mercoledì 2 maggio 2018

tic, tac poesia di diaolin

tic, tac, tic, tac, tic, tac
(per sentire l'interpretazione dell'autore, clicca qui)

l’èi vöida sta sera de stéle spavènte
la splìnderna ‘nsòni de umori da bèn
che i rùdola come lumàte ‘mbriàghe
pogiàde su ‘l stròf senza pànder susùri
de niènt, de negùni, ‘n le fìzze de ‘n tàser
soléo come arnai a la pàissa, a zirondoi,
sul ciel de ‘n mezdì co na ràgia robàda

tic, tac, tic, tac, tic, tac

el sbrèga la not, ciavàdo, ‘l orlòi
mesùre de passi e  batòci smorzàdi
i seména de sbolfri, desidèri che cròda,
la pàlida ombrìa de na luna che möre
‘mpizàndo lumìni su i óri de ‘l bosch
sentà live arènt a ‘ngoràrse stebiàde
lassàde a i mistéri de uno che passa

tic, tac, tic, tac, tic, tac

no ‘l zéde, matìna
no se sfanta la nòt

Giuliano (diaolin)

tic, tac, tic, tac, tic, tac

tic, tac, tic, tac, tic, tac | è vuota la sera di timide stelle | trasloca i miei sogni di umori soavi | che passeggiano come lucciole ubriache | appoggiate sull’oscurità senza un canto | di niente, di nessuno, nelle pieghe del silenzio | leggero come il falco in agguato, in un vortice | nel cielo di un mezzogiorno di un orologio ferito | tic, tac, tic, tac, tic, tac |  e strappa la notte, imbroglione, il rintocco | misure di passi e batacchi smorzati | seminano di vampate, desideri cadenti, | la pallida ombra di una luna che muore | attizzando lumini sui confini tra il bosco ed il cielo | seduto lì accanto ad attendere un refolo caldo | lasciato all’impegno di uno che passa | tic, tac, tic, tac, tic, tac | non smette, è mattina | non dirada la notte

sabato 21 aprile 2018

La guerra delle lumache

In un angolo ombroso del mio giardino, al riparo del muro di cinta, crescono da anni delle grandi foglie verdi che producono un profumatissimo fiore bianco. Il nome di questa pianta mi è sconosciuto anche se qualcuno azzarda il nome di Hosta, ma nondimeno rappresenta un appuntamento annuale sempre gradito. Tanto più che questa pianta a fine stagione viene rasata a livello del suolo ed inspiegabilmente i suoi bulbi sotterranei a primavera si risvegliano più rigogliosi che mai ed in poche settimane creano una bella bordura al prato coprendo un angolo che altre piante più schizzinose disdegnano.
Tutto bene? Purtroppo no! Da alcuni anni queste foglie sono attaccate da una colonia di lumache che evidentemente gradiscono molto queste foglie carnose e tenere a tal punto da creare grossi problemi di sopravvivenza della pianta stessa.  Per carità non mi si fraintenda, non ho nulla contro le lumache, ma la loro voracità mette in serio pericolo la sopravvivenza di una specie vegetale che mi sta a cuore. L'ipotesi di utilizzare sistemi (assai crudeli) di eliminazione delle lumache mi sono stati consigliati: a parte i veleni chimici, quelli più infingardi sono quelli di utilizzare contenitori con birra (nei quali le lumache, golose, annegano) o il sale grosso che per questi piccoli molluschi è una grande attrattiva mortale.
Scartata anche l'ipotesi di utilizzare le lumache per uso culinario per una mia atavica repulsione a questa pietanza che per molti risulta una vera leccornia.
E così ho dovuto pensare a soluzioni alternative. Una breve perlustrazione nei paraggi mi ha fatto individuare nell'adiacente giardino della scuola materna un terreno ideale per "l'esportazione" delle lumache: il giardino suddetto è dall'altra parte della strada ed altrettanto protetto da un alto muro, è ben fornito di piante e forse anche di un piccolo orto, è per di più ben curato ed abbondantemente innaffiato e quindi rappresenta una valida alternativa al mio giardino. 
Così a me non rimane che il compito di scovare le lumache prima che facciano troppi danni alle mie foglie di Hosta e trasferirle con un lancio calibrato nel giardino vicino dove sicuramente troveranno un ambiente accogliente ed adatto alla loro riproduzione.
Se poi i bambini della scuola materna saranno così fortunati da trovare nel piccolo orto qualche lumaca che mangiucchia la lattuga, saranno felicissimi e trascorreranno delle ore liete in compagnia di questi simpatici e silenziosi molluschi. 

lunedì 16 aprile 2018

lo detesto gli accumuli di parole


Venerdi sera, le sette e mezzo. Oggi pomeriggio ho guardato alcune stampe giapponesi con Glassner. Mi sono resa conto che è così che voglio scrivere: con altrettanto spazio intorno a poche parole. Troppe parole mi danno fastidio. Vorrei scrivere parole che siano organicamente inserite in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto. Come in quell'illustrazione con un ramo fiorito nell'angolo in basso: poche, tenere pennellate - ma che resa dei minimi dettagli - e il grande spazio tutt'intorno, non un vuoto, ma uno spazio che si potrebbe piuttosto definire ricco d'anima. lo detesto gli accumuli di parole. In fondo, ce ne vogliono così poche per dir quelle quattro cose che veramente contano nella vita. Se mai scriverò - e chissà poi che cosa? -, mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto.
E sarà più difficile rappresentare e dare un'anima a quella quiete e a quel silenzio che trovare le parole stesse, e la cosa più importante sarà stabilire il giusto rapporto tra parole e silenzio - il silenzio in cui succedono più cose che in tutte le parole affastellate insieme. 

(da Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Gli Adelphi).


Pensierino. "mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto", ecco, si.