martedì 20 ottobre 2020

Paese

---Paés paés ---


di Elio Pisoni




Paés paés

Paés paés

tré cö un paés

da bocia t'ho lasòo

da végiu sun turnòo

a stòla a mé casina ho cercòo

ma nanca a cò ho pü truòo.

Citò citò scurtés

dòmi indrée ul mé paés

paées curtés.





Paese paese

tre case un paese

da ragazzo ti ho lasciato

da vecchio son tornato

la stalla, la mia cascina ho cercato

ma neanche la casa ho trovato.

Città città scortese

dammi indietro il mio paese

paese cortese.

giovedì 24 settembre 2020

Correva l'anno 1969. In ricordo di Virginio Bettini

Correva l'anno 1969 ed io, uscito da un anonimo Istituto Tecnico della provincia, guardavo ad altro e cercavo la mia rivincita nei confronti di quel gretto tecnicismo che ci avevano propinato, iscrivendo a lettere alla Statale di Milano. Ma anche lì cercavamo sempre cose che ci potessero dire qualcosa di più di noi stessi e del mondo che si muoveva intorno tumultuosamente. Eravamo rimasti ai margini anche per queste scelte, estranei ai movimenti di lotta, stranieri in visita in Città due volte la settimana. Un improbabile corso di psicologia al Politecnico (chissà come finito lì) ci aveva attratti e con due amici avevamo cominciato a frequentarlo. Una sera a settimana poi eravamo noi che spiegavamo ad un gruppo di amici a casa le "scoperte" che avevamo fatto. C'era questa voglia di condivisione e di trasmissione di un sapere di cui tutti avevamo "fame", una fame indistinta, una specie di "voglia".

Alla Statale avevo presentato un Piano di studi tutto incentrato su storia e scienze naturali. Il primo corso fu quello di Geografia Umana e lì ho conosciuto l'Assistente Virginio Bettini.

Con lui ho fatto l’esame. L’anno dopo sarebbe andato a Venezia per aver vinto il concorso per la prima cattedra in Ecologia italiana. Avevo portato come tesina per l’esame una ricerca sui depuratori del Consorzio del Magentino (poi apparsa su una rivista di cui non ricordo il nome, forse Ecologia) e non avevo nemmeno letto i libri che mi aveva consigliato (testi in francese e inglese). Malgrado ciò mi dette 30 per “incoraggiamento”. Pochi mesi dopo abbandonavo l’Università per tornare a fare il chimico. Questo ricordo ho avuto modo di rinverdirlo quando ci siamo trovati un giorno con lui a casa di una amica due anni fa per parlare dell’impatto ambientale della Cava di Casorezzo. Naturalmente non si ricordava dell’episodio, ero uno dei tanti studenti di quel ateneo che viveva un momento davvero turbolento, ma a me quel incoraggiamento ha lasciato una bella impronta. Grazie prof. Bettini.


PS Virginio Bettini, già docente di Analisi e Valutazione Ambientale e di Ecologia del paesaggio presso l’Università IUAV di Venezia dal 1971 al 2012. Una vita spesa nell’impegno e nell’attivismo ecopacifista negli anni ’70, in collaborazione con Barry Commoner della Washington University di St. Luois, Missouri e della New York University, Larry Canter della Oklahoma State University di Norman e Leonard Ortolano della Stanford University.

La sua è stata una vita di studio, ricerca e attivismo ecologista e sociale.

Nel 1970 era negli USA con Barry Commoner di cui tradusse in italiano il fondamentale libro “Il cerchio da chiudere” e con lui pubblicò a doppia firma “Ecologia e lotte sociali” nel 1976. Insieme andarono in Vietnam per denunciare i disastri causati dalla guerra chimica USA. 

Tra le sue innumerevoli attività, portò al Parlamento Europeo testimoniamza sulla incredibile lotta vittoriosa del presidio alla Cava Sant’Antonio di Buscate che diede l’avvio alla raccolta differenziata in Lombardia,  fu aiuto insostituibile con Alexxander Langer nell’impedire con noi, le trivellazioni petrolifere a Castelletto di Cuggiono facendo esprimere all’unanimità gli europarlamentari italiani a nostro favore. 

Nel 1998 fu tra i fondatori dell’Ecoistituto della Valle del Ticino di Cuggiono, elaborò per i comuni del territorio la Valutazione di Impatto ambientale autogestita di Malpensa 2000.

Il Prof. Virginio Bettini è morto ieri nella sua casa di Nova Milnaese.

venerdì 18 settembre 2020

La barba del Manzoni

Con la sua solita leggerezza e ironia Roberto Piumini ci accompagna il questo che si potrebbe chiamare un proto - Promessi Sposi nel quale però figura tra i personaggio un certo Alessandro Manzoni che per ripicca (scherzosa) dell'autore diventa uno scultore pazzo presto relegato in manicomio.

La blasfemia di Piumini nei confronti di uno dei mostri sacri della letteratura italiana è completata dal racconto che saccheggia i personaggi del più famoso (e odiato) romanzo italiano deragliando la vicenda su spassose nuove situazioni. Piumini rimane fedele solo ai personaggi che mantengono le caratteristiche psicologiche originarie: il pauroso Don Abbondio, l'intrigante Perpetua, la pura Lucia, l'irruente Renzo, i crudeli e prepotenti bravi e l'integro e santo Fra Cristoforo. 

Nella post fazione, l'affondo:

Torniamo, per concludere, al peggio: che l'opera del Manzoni (quello in carne, ossa e basette) sia spacciata, e tuttora creduta, precedente al mio lavoro, dimostra compiutamente quanta menzogna, impunità e ingenuità, sia nel nostro mondo, e ancor più, considerando come molti avidi e omertosi editori l'hanno ammannita a generazioni di studenti.


Pensierino/citazione. 

Si sa che l'invecchiamento è lento, continuo, infinitesimale, avviene giorno dopo giorno, ora dopo ora: ma capitano momenti in cui, per qualcosa d'accaduto, o per nulla, fa un passo brusco, come si fosse rotto un argine che, per qualche tempo, l'aveva trattenuto, accumulato, nello spirito e nel corpo. Dopo tutti gli arrivi, spaventi, traffici, spavalderie, minacce, malattie, ansie, messe sconsacrate e sante reprimende, è accaduto oggi a Perpetua. Rimasta sé stessa, se tuttavia una prossima sera venisse uno a far la serenata, lei non gli risponderebbe come ha risposto al Beccanuca: brusca del suo, ma con quel velo, quel refolo di tenerezza e speranza. Sopra lo spasimante, chiunque possa essere, qualunque parola dica o canzone canti, la finestra di Perpetua rimarrà sorda, chiusa e muta.


martedì 8 settembre 2020

Da niente

 


Un niente perduto in un giardino, eppure apre orizzonti incredibili, prospettive nuove ed affascinanti.

mercoledì 26 agosto 2020

sabato 22 agosto 2020

Piccolo mondo antico, congelato

Vistare la Villa sul Lago Ceresio Fogazzaro Roi oggi di proprietà del FAI, è come entrare in un altro mondo (antico), un mondo congelato per volontà del suo ultimo proprietario il Marchese Giuseppe Roi pronipote dello scrittore Antonio Fogazzaro . In modo maniacale il Marchese ha lasciato nel suo testamento le disposizioni per la conservazione della villa con la descrizione di tutti gli oggetti e la loro posizione persino seguendo l'alternarsi delle stagioni: le foto, le immagini di famiglia, gli oggetti d'uso quotidiano, persino i cappotti appesi in anticamera, tutto è rimasto "fermo". Pare, con le dovute proporzioni, di essere al Vittoriale di Gabriele D'Annunzio sul lago di Garda ed invece si è sull'ultima propaggine del lago Ceresio a due passi da Lugano.

Tutta questa cura della casa era finalizzata ad ospitare amici e conoscenti, mentre per Antonio Fogazzaro è servita per ospitare i personaggio dei suoi romanzi.

La parte più bella è sicuramente il giardino su più livelli affacciato sul lago e sulla piccola piazza della chiesa.












 Come arrivarci ? L'indirizzo è questo Via Antonio Fogazzaro, 14, 22010 Oria CO. 

domenica 16 agosto 2020

La storiella psichiatrica dell'uomo che si credeva morto






James Hillman in La vana fuga dagli dei riporta quella che lui chiama una "storiella psichiatrica" che esemplifica cosa significa paranoia. 

Per esempio, ecco una classica storiella psichiatrica. Un uomo è convinto di essere morto. Dice a familiari: « Sono morto» e i familiari lo mandano da uno specialista. Subito tra medico e paziente incomincia un'accanita discussione. Il medico fa appello ai sentimenti dell'uomo verso la vita, verso la famiglia. Poi prova a farlo ragionare, dimostrandogli l'intrinseca contraddizione di una frase come « Sono morto » : i morti non sono in grado di dire che sono morti, perché è appunto in questo che consiste l'essere morti. Alla fine il medico ricorre all'evidenza dei sensi. Domanda all'uomo: « I morti sanguinano? « Certo che no » risponde l'uomo, spazientito dall'ottusa dabbenaggine della mente dei medici. «Lo sanno tutti che i morti non sanguinano».
Al che il medico gli punge un dito. Ne esce una goccia di sangue. « Ma guarda un po', chi l'avrebbe mai detto » esclama l'uomo. « I morti sanguinano, eccome ».
Incorreggibile. Le percezioni e i ragionamenti confermano, anziché contraddirla, l'idea di essere morto.

Pensierino. Provate a trasporre questa storiella e tramutatela da "psichiatrica" in "politica" e scoprirete che ci sono chiare assonanze: tanti si credono quello che non sono. Sono talmente convinti che ad ogni smascheramento si incaponiscono a credere e a far credere di essere altro che paranoici. Il problema è che sono circondati da ciechi e sordi fans che invece di invitarli ad andare dallo psichiatra, li osannano.


Paese

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