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giovedì 17 gennaio 2019

La Lumachella de la Vanagloria




La Lumachella de la Vanagloria,
ch'era strisciata sopra un obbelisco,
guardò la bava e disse: "Già capisco
che lascerò un'impronta ne la Storia". 

(Trilussa)


Pensierino. Ogni riferimento non è casuale

domenica 15 febbraio 2015

Esorcismo contro i venti di guerra che avanzano...

Trilussa
LA NINNA NANNA DE LA GUERRA
(1914)
 Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
Chè quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.
Fa la ninna, cocco bello,
finchè dura sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!

lunedì 18 marzo 2013

Cred'ïo ch'ei credette ch'io credesse

I balletti della politica sono pochissimo appassionanti tranne per coloro che ci partecipano (e sono molti). Il verso di Dante nel XIII Canto dell'Inferno sintetizza l'aggrovigliarsi dei pensieri, dei sospetti, delle diffidenze, della malafede o almeno delle incomprensioni che finiscono per paralizzare ogni azione per il bene comune. Anche perché è il particulare che interessa agli italiani e non la res publica.
Funzionale a questo modo di intendere la cosa pubblica è il gregarismo dilagante, figlio dell'irresponsabilità personale che conduce inevitabilmente alla rinuncia ad essere Cittadini protagonisti.
Ma niente di nuovo si compie, oggi, come ci ricorda Trilussa...

NUMMERI
di Trilussa
- Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.
1944


PS personale. Quando rileggo Trilussa non posso fare a meno di pensare a mio padre Peppino. Le poesie di Trilussa sono state le uniche letture che mi faceva da piccolo. Lui, nato per caso a Roma, aveva messo da parte qualche ricordo di quella infanzia spensierata a rubar fichi all'Acqua Acetosa e tra questi c'era anche la poesia di Trilussa. La leggeva sfogliando l'edizione con la copertina telata celeste e le pagine sottili che ho sempre visto in casa ed io lo stavo ad ascoltare, divertito.

sabato 12 febbraio 2011

All'ombra di Roma


Ho già parlato su questo blog del mio amore per Trilussa, farcito di tanti ricordi d'infanzia legati a mio padre e quindi ecco il mio omaggio dalla piazza Trilussa in Trastevere...



Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all'ombra d'un pajar
o vedo un porco e je dico: - Addio, majale! -
vedo un ciuccio e je dico: - Addio, somaro! -

Forse 'ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di' le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.

P.S. Prova oggi a chiamare majale un porco
e somaro un ciuccio...
potresti finire in tribunale... 

Sorpresa: trovare la "michetta" della mia infanzia in una trattoria di Trastevere. Ricordi infiniti di domeniche sera davanti al televisore a mangiare affettati e patate fritte guardando un tempo della partita.  
Ecco spesso la religione "ufficiale" mi sembra così: un angelo con le ali di ferro... Assai più calzante mi pare l'immagine del cardinale di Francis Bacon (quadreria moderna dei Musei vaticani)...

Arrivederci Roma da Ponte San Sisto



giovedì 23 ottobre 2008

Sogno, Trilussa in Tutte le poesie, Mondadori

SOGNO

Jernotte m'insognai
che intrufolavo er muso
in un cancello chiuso,
che nun s'apriva mai.

Vedevo un ber giardino
e stavo co' l'idea
de coje un'azalea
ner vaso più vicino.

Ma, propio ner momento
ch'allungavo la mano
m'ariva da lontano
come un bombardamento.

Me svejo tra li lampi
che m'entreno nell'occhi:
che furmini, che scrocchi,
che tempo, Dio ce scampi!

Pensai: — C'era bisogno
de fa' tanto rumore
perché rubbavo un fiore
ner giardino der Sogno?

1937


Commento. Rubare un fiore nel giardino del Sogno. Quante volte abbiamo tentato di farlo e c'è andata sempre male...

martedì 29 aprile 2008

Commento elettorale

G.B.Shaw ,“Molti vedono le cose così come sono e si domandano il perché. Io sogno di cose che non sono mai state e mi domando perché no?”
C'è chi ha preferito inseguire la deriva a destra (feroce) di questi anni rinunciando al sogno di cose che non sono mai state.
Ora raccoglie i frutti amari.

A intanto a Roma il Micio (nero) festeggia...

LA LIBBERTA' DER GATTO di Trilussa

- Uscite, uscite, Sorci! – disse un Micio che da un pezzetto stava a denti asciutti.
- A costo de qualunque sacrificio combatteremo pe’ la libbertà! Cacio e lavoro! Libertà pe’ tutti! E in quanto ar resto… Dio provvederà!
– «Giacché è sonata l’ora der riscatto,» pensò un Sorcetto «quasi quasi sòrto…»
defatti sortì subito; ma er Gatto je disse: - Tutti liberi!... Però voi ciavete er codino troppo corto: questo nu’ lo permetto!
– E l’ammazzò.


Ndr Ogni riferimento reale è puramente casuale...

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...