lunedì 2 novembre 2015

Fulvio Tomizza a Trieste

« La mano mi trema come in quel lontano mattino di Pasqua, quando mio padre occupato con le due messe e la benedizione delle uova mandò me, sui dodici anni, a versare l'acquasanta nei quattro cantoni della parrocchia per preservarla dalla grandine estiva. Nella boccetta dell'acqua, battezzata il giorno avanti nella tinozza ai piedi della fonte, aveva aggiunto una lacrima del cero pasquale, un pezzetto di ostia rimasta pane in sagrestia, un filo d'oro strappato al piviale e uno d'argento caduto dalla pianeta. Continuavo a tremare mentre lui in calzoni, coi mustacchi gialli riconsacrava, e per me profanava, l'acqua con la quale ci si segna in fronte. »
(Fulvio Tomizza, Incipit de La miglior vita1977)
Niente di meglio che seguire questo itinerario tomizziano che trovate qui .


3 commenti:

  1. Trieste come nessuna, attraente e respingente insieme: penso che sia difficile viverci da non triestina, eppure, di tanto in tanto, desidero sempre ripercorrerla.
    E' stata definita la città del non-luogo, forse per i troppi luoghi che racchiude.
    Sicuramente è città di contraddizioni, aperture e chiusure al mondo le appartengono in ugual misura.
    E le sue contraddizioni sono, o forse nascono, o forse partecipano della sua fisicità: dal mare al Carso in un attimo, basta un tram che s'inerpica e sembra d'essere già in un altrove pieno di segreti.
    Affascinante come solo chi possiede segreti sa essere.
    Anni fa scrissi un post che raccontava un mio sogno ambientato lì.
    Se lo ritrovo...
    Sabina K.
    (Tereza)

    RispondiElimina
  2. Interessante. Non conoscevo. Ho seguito il link che mi porta a Trieste, città che amo da sempre

    RispondiElimina

I commenti non sono moderati. Si confida nei lettori che vogliono lasciare una traccia del loro passaggio.