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sabato 21 aprile 2018

La guerra delle lumache

In un angolo ombroso del mio giardino, al riparo del muro di cinta, crescono da anni delle grandi foglie verdi che producono un profumatissimo fiore bianco. Il nome di questa pianta mi è sconosciuto anche se qualcuno azzarda il nome di Hosta, ma nondimeno rappresenta un appuntamento annuale sempre gradito. Tanto più che questa pianta a fine stagione viene rasata a livello del suolo ed inspiegabilmente i suoi bulbi sotterranei a primavera si risvegliano più rigogliosi che mai ed in poche settimane creano una bella bordura al prato coprendo un angolo che altre piante più schizzinose disdegnano.
Tutto bene? Purtroppo no! Da alcuni anni queste foglie sono attaccate da una colonia di lumache che evidentemente gradiscono molto queste foglie carnose e tenere a tal punto da creare grossi problemi di sopravvivenza della pianta stessa.  Per carità non mi si fraintenda, non ho nulla contro le lumache, ma la loro voracità mette in serio pericolo la sopravvivenza di una specie vegetale che mi sta a cuore. L'ipotesi di utilizzare sistemi (assai crudeli) di eliminazione delle lumache mi sono stati consigliati: a parte i veleni chimici, quelli più infingardi sono quelli di utilizzare contenitori con birra (nei quali le lumache, golose, annegano) o il sale grosso che per questi piccoli molluschi è una grande attrattiva mortale.
Scartata anche l'ipotesi di utilizzare le lumache per uso culinario per una mia atavica repulsione a questa pietanza che per molti risulta una vera leccornia.
E così ho dovuto pensare a soluzioni alternative. Una breve perlustrazione nei paraggi mi ha fatto individuare nell'adiacente giardino della scuola materna un terreno ideale per "l'esportazione" delle lumache: il giardino suddetto è dall'altra parte della strada ed altrettanto protetto da un alto muro, è ben fornito di piante e forse anche di un piccolo orto, è per di più ben curato ed abbondantemente innaffiato e quindi rappresenta una valida alternativa al mio giardino. 
Così a me non rimane che il compito di scovare le lumache prima che facciano troppi danni alle mie foglie di Hosta e trasferirle con un lancio calibrato nel giardino vicino dove sicuramente troveranno un ambiente accogliente ed adatto alla loro riproduzione.
Se poi i bambini della scuola materna saranno così fortunati da trovare nel piccolo orto qualche lumaca che mangiucchia la lattuga, saranno felicissimi e trascorreranno delle ore liete in compagnia di questi simpatici e silenziosi molluschi. 

lunedì 11 giugno 2012

Orto o non orto


Devo dire che non sono portato per i lavori manuali e di bricolage. Le scatole di Ikea con dentro quelle maledette istruzioni e sacchettini di viti e brugole mi mettono addosso una grande frustrazione. Nel giardino mi trovo più a mio agio, ma la mia attività si ferma a semplici operazioni di manutenzione: taglio delle rose e della vite, rinvaso di piante e fiori, innaffiatura, ritocco di qualche siepe e poco altro. Così, quando mi sono deciso di fare l'orto, mi sono tenuto, prudentemente, con un profilo basso: innanzitutto la dimensione (1,50 x 2,20 = 3,3 mq), poi la scelta delle piante (erbe aromatiche, pomodori n.3, sedano n.6, menta, melissa, n.1 pianta di peperoncino) e infine la scelta di aggiungerci dei fiori (viole del pensiero e altri di cui ora mi sfugge il nome).

L'epistolario tra Jean Baptiste La Quintinie (il giardiniere) e l'amico medico Philippe Neuville si sviluppa per lunghi anni sulla dicotomia tra i tempi della storia che sembrano a Philippe incalzanti (ma la resa dei conti è sempre rinviata) e quelli della natura molto più lenti (ma inesorabili negli esiti) di Jean Baptiste.
Tutti, oggigiorno, a somiglianza del Re e della sua amante, diventano pii e appassionati di religione. Mi fanno ridere, quelle persone di cui mi parlate, Jean-Baptiste, e che io stesso incontro talora a Notre-Dame o in altre chiese parigine. La cappella di Versailles, se non mi sbaglio, non è molto lontana dal teatro. Che simbolo! C’è da temere che i più vadano all’una pensando all’altro! Infatti, dovendo mostrarsi a Dio, si pensa prima a mostrarsi agli uomini. E ci si agita, e si commenta, e ci si esibisce, e talora ci si batte. Alla fine si esce dal tempio con gli occhi, il cuore e il cervello umidi, quando l’oratore è stato convincente. Asciutti se, per sventura, ha espresso male il proprio pensiero. Ma l’anima? C’è da scommettere che essa sia rimasta estranea a quel sommovimento dei sensi. Ci si vuole salvare l’anima quando non si pensa che a preservare il proprio corpo, la propria ricchezza e il proprio rango dalla putrefazione prossima ventura. Infatti, ciò che più temiamo non è tanto Dio quanto gli insetti, le pietre e la negra terra che ci terranno rinserrati fino al giudizio universale. Cosa volete che se ne faccia, Dio, di tutti codesti simulacri? Sì, da quando abbiamo messo degli uomini al centro del mondo, ne abbiamo fatto sparire Dio stesso. E sicuramente Lui aspetta. oggi lontano, molto lontano, al di là delle stelle fisse, che finiamo di dissolverci per ricostrulre tutto.”
“No, Philippe, Dio non è così lontano da noi. Forse è fin troppo vicino, e proprio per questo non lo vediamo più. Eppure se ne sta lì in piedi fra i rami della notte, sotto il muschio e nei tronchi degli alberi, in mezzo ai sassi e alle nuvole. Dio si fa beffe del marmo e delle dorature dove gli uomini pensano di venerarlo. Non cercate Dio nelle chiese, Philippe: da un pezzo ha tagliato la corda per una porticina che dà sul mondo. ”
Bibliografia minima (dal mio piccolo armadio-libreria):
Pejrone Paolo, In giardino non si è mai soli, Feltrinelli
Pera Pia e Perazzi Antonio, Contro il giardino, Ponte alle grazie
AAVV, Bestiario ed erbario popolare - il medio Ticino, lamodernanovara, 1988
Pierre Lieutaghi, Il libro delle erbe, Rizzoli
Università di Torino, L'erbario dell'Università di Torino 



   

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...