano a che fare con l’attentato, non hanno mai pagato per i loro delitti. Non sono mai stati inquisiti. Non hanno fatto un solo giorno di prigione. Dopo l’estenuante mattanza, sono tornati alle loro case e alle loro caserme, come se nulla fosse accaduto. Chi aveva famiglia in città, ha continuato, senza problemi, senza sentimenti di colpa, a gestire i propri affari, ad accarezzare i figli, a fare all’amore, come se in quei tre giorni di sangue il suo forsennato impegno nell’uccidere fosse stata la cosa più naturale, più ammirevole.

da Angelo del Boca, Italiani, brava gente ?, Neri Pozzi Editore, Premessa

Pensierino (amaro). Il male è la cosa più naturale di questo mondo. E' il bene che è contro natura.

venerdì 17 febbraio 2012

La rosa ammalata


O Rose, thou art sick!
The invisible worm,
That flies in the night,
In the howling storm,
Has found out thy bed
Of crimson joy;
And his dark secret love
Does thy life destroy.

Rosa, tu sei malata,
quell'insetto invisibile
che la notte vola
nell'urlo della tempesta
ha scoperto il tuo letto
di gioia color porpora,
e il suo amore oscuro e segreto
la tua vita consuma e distrugge.

(William Blake, La rosa malata)


Pensierino. La Canestra di frutta di Caravaggio ha fatto discutere schiere di critici. La bellissima frutta veniva rappresentata non in una immagine irreale di eterna ed incontaminata bellezza, ma con i segni dell' "invisibile insetto" che la "vita consuma e distrugge". Nulla toglie alla bellezza, le dà solo un limite invalicabile.

Caravaggio, Canestra di fratta, Pinacoteca ambrosiana

mercoledì 15 febbraio 2012

La natura squisita


FONDAZIONE LE STELLINE, MILANO

FULVIO DI PIAZZA
MARCO MAZZONI
NICOLA VERLATO

LA NATURA SQUISITA
ai confini del pop 
fino al 22/2/2012

Nicola Verlato,  The new era is coming

Fulvio di Piazza

Marco Mazzoni, Malleus Maleficarum

Marco Mazzoni, Malleus Maleficarum
Gita a Milano. Mettendo insieme un impegno lavorativo e uno culturale, ecco la gita a Milano infrasettimanale. Prima un salto a Santa Maria delle Grazie ed al suo chiostro bramantesco e "scopro" questo Cristo "in manette" che sarà portato davanto a Pilato.

In una cappella laterale poi c'è anche una fantesca che fa la polenta e mi sembra uno scena che sdrammatizza l'aria sempre un po' austera delle chiese.

Lascio la chiesa schivando truppe di giapponesine tutte vestite uguali che hanno prenotato la visita al Cenacolo e mi dirigo alle Stelline dove c'è la mostra di cui sopra.

Poi una scappata alla chiesa di San Maurizio, vicino al Museo Archeologico, testimonianza unica del XV secolo.
Intorno al coro delle monache tanti paesaggi lombardi fanno un po' "evadere" dalla clausura le ragazze rinchiuse qui per secoli.

Una scappata da Feltrinelli per comprare La breve storia della musica di Massimo Mila perché ho scoperto che c'è un capitolo sul romanticismo che mi interessa per una piccola cosa che sto preparando sull'opera italiana.
E buon ultimo un salto in ufficio per regolare noiose questioni burocratiche e contrattuali (dovevo andare in pensione per diventare anch'io COCOCO.

lunedì 13 febbraio 2012

Eternit una sentenza storica




Il 6 aprile 2009 è iniziato presso il Tribunale di Torino il processo istituito da Raffaele Guariniello contro  Stephan Schmidheiny (ex presidente del consiglio di amministrazione dell'Eternit AG) ed il barone belga Jean Louis De Cartier de Marchienne. Sono ritenuti responsabili delle numerose morti per mesotelioma avvenute tra gli ex-dipendenti delle fabbriche Eternit a contatto con l'amianto.

Il 13 Febbraio 2012 il tribunale di Torino ha emesso una sentenza storica, condannando in primo grado De Cartier e Schmidheiny a 16 anni di reclusione e obbligandoli al risarcimento di 3000 parti civili. Il caso eternit è il primo al mondo in cui i vertici aziendali vengono condannati per disastro ambientale aggravato, costituendo un precedente importante che potrebbe dare il via a decine di processi in tutta Europa.

Qual'è l'accusa ? Fin dagli anni '60 si sapeva della tossicità dell'amianto, ma i vertici aziendali hanno nascosto i dati epidemiologici, continuando produzioni pericolose per la salute, senza informare i lavoratori dei rischi, omettendo precauzioni durante il lavoro, smaltendo i materiali pericolosi senza precauzioni per l'ambiente e lasciando (fino ad oggi) siti contaminati senza alcuna bonifica.

Oltre al risarcimento verso i parenti delle vittime, il tribunale ha deciso anche un risarcimento per i Comuni nei quali erano insediate le aziende Eternit e che dovranno procedere a pesanti interventi bonifica ambientale.

La somma più alta è stata riconosciuta finora al comune di Casale Monferrato, 25 milioni, a Regione Piemonte, 20 milioni, all'Inail, 15 milioni di euro. Da 60 a 30mila euro ai parenti delle vittime, 35mila agli ammalati di patologie connesse all'amianto, 100 mila euro a sindacati e associazioni (tra cui anche l'Associazione Italiana Esposti ad Amianto). Poco prima della sentenza uno degli imputati aveva proposto al Comune di Casale Monferrato un risarcimento pari a 18.300.000 € purché il Comune stesso uscisse dal processo. In un primo momento il Comune di Casale, retto da una giunta di centro-destra, aveva accettato la proposta e sono dopo uno confronto serratissimo con l'Associazione delle vittime e con il Governo ha ritirato la sua adesione l'8 febbraio. 

I morti accertati sono più di 2300 (1800 nella sola Casale) e purtroppo molte persone (50-60 all'anno a Casale Monferrato) continuano ad ammalarsi ogni anno perché il tempo di latenza del tumore è molto lungo (30-40 anni). E, attenzione, non parliamo solo di dipendenti dell'Eternit, ma di normali Cittadini che vivevano in Casale Monferrato o negli altri Comuni inquinati da questa micidiale polvere.

Ricordo personale. Frequentavo Casale alla fine degli anni '60 inizio anni '70. Ricordo i tetti delle case intorno all'Eternit ricoperti da uno strato di 3-4 cm di polvere bianca. Ricordo che dietro ed attaccata alla fabbrica vicino al Po c'era una rinomata piscina pubblica frequentatissima d'estate. Ricordo che lungo il Po c'era una spiaggia ricercata per la sua finissima sabbia bianca , lì venivano macinati e buttati residue di lavorazione dell'Eternit. Ricordo che dalla stazione della Città arrivavano camion scoperti carichi di amianto che arrivavano alla fabbrica passando per viali e piazze. Ricordo che tanti lavoratori e sindacalisti tacevano perché l'importante era il posto di lavoro e che , per fortuna, ce n'erano altri, additati come pazzi e disfattisti, che hanno continuato a lottare.

Manca il colore

Ci sono sapori che scatenano ricordi. Mi è capitato oggi: aprire un pacchetto di taralli al finocchio e cominciare ad assaggiarne qualcuno, berci sopra due dita di Martini dry con una spruzzata di limone e qualche goccia di vino bianco ed ecco fatto. Pensieri ed immagini, volti, situazioni, tutto immerso in una tenerezza, in morbide atmosfere, in foto leggermente sfocate ai bordi. Ma mi accorgo che manca solo il colore. Cosa vorrà dire?



mercoledì 8 febbraio 2012

"Rosa dalla paura all'America". Nora Picetti al Caffè Letterario di Lecce


Per gli amici leccesi, segnalo questo spettacolo di e con Nora Picetti, l'attrice milanese con la quale collaboro per la realizzazione di altri spettacoli.


Presso Caffè letterario Via Guglielmo Paladini, 46, Lecce

Dal 08/02/2012 Al 08/02/2012
ORARIO: 21:30

LECCE - Da un paesino di contadini e filande dell'Altomilanese alle miniere del Missouri fino alla multietnica Chicago d’inizio Novecento.

Un'autobiografia orale pubblicata dall'Università del Minnesota e divenuta un classico della letteratura statunitense sull’immigrazione e sul movimento femminile. Una rara testimonianza sulla vita quotidiana nella Lombardia post-unitaria sui grandi flussi migratori e sul ruolo delle donne nei processi di integrazione.

Un emozionante percorso di crescita personale, che attraverso l'incontro tra culture e la narrazione autobiografica conduce non alla ricchezza, ma alla liberazione da ogni paura. Nora Picetti, nata e cresciuta negli stessi luoghi di Rosa, 120 anni più tardi, la rievoca bambina, filatrice, innamorata, madre, migrante e narratrice.

Con una sedia e due cappelli dà corpo ai trenta personaggi principali della sua vita, per un “monologo a più voci” intessuto di musica, canti e danze popolari.

Info: cell. 3403599743  info@caffeletterario.org

Potrebbe interessarti: http://www.lecceprima.it/eventi/teatro/rosa-dalla-paura-all-america-nora-picetti-al-caffe-letterario.html
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Le altre date della tournée di Nora Picetti in Puglia:


9 febbraio ore 22.00 - Il Covo Birreria - Centro Storico LESINA
via Principe di Piemonte 48 - cell. 3484496973 primiano1976@live.it

10 febbraio ore 22.00 - Sottosuono - ANDRIA
via Ettore Carafa 12 - cell. 3293923501 pakicivita@libero.it

11 febbraio ore 20.30 - Ass. Cul. Malalingua - MOLFETTA
vicolo I Catacombe- cell. 3474663244 pmanto@libero.it
12 febbraio ore 20.00 - Taverna del Maltese - BARI
via Nicolai 67- cell. 3200244007 tavernadelmaltese@hotmail.it

13 febbraio ore 22.00 - Piazza Castello - SAN SEVERO
Piazza N. Tondi 33 - tel. 0882600481 piazzacastello2007@libero.it

La notte è fonda (14/6/1916), Fernando Pessoa



Notte al Ponte del Ticino di Turbigo

La notte è fonda
il cielo è azzurro.
Chi mi manca?

O vento del sud
inonda di calma
il mio corpo fino all’anima.

Mi aspetta qualcuno,
o vento furtivo?
Non so. Volto schivo,
chiudo gli occhi. Vieni!


Pensierino. Voglio vedere quel cielo azzurro nella notte fonda e farmi inondare di calma tutto il corpo. Lo so : mi aspetta un vento furtivo. "Vieni, non farmi aspettare a lungo, sono impaziente!"

lunedì 6 febbraio 2012

Momenti di invidia

Invidioso dei "momenti di neve" di Laura, ne propongo due anch'io...


Foto scattate dal mio studio verso il cortile in una nevosa sera di Febbraio 2012.
Indicazioni tecniche: cavalletto Manfrotto a tre gambe, senza flash, Nikon d3000, obiettivo Nikor 55/200   

sabato 4 febbraio 2012

Luoghi della spiritualità ?

Chiesa serba-ortodossa di S. Spiridione o degli Schiavoni a Trieste
(Questa foto e quelle di San Martino sono mie)
I luoghi della spiritualità sono ben codificati: c'è un'atmosfera creata da tanti particolari che inducono alla contemplazione, al silenzio, all'ascolto estatico. Nelle chiese ortodosse, poi, il rito avviene in un altare separato, chiuso in un locale che ricorda la tomba di Cristo dove si manifestò la sua resurrezione. La parete che divide il locale dove stanno i fedeli è separato da quello del culto da una parete chiamata iconostasi sulla quale sono appese (appunto) icone dei santi.

E' un modo di intendere la spiritualità affascinante, ma lontano dalla mia sensibilità. Quella architettura che voleva indurre il fedele ad una specie di soggezione psicologica è per me tramontata. Ora l'idea che ho della spiritualità è un'altra. Un esempio potrebbe essere l'Abbazia di San Galgano vicino a Siena: monumento affascinante, privo della copertura, sconsacrato, in cui resistono solo le imponenti strutture portanti e le finestre che si aprono al cielo ed allo spazio aperto.


Ma San Galgano è luogo già di "turismo spirituale" e preferisco di gran lunga l'appartata Pieve abbandonata di San Martino vicino a Gattico (No).





giovedì 2 febbraio 2012

Artemisia Gentileschi ed alcuni suoi quadri

Non fosse altro che per quest'opera, vale la pena fare la coda per visitare la mostra su Artemisia Gentileschi al Palazzo Reale di Milano.

Giuditta e la sua ancella (proveniente da Palazzo Pitti, Firenze)
Commento. Le due donne hanno portato a termine la loro temeraria impresa: uccidere Oloferne generale di Nabucodonosor che vuole conquistare Israele. Si volgono indietro come per vedere se nel campo nemico qualcuno si è accorto dell'omicidio del comandante e ha dato l'allarme. Giuditta e la sua ancella portano nella cesta la prova della loro azione, un trofeo che esibiranno agli Anziani di Israele.
Giuditta è vedova e considerata pura e senza macchia:
Da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le vigilie dei sabati e i sabati, le vigilie dei noviluni e i noviluni, le feste e i giorni di gioia per Israele. Era bella d'aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre suo marito Manàsse le aveva lasciato oro e argento, schiavi e schiave, armenti e terreni ed essa era rimasta padrona di tutto. Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché temeva molto Dio. »   (Giuditta 8, 4-7 ) 
Eppure questa donna è capace di un feroce inganno: si presenta come traditrice del suo popolo a Oloferne e lo lusinga e circuisce, fino al tragico epilogo.
La "virtù" è vicinissima all' "abiezione", anzi possono coincidere nella stessa persona.

Danae, Saint Louis Art Museum, Saint Louis, Missouri

Uno dei quadro più sensuali della mostra. La metafora  potrebbe essere facilmente  applicata ai giorni nostri: Giove vuole conquistare Danae relegata dal padre Acrisio in una torre fortificata ed allora si trasforma in pioggia d'oro che cadendo dal cielo feconda Danae (pare che sia un autoritratto). Delizioso il particolare dell'ancella che, più prosaicamente, raccoglie con il grembiule l'oro che scende dal cielo.
Susanna e i vecchioni
La casta Susanna, sorpresa al bagno da due anziani signori che frequentavano la casa del marito, è sottoposta a ricatto sessuale: o acconsentirà di sottostare ai loro appetiti o i due diranno al marito di averla sorpresa con un giovane amante. Susanna accetta l'umiliazione di una ingiusta accusa; sarà Daniele a smascherare la menzogna dei due laidi anziani. La rappresentazione di Susanna sorpresa ignuda dai vecchioni ha apparentemente intenti moralistici, ma è spesso un pretesto per soddisfare la "pruderie" di committenti che si compiacciono di soggetti di nudo femminile. (Wikipedia)

mercoledì 1 febbraio 2012

O Capitano ! mio Capitano perché te ne sei andato ?

Comprare libri vecchi sulle bancherelle è sempre stata la mia passione, che ora non posso "esercitare" per motivi logistici (non abito più in città e nei paesi non si usa). Comunque, quando mi capita, vado a frugare nei mucchi di libri accatastati in qualche mercatino o in qualche bancherella che conosco (consigliate vivamente quelle davanti al Palazzo di Giustizia di Milano e quella in Piazzale Loreto).
Gli ultimi "ritrovamenti" in questi "pozzi sacri" della cultura sono stati Paesaggi lombardi dall'Olona al Ticino di Alex Visconti ( illustrato da acquarelli di Giannino Grossi) , Strenna  a beneficio dell'Istituto dei Rachitici di Milano 1932-1933 e una Commedia di Dante con discorso di Giuseppe Mazzini edito dall'Istituto Editoria Italiano senza data.
Ma non è di questi ritrovamenti che vi voglio parlare, ma di una di quelle coincidenze che mi fanno sempre pensare.
Giacinta ha scritto un suo bel post sul poeta W. Whitman e non azzardandomi a lanciar sperticati giudizi sulla sua poetica, mi sono semplicemente riproposto di andare a riscoprire la sua raccolta di poesie Foglie d'erba che tengo nella sezione poesia della mia piccola (ma agguerrita) biblioteca per la notte.
Con sorpresa ho constatato che il libro era frutto di una di quelle spedizioni su una bancherella probabilmente di Via Po a Torino (ce n'è una fila sotto i portici vicino a Piazza Castello che consiglio vivamente). La dedica era per un regalo del 4 agosto 1994 ad una tal Rita da Beppe e Monica. Il libro era abbinato, come regalo, ad una cassetta soul non meglio specificata ed avevano uno scopo ben preciso "essere molto utili durante le lunghe notti insonni". Poi c'era una indicazione di lettura precisa "leggi a pagina 423...ti ricorda qualcosa?"
Ora sulle notti insonni di Rita si può molto discettare: potrebbe essere un pensiero carino per un malato d'insonnia o, forse, un presente tenero per una mamma che veglia un neonato o, ancora, il malizioso invito ad una amante infaticabile...
Ma anche l'indicazione di lettura è abbastanza criptica: la poesia che si trova a pag.  423 è quella O Capitano ! mio Capitano dove si parla dell'arrivo in porto, dopo un aspro viaggio, di una nave il cui Capitano giace sul ponte caduto, freddo morto non si sa bene perché. Tutto è festa intorno alla nave: la gente che si sbraccia, salutando, sulla banchina del porto; le campane della chiesa che suonano a distesa; tutti attendono con ansia l'arrivo della nave da un viaggio pericoloso e lui , il Capitano, dopo quest'impresa, giace morto sul ponte della nave senza poter gustare quella festa.
Chissà a cosa si riferivano Beppe e Monica quando davano quella indicazione di lettura all'amica Rita ?
Aveva anche lei (Rita) un Capitano da aspettare ? L'attendeva invano ? O era morto (metaforicamente) per lei dopo un viaggio travagliassimo ?
Certo è che il libro di Whitman l'ho trovato su una bancarella e secondo l'inventario generale dei libri (suona bene, è?) è entrato nella mia libreria nel 2007 e ciò non depone bene sulla fine di quella storia tra Rita ed il suo Capitano. Se non sbaglia la mia conoscenza, un po' arrugginita, della psicologia femminile , questo è un sintomo di una persona che voleva voltare pagina e anche solo un libro che poteva ricordare lontanamente il "suo" (ex) Capitano dava fastidio nella libreria.
Naturalmente, un po' egoisticamente, non posso che ringraziare Beppe, Monica, Rita, il Capitano e Giacinta , naturalmente, per questa opportunità che mi hanno dato di rileggere Foglie d'erba di Walt Whitman