Ieri sera al Teatro alla Scala di Milano
L'incoronazione di Poppea
Claudio Monteverdi
Nuova produzione
in coproduzione con Opéra National de Paris
Direttore Rinaldo Alessandrini
Regia, scene e luci Robert Wilson
Orchestra del Teatro alla Scala
CAST
Nerone Leonardo Cortellazzi
Poppea / La Fortuna Miah Persson
La Virtù / Ottavia Monica Bacelli
Amore Silvia Frigato
Ottone Sara Mingardo Lucano
Nutrice Giuseppe De Vittorio
Seneca Andrea Concetti
Una versione spagnola...
Pur ti miro,
Pur ti godo,
Pur ti stringo,
Pur t'annodo,
Più non peno,
Più non moro,
O mia vita, o mi tesoro.
Io son tua...
Tuo son io...
Speme mia, dillo, dì,
Tu sei pur, speme mia
L'idol mio, dillo, dì,
Tu sei pur,
Sì, mio ben,
Sì, mio cor, mia vita, sì.
Pur ti miro,
Pur ti godo,
Pur ti stringo,
Pur t'annodo,
Più non peno,
Più non moro,
O mia vita, o mi tesoro.
Visualizzazione post con etichetta Opera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Opera. Mostra tutti i post
sabato 21 febbraio 2015
lunedì 8 dicembre 2014
Tra una manganellata e l'altra, ieri sera il Fidelio di Ludwig van Beethoven alla Scala di Milano con la direzione di Daniel Barenboim
Quartetto (Marzelline, Leonore, Jaquino, Rocco): Mir ist so wunderbar - Andante sostenuto (sol maggiore).
MARCELLINA
(che durante le lodi che Rocco ha fatto a Leonora, mostrava la massima partecipazione e l’ha osservata amorosamente con emozione sempre crescente; fra sé)
Mi sento sì strana
mi si stringe il cuore; egli mi ama, è chiaro, sarò felice.
LEONORA
(fra sé)
È grande davvero il pericolo, sì debole appare la speranza; ella m’ama, è chiaro,
oh indicibile tormento!
ROCCO
(che nel frattempo è tornato ancora sul proscenio; fra sé)
Ella l’ama, è chiaro,
sì fanciulla, sarà tuo;
una bella, giovane coppia, saranno felici.
JAQUINO
(che osservando si è avvicinato sempre più, tenendosi da un lato e un po’ dietro gli altri; fra sé)
Mi si rizzano i capelli, il padre è d’accordo;
mi sento sì strano, non trovo più rimedio.
MARCELLINA
(che durante le lodi che Rocco ha fatto a Leonora, mostrava la massima partecipazione e l’ha osservata amorosamente con emozione sempre crescente; fra sé)
Mi sento sì strana
mi si stringe il cuore; egli mi ama, è chiaro, sarò felice.
LEONORA
(fra sé)
È grande davvero il pericolo, sì debole appare la speranza; ella m’ama, è chiaro,
oh indicibile tormento!
ROCCO
(che nel frattempo è tornato ancora sul proscenio; fra sé)
Ella l’ama, è chiaro,
sì fanciulla, sarà tuo;
una bella, giovane coppia, saranno felici.
JAQUINO
(che osservando si è avvicinato sempre più, tenendosi da un lato e un po’ dietro gli altri; fra sé)
Mi si rizzano i capelli, il padre è d’accordo;
mi sento sì strano, non trovo più rimedio.
sabato 25 ottobre 2014
Periferie
L'Altomilanese (dove vivo) è la periferia della Città Metropolitana di Milano. Si sa, le periferie evocano sempre luoghi abbandonati, leggermente inquietanti, dove si consumano storie tra il boccaccesco e lo squallido. Dove si vivono tutti gli svantaggi di vivere ai margini dello sfavillio dei grandi centri commerciali e culturali. Dove l'unica idea fissa è quella di "andare in città a divertirsi" perché, evidentemente, lì non c'è nulla, una specie di deserto dei Tartari dove una solitaria sentinella osserva un orizzonte sempre vuoto.
Eppure.
Leggo un annuncio su Facebook dell'inizio della stagione operistica a Cuggiono. Cuggiono ? Ma non è quel paesino dove non c'è nulla, nemmeno un centro commerciale o una sala giochi, nemmeno un Bingo ? Non un teatro o un cinema (se non quello del vecchio Oratorio). Si vabbè c'è la Biblioteca comunale, c'è la benemerita attività di un Ecocentro della Valle del Ticino tanto "famoso" da noi quando sconosciuto a 10 km di distanza...
Eppure.
Avevo letto del rinascere delle sale cinematografiche degli oratori, ma non ci credevo molto. Eppure. Eccola qui la sala del nuovo Oratorio di Cuggiono: 100 posti a sedere in splendide poltroncine in velluto rosso, proiezione in HD su piattaforma digitale, uno schermo non "panoramico", ma che garantisce una buona visione, suono stereo in dolby surround di ottima qualità.
Parte la diretta dal Metropolitan Opera di New York con le Nozze di Figaro di Mozart dirette da James Levine con Ildar Abdrazakov, Marlus Peterson, Peter Mattei..
25 persone di pubblico. Ma bastano per gustarsi le 3 ore e 52 minuti di spettacolo.
La "qualità" è accessibile anche nelle periferie.
"Non più andrai" è una un'aria per basso del 1786 dall'opera di Mozart "Le nozze di Figaro", K 492. Il libretto italiano è stato scritto da Lorenzo Da Ponte basato su una commedia di Pierre Beaumarchais, Le nozze di Figaro (Beaumarchais) (1784). E' cantata da Figaro alla fine del primo atto.
Non più andrai, farfallone amoroso,
notte e giorno d'intorno girando;
delle belle turbando il riposo
Narcisetto, Adoncino d'amor.
Non più avrai questi bei pennacchini,
quel cappello leggero e galante,
quella chioma, quell'aria brillante,
quel vermiglio donnesco color.
Tra guerrieri, poffar Bacco!
Gran mustacchi, stretto sacco.
Schioppo in spalla, sciabla al fianco,
collo dritto, muso franco,
un gran casco, o un gran turbante,
molto onor, poco contante!
Ed invece del fandango,
una marcia per il fango.
Per montagne, per valloni,
con le nevi e i sollioni.
Al concerto di tromboni,
di bombarde, di cannoni,
che le palle in tutti i tuoni
all'orecchio fan fischiar.
Cherubino alla vittoria:
alla gloria militar!
lunedì 7 ottobre 2013
Oh! s'io potessi dissipare le nubi (guardando il cielo)
Maria Callas esegue "Oh! s'io potessi dissipare le nubi" da "Il Pirata" di Vincenzo Bellini. Nicola Rescigno dirige la Symphonieorchester des NDR. Registrazione live effettuata alla Musikhalle di Amburgo il 15.05.1959.
Commento. Impressionanti per forza espressiva i quattro minuti di assoluto silenzio della Callas. Un pezzo di teatro.
lunedì 3 giugno 2013
Opera d'altri tempi
Maria Callas e Mario del Monaco cantano "In mia man alfin tu sei"
dalla Norma di Vincenzo Bellini. Teatro alla Scala di Milano. Direttore Antonino Votto. 7 dic.1955.
dalla Norma di Vincenzo Bellini. Teatro alla Scala di Milano. Direttore Antonino Votto. 7 dic.1955.
SCENA X
NORMA
In mia man alfin tu sei:
Niun potria spezzar tuoi nodi.
Io lo posso.
POLLIONE
Tu nol dei.
NORMA
Io lo voglio.
POLLIONE
E come?
NORMA
M'odi.
Pel tuo Dio, pei figli tuoi,
Giurar dei che d'ora in poi
Adalgisa fuggirai,
All'altar non la torrai,
E la vita io ti perdono,
E mai più ti rivedrò.
Giura.
POLLIONE
No. Si vil non sono.
NORMA
Giura, giura!
POLLIONE
Ah! Pria morrò!
NORMA
Non sai tu che il mio furore
Passa il tuo?
POLLIONE
Ch'ei piombi attendo.
NORMA
Non sai tu che ai figli in core
Questo ferro?
POLLIONE
Oh Dio! Che intendo?
NORMA
Sì, sovr'essi alzai la punta.
Vedi, vedi a che son giunta!
Non ferii, ma tosto, adesso
Consumar potrei l'eccesso.
Un istante, e d'esser madre
Mi poss'io dimenticar!
POLLIONE
Ah! Crudele, in sen del padre
Il pugnal tu dei vibrar!
A me il porgi.
NORMA
A te?
POLLIONE
Che spento cada io solo!
NORMA
Solo? Tutti!
I Romani a cento a cento
Fian mietuti, fian distrutti,
E Adalgisa …
POLLIONE
Ahimè!
NORMA
Infedele a suoi voti …
POLLIONE
Ebben, crudele?
NORMA
Adalgisa fia punita,
Nelle fiamme perirà, sì, perirà!
POLLIONE
Ah! Ti prendi la mia vita,
Ma di lei, di lei pietà!
NORMA
Preghi alfine?
Indegno! È tardi.
Nel suo cor ti vo' ferire,
Sì, nel suo cor ti vo' ferire!
Già mi pasco ne' tuoi sguardi,
Del tuo duol, del suo morire,
Posso alfine, io posso farti
Infelice al par di me!
POLLIONE
Ah! T'appaghi il mio terrore!
Al tuo piè son io piangente!
In me sfoga il tuo furore,
Ma risparmia un'innocente!
Basti, basti a vendicarti
Ch'io mi sveni innanzi a te!
NORMA
Nel suo cor ti vo' ferire!
POLLIONE
Ah! T'appaghi il mio terrore!
NORMA
No, nel suo cor!
POLLIONE
No, crudel!
NORMA
Ti vo' ferire!
POLLIONE
In me sfoga il tuo furore,
Ma risparmia un'innocente!
NORMA
Già mi pasco ne' tuoi sguardi, ecc
POLLIONE
Ah! Ti basti il mio dolore
Ch'io mi sveni innanzi a te!
Dammi quel ferro!
NORMA
Che osi? Scostati!
POLLIONE
Il ferro, il ferro!
NORMA
Olà, ministri, sacerdoti, accorrete!
lunedì 29 settembre 2008
Maria Callas - Vien, diletto, è in ciel la luna, I Puritani di V.Bellini,1949 -
ELVIRA
Vien, diletto, è in ciel la luna!
Tutto tace intorno, intorno;
Finchè spunti in ciel il giorno, vien...
Ah, vien, ti posa sul mio cor!
Deh! t'affretta, o Arturo mio,
Riedi, o caro, alla tua Elvira;
Essa piange e ti sospira,
Vien, o caro, all'amore.
[RICCARDO, GIORGIO
Possa tu, bell'infelice,
Mercè aver di tanto affetto,
Possa un giorno nel diletto
Obbliare il suo dolor, sì.]
sabato 29 marzo 2008
Giacomo Puccini, Gianni Schicchi (Libretto di Giovacchino Forzano)
GIANNI SCHICCHI ha gabbato i parenti avidi del vecchio Buoso Donati (la scena si svolge a Firenze, Settembre 1, 1299). SCHICCHI, chiamato perché il BUOSO è morto senza lasciare testamento, si finge lui stesso d'essere il moribondo. Viene chiamato un notaio e lui gli detta un testamento per soddisfare le cupidigie dei parenti. Ma nel testamento falso i possedimenti più importanti e ricchi di Firenze SCHICCHI se li assegna con grande disappunto degli eredi e, appena il notaio se n'è andato, scaccia di casa tutti. Questa è ormai la sua casa e dei due innamorati, LAURETTA (sua figlia) e RINUCCIO.
Finale
RINUCCIO
LAURETTA mia, staremo sempre qui... Guarda,
Firenze è d'oro Fiesole è bella!
LAURETTA
Là mi giurasti amore!
RINUCCIO
Ti chiesi un bacio;
LAURETTA
il primo bacio...
RINUCCIO
tremante e bianca volgesti il viso
LAURETTA, RINUCCIO
Firenze da lontano ci parve il Paradiso!
GIANNI SCHICCHI
La masnada fuggì!
…………
Ditemi voi, signori, se i quattrini di Buoso potevan finir
meglio di così? Per questa bizzarria m'han cacciato
all'inferno... e così sia; ma con licenza del gran padre
Dante, se stasera vì siete divertiti, concedetemi voi...
l'attenuante!
lunedì 27 agosto 2007
Giuseppe Verdi, Falstaff
Iscriviti a:
Post (Atom)
I venti di Mario Vargas Llosa
Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...
-
Lascia la spina Lascia la spina cogli la rosa; tu vai cercando tu vai cercando il tuo dolor. Lascia la spina cogli la rosa; tu vai cercando ...
-
Bellissimo e innocente colore, il bianco, ma nella sua purezza quanti spaventi s'annidano. "Obscur comme un lys", scrisse una ...



