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lunedì 4 agosto 2014

S'Accabbadora

Ho sentito parlare per la prima volta di S'Accabbadora solo qualche anno fa, quando, per ragioni che non vi sto a spiegare, ho cominciato a frequentare la Sardegna.

Notte tempo una donna vestita di nero e velata si avvicinava alla casa e bussava alla porta. Era attesa. Anzi era stata chiamata e l'aspettavano. In quella casa c'era un ammalato grave, ma che non "riusciva a morire". Da cosa fosse trattenuto in questo mondo nessuno lo sapeva. Certo doveva essere qualche motivo molto grave, un peccato non confessato o addirittura non perdonato, qualcosa che impediva alla sua coscienza di liberarsi. L'anima dunque rimaneva imprigionato in un corpo che una malattia aveva portato ormai all'estremo e che pure resisteva. Diventare vecchi non è forse l'estremo atto di egoismo ?
La donna velata arrivata nella notte veniva portata nella stanza del moribondo e lasciata sola. Non si conosce nulla di quello che succedesse esattamente dentro. Il rituale prevedeva che qualche giorno prima i parenti avessero allontanato ogni immagine sacra dalla stanza, ogni catenina o anello che il moribondo avesse addosso. 
Quando la donna velata usciva dalla stanza,  la morte aveva compiuto il suo fatale compito e non rimanga che preparare il morto per la sepoltura.

Vedo già qualcuno storcere il naso. Ma a me questo rituale di passaggio arcaico e misterioso pare affascinante e rispettoso. Che poi sia affidato ad una donna (portatrice di vita e donatrice di morte) mi pare di una grandezza simbolica enorme. 

Ho fotografato questa immagine alla fonte di Su Gologone (sulla strada che da Dorgali porta ad Oliena): dalla roccia sorge acqua in abbondanza proveniente (qualcuno sostiene) dal Perù. Non era il luogo ideale per parlare di vita e di morte ? 




mercoledì 22 agosto 2012

Cose che ci tengono in vita

Mia mamma 93enne perde un po' il senno (beata lei !) e non c'è nessun Astolfo che possa recuperarlo sulla Luna. Si sa che questi viaggi sono diventati molto costosi e la biada per Ippogrifo ha raggiunto ormai prezzi da record. Da fiö sa nos e da fiö sa mor , recita un vecchio proverbio lombardo, e quindi la saggezza popolare ha accertato che il senno è superfluo per neonati e vecchissimi...
Un sottile filo la tiene legata alla realtà ed è il cordone ombelicale del nutrimento e ...
Eggià c'è un'altra cosa che la tiene al mondo: la musica. Avendo un marito ed un padre musicisti, come potrebbe essere altrimenti. E dunque ecco la sua consolazione di oggi: il concerto per violino e orchestra di Mozart No. 3 in G major, K. 216.
Vi sembra poco ?

lunedì 16 gennaio 2012

La vita in sei mosse


Vincent Van Gogh 



Lunidì gh'é nasüu...


Lunidì gh'é nasüu Gianèn,

Martidì g'han fåi ul suchèn,

Merculdì l'han fåi stå in pée,

Giüidì l'ha töi mié,

Venerdì l'é mórtu,

Sòbu g'han fåi ul corpu.


...e adas...in léci...



Lunedì è nato ...


Lunedì è nato Giannino,

Martedì gli han fatto il vesti­tino,

Mercoledì l'han fatto stare in piedi,

Giovedì si è sposato,

Venerdì è morto,

Sabato gli han fatto il funera­le.


Pensierino. La vita è breve negli antichi proverbi del contado milanese: non si arriva a Domenica. La festa era sconosciuta per chi faticava di zappa e non aveva tempo di rialzarsi dalla terra che "era bassa". Malgrado il barluccichio del nostro mondo attuale, quanto c'è ancora di quella fatica di vivere! La nostra speranza di vita si è allungata: arriviamo alla terza settimana del mese (la quarta è già tragedia).

martedì 25 novembre 2008

Nazim Hikmet, Alla vita

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla é più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.


Commento. Piantare ulivi a settant'anni ? Spesso non crediamo nemmeno all'oggi, ma all'adesso. Siamo sfiduciati perché pensiamo d'essere incalzati dal tempo. Ma il tempo a cadenze sue, inevitabili. Riprendiamo con un bel respiro ampio a far battere il nostro cuore sul pentagramma del tempo ad un ritmo "largo"...

Info su Nazim Hikmet. Nasce a Salonicco nel 1902. È amico di Neruda, allievo di Majakovkij. È capace di ridere e piangere, di amare, di soffrire e di cantare. E cantava - racconta Neruda - prima piano e poi sempre più forte, a squarciagola, per vincere la sua debolezza e rispondere ai suoi torturatori. Cantava in mezzo agli escrementi delle latrine, dove lo avevano costretto a stare dopo averlo fatto a camminare fino all'esaurimento delle forze. Oppositore del regime di Kemal Ataturk, è condannato a 28 anni di carcere (1938) con l'accusa di incitamento alla ribellione perché ai cadetti della marina, che amano i suoi versi, piace leggere l'"Epopea di Sherok Bedrettin", il poema sulla ribellione dei contadini del 1500 contro l'impero ottomano.
Per la sua liberazione, nel '49 firmano a Parigi, insieme a tanti altri, Sartre, Ricasso e Robeson. Per la libertà si sottopone a uno sciopero della fame di 18 giorni, nonostante il cuore malato. Esce dal carcere in seguito ad un'amnistia generale. Anche da libero è perseguitato: due tentativi di ucciderlo e il servizio militare a 50 anni, malato. Privato della cittadinanza turca, deve rifugiarsi all'estero, accolto con affetto ovunque; solo gli Stati Uniti gli negano il visto. Muore esule a Mosca nel 1963.
(Tratto da http://www.sfonditalia.it/PoesieHikmet.htm)

domenica 14 settembre 2008

Jolanda Insana, Pupara sono

Continua a fare buchi,
io faccio tappi.


Pupara sono
e faccio teatrino con due soli pupi
lei e lei
lei si chiama vita
lei si chiama morte
la prima lei percosìdire ha i coglioni
la seconda è una fessicella
e quando avviene che compenetrazione succede
la vita muore addirittura di piacere

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...