sabato 22 aprile 2017

In quell'ora prima dell'alba

Non sentiva più cantare gli uccelli dal suo letto che aveva due finestre sul piccolo giardino, un rettangolo verde sul lato nord della casa. Aveva dato la colpa ai doppi vetri che aveva appena installato per ripararsi dagli spifferi, ma forse c'entrava anche un po' di ipoacusia senile. Sta di fatto che la mattina, in quell'ora particolare prima dell'alba, non sentiva più cantare gli uccelli. Solo un cuculo riusciva a forare il silenzio con quel suo cu cu a ritmo sincopato e sospettoso di ogni altro rumore. Era l'unico rumore che si sentiva chiaramente, solo a quell'ora del primo mattino.
Si era attardato a letto pensando a questo isolamento in cui era stato cacciato ed immaginato di vedere il piccolo merlo con il primo piumaggio ancora grigio che tentava i primi brevi voli sul prato, controllato d'appresso dalla madre che lo incoraggiava con un petulante cinguettio. Il cinguettio poi si infittiva ogni volta che si avvicinava un pericolo, si sentiva nel piccolo giardino un rumore improvviso, una porta che sbatteva, il cigolio di una tapparella che si alzava, ma anche il semplice fruscio delle fronde dell'alto pico che frusciavano al vento. Per non parlare di quando irrompeva sul tappeto verde il piccolo cane: con un gran coup de theatre si presentava correndo all'impazzata tra un cespuglio e l'altro e creando un gran scompiglio nel composto piccolo ambiente immerso tra le case e le cascine. La mamma merlo aveva sentito il cane arrivare fin da quando la porta sul lato opposto della casa si era aperta e la padrona aveva fatto uscire il cane in giardino per i suoi bisogni e quello era corso fuori come se fosse stato legato alla catena per giorni, con le orecchie belle dritte sulla testa e con la voglia di creare scompiglio là dietro. Sapeva che erano in corso le esercitazioni di volo e lui faceva la posta a quel merlotto maldestro che al suo arrivo, terrorizzato, si rifugiava timoroso dentro il fitto cespuglio di fior d'arancio. La mamma volava bassa intorno al cane, cinguettando forte, per disturbarlo e fargli capire che doveva star lontano da lì, ma quello cocciuto gironzolava famelico in attesa di un piccolo sbaglio, di un'imprudenza, di un attimo di esitazione. 
Pochi minuti, poi il primo raggio di sole illumina la cima più alta del pino ed allora, come d'incanto, il giardino si zittisce e comincia un'altra giornata.

© G.G. 22 aprile 2017


1 commento:

  1. Delizioso questo brano così perspicace e attento ad ogni particolare:
    denota un animo da poeta ( anche se poi - nei fatti - è il racconto, e non la poesia la cifra che ti contraddistingue ).
    Ma che importanza hanno le definizioni?.
    E' l'animo quello che bisogna avere. Al di là di ogni competenza letteraria.

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