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mercoledì 5 ottobre 2011

Dialogo tra il Gran Kan e Marco Polo


Dice  il Gran Kan a Marco Polo : - Tutto é inutile, se l'ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente.
E Polo risponde: - L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due rnodi ci sono per non soffrirne. II primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

(dalla post-fazione di Italo Calvino a Le città invisibili)


Pensierino. Che si sono detti Marco Polo ed il Gran Khan veramente? Certo non si sono parlati. Certo ognuno di loro ha voluto comunicare con gesti, comportamenti, abbigliamento, doni, festeggiamenti... Ciascuno avrà dovuto scavare nei "segni" essenziali della propria cultura per far riconoscere quelli che riteneva universali. E, dunque, cosa si sono detti ?

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