martedì 28 febbraio 2017

mercoledì 22 febbraio 2017

Ci sono libri...

Ci sono libri che ritornano periodicamente nella mia vita. Li acquisto, leggo, perdo di vista e poi spariscono chissà dove. Oppure altri che stanno lì ad aspettare che ritorni a ritrovarli e leggere. Ci sono poi dei libri "spaiati" che o sono destinati a rimanerlo in eterno (quasi diciamo) o che improvvisamente si ritrovano. Per il primo caso cito l'esempio di un'edizione dei Vangeli commentata in quattro volumi e due sono spariti nel nulla (forse per miracolo); aveva un libro di poesia di Garcia Lorca, ma quando l'ho comprato non mi ero accorto che era un opera in due volumi ed il secondo mancava. 
Quindi è con grande giubilo che annuncio il ritrovamento su una bancarella di Corsico dei due volumi di poesia di Garcia Lorca nella bella edizione Guanda del 1966.


Ps Ci sono anche libri che ho dovuto abbandonare non per scelta, ma per i casi della vita ed è il capitolo più doloroso. Quando per caso li vedo su una bancarella o in una libreria, mi viene un "tuffo" al cuore, come se rivedessi un caro amico dopo tanti anni di lontananza. 

venerdì 17 febbraio 2017

L'infinito, gli angeli, la scala di Santa Clara e le benedizioni dei campi

Libere associazioni stimolate dalla lettura di Alessandro Borgna, Il tempo e la vita, Feltrinelli.

Parto da Robert Musil, I turbamenti del giovane Torless, Einaudi, 1999. La scoperta (terrorizzante) dell'infinito.

"- L'infinito! -Torless aveva udito l'espressione durante il corso di matematica. Non gli aveva ispirato nessuna idea particolare. Era un termine che ricorreva sovente; ma qualcuno l'aveva inventato per la prima volta e da allora era possibile tenerne conto come di qualcosa di reale e di solido. Era quello che per l'appunto che ricorreva nei calcoli; Torless non aveva cercato mai più in là.
E adesso, di colpo, gli balenò che in quella parola v'era qualcosa di terribilmente inquietante. Gli sembrava un concetto addomesticato, con il quale lui aveva combinato ogni giorno i suoi piccoli trucchi; e adesso ad un tratto era scatenato. Qualcosa di al disopra della ragione, qualcosa di selvaggio e di distruttivo era stato una volta addomesticato da qualche ingegnosa operazione, ma ora s'era destato all'improvviso ed era ridivenuto attivo. Stava lassù, in quel cielo, vivo e minaccioso e sogghignante. Alla fine egli chiuse gli occhi, perché quella vista lo torturava."

Cosa sono gli angeli, se non il collegamento tra terra e cielo. E viene il momento in cui pensiamo di poterne fare a meno. Rainer Maria RilkeL'angelo custode, 1899

Da che l’Angelo mio più non mi veglia,
può libere spiegar, volando, l’ali;
e fendere il silenzio delle stelle.

D'altra parte nel 1907 Rilke in ‘Angelo della Meridiana’ , una lirica inclusa in ‘ Nuove Poesie ’ scrive:
“ Angelo tu di pietra, che ne sai del nostro umano vivere nel mondo?”


Eppure
(da un  abbozzo di mio racconto)
Aveva guardato la volta dell’abside della piccola chiesa e subito gli era venuta in mente la filastrocca snocciolata dalle mamme per far dormire i bambini 
Oh Santa Clara,
prestem la vostra scara
da 'ndà in paradis
a truà ul San Diunis.
San Diunis l'è bel e mort
ghe nessün de fagh ul corp,
gh'era i Angel che cantavan,
la Madonna la suspirava,
ul Bambin in ginugiun.
Uh che bella uraziun!
Chi ca la sa e chi ca la dis
andaren in paradis,
chi ca la sa, chi la dis minga
andaran sempar a l'infernu! 
Chiesa di San Pietro, Buscate

L’angelo dell’affresco era lì sulla sua scala puntata verso il cielo azzurro che guadava giù come ad invitare a salire ritardatari fedeli. Ma i fedeli sotto seduti sulle panche erano immersi in tutt’altri pensieri, il cielo azzurro era estraneo alla loro vita e guardavano il cotto segnato dal tempo del pavimento. I vecchi ricordavano che alla chiesetta si andava in processione dalla parrocchiale per le rogazioni a marzo proprio per invocare la fertilità dei campi e la pioggia nell’arida pianura sassosa era una mamma. Quel cielo azzurro non prometteva di certo neanche una goccia d’acqua ed il contadino non veniva in chiesa per vederselo lì bello terso ed azzurrino, quando aveva da maledirlo ogni giorno quello vero che implacabile stava sulla sua testa.
Il prete, incurante del cielo, recitava con la sua solita cantilena e i fedeli biascicavano le risposte alle sue invocazioni pensando ai propri campi di grano e meliga ed al cielo che incombeva su tutto. 
A folgore et tempestate
Libera nos Domine
A peste, fame et bello
Libera nos Domine
 …
La prima processione si svolgeva il 25 Aprile e le altre la settimana che precedeva l’ascensione. All’alba per tre giorni consecutivi (partendo dal Lunedì) si partiva dalla chiesa parrocchiale. La méta erano i campi verso la Miorina (a Nord), passando da San Pietro fino al Brughé (Est), lo Stallone (Sud), e Santa Maria (Ovest). Come a voler segnare il territorio si benedicevano i quattro punti cardinali.

Processione a Buscate, 1928



lunedì 13 febbraio 2017

Olive Kitteridge

"Mi sconcerta questo mondo, ma ancora non voglio lasciarlo". Ultima frase della miniserie intitolata Olive Kitteridge trasmessa nel 2014 sul canale HBO, diretta da Lisa Cholodenko e basata sull'omonimo romanzo del 2008 di Elizabeth Strout.


Protagonista della miniserie è l'attrice Frances McDormand, affiancata da un cast che comprende Richard Jenkins, Bill Murray, Zoe Kazan, Rosemarie DeWitt, John Gallagher Jr. e Peter Mullan.

Pensierino. Mi ritrovo nel caratteraccio della protagonista Olive, nella sua ironia al vetriolo, nelle sue malinconie e rimpianti (raramente il marito le strappa un sorriso appena accennato). Invidio la sua schiettezza ruvida e diretta, la forza e la determinazione con la quale affronta la vita. Vive accanto ad un marito che respinge come un muro di gomma la sua apparente gelida freddezza e la ricambia di un amore incondizionato. Lui (il marito) crede ci siano buone persone, lei (la moglie) ne dubita e diffida di tutti. Eppure alla fine riescono ad amarsi a loro modo. Grazie a Francesca che mi ha "passato" il dvd con questa bellissima storia.

mercoledì 1 febbraio 2017

Quando siamo in esilio

Quando siamo in esilio

Quando siamo in esilio, o abbiamo cambiato casa, o siamo stati sradicati dalla nostra patria, non si modifica solo il tempo interiore, il tempo vissuto, ma anche lo spazio vissuto: il modo di vivere e di sentire lo spazio. Nel paese straniero, ma anche nella nuova casa, il linguaggio delle cose, il linguaggio del paesaggio, si trasformano profondamente. Quelle terre, e quegli orizzonti, che hanno dato un senso ai viaggi e alle vacanze, si fanno estranei ed insignificanti quando abbiano ad essere luoghi di esilio. Spazio e tempo, drasticamente mutati nella loro forma e nelle loro risonanze emozionali, si fanno categorie inquietanti e stranianti: portatrici di solitudine e di silenzio. Il mondo, in cui si è esiliati, o sradicati, è contrassegnato dalla estraneità e dalla inconoscibilità. Non ci riconosciamo più in questo tempo e in questo spazio, in questo silenzio e in questo paesaggio, in questi ghiacciai dell'anima e in questo fiammeggiare dell'angoscia, in queste cifre nascoste e illeggibili di una realtà che è divenuta così estranea; e la perdita della patria, ma anche la perdita della  casa in cui si abitava con la sua storia e le sue memorie, si accompagnano a inquietudini e a smarrimenti che lasciano ferite non sempre rimarginabili.

Eugenio Borgna, Il tempo e la vita, Feltrinelli, 2015, p. 76

Pensierino. Da tempo ho scelto di essere uno "sradicato" e le ferite continuano a sanguinare.