sabato 21 giugno 2014

Se questo è amore

Irène Némirovsky, Film parlato, Adelphi, 2009

da Le vergini, p- 169 e segg

«Quella sera eravate andati a un concerto, e io, essendo raffreddata, avevo preferito restare a casa. A un certo punto sono stata svegliata da un suono di voci irritate. La mia camera era accanto alla vostra.
Ho udito, dalle tue labbra, Camille, certe frasi... Oh, mi sento ancora raggelare quando ci penso. Ripetevi in tono cupo e monotono, come un lamento: “Vorrei essere morta, Henri, vorrei essere morta”. Non ho mai saputo esattamente che cosa fosse successo tra voi, ma c'era di mezzo un'altra donna, e lui... Non tentava neanche di discolparsi o di consolarti. Rideva, quel mostro! E aveva una risata così crudele, cosi insolente, così impietosa che, se fossi stata un uomo, gli avrei spaccato la faccia. Che individuo malvagio!
Senza cuore! Poi avete cominciato a urlare tutti e due, lanciandovi insulti che io ascoltavo col cuore a pezzi, fremente di paura e di pietà. Mia povera Camille... Sorella cara... Quella notte lui ti ha picchiata.

Ero pronta a dirti: “Lascialo. Toma a casa con me, dai nostri genitori. Ti conforterò io, lavorerò per te...”. In fondo è la stessa cosa che ti dico oggi ›› concluse mia zia in tono affettuoso. « Povera Camille, hai sofferto molto, ma quella notte mi hai reso un grande favore! La mattina dopo ti ho salutata, sono tornata a casa. Non ho osato chiederti niente, e del resto tu scoraggiavi le confidenze. …
Magari tu l'hai dimenticata, quella notte... ››.

« No, Alberte, non l'ho dimenticata. Quella notte, se sapessi... Ma ci sono cose che tu non puoi capire.
Per capirle bisogna essere donna, bisogna che qualcuno abbia fatto di te una donna ›› disse sottovoce, in tono reticente, come vergognandosi. « E bisogna aver avuto un amante giovane. Ebbene sì, lui mi ha insultata, picchiata. Si è preso gioco di me. Ma dopo...
Oh, Alberte, innocente, ingenua Alberte, se tu fossi entrata nella camera mia e di Henri, avresti visto i nostri baci migliori, di un sapore ben diverso dagli insipidi baci che si scambiavano i nostri genitori, e che tu ricordavi poco fa. Ti ho detto che non ero mai stata felice, ed è verq, Alberte, verissimo, ma... Qui la felicità non c'entra. E un sapore che solo l'amore può dare alla vita, un sapore di frutta, sapido e succoso, quasi aspro, un sapore di labbra giovani... ››.
« Un sapore che alla fine sa di cenere ›› commentò severa Marcelle.
« Sì, ma... Voi non mi capite. L'amore nasce dal dolore, si nutre di lacrime. Quella notte, Alberte, è stata forse la più bella della mia vita. Non dico la più felice, mala più bella, la più preziosa. Avevo pianto, e lui beveva le mie lacrime. Mi sembra ancora di sentire il leggero risucchio, il lieve ansito della sua bocca. Tu dici: “Accettavi tutto perché lo amavi ancora”, e sulle tue labbra le parole “lo amavi” suonano fredde e vuote. Ma per me... Ah, io non sapevo se lo amavo o no.
Non è neanche una questione di amore. Avevo bisogno di sentire una certa inflessione di voce, un rumore di passi, il contatto della sua mano sulla mia nuca, i suoi schiaffi e i suoi baci. Ne avevo bisogno come del pane, dell'acqua, del sale ››.
Strano: le sue parole erano goffe e banali, il suo tono piatto e monocorde, senza passione. Sì, sembrava davvero che in mia madre non ci fosse più traccia di passione. Ma le restava l'inimitabile prestigio dell'esperienza. Parlava a quelle zitelle come un musicista, un artista, un innovatore geniale si rivolgerebbe a un gruppo di collegiali che eseguono la sonata
Al chiaro di luna tra mille esitazioni, note sbagliate e pentimenti. Ogni tanto, quando pronunciava il nome di mio padre, la sua bocca faceva uno strano movimento, a metà fra un morso e un bacio.
Credo che per la prima volta in vita sua mia madre parlasse il suo amore.

Pensierino. No, non è amore. Un dubbio ce l'ha anche la protagonista (Camille). Ma pare inevitabile che si cerchi la sofferenza, in amore.

1 commento:

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