venerdì 9 luglio 2021

Letture per l'estate

 Letture per l'estate. "Il segreto" di Nadia Terranova e Mara Cerri. Una fiaba per piccoli e grandi.



Incipit (e si entra già subito nell'atmosfera del libro).

Il barattolo dei baci rotti stava sulla mensola di legno gialla, all'ingresso, con su scritto: SVUOTACUORI.

Nonna l'aveva messo lì per me: "Adele, ti fa male portare in casa i baci che si sono rotti fuori. Chiudili nel barattolo, gira forte il tappo e poi vai in giardino a fare quello che vuoi".

P.S. Per mantenere saldi i piedi a terra, rileggo anche "L'affaire Moro" di Leonardo Sciascia, Instant book incentrato sulle lettere inviate da Aldo Moro durante il sequestro e sulla mancata trattativa tra Brigate Rosse e Stato. 


 

mercoledì 23 giugno 2021

letture estive

Massimo Recalcati, Il grido di Giobbe, Einaudi, 2021 


Che dire di questo libro ? 

Ci pone di fronte a quelle domande "ultime" che spesso non hanno una risposta. Si intravede nelle tenebre in cui viviamo un piccolo spiraglio di luce, ma non è certo che sia solo un abbaglio, una (ennesima) illusioni, il tentativo di dare senso alla propria finitezza.

Ben altri "uomini di fede" hanno tremato di fronte al Nulla che ci assale, tutti. Mi viene sempre alla mente quella raccolta poetica straziante di David Maria Turoldo intitolata Canti ultimi...

Misteriosa origine di astri 

e di lombrichi 

il settimo giorno 

pure per te 

è un sogno. 

Il Nulla da ogni parte ti assale, 

tu sai di essere la fonte 

anche dei virus 

e di tarli 

e di tignole: 

e noi 

coscienza di pensarti 

senza sapere mai 

chi tu sia. 

Con Giobbe saltano le certezze di una fede "retributiva" che ricompensa il giusto e castiga il malvagio e si rimane di fronte al mistero inspiegabile del male e al silenzio dell'Inconoscibile.

mercoledì 9 giugno 2021

Processione

 





Questa è una foto del 1956 di una processione al mio paese. Come di consuetudine davanti al corteo ci sono i bambini su due file seguiti dalla bambine, poi le ragazze dell'Azione Cattolica col vestito bianco (con lo stendardo della Madonna del Carmine), le donne con velo nero, poi la banda, poi.il baldacchino (sorretto dalla confraternita in cappa rossa e saio bianco) con i preti (il Parroco -con la stola- regge il Santissimo) e dietro le autorità del paese (Sindaco e maggiorenti), in fondo gli uomini col cappello in mano.
Una perfetta gerarchia sociale.
Impressionante vedere nella prima foto tutti i bambini che tengono le braccia conserte. 

giovedì 29 aprile 2021

Andata e (forse) ritorno nella nebbia

L'Appennino. Come la nebbia. Ti trovi davanti a un sentiero qualunque e vai dritto dove puoi senza pensare. Poi il sentiero lo perdi. Un passo prima era lì. Un passo dopo è finito. E allora ti ritrovi in un luogo qualunque dove non fare un bel niente è tutto ciò che puoi fare. E torni indietro. E vai via.  l'Appennino quello vero comincia proprio lì. Fatto di silenzi. Di distacchi.

Libera, la bambina senza una mano (e forse senza anche un vero corpo) protagonista del libro l'ora del mondo di matteo meschiari (tutto minuscolo), cammina per trovare il Mezzo Patriarca perduto. Si inoltra sulla Via Vandelli, un'antica strada commerciale e militare, realizzata a metà del XVIII secolo per collegare Modena (capitale dell'omonimo ducato) e Massa. Era l'ambito sbocco al mare del Ducato di Modena e Reggio voluto da Francesco III d'Este e progettato e realizzato dall'abate ingegnere, geografo e matematico di corte Domenico Vandelli. 

L'attraversata fantastica dell'Appennino piena di insidie vere o immaginarie conduce alle Porte che collegano in mondo dei vivi con quello del morti e Libera entra in una di queste Porte per avere informazioni sul Mezzo Patriarca scomparso e le viene detto che si trova a Modena. Così Libera si incammina verso la città...

Questo libro è sorprendente per le metafore che propone e le bellissime descrizioni dei paesaggi allo stesso tempo fantastici e reali. Sembra appunto che ti faccia inoltrare in un sentiero conosciuto e poi, per la nebbia che ti avvolge, smarrisci la strada e torni indietro. 



lunedì 19 aprile 2021

La Mennulara

E' morta la serva di casa Alfallipe che tutti chiamavano la Mennulara. Ma era una serva, una "criata" come la chiamavano spregiativamente, che nascondeva tanti segreti di famiglia, della sua e di quella dei suoi padroni. Gli Alfallipe si erano arricchiti acquisendo le terre dei feudatari latifondisti a poco prezzo, ma erano stati incapaci di gestire il loro patrimonio che andava via via assottigliandosi. Così, a poco a poco, si dovettero affidare alla Mennulara che da semi-analfabeta, quanto era considerata, diventava di fatto l'amministratrice del patrimonio familiare.

Alla sua morte e alla conseguente apertura del testamento, si scatena di tutto: gli Alfattipe (4 figli e la madre) si dimostrano incapaci di gestire una situazione che da anni non governano e si sentono "manipolati" dall'abile amministratrice che ha garantito loro una inspiegabile e comoda rendita frutto di una gestione oculata delle proprietà e da misteriosi misteriosi investimenti all'estero.

Al funerale partecipa in modo discreto (ma visto da tutti) un padrino mafioso e le voci di collusione si moltiplicano, come le maledizioni all'indirizzo della serva-amministratrice che aveva fama di carattere forte e un po' brusco. Il fatto che chi pubblicamente parla male della Mennulara venga fatto oggetto di "avvertimenti" (orti arati nella notte, auto riempite di cemento), è un segnale che qualcosa dietro si nasconde e i protettori sono potenti.

Si intrecciano voci, ma nessuno sa realmente che ruolo ha avuto nella famiglia Alfallipe questa Mennulara: serva e amministratrice, amante del padrone e confidente della moglie di lui, analfabeta e fine conoscitrice delle ceramiche della Magna Grecia, vittima di uno stupro e collusa con la famiglia dello stupratore.

Il Medico, l'Avvocato, il Curato, l'addetto alle Poste comunista, i portinai dei palazzi, i parenti, gli avventori del Circolo della conversazione, tutti a chiedersi chi era veramente la Mennulara e piano piano a capire che progetto quella "creata" avesse in mente...

Trama avvincente scritta in modo chiaro.

La Mennulara è il primo romanzo di Simonetta Agnello Hornby. Pubblicato da Feltrinelli nel 2002.


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sabato 10 aprile 2021

Donna da mangiare


Ho finito di leggere "La donna da mangiare", il primo romanzo di Margaret Atwood scritto nel 1965. La Atwood è diventata famosa per il grande pubblico dopo che da un suo -inquietante- romanzo (L'ancella) è stata tratta una serie televisiva. 

La donna da mangiare è la storia di una triangolo amoroso in cui tutti i protagonisti giocano un ruolo che percepiscono essere conforme agli stereotipi correnti (di genere in particolare) e che piccoli e continui segnali alla fine fanno deragliare. Penso che il romando descriva molto bene una situazione dei rapporti tra uomini e donne che è cominciata ad andare in crisi in quegli anni, ma che ancora oggi è tutt'altro che "risolta". Il romanzo si conclude con un "liberi tutti" che non è una soluzione, ma la semplice constatazione che quei modelli erano (e sono) insostenibili e occorre provare strade nuove e per lo più ancora inesplorate.


giovedì 25 marzo 2021

Dantedì

 


Ripropongo un vecchio post Dante incontra Beatrice nel XXX Canto del Paradiso

Io vidi già nel cominciar del giorno
la parte oriental tutta rosata,
e l'altro ciel di bel sereno addorno;
e la faccia del sol nascere ombrata,
sì che per temperanza di vapori
l'occhio la sostenea lunga fiata:
così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giù dentro e di fori,
sovra candido vel cinta d'uliva
donna m'apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.
E lo spirito mio, che già cotanto
tempo era stato ch'a la sua presenza
non era di stupor, tremando, affranto,
sanza de li occhi aver più conoscenza,
per occulta virtù che da lei mosse,
d'antico amor sentì la gran potenza.
Tosto che ne la vista mi percosse
l'alta virtù che già m'avea trafitto
prima ch'io fuor di puerizia fosse,
volsimi a la sinistra col respitto
col quale il fantolin corre a la mamma
quando ha paura o quando elli è afflitto,
per dicere a Virgilio: 'Men che dramma
di sangue m'è rimaso che non tremi:
conosco i segni de l'antica fiamma'.
Ma Virgilio n'avea lasciati scemi
di sé, Virgilio dolcissimo patre,
Virgilio a cui per mia salute die'mi;
né quantunque perdeo l'antica matre,
valse a le guance nette di rugiada,
che, lagrimando, non tornasser atre.


Vittorio Sermonti commenta e recita: QUI .



domenica 21 marzo 2021

21 marzo giornata della poesia

 La mia personale scelta.


Il sogno

Quando gli orologi della mezzanotte elargiranno

un tempo generoso,

andrò più lontano dei rematori di Ulisse

nella regione del sogno, inaccessibile

alla memoria umana.

Da quella regione sommersa recupero residui

che ancora non comprendo;

erbe di botanica elementare,

animali un po’ diversi,

dialoghi coi morti,

volti che in realtà sono maschere,

parole di lingue molto antiche

e talora un orrore non comparabile

a quello che può darci il giorno.

Sarò tutti o nessuno. Sarò l’altro

che ignoro d’essere, colui che ha contemplato

quell’altro sogno, la mia veglia. La giudica,

rassegnato e sorridente.


El sueño

Cuando los relojes de la media noche prodiguen

un tiempo generoso,

iré más lejos que los bogavantes de Ulises

a la región del sueño, inaccesible

a la memoria humana.

De esa región inmersa rescato restos

que no acabo de comprender;

hierbas de sencilla botánica,

animales algo diversos,

diálogos con los muertos,

rostros que realmente son máscaras,

palabras de lenguajes muy antiguos

y a veces un horror incomparable

al que nos puede dar el día.

Seré todos o nadie. Seré el otro

que sin saberlo soy, el que ha mirado

ese otro sueño, mi vigilia. La jurga,

resignado y sonriente.

(Jorge Francisco Isidoro Luis Borges)


Bambino

Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia

legalo con l’intelligenza del cuore.

Vedrai sorgere giardini incantati

e tua madre diventerà una pianta

che ti coprirà con le sue foglie.

Fa delle tue mani due bianche colombe

che portino la pace ovunque

e l’ordine delle cose.

Ma prima di imparare a scrivere

guardati nell’acqua del sentimento.

(Alda Merini)


Sul ciglio di due abissi

Sempre sul ciglio di due abissi

tu devi camminare e non sapere

quale seduzione, 

se del Nulla o del Tutto,

ci abbatterà …

(David Maria Turoldo)


I sass dul Tisin

Sculta  i  sass  dul Tisin  quanti storìi

han  girà  ul  mundu

sann  di stori  ca  nanca  imaginum

inn stàa  den  da  la  tera 'n du l'infernu  da  foeugu

sul  fundu  dul  mar in mesu  ai pess

su i  muntagn  incantàa  da  nee

rutulandu  pian pian

ul  tempu  l'é  nien

'n  da  la  vita   d'un  sass  ghé  nò  postu  par  noeun.

I sassi del Ticino. Ascoltare i sassi del Ticino quante storie / hanno girato il mondo / sanno storie che neanche immaginiamo / sono stati dentro la terra nell’inferno di fuoco / sul fondo del mare in mezzo ai pesci / sulle montagne incantate di neve / rotolando pian piano / il tempo non è niente / nella vita di un sasso non c’è posto per noi. 

(Antonio Marchiori)


Sonetto 54 

Quanto più bella appare una bellezza 

quando s’adorna d’una vita piena: 

bella la rosa, e più bella s’apprezza 

per quel dolce profumo che l’invena. 

Rosa canina ha fiamma d’ugual fuoco 

quant’è nel fior di serra, più odoroso: 

pari le spine, pari il lieto gioco 

d’alito estivo al bocciolo ritroso. 

Rosa di campo è bella né pregiata, 

vien disamata in boccio, umile in fiore, 

sfiorisce a sé. La rosa coltivata 

muore soave in suo soave odore: 

così di te, giovane bell’amica, 

sfiorito il boccio, la poesia ridica.

(William Shakespeare)


Voci tempestate 

E tu prendimi, portami con te

come un incendio nelle tue abitudini.

(Mariangela Gualtieri)


Aprile il mese più crudele

Aprile è il mese più crudele, genera

Lillà da terra morta, confondendo

Memoria e desidero, risvegliando

Le radici sopite con la pioggia della primavera.

L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse

Con immemore neve la terra, nutrì

Con secchi tuberi una vita misera

.... 

(Thomas Stearns Eliot)


Compagnia

Stamattina mi sono svegliato con la pioggia

che batteva sui vetri. E ho capito

che da molto tempo ormai,

posto davanti a un bivio,

ho scelto la via peggiore. Oppure,

semplicemente, la più facile.

Rispetto a quella virtuosa. O alla più ardua.

Questi pensieri mi vengono

quando sono giorni che sto da solo.

Come adesso. Ore passate

in compagnia del fesso che non sono altro.

Ore e ore

che somigliano tanto a una stanza angusta.

Con appena una striscia di moquette su cui camminare.

(Raymond Carver)


Dolore

Dolore, cane dell'anima.

Mansueto ovunque ci segue, e si nutre

ingordo, della nostra vita.

Nel buio e nel silenzio delle notti

latra.

Brani gli buttiamo per chetarlo

di carne nostra.

Non conosce pietà: mugola e addenta.

(Lalla Romano)


Puntualizzazioni

Il mio stare

- scusate la puntualizzazione -

non è come usa dire oggi

depressione.

E' interrogare

senza speranza di risposta

né - dio ne scampi -

attesa di precisazioni.

(Fabrizia Ramondino)


tic, tac 

tic, tac, tic, tac, tic, tac

l’èi vöida sta sera de stéle spavènte

la splìnderna ‘nsòni de umori da bèn

che i rùdola come lumàte ‘mbriàghe

pogiàde su ‘l stròf senza pànder susùri

de niènt, de negùni, ‘n le fìzze de ‘n tàser

soléo come arnai a la pàissa, a zirondoi,

sul ciel de ‘n mezdì co na ràgia robàda

tic, tac, tic, tac, tic, tac

el sbrèga la not, ciavàdo, ‘l orlòi

mesùre de passi e  batòci smorzàdi

i seména de sbolfri, desidèri che cròda,

la pàlida ombrìa de na luna che möre

‘mpizàndo lumìni su i óri de ‘l bosch

sentà live arènt a ‘ngoràrse stebiàde

lassàde a i mistéri de uno che passa

tic, tac, tic, tac, tic, tac

no ‘l zéde, matìna

no se sfanta la nòt


tic, tac, tic, tac, tic, tac

tic, tac, tic, tac, tic, tac | è vuota la sera di timide stelle | trasloca i miei sogni di umori soavi | che passeggiano come lucciole ubriache | appoggiate sull’oscurità senza un canto | di niente, di nessuno, nelle pieghe del silenzio | leggero come il falco in agguato, in un vortice | nel cielo di un mezzogiorno di un orologio ferito | tic, tac, tic, tac, tic, tac |  e strappa la notte, imbroglione, il rintocco | misure di passi e batacchi smorzati | seminano di vampate, desideri cadenti, | la pallida ombra di una luna che muore | attizzando lumini sui confini tra il bosco ed il cielo | seduto lì accanto ad attendere un refolo caldo | lasciato all’impegno di uno che passa | tic, tac, tic, tac, tic, tac | non smette, è mattina | non dirada la notte.

(Giuliano detto diaolin)






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