martedì 29 settembre 2015

La cornacchia innamorata del cacciatore

C'era una volta un corvo innamorato da far pietà
di una cornacchia bella che viveva nel Canadà,
ma la cornacchia bella se ne rideva di tale amor
perché era innamorata di Cecchino il cacciator.

Oh! bella, bella, bella, la storiella del cacciatore
che si mise a far l'amore con la cornacchia del Canadà
e bella, bella, bella, ragazzini venite quà
vi canterò la storia della cornacchia del Canadà

E la cornacchia un giorno se ne stava sopra un pino
e il corvo giù da basso gli strizzava l'occhiolino,
ma la cornacchia bella se ne rideva di tale amor
perché era innamorata di Cecchino il cacciator

Oh! bella, bella, bella, la storiella del cacciatore
che si mise a far l'amore con la cornacchia del Canadà
e bella, bella, bella, ragazzini venite quà
vi canterò la storia della cornacchia del Canadà

Il dì del matrimonio era bello e combinato
e la cornacchia bella se ne stava in mezzo al prato
e con il cavallino il Cecchino di là passò
per il corvo la scambiò e con un colpo l'ammazzò.

Oh! bella, bella, bella, la storiella del cacciatore
che si mise a far l'amore con la cornacchia del Canadà
e bella, bella, bella, ragazzini venite quà
vi canterò la storia della cornacchia del Canadà.
Il dì del funerale il corvo era sì malato
era morto l'ideale per il quale avea sognato.
Andò dal cacciatore, il fucile si puntò
e una palla dentro il cuore, sospirando, si cacciò.
Oh! bella, bella, bella, la storiella del cacciatore
che si mise a far l'amore con la cornacchia del Canadà
e bella, bella, bella, ragazzini venite quà
vi canterò la storia della cornacchia del Canadà.

domenica 27 settembre 2015

La gola

"La golaccia" di Gioacchino Belli

Quann’io vedo la ggente de sto Monno,
che ppiú ammucchia tesori e ppiú ss’ingrassa,
piú2 ha ffame de ricchezze, e vvò una cassa
compaggna ar mare, che nun abbi fonno,
              
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     dico: oh mmandra de scechi, ammassa, ammassa,
sturba li ggiorni tui, pèrdesce er zonno,
trafica, impiccia: eppoi? Viè ssiggnor Nonno
cor farcione e tte stronca la matassa.
             
     La morte sta anniscosta in ne l’orloggi;
10e ggnisuno pò ddí: ddomani ancora
sentirò bbatte er mezzoggiorno d’oggi.
             
     Cosa fa er pellegrino poverello
ne l’intraprenne un viaggio de quarc’ora?
Porta un pezzo de pane, e abbasta quello.

27 ottobre 1834


domenica 20 settembre 2015

Peccati capitali: l'ira. E lascatemi divertire di Aldo Palazzeschi

Tri, tri tri
L'ira, Giotto
Fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu, ihu.

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.

Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche,
Sono la mia passione.

Farafarafarafa,
Tarataratarata,
Paraparaparapa,
Laralaralarala!

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la... spazzatura
delle altre poesie,

Bubububu,
fufufufu,
Friù!
Friù!

Se d’un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?

Bilobilobiobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!

Bilolù. Filolù,
U.

Non è vero che non voglion dire,
vogliono dire qualcosa.
Voglion dire...
come quando uno si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.

Aaaaa!
Eeeee!
liii!
Qoooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!
Ma giovinotto,
diteci un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con cosi poco
tenere alimentato
un sì gran foco?

Huisc... Huiusc...
Huisciu... sciu sciu,
Sciukoku... Koku koku,
Sciu
ko
ku.

Come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate
in giapponese,

Abi, alì, alarì.
Riririri!
Ri.

Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi, è bene che non lo finisca,
il divertimento gli costerà caro:
gli daranno del somaro.

Labala
falala
falala
eppoi lala...

e lala, lalalalala lalala.

Certo è un azzardo un po’ forte
scrivere delle cose così,
che ci son professori, oggidì,
a tutte le porte.

Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!

Infine,
io ho pienamente ragione,
i tempi sono cambiati,
gli uomini non domandano più nulla
dai poeti:
e lasciatemi divertire!

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-30080eff-741e-482b-8c2c-500c682e828b.html

mercoledì 9 settembre 2015

Concerti "storici"

Ho avuto la fortuna di sentire dal vivo Frank Zappa al Velodromo Vigorelli di Milano il 9 settembre 1974. Grande concerto con una percussionista (polistrumentista) a dir poco fantastica Ruth Underwood. I musicisti sul palco erano questi (non ne sono sicurissimo): Frank Zappa, Ruth Underwood, Napoleon Murphy Brock, Chester Thompson, Tom Fowler and George Duke.
La "scaletta" era questa: 

Tush Tush Tush
Stink‐Foot
Inca Roads
Florentine Pogen
Approximate / One-Shot riff
Cosmik Debris
RDNZL
Village of the Sun
Echidna's Arf (Of You)
Don't You Ever Wash That Thing?
(with "Holiday in Berlin" snippet)
Penguin in Bondage
T'Mershi Duween
The Dog Breath Variations
Uncle Meat
(The Mothers of Invention song)
Pygmy Twylyte
Dummy Up
Room Service
(with "T'Mershi Duween" snippet)
Tush Tush Tush
Camarillo Brillo


https://youtu.be/YiQIXsGCBq0

Road Tapes #2 Finlandia Hall Helsinki Finland 23, 24 August 1973
YOUTUBE.COM

martedì 1 settembre 2015

Recensioni. Il racconto dei racconti di Matteo Garrone

Il racconto dei racconti - Tale of Tales è un film a episodi del 2015 co-scritto, co-prodotto e diretto da Matteo Garrone, al suo primo film in lingua inglese.



La pellicola è l'adattamento cinematografico della raccolta di fiabe Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, pubblicata postuma tra il 1634 ed il 1636.

Recensione. Dunque il solo fatto che Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile sia prodotto in lingua inglese mi fa pensare ad un piatto di spaghetti conditi con il ketchup. Ma supero il pregiudizio iniziale e vedo il film. 
L'atmosfera, malgrado il film parli di fiabe, pare subito iper-realista: sarà la regina che mangia il cuore (quasi crudo) del drago marino, sarà la pulce gigante nutrita da sangue del Re annoiato o le due vecchie che ingannano il Principe facendogli vedere un solo dito, tutto acquista un'aria troppo reale. 
Non per altro le scene sono girate effettivamente in luoghi meravigliosi: nel Lazio (a Palazzo Chigi di Ariccia e Acquapendente) tra Napoli (tra cui il Palazzo Reale), Toscana (Vie Cave tra Sovana e Sorano, nel Castello di Sammezzano di Reggello e nel Palazzo Vecchio di Firenze), Puglia (a Castel del Monte, Gioia del Colle, Mottola e Statte), Sicilia (nel Castello di Donnafugata e nelle Gole dell'Alcantara) ed Abruzzo (nel castello di Roccascalegna). Pare uno spot pubblicitario per un tour operator statunitense o nipponico.
Le tre fiabe scelte sono La cerva fatata, La pulce e La vecchia scorticata.
Lontane mille miglia le atmosfere del Decameron di Pier Paolo Pasolini che fece un'operazione inversa traducendo i testi di Boccaccio in dialetto di Napoli. L'equivoco, che qualcuno dovrà spiegare a questi contabili del "mercato" mondiale dei film, è che un linguaggio "internazionale" non necessariamente attira folle ai botteghini. Il linguaggio universale è la stessa fiaba che usa canoni codificati riconoscibili da tutte le culture. E questo doveva bastare.
Sacrificare l'iperbolico dialetto del Basile alle logiche del mercato statunitense è perdere di vista una grande opportunità per fare un prodotto omogeneizzato (che garantisce standard di qualità, per carità), ma insipido.   


...fa’ pigliare lo core de no drago marino e fallo cocinare da na zitella zita, la quale, a l’adore schitto de chella pignata, deventarrà essa perzì co la panza ‘ntorzata; e, cuotto che sarrà sto core, dallo a manciare a la regina, che vedarrai subbeto che scirrà prena comme si fosse de nove mise... 
da La Cerva Fatata