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domenica 27 novembre 2016

Dipingere i fantasmi delle cose

A Brera ho sempre tirato dritto davanti alla "Natura morta su tavolo rotondo" di Giorgio Morandi: le trovano un "esercizio" da liceo artistico, fredde, senza emozione.


Un'amica mi consiglia di andare a vedere la casa di Morandi a Bologna con il suo studio dove ancora si possono vedere le sue composizioni di bottiglie. Questo particolare mi conferma nell'idea che si tratti di un esercizio un po' maniacale del pittore.
Eppure...
Riprendo in mano la guida di Brera e trovo l'opera e l'interpretazione di Lamberto Vitali (studioso d'arte e fotografia) che dice che questa opera è "popolata non dalle cose, ma dai fantasmi delle cose".
Naturalmente questo cambia tutto e apre orizzonti inesplorati.

PS Mi permetto di mettere una mia foto scattata con una vecchia Lubitel2 che va in quella direzione misteriosa e inesplorata. 



lunedì 16 dicembre 2013

Raffaello a Milano

La Madonna di Foligno di Raffaello per la prima volta a Milano a Palazzo Marino dai Musei Vaticani, «regalo» di Natale per chiunque passi di qui.




E naturalmente se volete fare il "pieno" di Raffaello non potete non andare a vedere a Brera lo Sposalizio della Vergine...


venerdì 8 febbraio 2013

Tarocchi

Visita annuale alla Pinacoteca di Brera. L'occasione è stata la mostra sul mazzo di tarocchi Sola-Busca. Da chimico sui generis quale sono stato, mi ha sempre appassionato l'alchimia e l'esoterismo. I Tarocchi nascono in quell'ambiente lì e sono fonte inesauribile di simboli che si sovrappongono fino a far perdere le tracce del loro significato originario, ma , nel contempo, acquisendone altri diversi. Italo Calvino ci ha dato uno splendido esempio (anche se pedantemente letterario) di storie costruite sui tarocchi con il suo "Castello dei destini incrociati". Ma non è l'unico esempio di manipolazione della simbologia "tarocchesca".





Pensierino. Inutile dire che una scappata per guardare alcuni capolavori presenti nella Pinacoteca era inevitabile: innanzitutto La pietà di Giovanni Bellini ed il Cristo morto di Andrea Mantegna, poi La crocifissione di Carlo Crivelli e il Cristo alla colonna di Donato Bramante e infine La cena di Emmaus di Caravaggio. Brutalmente dimenticato il '900.













sabato 30 luglio 2011

Capitan de catin (5): Brera una sera d'estate

Almeno una volta l'anno passo dalla Pinacoteca di Brera. E' una sana abitudine che ho preso e non intendo perderla.

Approfittando dell'ingresso libero alla Pinacoteca di Brera, mi sono fiondato a Milano. Non è che sono taccagno (qualcuno lo ha sostenuto, sul fronte dei sentimenti !), ma era una occasione e risparmiare l'ingresso che è stato portato a 10 € (da 5 € che erano !) non mi dispiace. A Milano non esiste come nel Piemonte una tessera annuale Musei e questo è un grave handicap per chi come me è un assiduo frequentatore di mostre. La tessera piemontese ti permette, al costo di 49 € all'anno, di visitare gratuitamente tutti i musei pubblici della regione (che erano nel 2010 n.180) e scusate se è poco...
Il fatto che l'ex Sindaco di Milano Letizia Moratti sia andata in questi giorni a Roma dal Ministro Galan a presentare la "cordata" che vuol prendere in gestione Brera, non mi ha tranquillizzato affatto dal punto di vista dei possibili rialzi di prezzo. Le "privatizzazioni" in Italia fanno aumentare i prezzi e non li "regolano" affatto in base alla "libera concorrenza del mercato".

Quest'anno all'ingresso si ha una ulteriore bella sorpresa: la mostra delle opere di Francesco Hayez ed in particolare i suoi celeberrimi ritratti. Se ce n'era bisogno, un valore aggiunto alle opere già presenti nella Pinacoteca.

Inutile dire che la prima emozione è per la Pietà di Giovanni Bellini (1430-1516), che è stato possibile ammirare nella sala dei restauri.


Ma il quadro che mi ha colpito di più quest'anno è stato questo di Domenico Induno.



L'anno scorso avevo proposto un mini-tour di Brera al quale rimando per le altre meraviglie (clicca qui).

domenica 3 gennaio 2010

Carlo Crivelli e i suoi mondi fantastici. Una visita a Brera.

E' sempre bello tornare a Brera e visitare la sua Pinacoteca. L'occasione la mostra antologica su Carlo Crivelli  (Venezia, 1430/1435 – Ascoli Piceno, 1490/1495). Naturalmente come è possibile entrare a Brera e non guardare le sale con i dipinti più (e meno) importanti? Così ecco il giro:
L'Oratorio di Macchirolo XIV secolo (spostato qui e ricostruito a grandezza naturale con la sua mandorla al centro);
Poi le sale dei Fondi oro dal XII al XV secolo [da ammirare la Crocifissione di Gentile da Fabriano e Madonna con bambino di Ambrogio Lorenzetti];
Nella VI sala ci imbattiamo di colpo  nel Cristo morto e tre dolenti di Andrea Mantegna e nella Pietà di Giovanni Bellini.

Percorso tutto il corridoio si entra nella grande sala VII nella quale campeggia una enorme tela di Gentile e Giovanni Bellini con la Predica di San Marco ad Alessandria d'Egitto un dipinto dove la fantasia dei pittori si esprime in tanti piccoli particolari inventando architetture, costumi ed animali.
Poi passando nelle altre sale troviamo di TIZIANO vercellio un San Gerolamo penitente, un drammatico Ritrovamento del corpo di San Marco del Tintoretto, un San Sebastiano di Vincenzo Foppa, un Crocifisso con i santi di Giovanni Bernardino e Giovanni Stefano Scotti [i due ladroni crocifissi attirano immediatamente l'attenzione con le loro smorfie di dolore].
Si entra nel lungo corridoio X dedicato all'arte moderna e qui si possono ammirare: una bellissima Rissa in galleria di Umberto Boccioni, un Bue squartato e Fiori secchi di Mario Mafai,  le scolture di Marino Marini, una Testa di toro di Picasso, i paesaggi urbani di Mario Sironi [impressionante il Paesaggio urbano con viandante].
Usciti da questa sezione non ci rimane che riprendere il cammino nelle sale arrivando alla strepitosa sala XXIV con la Pala Montefeltro di Piero della Francesca, Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello Sanzio (appena restaurato) e il bellissimo Cristo alla colonna di Donato Bramante. Una sala dove rimanere in silenzio per lunghi attimi a contemplare la bellezza pura.
Le altre sale sembrano perdere di valore dopo aver sostato nella XXIV. Ma c'è un ultimo (forse nemmeno...) colpo di coda con l'arrivo nella sala XXIX e dietro alla parte si scopre La cena di Emmaus di Caravaggio. Ho già parlato di questo quadro, ma non resisto a descriverlo un'altra volta. Si tratta dell'episodio raccontato dai Vangeli
35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". 37 Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. 38 Ma egli disse: "Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho". 40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41 Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: "Avete qui qualche cosa da mangiare?". 42 Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43 egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44 Poi disse: "Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". 45 Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: 46 "Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno 47 e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48 Di questo voi siete testimoni.
Si conosce un solo nome dei due discepoli: si chiama Cleopa, l'altro rimane sconosciuto nel passo di Luca ( 24,35-48) che ho riportato.
Gesù deve dare la prova di essere il risorto ai discepoli increduli, apre loro la mente e si rivela. Questo è esattamente il momento rappresentato da Caravaggio.

Cleopa si aggrappa al tavolo protendendosi verso il Cristo, l'altro discepolo (nell'ombra) solleva una mano dallo stupore. Ma sono le altre due figure quelle che segnano il quadro e lo completano: l'oste che guarda, sente ma non capisce (la rivelazione non è per lui?), la cameriera che non guarda forse non sente nemmeno, sembra persa in sé stessa nella sua sofferenza (o malattia), il suo volto pallido è vecchio, tirato, non partecipa in nessun modo alla scena, ma questo suo apparente isolamento la pone come alternativa al volto illuminato del Cristo, una alternativa di una umanità chiusa nella sua fatica di vivere.
Chi guarda è posto in questo varco tra i due discepoli e può ugualmente scegliere il suo sentimento di fronte a questa rivelazione: partecipare emotivamente alla scoperta, guardare e non capire, non guardare e rimanere prigioniero nella propria sofferenza.
Si guadagna l'uscita ammirando ancora qualche capolavoro: una Crocifissione di Giuseppe Maria Crespi in cui un Cristo alla croce si staglia in un cielo plumbeo, è il momento della morte; il Portarolo seduto con cesta, uova e pollame di Giacomo Ceruti; il Bacio di Francesco Hayez (per la gioia dei Baci Perugina); un meraviglioso Il carro rosso di Giovanni Fattori ed il delicatissimo Fanciulla nella stanza di Gerolamo Induno.  Naturalmente un grande Quarto stato di Pelizza da Volpedo poi campeggia nell'ultima sala, ma è solo un attimo.
E Carlo Crivelli ? A lui sono dedicate alcune sale che riproducono grandi pale d'altare o quadri e la mostra è completata dalla presentazione di decorazioni di tappeti anatolici coevi per sottolineare la ricerca delle decorazioni finissime fatta dal Crivelli.











lunedì 13 ottobre 2008

Mini tour alla Pinacoteca di Brera

Presento una scelta delle opere viste alla Pinacoteca di Brera ieri. E' una visita direi classica che faccio quasi ogni anno trovando sempre nuove emozioni. Consiglio vivamente di scegliere prima un percorso tematico e soffermarsi su poche opere per poterle apprezzare e commentare. Cliccando sulle immagini si ingrandiscono un po'.


Piero della Francesca (1415/1420-1492), Pala Montefeltro


Donato Bramante (1444-1514), Cristo alla colonna. Un quadro davvero emozionante.


Giovanni Bellini (1430-1516), Pietà


Gentile Bellini e Giovanni Bellini (1430-1516), La predica di San Marco ad Alessandria d'Egitto


Raffaello Sanzio (1483-1520), Lo sposalizio della Vergine
Maria sceglie Giuseppe perché il suo bastone è fiorito, il segno che avevo chiesto a Dio per poter scegliere tra i numerosi pretendenti. Nel Protovangelo di Giacomo il segno è una colomba "ed ecco che una colomba uscì dal suo bastone e volò sul capo di Giuseppe".


Andrea Mantegna (1430-1506), Cristo morto e tre dolenti
Sicuramente uno dei quadri più emozionanti della Pinacoteca. In particolare le figure della tre dolenti. E' il quadro che Mantegna dipinse per il suo monunento funebre e che, appunto perché svincolato da ogni committenza, ha eseguito in grande libertà espressiva.


Caravaggio (1571-1610), Cena di Emmaus
"Quando fu a tavola con loro prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero." I due discepoli hanno un moto di stupore evidenziato dai movimenti delle mani e delle braccia. L'oste osserva e ha sentito tutto, ma non capisce. La donna anziana è tutta compresa nella sua sofferenza esistenziale, non guarda e non partecipa.


Giovanni Segantini (1848-1899), Pascoli di primavera


Umberto Boccioni (1882-1916), Rissa in galleria


Gaetano Previati (1852-1920), Maternità

martedì 2 settembre 2008

1962, Giulio Stocchi (l'amico poeta), Scoprivo un altro mondo

“[...] Poi uscivo e scoprivo un altro mondo.
In via Madonnina, nel cuore del vecchio quartiere di Brera, c’era un bar. Oggi ha lasciato il posto a uno di quei palazzotti pretenziosi con videocitofono e tutto.
Più che un bar, quello di via Madonnina era una crota, un’osteria. Ci si mangiavano uova sode, aringhe, salame cotto. Si beveva molto vino. E si parlava. Io ci andavo con Piero Scaramucci.
L’avevo conosciuto tramite una mia compagna di Università. Già, perché nel frattempo avevo tagliato il nodo delle mie indecisioni e mi ero iscritto a filosofia. Per desiderio di capire, dico oggi. Ma allora, probabilmente, per sfuggire a un qualche destino di uffici e tenere aperta, per vie traverse, la strada della poesia.
Piero aveva venticinque anni. Si sentiva il mio fratello maggiore. Voleva che imparassi. Mi raccontava, in quelle mezzanotti di bicchieri, del luglio ‘60, del governo Tambroni e dei moti di Genova. Mi spiegava che alla Fiat stavano per firmare certi accordi. Anzi, un ‘accordo quadro’, diceva. E questo non mi entrava assolutamente nella testa. Di operai non sapevo nulla. Sì, che
esistevano da qualche parte, e poco più. Poi mi parlava del XX Congresso, dell’Ungheria, della svolta di Togliatti.
Piero era dei Quaderni rossi. E mi portava spesso con sé in un garage dalle parti di Città Studi.
A leggere e discutere Rosa Luxemburg. C’erano Vittorio Rieser, Edoarda Masi, Goffredo Fofi.
E tanti altri. Avevo persino conosciuto un poeta a quelle riunioni. Il primo che vedessi in carne ed ossa. E mi sorprendeva che invece di starsene a scrutare gli abissi della sua anima si infervorasse a parlare di centro sinistra e ristrutturazione. E al freddo, per giunta. Era Franco Fortini. Io me ne stavo zitto e non capivo molto. Ma incominciavo a intuire, in modo ancora confuso, certi collegamenti fra la cucina di casa mia e tutto il resto. [...]”

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...