mercoledì 24 luglio 2013

Non te guardo/ma già il ricordo

Nell'aria della stanza
non te
guardo
ma già il ricordo del tuo viso
come mi nascerà
nel vuoto
ed i tuoi occhi
come si fermarono
ora - lontani istanti -
sul mio volto.

Antonia Pozzi

Pensierino. C'è un problema di sintonia tra le persone. E' raro che due si guardino e si vedano, contemporaneamente. Spesso càpita che uno solo veda. Ma se poi vede già solo "un ricordo"... 

sabato 20 luglio 2013

Paés curtés


Paés paés

Paés paés
tré cö un paés
da bocia t'ho lasòo
da végiu sun turnòo
a stòla a mé casina ho cercòo
ma nanca a cò ho pü truòo.
Citò citò scurtés
dòmi indrée ul mé paés
paés curtés.

(Elio Pisoni)






martedì 16 luglio 2013

W Via Gaggio



Per molti Via Gaggio è sconosciuta e comunque non ne ha sentito mai parlare. E' una strada bianca (solo ciclabile) che da Lonate Pozzolo raggiunge la Dogana Asburgica sul ciglio della Valle del Ticino.
Sul ciglio della valle si apre questo panorama...

La mia panchina preferita

Tornavento

Tutto questo sarà spazzato via da uno di quei progetti che sembrano fatti apposta per rubare salute e ambiente ai Cittadini e arricchire qualche persona o banca. Mi riferisco al progetto di Terza pista della Malpensa che dovrebbe occupare 330 ettari di brughiera per farci capannoni industriali e una pista di atterraggio supplementare alle due già esistenti.

L'area rossa di espansione che spazza via Via Gaggio.
In basso a sinistra Tornavento.

Inutile dire che, come per la TAV, i partiti al governo dal 1991 in poi di qualunque colore politici fossero hanno voluto fortemente questo scempio. Non importa nulla che sia quest'area nel Parco del Ticino, che sia un bene protetto dall'UNESCO, che aeroporti più grandi ed importanti di Malpensa abbiano due piste, che il traffico aeroportuale su Malpensa non solo è crollato, ma ha perso anche molte compagnie che non fanno più scalo qui ecc ... Non importa nulla a questi signori: loro vogliono fare quest'opera "strategica" manco a dirlo per la crescita economica italiana. Sulla crescita economica c'è qualche dubbio, ma sul disastro ambientale nessuno...

sabato 13 luglio 2013

Il mio ultimo lavoro (di cui sono molto orgoglioso...)

Mi a vó via
Emigranti da Buscate tra il 1880 e il 1920
Appunti per una ricerca



Aggrapparsi alla falce o annegare
Questo lavoro è dedicato a quegli sconosciuti migranti che qui non compariranno. Malgrado le nostre
ricerche siano state minuziose ed approfondite, molti di loro sono rimasti anonimi e non troveranno un
posto in queste pagine per gli infiniti errori di trascrizione, perché i loro nomi o paesi d'origine sono
stati storpiati dagli uffici di imbarco e da funzionari spesso non benevoli, forse perché si sono mossi
“clandestini” sfuggendo ad ogni registrazione. Rimarranno così “invisibili” a tutti tranne che nel ricordo
di lontani discendenti che portano quei cognomi.
Eppure, malgrado intere generazioni stiano scomparendo nelle nebbie del tempo, ancora oggi si sente il
peso delle loro infinite sofferenze, prima tra tutte quella di aver dovuto abbandonare la propria terra per
recarsi in paesi lontani e non di rado ostili a guadagnarsi il pane. Sì, è vero, questa terra è stata avara
con loro, una terra matrigna che non ha saputo sfamare i suoi figli, che li ha costretti a trovare mille
espedienti per vivere prima di decidere l'ultima carta: l'emigrazione. Ma era pur sempre la loro terra, la
nostra terra.
Un proverbio lombardo dice che quando uno sta per affogare si aggrappa anche alla falce. Ecco, queste
persone, quando hanno sentito parlare della Mérica, si sono illuminate in volto, hanno sognato di avere
un futuro, c'era una possibilità per la loro vita e l'hanno acchiappata. Molti si sarebbero accorti, dopo,
che si erano aggrappati ad una falce tagliente, ma che alternative avevano?



L'emigrazione (sottovalutata) di casa nostra
Il Mandamento di Cuggiono, costituito già nel regno lombardo-veneto e confermato come articolazione
amministrativa nello stato post-unitario, comprendeva l'area formata dai Comuni di Arconate, Buscate, Busto Garolfo, Castano Primo, Dairago, Inveruno, Magnago, Nosate, Robecchetto, Turbigo, Vanzaghello e Villa Cortese. Quello che oggi chiamiamo il “castanese” in realtà è un'area più ristretta del Mandamento di Cuggiono e non ha mai avuto un ruolo amministrativo unitario, relegato com'è al ruolo di estrema periferia della metropoli. In quest’area del castanese, per complesse ragioni socio-economiche, ha finito per prevalere come capo-zona il Comune di Castano Primo, mentre, dalla formazione dello stato unitario fino al secondo dopoguerra, Cuggiono rivestiva una posizione preminente sia da un punto di vista economico che amministrativo.
Questo Mandamento ha dato un contributo all'emigrazione tra il 1882 e il 1920 di ben 22.000 persone se si tiene conto che nel 1901 erano presenti nei 130 kmq del cuggionese solo 34.371 abitanti. Nei primi sette anni del periodo considerato (dal 1882 al 1889) sono partiti da questo territorio 5.621 persone pari al 3,2% dell'intera emigrazione lombarda.
Occorre quindi sfatare un pregiudizio che l'emigrazione sia un fenomeno prevalentemente meridionale: in realtà fino al 1900 la Lombardia risulta la quarta regione italiana per numero di espatrii dopo il Veneto, il Friuli e il Piemonte.
Questa emigrazione locale avviene nel più generale contesto nazione nel quale dal 1876 alla Grande
Guerra gli espatri di italiani sono oltre 14 milioni a fronte di una popolazione che nel 1861 era di 21,7
milioni di presenti, nel 1881 di 28,5 milioni, nel 1901 di 32,4 milioni e nel 1921 di 37,9 milioni.
Un'altra Italia vive ancora oggi fuori dai confini nazionali.

domenica 7 luglio 2013

Pre-umano

Opere di misericordia, Caravaggio
La ragione umana, infatti, si apre quando instaura la differenza, quando decide che una cosa è se stessa e non altro.
...
L'indifferenziato, di cui il sacro si alimenta, è dunque lo sfondo del pre-umano da cui l'uomo si è emancipato con un gesto violento.
...
Ma la violenza della ragione è ciò che ha consentito all'uomo di sottrarsi a quella violenza maggiore che è il mancato riconoscimento delle differenze...
...
Due frammenti di Eraclito tracciano netto il confine tra l'imano e il divino:"L'uomo ritiene giusta una cosa e ingiusta l'altra, per il dio tutto è bello, buono e giusto".
...
Il sacro è dunque quello sfondo indistinto, quella riserva di ogni differenza, quella indecifrabilità che gli uomini, dopo essersene separati, hanno avvertito come loro sfondo di provenienza e hanno tenuto lontano fuori dalla loro comunità, nel mondo degli dèi, che per questo vengono prima degli uomini. Il mondo che essi abitano è il mondo del simbolo nell'accezione greca che dice sin-ballein, "mettere insieme", dove non c'è distinzione, dove all'incapacità di riconoscere la differenza si accompagna la tendenza ad obolirla con un gesto violento. A questo mondo Freud ha dato il nome di inconscio, e nella scelta della parola c'è già il punto di vista che guarda da una coscienza raggiunta e pacificata. Gli uomini hanno sempre conosciuto l'inconscio nella forma ben più drammatica del divino e del sacro.

Umberto Galimberti, Cristianesimo, Feltrinelli

Pensierino. Improvvisamente mi accorgo che che la mia condizione è pre-umana, sono fermo al mito e all'indistinto. 


  

venerdì 5 luglio 2013

La religione dal cielo vuoto

Una mia amica mi consiglia la lettura di "Cristianesimo - La religione dal cielo vuoto" di Umberto Galimberti.


(…) Smarrite le tracce del sacro, attenuata con l'incarnazione la trascendenza di Dio, il cristianesimo si è ridotto ad agenzia etica, e perciò si pronuncia sulla morale sessuale, sulla contraccezione, sulla fecondazione assistita, sull'aborto, sul divorzio, sul fine vita, sulla scuola pubblica e privata e in generale su argomenti che ogni società civile può affrontare e risolvere da sé.

In questo modo il cristianesimo s'è fatto evento diurno,  lasciando la notte indifferenziata del sacro alla solitudine dei singoli, che un tempo erano protetti  da quei riti e da quelle metafore di base che hanno fatto grande questa religione e così decisiva per la formazione dell'uomo occidentale e che, oggi, senza protezione religiosa, devono vedersela da soli con l'abisso della propria follia, che il sacro sapeva rappresentare e la ritualità religiosa placare (…) 
Umberto Galimberti


Pensierino. "Lasciando la notte indifferenziata del sacro alla solitudine dei singoli". Già ! Chi ha reagito con fastidio alla religione dei riti (per natura ripetitivi e per questo rassicuranti), si è trovato ad abbracciare una religiosità privata, difficile da gestire, lontana dalla "comunità" ed è rimasto (se c'era già prima) nell'inquietudine. L'inquietudine non è sentimento che si possa reggere a lungo: ad un certo punto si deve placare e trovare un nuovo equilibrio. Non è detto che questo equilibrio sia un punto avanti.
Il cristianesimo ha forse vuotato il cielo, ma anche il cuore dell'uomo era già vuoto. 

lunedì 1 luglio 2013

L'album dell'Asilo infantile

Trovo, in una di quelle scatole che sarebbero la gioia per quelli dei mercatini, un vecchio quaderno dell'Asilo infantile che ho frequentato da bambino. Avevo la sfortuna di abitare proprio davanti all'asilo (per altro dove abito tutt'ora) e quindi mi era toccato di frequentare mio malgrado quella scuola gestita dalle suore di Maria Ausiliatrice. Non mi piaceva andare all'asilo e massimamente mangiare con le suore, infatti tanto avevo protestato che ottenni una deroga: attraversavo la strada e tornavo a casa per il pranzo, mentre per la merenda pescavo nel mio cestino dove c'era sempre un pezzo di cioccolato Talmone da sgranocchiare con una bella michetta croccante. Mi era sembrato un onorevole compromesso. 
Il quaderno, dunque, in realtà lo chiamavano (era proprio scritto sulla copertina a scanso di equivoci) Album di e sotto , su una apposita riga, dovevi mettere il tuo nome. Naturalmente, essendo un Album dei "piccoli", non sapevi scrivere il tuo nome, non lo avrei saputo scrivere nemmeno l'anno successivo quando sono passato ai "mezzani" e nemmeno l'anno dopo quando sono arrivato ai "grandi". Così la linea dell'Album rimaneva, sconsolatamente, vuota. L'Album era stampato appositamente per l'Asilo del mio paese da un tipografo, in quanto era personalizzato col nome della scuola e l'indirizzo. Aveva una copertina in cartoncino morbido e dentro fogli rigorosamente a quadretti grandi. La prima pagina di questo Album riporta l'esercizio di "fare le aste" e, tutto intorno, una difficilissima greca che faceva da cornice a questo foglio di stentati segni.

Si perché le aste non erano semplici: prima di tutto dovevi usare la matita in modo strano, tutta una lavorazione di punta e non potevi sbavare o andare storto. Se sbagliavi se ne accorgevano subito ed era imbarazzante cancellare perché veniva via anche un po' del colore della pagina che non era affatto bianca, ma un po' marroncina; evidentemente la carta non era quella raffinata, sbiancata e di grammatura perfetta (strong la chiamano gli esterofili) che sarebbe arrivata dopo.

La seconda pagina era ancora peggio in fatto di difficoltà: l'esercizio era quello di riempirla di 1 e sempre con la greca intorno, ma questa volta sembrava merlata come una torre di castello. Alla terza pagina arrivavi con una gran fatica e ti trovavi di fronte un ostacolo quasi insormontabile: dovevi riempire la pagina di uncini, qualcosa meno di una "u" e più di una "i". Quando avevi preso dimestichezza con matita e foglio, le suore, queste sadiche, ti imponevano un altro esercizio da fare: prima disegnare dei rombi (così li avrei chiamati dopo, ma allora erano figure sghembe, improbabili e assurde) o dei quadrati o rettangoli e poi colorarli con vari pastelli. Ma attenzione non dovevi ASSOLUTAMENTE uscire dal contorno della figura e questo mi metteva in sottile ansia. La matita colorata "scappava" sul foglio, c'era sempre qualche imperfezione della carta, del tavolo, della punta del pastello che ti creava dei problemi e poi c'era soprattutto il tuo vicino di banco che faceva di tutto per ostacolarti. La guerra delle carriere era aperta e si cominciava a giocare a suon di aste e di gomitate.

Dicevo della riga del nome, ma il problema era anche il riconoscimento dell'armadietto. Qui le suore si erano ingegnate a mettere dei piccoli simboli uno diverso dall'altro (palla, casetta, triangolo ecc) e che ti facevano riconoscere il tuo armadietto dove riponevi il cestino con la merenda e il fazzoletto. I più fortunati avevano dentro anche un frutto e i fortunatissimi una banana, il top della merenda insieme alla cioccolata, naturalmente. C'erano anche gli snob che avevano sulla salvietta che portavano da casa ricamato lo stesso simbolo dell'armadietto. Ma erano il top.

Che dire ? I così detti "nativi digitali" leggeranno inorriditi questi ricordi che paiono di un mondo lontano e primitivo, appena uscito dalle caverne ed era solo ieri (1953-55). Mi consola il fatto che io posso guardarmi il mio Album dell'Asilo in cartoncino morbido color marroncino, mentre loro chissà cosa guarderanno da grandi...