mercoledì 30 ottobre 2013

C'è chi usa lo stesso volto per anni, altri...

Rilke Rainer Maria, I quaderni di Malte Laurids Brigge, 1910 

Le maschere di Junior Jacque
Ad esempio, non mi sono mai reso conto di quanti volti esistano. Siamo circondati da una moltitudine di volti dissimili, assai più numerosa delle persone che li indossano. C'è chi usa lo stesso per anni e questo, usurandosi, col passare del tempo si sporca, si ripiega nelle rughe, si dilata come un guanto troppo usato in viaggio. E' gente economa questa, semplice; non muta volto, né lo deterge. E' sufficiente quello che ho in origine, sostiene, e chi può contraddirli? Ci si chiede, però, dato che di volti se ne ha più di uno, cosa facciano degli altri. Li conservano per tramandarli ai loro figli. Eppure, a volte, accade di vederli in giro impressi nei loro cani. E perché no ? In fin dei conti una faccia è sempre una faccia.
Taluni, invece, logorano i loro volti uno dopo l'altro con allarmante rapidità. Dapprima, avendo un'età antecedente ai quaranta, s'illudono di averne una scorta inesauribile e non si avvedono che quello che indossano è l'ultimo. La cosa, naturalmente, ha una sua tragicità. E' gente questa poco avvezza a trattare le facce con riguardo, così l'ultima, consumata in una settimana, sottile come un foglio di carta, è perforata in molti punti, da dove si intravede il sostrato, il non-volto con cui si avventurano nel mondo.

Pensierino. Forse sono al mio penultimo volto. Mi ci trovo bene. E' anonimo. Posso passare in una folla oceanica e non essere notato.  Posso permettermi delle stravaganze, nessuno se ne accorge. Posso riderci sopra al mio volto, senza ferirmi.  

Ancora Gianni Ardizzone, un documentario

lunedì 28 ottobre 2013

CHE CI FACCIO QUI?



CHE CI FACCIO QUI?

regia e drammaturgia Marco Baliani | scene e costumi Carlo Sala | disegno luci Andrea Diana | assistenti scene e costumi Chiara Barlassina, Rosa Mariotti | trucco Donatella Mondani | con Filippo Bedeschi, Federica Carra, Emanuela Caruso, Fonte Maria Fantasia, Matteo Ippolito, Sara Marconi, Paolo Mazzanti, Alberto Patriarca, Desirée Proietti Lupi, Marco Rizzo, Vincenzo Romano, Chiara Serangeli, Carla Valente, Simon Waldvogel | produzione Accademia dei Filodrammatici | si ringrazino Olinda, Cooperativa Sociale Alice
Un debutto importante per i neo diplomati della scuola per attori dell’Accademia dei Filodrammatici con un regista d’eccellenza: Marco Baliani.
La domanda che è all’origine dello spettacolo è rubata dal titolo di un libro di Bruce Chatwin, il grande viaggiatore. Che ci faccio qui è la domanda di chi si sente straniero in una terra, anche se ha scelto di andarvi per spirito di avventura. È la domanda che ogni gioventù si è fatta da quando è sorta la modernità.
Prima di allora era una domanda senza senso, il peso della tradizione e delle consuetudini assegnava ruoli e identità di generazione in generazione, senza possibilità di scartare altrove. È quindi una domanda sui ruoli, sul senso di precarietà dell’esistenza, sulla soglia maledetta della giovinezza, sull’attraversamento da un’età biologica all’altra, sulla scoperta dell’alterità, sulle relazioni affettive.
Marco Baliani ha rivolto questa domanda agli allievi attori e attrici dell’Accademia dei Filodrammatici.
(Post tratto dal sito dell'Accademia Filodrammatici Milano) 
Spettacolo visto il 27/10/13

domenica 27 ottobre 2013

27 utubar 1962

M'han dit che incö la pulizia
l'ha cupà un giuvin ne la via;
sarà stà, m'han dit, vers i sett ur
un cumisi dei lauradur.

Giovanni Ardizzone l'era el so nom,
de mesté stüdent üniversitari,
comunista,
amis dei proletari:
a l'han cupà visin al noster Domm.

domenica 20 ottobre 2013

2 film

Come avrete capito, vado poco al cinema. Il problema è che le multi-sale non mi attirano né come luoghi né per la loro programmazione di film. Vorrei poter andare a vedere determinati film, ma sarei costretto a cercarli in sale di sperduti cinema di periferia della città o seguire qualche cineforum o cinema dessay (che però programmano queste cose sempre durante la settimana tagliando fuori un campagnolo come me).

Quindi se in due giorni ho visto due film (belli per di più) è cosa assai rara. Uno dei due film lo inseguivo da tempo ed è Amour di Michael Haneke, la storia di Georges e Anne con Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva e Isabelle Huppert (nella parte della figlia).
Il secondo è Una fragile armonia [A Late Quartet, USA 2012, Drammatico, durata 105']   Regia di Yaron Zilberman. Con Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Christopher Walken, Mark Ivanir, Imogen Poots, Wallace Shawn, Madhur Jaffrey, Liraz Charhi, Marty Krzywonos, Megan McQuillan.

Tutte e due i film hanno due sottili fili in comune: la musica e la malattia. In Amour i protagonisti sono musicisti e Anne si ammala gravemente ed è curata amorevolmente dal marito, mentre ne Una fragile armonia il protagonista è un quartetto d'archi nel quale il violoncellista Peter  (Christopher Walken) si ammala di Parkinson ed è costretto a lasciare e ciò scatena delle dinamiche distruttive nel gruppo. 

Alcune tracce:


Un ritratto di Velasquez che ritrae un vecchio e Peter lo legge così: "sembra dire -anima e corpo mi seguono ancora- , a me no".






martedì 15 ottobre 2013

Dormire dove il fiume scorre


Ho pensato ad alcune amiche leggendo questa poesia, quasi tutte trovate con questo blog, ma è dedicata anche a persone care che rimangono nel mio cuore a volte un po' distratto.

Entre o sono e o sonho, 
Entre mim e o que em mim 
E o quem eu me suponho, 
Corre um rio sem fim.

Passou por outras margens, 
Diversas mais além, 
Naquelas várias viagens 
Que todo o rio tem.

Chegou onde hoje habito 
A casa que hoje sou. ›
Passa, se eu me medito;
Se desperto, passou.

E quem me sinto e morre 
No que me liga a mim 
Dorme onde o rio corre _
Esse rio sem fim.


...traduzione di Luigi Panarese (con minima variante)


Tra il sonno e il sogno,
tra me e colui che in me
è colui che mi suppongo,
scorre un fiume interminato (senza fine).

È passato per altre rive,
sempre nuove piú in là,
nei diversi itinerari
che ogni fiume percorre.

È giunto dove oggi abito
la casa che oggi sono.
Passa, se io mi medito;
se mi desto, è passato.

E colui che mi sento e muore
in quel che mi lega a me
dorme dove il fiume scorre:
questo fiume interminato (senza fine).

n.b. Mi sono permesso di fare una piccola variante alla traduzione dell'edizione Passigli delle poesie di Fernando Pessoa. Prendetela come una licenza poetica senza licenza...



lunedì 14 ottobre 2013

Attualità


SONETTO LXVI

Morte sarebbe molto meno amara
del povero destino di chi vale,
della trionfante nullità somara,
dello spergiuro usato a chi è leale,
di tanta simonìa, tanta vergogna,
del mercimonio di persone pure,
dell’ideale in mano alla carogna,
del genio imbavagliato da censure,
del forte che ha ceduto a corruzione,
del vero ch’è spacciato per banale,
della follia maestra d’ogni azione,
del bene schiavo d’un perverso male.
Morte sarebbe molto meno ingrata –
ma lascerebbe sola la mia amata.



SONNET LXVI

Tired with all these, for restful death I cry,
As, to behold desert a beggar born,
And needy nothing trimm'd in jollity,
And purest faith unhappilly forsworn,
And gilded honour shamefully misplac’d,
And maiden virtue rudely strumpeted
And right perfection wrongfully disgrac’d,
And strength by limping sway disabled,
And art made tongue-tied by authority,
And folly, doctor-like, controlling skill,
And simple truth miscall’d simplicity,
And captive good attending captain ill:
Tir’d with all these, from these would I be gone,
Save that, to die, I leave my love alone.


Pensierino. William è passato dall'Italia, recentemente ?

venerdì 11 ottobre 2013

Rigenerarsi, un po'...

La mia Amazzonia

Tranquillo verso il vorticoso mulino

Ticino blu

Forza

lunedì 7 ottobre 2013

Oh! s'io potessi dissipare le nubi (guardando il cielo)

Maria Callas esegue "Oh! s'io potessi dissipare le nubi" da "Il Pirata" di Vincenzo Bellini. Nicola Rescigno dirige la Symphonieorchester des NDR. Registrazione live effettuata alla Musikhalle di Amburgo il 15.05.1959.


Commento. Impressionanti per forza espressiva i quattro minuti di assoluto silenzio della Callas. Un pezzo di teatro.

martedì 1 ottobre 2013

Dura di più la musica che la lettura di questa stramba poesia (per fortuna)


Leggerezza

Condannato a rimanere incollato a terra
sopra
vedere il cielo e gli uccelli che svolazzano.
Che pena
perdere la leggerezza.