giovedì 18 settembre 2014

Lo zabajone con Zio Luigi

Se n'è andato il mio caro zio Luigi, mio padrino di cresima e comunione. Sono quelle persone che la vita ha strattonato da tutte le parti e che hanno resistito cercando una propria felicità. E la sua felicità era il viaggio. Da artigiano sarto viveva tutto l'anno dentro il suo laboratorio a tagliare tessuti e confezionare abiti per le signore di Torino e quando poteva "evadeva" andando in due méte preferite: Riccione e il Sestiere. Riccione era la vacanza estiva per eccellenza: lui ci è andato con sua moglie (che poi è zia Carla) per 25 anni, sempre allo stesso posto, sempre ritrovando i vecchi amici e frequentando gli stessi ristoranti.  Si perché zio Luigi, a dispetto di un fisico asciutto, era una grande forchetta. Mi sono sempre fatta una idea precisa di questa fame insaziabile di zio: lui a 20 anni , mentre andava col Gamba de Legn (un trenino omnibus che collegava l'hinterland milanese al capoluogo) era stato arrestato dai tedeschi, condotto come renitente alla leva a San Vittore e poi deportato nei campi di lavoro (e di sterminio) tra Germania e Polonia. Lì aveva fatto letteralmente la fame per due anni arrangiandosi come poteva per racimolare per lui e per i suoi compagni qualcosa da mangiare e poi alla fine della guerra era tornato a piedi. Da quel momento non aveva più smesso di mangiare e camminare. Si perché non ha mai avuto la patente automobilistica e quindi quando si muoveva "usava i mezzi" , ma li usava in modo creativo. Il suo viaggio verso Riccione ad es. era assai tortuoso e durava almeno due ore in più, perché gli piaceva cambiare i treni, scendere da uno e aspettare la coincidenza dell'altro. A Bologna ad es. conosceva un barbiere che esercitava davanti alla Stazione e che zio andava a trovare regolarmente per farsi fare la barba e scambiare due chiacchiere.
L'altra meta, completamente diversa dalla prima, era il Sestiere, il mito per ogni torinese e zio, trasferitosi per seguire il lavoro della moglie a Torino , si era sentito subito torinese. Anche lì al Sestiere conosceva tutti i posti dove mangiare deliziosi piatti a base di polenta, spezzatino e salsicce da raggiungere magari con una bella passeggiata. Mi ricordo l'ultima di quelle passeggiate che abbiamo fatto insieme qualche anno fa (2010) e di cui mi pare di aver scritto su questo blog parlando della mia amicizia col cane di zio Luigi. Anche quella volta avevamo fatto una bella passeggiata sui prati per raggiungere un rifugio e al termine del pranzo non avevamo resistito nel chiedere se avevano uno zabajone caldo come lo sanno fare da queste parti.  

Zio Luigi al Sestiere 2010

Ecco voglio ricordarti per quella passeggiata insieme fatta di poche parole e tanti silenzi, un po' come usano i veri alpinisti che devono raggiungere la meta e non hanno tempo per le chiacchiere.

Riccione Viale Ceccarini, tanti anni fa...



lunedì 8 settembre 2014

Non ti lusinghi la crudeltade

Cecilia Bartoli: Tito Manlio - Non ti lusinghi la crudeltade (Vivaldi)

Non ti lusinghi la crudeltade
Contro d’un core, che devi amar. 
E per la figlia mostra pietade
Se questo petto vuoi consolar. 

Pensierino. A stento si capisce il testo che la cantante interpreta, anche se l'espressione del volto aiuta. Conta per molti cantanti di più il "bel canto" del significato di quello che dicono. Non è difficile trovare similitudini nel linguaggio della politica arrembante a cui ci stiamo abituando in Italia.