domenica 23 luglio 2017

La passeggiata di Tommaso Landolfi, un esercizio di lingue scomparse

La mia moglie era agli scappini (1), il garzone scaprugginava (2), la fante (3) preparava la bozzima (4).  
Sono un murcido (5), veh, son perfino un po' gordo (6), ma una tal calma, mal rotta da quello zombare  (7) o dai radi cuiussi (8) del giardiniere col terzomo (9), mi faceva quel giorno l'effetto di un malagma (10) o di un dropace (11)! Meglio uscire, pensai, invertudiandomi (12), farò magari due passi fino alla fodina (13). (Tommaso Landolfi, Racconti impossibili, Adelphi, 2017)

1) in fuga
2) rompere le capruggini (intaccatura delle doghe entro la quale si incastrano i fondi della botte)
3) serva, domestica
4) sostanza collosa usata per fissare provvisoriamente la torsione dei filati
5) pigro
6) grosso, goffo
7) il rumore del bastone che fende l'aria
8) parlare affettato
9) aiutante
10) impiastro emolliente per portare a suppurazione un ascesso
11) impasto depilatorio composto da pece e olio
12) andare per campagne
13) cava




Pensierino. Quando penso alla ricchezza della lingua italiana, mi viene subito in mente che la povertà economica che stiamo (drammaticamente) vivendo ha raggiunto anche la lingua che si è immiserita in modo impressionante nel giro di pochi decenni.

2 commenti:

  1. Certo . Nessuno più scrive su un foglio ( di carta, intendo ) così come nessuno scrive più lettere, con tutta la ricchezza di pensiero, di emozioni, e anche di lessico che questo comportava. Si scriveva in minuta, per poi fare la bella copia. Cose da dinosauri della scrittura! Ora si scrivono ( in due minuti) mail per ogni evenienza. Anche d'amore.
    Ma è davvero la stessa cosa?
    ( Ai posteri - come si disse - l'ardua sentenza ).

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  2. C'è solo un piccolo problema: siamo posteri di noi stessi, veniamo da un altro mondo, lontano anni luce dall'oggi.

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