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lunedì 12 settembre 2011

Muri di parole

Sempre ho pensato che il nemico fosse altro da me. Mi sbagliavo. Non è una novità (che mi sbagli, intendo), ormai. Tutte le volte ci casco.
Ma, mentre per il "nemico altro da me" so come difendermi, da quello "in me" sono disarmato, non so che fare, mi sento tradito, indifeso, sconfitto in partenza.

E la stessa cosa è capitata con un ragazzo che conosco, pochi giorni fa, quando mi ha parlato. Avevo nella testa che fosse " forte, adulto, maturo". Mi confida di essere fragile, insicuro, timoroso di tutto, in particolare del futuro. Penso, allora, che qualcosa non ha funzionato nella mia generazione se oggi i frutti sono questi. Ma è una pretesa la mia: non abbiamo cambiato il mondo e forse il mondo, alla fine, ha cambiato noi. I cambiamenti sono sempre lunghi e il nostro era un granello nell'ingranaggio. Non potevamo pretendere di più.
Ma ora che rimane di quel granello? Come faccio a spiegargli che , forse, il cambiamento non lo vedrà anche lui, che anche la sua disperazione sarà un granello?

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...