sabato 28 aprile 2012

28 aprile. Sa die de sa Sardigna

Sa die de sa Sardigna, (il Giorno della Sardegna in lingua sarda), è una festa istituita dal Consiglio Regionale il 14 settembre 1993 nominandola festa del popolo sardo. La festa vuole ricordare la sommossa del 28 aprile 1794 che costrinse alla fuga da Cagliari il viceré Balbiano, in seguito al rifiuto del governo torinese di soddisfare le richieste dell'allora Regno di Sardegna per riservare ai Sardi le cariche pubbliche, un Consiglio di Stato a Cagliari, vicino alla sede del Viceré e l'istituzione a Torino di un Ministero per gli affari della Sardegna.

martedì 24 aprile 2012

Deja-vu



La sensazione del “deja-vu” non si spiega in altro modo: tutta l’esistenza a venire ognuno di noi l’ha sognata da bambino ed è perciò che di fronte a ogni fatto vissuto qualcosa ci avverte oscuramente che l’abbiamo già conosciuto. Ogni nuova esperienza non fa che confermare questa o quella vecchia storia che il cervello, tanto tempo prima, ha raccontato a se stesso durante la notte. Deve essere cosi. Come potrebbe la mente, tomato il giorno, sopportare senza annientarsi lo spettacolo angosciante della realtà, se segretamente non ne conoscesse già ogni piega? L’interminabile ripetersi notturno dei sogni dell’infanzia era necessario alla sopravvivenza: come un’educazione lenta al nulla che inevitabilmente sarebbe venuto. O piuttosto: tutto è già accaduto. E la vita adulta non è che la stiracchiatura di un sogno infantile da tempo finito, il suo lento sbiadire inquieto nel mattino indifferente del tempo.
(Philippe Forest, Sarinagara, Alet edizioni, 2008)


Pensierino. Forest sfugge ad un brutto sogno: la morte prematura della figlia. Si rifugia in tre storie, lontanissime dalla sua cultura e dal suo paese (la Francia): scrive di Kobayashi Issa (il grande interprete dell'arte del haiku) , di Natsume Soseki (lo scrittore "inventore" del romanzo giapponese moderno) e di Yamahata Yosuke (il fotografo delle vittime di Nagasaki). Cosa cerca ? Il Nulla, semplicemente.  



Haiku di Issa


Calma, lumaca : 
            tu scàlalo, il Fuji, 
                      ma senza affrettarti.


[Katatsuburi
          soro-soro nobore
                    Fuji no Hoshi tsuki] 


sabato 21 aprile 2012

Un viaggio che dura da 122 anni...


Giuseppina Croci
Da qualche mese sto dietro ad una storia trovata per caso e che riguarda Giuseppina Croci nata a Castano Primo (Mi) nel 1863 e morta a Buscate (Mi) nel 1955. Nel 1890 Giuseppina è una ragazza della provincia milanese di anni ventisette prima di una sfilza di figli ed il padre , dopo aver sfiancato la moglie con nove gravidanze, prende moglie una seconda volta ed incomincia a farne altri. Inutile dire che Giuseppina, capita l'antifona e presa al volo l'occasione, parte da Genova, sola, su un bastimento a vela tedesco. È diretta a Shanghai dove andrà a lavorare in una filanda che il suo ex datore di lavoro ha trasferito in Cina. 
Nulla di strano che ci fossero già allora fiorenti rapporti commerciali ed industriali tra Italia e Cina, dopo pochi anni (e la rivolta dei Boxer nella quale l'Italia avrà un ruolo) si insedierà un'intera comunità italiana a Tientsint.
Durante i 37 giorni di viaggio Giuseppina scrive un diario che lascerà "in eredità" e dopo varie traversie la famiglia lo donerà all'Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano dove è tuttora custodito. L'Archivio nel 2003 ha premiato questa autobiografia e nel 2011 ha curato la pubblicazione integrale con una prefazione della nipote.
L’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano (fondato nel 1984) raccoglie memorie, epistolari e racconti di vita (più di 6.000 testimonianze), che aprono squarci interessanti sulla grande storia del nostro paese.
E' la storia raccontata da "personaggi non-illustri" come direbbe Pontiggia e che a me piace molto. 

Nave in attesa del passaggio nel Canale di Suez 1890
Ma facciamo un passo indietro. Questo diario io l'ho ricevuto in copia da un artigiano che fa l'elettricista e che ha frequentato in gioventù la Chinesa come la chiamavano in paese. Mi ha chiamato un giorno, con molta circospezione, e mi ha consegnato con mille raccomandazioni una busta gialla con la fotocopia del diario che lui ha custodito per tanti anni e che alla morte della signora Giuseppina ha riconsegnato alla famiglia. Insieme aveva anche alcune lettere autografe che testimoniavano la corrispondenza tra i proprietari italiani e la loro operaia Giuseppina che faceva evidentemente da "referente" nella lontana filanda cinese. Dentro ci sono anche due foto di Giuseppina. Nel suo garage l'elettricista mi ha poi mostrato uno dei due bauli utilizzati per il viaggio: un vecchio baule malconcio con le cerniere metalliche arrugginite.

Ma è solo l'inizio. Nella prefazione la nipote racconta che la nonna le raccontava delle fiabe forse imparate in China, ma sicuramente "contaminate" con altre della tradizione lombarda e la curiosità mi ha spinto a cercare fiabe tradizionali di Shanghai per scoprire connessioni. I motori di ricerca fanno miracoli ed infatti qui arriva la seconda coincidenza: trovo una Associazione Gianni Rodari di Shanghai. Mi stropiccio gli occhi e scopro che è un gruppo di italiani che vive a Shanghai e che per mantenere viva la lingua italiana ha deciso di fare una vera e propria scuola che una volta la settimana insegna lingua e tradizione italiana ai bambini emigrati con la famiglia.
Non posso far altro che inviare una mail all'Associazione e ricevo pure una risposta entusiasta.
Il viaggio, iniziato nel 1890, non è ancora finito...

giovedì 19 aprile 2012

Cose che capitano (solo) in Italia ovvero il finto mercato libero dell'energia

Pubblicità gratis
(anche se non la merita)
Telefona una gentile signorina che mi prospetta un risparmio sulla bolletta dell'energia elettrica. Il risparmio è consistente da 24 a 20 centesimi al Kw/h per la fascia diurna e da 15 a 5 per la fascia notturna. Facendo due conti (che la signorina del call center gentilmente fa al volo sulla calcolatrice) passerei da 90 a 50 euri a bolletta.
Chiedo chi sia il formidabile fornitore di questo servizio prezioso di questi tempi e la risposta è l'ENEL.
Trasecolo. Mi viene spontanea una affermazione:
-- Ma il mio gestore è l'ENEL ! 
-- Ma questo - si affretta a precisare la gentile signorina - è ENEL ENERGIA. 
-- Cambio gestore, dunque ? - chiedo preoccupato -
-- No, è sempre ENEL ! - è la risposta lapidaria che mi getta nella confusione.
Non faccio della filosofia con la gentile signorina del call center: loro hanno lì davanti un computer che gli dice cosa devono fare e dire. Loro eseguono e basta. 
Mi chiedo quindi tra me e me: ma l'ENEL mi ciulava prima o mi ciulerà, con sistemi misteriosi e complicatissimi, da qui in avanti ?

P.S. Se dovessi pensare alla multinazionale ENEL, ai guai che procura nell'America latina, a quelli che procura con la sua partecipazione ai programmi nucleari in giro per il mondo ecc ecc avrei voglia di tagliare i fili, altro che tagliare la bolletta... 

lunedì 16 aprile 2012

Un gallo in Portogallo


...DI COME FU CHE UN GALLO DIVENNE SIMBOLO DEL PORTOGALLO

San Giacomo sorregge 
l'innocente impiccato. Chiesa friulana.
(...) Narra un'antica leggenda ( risalente al XIII sec.) che , durante il tragitto portoghese per Santiago de Compostela, due pellegrini molto pii ( padre e figlio) si fermassero a pernottare in una locanda di Barcelos.
      Qui avvenne che la figlia dell'albergatore si innamorasse di colpo del giovane pellegrino. Nottetempo la ragazza bussò alla porta del giovane chiedendogli di scappare con lei.
      Il giovane rifiutò, dicendo che  non glielo permetteva sia il fatto che fosse in pellegrinaggio sia, cosa che offese molto la ragazza, che lei non gli piaceva.
      Il mattino seguente, mentre i due avventori si trovavano a colazione, la ragazza salì nella stanza del giovane e nascose nel bagaglio di lui dei gioielli.
      Dopo che i due pellegrini se ne furono andati ,la ragazza si recò dalle autorità della città a denunciare il furto.
      I due furono presto rintracciati e, ( come previsto dalla ragazza ) nella borsa del giovane furono trovati i gioielli di lei.
      A nulla valsero le profferte di innocenza di padre e figlio ( molto stupiti per l'accaduto) : il ragazzo venne trattenuto dalle autorità , mentre il padre, pur col cuore dolente, proseguì il viaggio per Santiago.     
      Una volta arrivato lì, l'uomo pregò e ottenne da San Giacomo l'assicurazione che l'innocenza del figlio sarebbe stata provata.
      Fiducioso, riprese la via di Barcelos e, una volta arrivato lì, chiese di conferire con il giudice, il quale si trovava in quel momento sul punto di mangiare un galletto arrosto. Alle domande del padre , disse che era ormai troppo tardi: il figlio era stato processato per furto e condannato alla pena di morte per impiccagione.  Anzi, disse, che questa era già avvenuta poco tempo prima. Però, soggiunse in tono sarcastico, se il pellegrino aveva l'aiuto di san Giacomo, che provasse a dimostrarlo, compiendo un miracolo. Per esempio, facendo resuscitare il galletto.
      Non aveva ancora terminato di parlare, che il gallo si levò dal piatto e si mise a cantare.
      A questo punto anche il giudice dovette ammettere il fatto straordinario e, tutti insieme, corsero sulla piazza dove poco prima era avvenuta l'esecuzione. Qui , tutti gli astanti ebbero una grande sorpresa: il ragazzo, pur impiccato, non era morto perché una mano misteriosa e provvida lo aveva rialzato da terra in modo che la corda non lo strozzasse.
      Chiarita così tutta la faccenda, i due pellegrini poterono ripartire.  (...)

      Ma l'accaduto ( come ovvio) aveva impressionato tutti gli abitanti della città, tanto che una ceramista volle rappresentare il galletto in una piccola scultura, che divenne il simbolo della città. (  Galo de Barcelos ).
      Successivamente  il galletto divenne simbolo della regione (Ninos), e poi di tutto il Portogallo.
      Da allora simboleggia la giustizia, la fede e la buona fortuna.

     Ora si può vedere, nel museo di Barcelos un bassorilievo risalente al XIII sec. in cui si vede l'impiccato e una mano che , sotto i piedi, lo rialza.


sabato 14 aprile 2012

Post post


Sai che cosa si scopre quando si invecchia? Si scopre la propria giovinezza.
Romain Gary, L’angoscia del re Salomone



Pensierino post compleanno. Ridete, ma non credeteci.

giovedì 12 aprile 2012

Il libro per eccellenza: il dizionario. Lì tutto è spiegato, anche l'inspiegabile...


Sono un fanatico dei dizionari. E' il solo posto al mondo in cui tutto è spiegato e si ha la tranquillità di spirito. Lì dentro si è completamente sicuri di tutto. Uno cerca Dio e lo trova confortato da esempi, per non lasciare troppi dubbi: essere eterno, creatore e sovrano, signore dell’universo (in questo senso prende la maiuscola), essere superiore all'uomo e che attende alla benevola protezione di tutte le cose viventi, è lì a tutte lettere, basta guardare sotto la D al punto giusto. 
Romain Gary, L'angoscia di re Salomone, Giuntina, 2008


Pensierino. Spiegare l'inspiegabile pare essere un esercizio umano dei più praticati. Ci piacciono le imprese impossibili. E' questa la nostra grandezza (miserabile) e la nostra sfida all'ignoto. 

PS Inutile dire che la provocatrice di questi post è Giacynta con i suoi libri dentro i libri o dentro i film.

lunedì 9 aprile 2012

Tra malìe ed incantesimi, storia di sette donne in uno sperduto paese di montagna


Assistere in provincia ad una presentazione di un libro è una esperienza che consiglio. L'atmosfera si fa intima, subito: a parte l'autore, chi lo presenta e qualche raro spettatore (a volte parente dello scrittore o del presentatore) c'è ben poco pubblico e non di rado si può rischiare il vuoto assoluto. E non è uno svantaggio, anzi. Si può assistere a serate di altissimo livello proprio perché non c'è "ansia di prestazione" da parte dell'autore che si scioglie subito, capisce che è a casa sua, il presentatore e il pubblico stanno decisamente dalla sua parte, sono spesso suoi estimatori, se è uno scrittore "scafato" può permettersi di fare pure il ganassa. Insomma l'atmosfera è quella giusta per parlare a ruota libera. Mi era capitata una sera così alla Biblioteca di Castano Primo tanti anni fa con Carlo Lucarelli ( che, tra parentesi, è un simpaticone, malgrado gli argomenti che usa trattare) e forse ne ho già parlato in un vecchio post (o forse no, ma chi se ne frega, direte!).
Questa è stata la volta della scrittrice (stavo dicendo "nostra" scrittrice, perché è proprio una delle mie parti, quasi una compaesana) Laura Pariani. L'occasione è stata la presentazione del suo nuovo libro che si intitola "La valle delle donne lupo" edito da Einaudi. Il luogo era il Circolone di Legnano, locale storico della cittadina famoso soprattutto per la stagione musicale sempre molto ricca e variegata. Il Circolone è il classico Circolo dopolavoristico di una ex grande realtà industriale come Legnano che vantava aziende "mitiche" come la Tosi, le tessiture e filature De Angeli-Frua, Cantoni, Bernocchi, Dell'Acqua ecc ecc e che ora sono praticamente sparite inghiottite da immense aree di palazzoni e supermercati.
La serata parte bene, in sordina: Laura Pariani è persona assai dimessa, schiva, la prende da lontano, poi butta lì due letture di alcune sue pagine e allora si rimane presi come da una malìa. Ed è di malìe che si parla in questo libro di donne che vivono sole in uno sperduto paese di montagna, dimenticato da Dio e dagli uomini, ma non, appunto, dalla magia antica delle "guaritrici" che sanano la vita anche con la morte.   


La prima pagina

Uno
1928-30
È una vita da poveri sculati per la famiglia di un becchino in un paesino di montagna. Nella valle di ***, infatti, si muore o da piccolini o da vecchioni. E il morire della gente dipende dalle annate. Se il raccolto di patate è cattivo, i casi possono anche essere molti. Se invece è buono, non crepa nessuno. Nessuno è cosí scemo da morire proprio nell’epoca di un buon raccolto. Certo, qualcuno ogni tanto finisce schiacciato da un tronco durante il taglio del bosco o precipita col carro in un fosso; oppure qualcun altro viene mandato all’altro mondo dal calcio di un mulo. C’è anche chi annega nel torrente: la mattina la riàle ha un’acqua cosí scarsa che una capra la berrebbe in un sorso, ma a mezzogiorno è capace di diventare schiumosa e furibonda; per cui capita sempre qualche imprudente che ci finisce travolto... Negli anni che il Marziano definisce «migliori», si arriva perfino a otto nove casi di morte. Che però mica tutti vanno a vantaggio del becchino, purtroppo. Se un pastore, presèmpio, finisce in uno degli orridi dalle parti della cascata, chi lo trova piú? Non ne resta da seppellire neanche un ossicino. Senza contare che c’è anche chi emigra, magari in Germania o addirittura in Mérica, e a quel punto chi s’è visto s’è visto; al massimo di lui ritorna al paese il lusso di un telegramma su una carta rigida che non serve neanche nel ritré. Comunque pochi sono quelli che i becchini chiamano «morti grassi», su cui cresce l’erba baiocchèlla... Certo il Falciatore bussa anche alla porta dei ricconi quando l’è ora: nel qual caso si fa un funerale in pompa, con suono di campane, lettere dorate sulla bara e una mancia speciale per il becchino. Ma è rarità. Di regola si tratta di cerimonie da due soldi. Ché in questa valle di fame baiòsa la vita è sempre stata grama: sette cacciatori, sette pastori e sette boscaioli fanno ventun poverettini a culinfuori. Cosí nella famiglia di un sotterramorti c’è poco da sfogliare verze.

giovedì 5 aprile 2012

Luoghi di lavoro

I luoghi di lavoro li conosco bene. Il mio lavoro era girare per luoghi di lavoro
degli altri e cercare di capirli e trovare quello che era utile per farli diventare migliori.
Forse era una pretesa, ma allora ci credevo.
Ma erano anche i luoghi dove era successo un infortunio, un incidente
e quindi quel luogo di lavoro aveva già "fallito" una sua missione che era quella di produrre in sicurezza.
Il mio luogo di lavoro (quello dove stavo abitualmente quando non visitavo gli altri) era un ufficio.
Ora il mio "ufficio" è questo qui sopra.

I luoghi di lavoro dove ancora si muore sono come la Thissen.
Ancora ogni anno circa 1000 persone perdono la vita al lavoro.
Qui sotto, se avete il fegato di guardarla, c'è la simulazione di quel terribile incidente sul lavoro.




lunedì 2 aprile 2012

Un film ispirato da un quadro. Forse non è originale come idea, ma mi pare molto interessante

Nel 1564 Pieter Bruegel il Vecchio completa la tela intitolata “La salita al Calvario” in cui rappresenta la Passione di Cristo ambientandola nelle Fiandre del suo tempo, oppresse dalla presenza spagnola. Filippo II (salito al trono nel 1556 alla morte di Carlo V) sta conducendo una feroce repressione contro i movimenti religiosi riformistici che suscitano reazioni negli ambienti colti ispirati dal pensiero di Erasmo da Rotterdam. 
Il quadro , ciò che rappresenta e chi vive nel quadro e fuori (compreso Bruegel , sua moglie ed i figli) fanno parte della rappresentazione drammatica.

La locandina

 Gli interpreti del film sono: Rutger Hauer (Bruegel), Michael York, Charlotte Rampling (la Madonna),
Joanna Litwin (la moglie di Bruegel), Oskar Huliczka


Il quadro di Bruegel che ispira il film
Piccola spiegazione. In primo piano la Madonna nel suo dolore. Dietro si sta consumando la passione di suo figlio. Cavalieri spagnoli (con tuniche rosse) scorrazzano incutendo terrore (cercano gli eretici che metteranno a marcire su quelle ruote poste in cima a dei pali come albero macabri di cuccagna). I corvi sono pronti ad eseguire il loro sgradevole compito. Poi ci sono feste, giochi, balli, ma la carcassa di un cavallo in basso a destra, ci ricorda il nostro destino. Sopra a tutto, su una altissima rupe, il mulino macina il tempo.