giovedì 20 ottobre 2016

Afasia


Quando sento recitare un libro che conosco mi accorgo quanti particolari ho perso nella lettura solitaria. Mi chiedo se sia una forma di afasia. Forse dovrei prendere l'abitudine almeno di sussurrare la lettura del libro confidando che usare 2 sensi invece di 1 raddoppi la mia capacità di comprensione.
Ho riletto con grande gioia le Dicerie dell'untore di Gesualdo Bufalino approfittando della trasmissione radiofonica di RAIRADIO 3 "Ad alta voce" e devo dire che l'ho molto apprezzata.
J.L. Borges sosteneva che lui non si sentiva affatto menomato per la perdita della vista, anzi. Ma lui aveva schiere di lettori pronti a saziare la sua "fame" di libri. I comuni mortali possono fare affidamento solo sulla radio e su qualche benemerita iniziativa editoriale...

Ecco qui il primo capitolo di Dicerie dell'untore

giovedì 13 ottobre 2016

Il mistero buffo di Dario Fo

Dario Fo (Sangiano, 24 marzo 1926 – Milano, 13 ottobre 2016 è stato un drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, illustratore, pittore, scenografo e attivista italiano.


Ho visto per la prima volta Dario Fo a Galliate nel suo indimenticabile "Mistero buffo" al "5" che allora era una sala da ballo. Parliamo del 1969 o '70. In sala in fondo si affacciarono i carabinieri e lui dal palco disse " vedo delle persone in fondo con una strana cravatta trasversale" ed il pubblico si girò tutto verso la porta di accesso e i carabinieri se ne andarono. Erano i tempi in cui i suoi spettacoli erano oggetto di denunce ed i controlli di Digos e Carabinieri erano costanti.


L'ultima volta che l'ho visto di persona è stato al Palazzo Reale quando c'era la sua mostra di bozzetti e quadri (24 marzo al 3 giugno 2012 "DARIO FO A MILANO lazzi sberleffi dipinti"). Lui si prestava a presentare la mostra girando con gruppi di 20-30 persone. In quella occasione gli ho chiesto alla fine della presentazione, timidamente, di autografare una riproduzione di un suo bozzetto e lui gentilmente ha messo un suo scarabocchio sulla stampa.


martedì 4 ottobre 2016

Ognuno per la propria vita


Quando il momento si annunciò con un colpo rovente che dallo stomaco spingeva verso il basso, lacerando i fianchi, i reni, l'intestino, capi che doveva svegliarsi da quell'imbambolimento e lottare. Non era soltanto una fatica, come aveva pensato. Era una lotta a morte che si scatenava dentro come se il corpo, prima integro, si fosse diviso in due, e una parte lottasse per mangiarsi l'altra.
- Grida! Grida che t'aiuta!
- La posizione è giusta. Bene si presenta. Grida e spingi! Così ce la fai!
Chi ce la fa? Quell'onda di dolore trascinante ? Doveva seguire quell'onda? Il suo corpo lottava con l'altro corpo che, come un masso di ferro, batteva al muro della pancia per uscire. Era lì il nemico, in quel masso che batteva per uscire dalla prigione, e vivere a costo di lacerare, distruggere il suo corpo che, anche se preparato, non ce la faceva a espellere quel nemico per non soccombere.

... 

Lo sentiva che era deciso a vivere a costo di uccidere. E con un'ultima spinta, che dalle spalle la percorse fino a tagliare con un colpo secco il bassoventre, le cosce, lo sentì cadere da sé con un tonfo muto, nel vuoto.

...

Perché gridava così? Piangeva per la sua vita conquistata, o perché, nel segreto dell'atto carnale, quell'essere sapeva di aver quasi ucciso per la vita? Solo il mio corpo e il suo sapevano il significato di quella lotta mortale e senza ostilità: ognuno per la propria vita.

Goliarda Sapienza, L'arte della gioia, Einaudi