martedì 13 novembre 2018

Urla Innocenzo

Il movimento lirico N° 8 delle “Suite per Francis Bacon” di Giovanni Testori.

Urla,
Innocenzo;
graffia
l’insulsa paternità dei secoli;
batti le nocche,
gli zoccoli di capra
contro la lastra immobile,
il cristallo che t’approssima
e allontana;
ansimando
la larva episcopale
riaffondi per secoli
e millenni;
tarme sataniche
sui lustri dei velluti,
denti di rospo,
avori.
Il dentifricio t’impasta;
ti sdoppia il fotogramma
guance e mani.
Dietro di te
trema il verbo derelitto
-anima dei cristiani,
amore cieco, sanguinante,
chi t’ha deviato,
in quale cisterna
sei crollato?
Il dominio ha stroncato
le palme egiziache di viola;
attorno alla sedia gestatoria
pende la carcassa umana,
ventre divaricato,
vano.
Urla:
trapassa dall’immemore del tempo
all’ardente, irrisolvibile presente;
getta
dal Sigillo, ancora chiuso
l’ancora dell’unica follia
nel viscere lurido,
demente.

domenica 11 novembre 2018

Che c'è da festeggiare l'11 novembre ?

I morti della prima guerra mondiale si stimano tra i 15 e i 17 milioni, se a questi si assommano le vittime mondiali della "influenza spagnola" che ha imperversato per tutto il periodo della guerra si raggiungono i 37 milioni di morti.
Secondo la "Commissione parlamentare d'inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti commesse dal nemico", che terminò i lavori nel 1920, i prigionieri italiani furono circa 600.000, di cui 19.500 ufficiali. Ma ancora più impressionante è la cifra dei morti: 100.000 italiani perirono nei campi di concentramento ed il numero è da considerare per difetto, perché, per ammissione degli ex nemici, nel computo sono esclusi i morti nelle compagnie di lavoro, disseminate in ogni angolo dell'Europa centrale. Quali furono le cause della morte? E' questo il dato forse più agghiacciante: solo in minima parte essa dipese dalle ferite contratte in battaglia; la stragrande maggioranza perì per malattia, soprattutto la tubercolosi e l'edema per fame. La fame, il freddo, gli stenti, furono quindi alla base dell'ecatombe dei prigionieri italiani.
Nel 1916 il governo italiano era stato messo al corrente di quali fossero le effettive condizioni dei soldati fatti prigionieri, ed anche di quali fossero le condizioni della stessa popolazione austriaca; risultava così palese come fosse impossibile per quel paese fornire ai prigionieri di ogni nazionalità i mezzi di sostentamento e di vestiario necessari. Veniva anche fugato ogni dubbio sulla corretta applicazione dell'art. 7 del trattato dell'Aja: le truppe austriache ricevevano lo stesso trattamento alimentare dei prigionieri nei campi di concentramento.Ben consapevole di ciò, il Governo italiano, in perfetta sintonia col Comando Supremo dell'esercito, rifiutò sempre ogni tipo di intervento statale, tollerando appena l'invio di aiuti da parte dei privati cittadini. Per coordinare l'invio dei soccorsi, già nel 1915 era stata creata all'interno della Croce Rossa Italiana la Commissione prigionieri di guerra con a capo il senatore Giuseppe Frascara, che si affiancava ad un analogo istituto militare per la gestione del problema dei prigionieri di guerra austro-ungarici presenti sul territorio italiano, al comando della quale era stato messo il generale Paolo Spingardi. (da Storia e memoria di Bologna, Campi di prigionia austriaci e tedeschi)
Questa rimane una "inutile strage".

sabato 27 ottobre 2018

Dimostrare che la pazzia esiste

...infatti è una delle fondamentali leggi che i matti non hanno né passato né futuro, ignorano la storia, sono soltanto momentanei, attori del loro delirio che ogni secondo detta, ogni secondo muore, appunto perché fuori dal mondo, vivi solo per la pazzia, quasi avessero quel compito: di dimostrare che la pazzia esiste.

Mario Tobino, Le libere donne di Magliano, Meridiani Mondadori, 2007



Pensierino. Non ci sarebbe bisogno di dimostrare che la pazzia esiste se riconoscessimo quella che sta in tutti noi.