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domenica 11 settembre 2016

Che fanno gli eremiti? Niente...

Quest'anno il contadino Gian Gavino Alivesu seminava il suo grano intorno alle rovine d'una chiesa, vicino al mare. Era un terreno aspro, duro da lavorare, e sebbene l'avesse avuto quasi per niente Gian Gavino si pentiva d'averlo preso. Ogni tanto, in quei pomeriggi ancora caldi d'autunno, dopo aver sudato a estirpare qualche grossa radice di lentischio o a buttare lontano dei sassi, si sollevava con la mano sulla schiena e guardava la linea verde del mare pensando che, dopo tutto, la miglior vita è quella degli eremiti. La leggenda ne faceva morire uno lì, fra le rovine della chiesa, uno che era campato centosette anni e nessuno, del resto, lo aveva veduto morire; tanto che Gian Gavino, ancora adolescente e di cuore semplice, a volte zappava piano per timore di ritrovarne e disturbarne le ossa. Sì, pensava curvandosi di nuovo sulla sua zappa, la vita degli eremiti è la migliore. Che fanno gli eremiti? Niente: mangiano quello che trovano, come uccelli, dormono e non cadono in peccato; pace in terra e pace nell'altro mondo.

(Grazia Deledda, Racconti, Sole 24 ore, 2016)

Pensierino. Da tempo penso che la vita degli eremiti sia la migliore... non mi decido a praticarla, ancora, ma ci manca poco.






venerdì 15 agosto 2014

Casa-Museo Grazia Deledda a Nuoro

Grazia Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936) è stata una scrittrice sarda, innanzitutto. La sua letteratura ha trovato ispirazione in queste montagne e in questo ambiente. Lontana dai circoli e dalle correnti letterarie si è sempre mossa sulla sua strada anche quando si trasferirà a Roma conducendo una vita molto appartata. 
La visita alla casa natale di Grazia Deledda a Nuoro è una tappa importante della mia vacanza in Sardegna, quest'anno.
L'ingresso alla Casa-Museo è gratuito e si viene accolti con il dono di un libriccino nero formato quaderno che è una guida breve della casa.




(Da Grazia Deledda, Cosima) E la cucina era, come in tutte le case ancora patriarcali, l'ambiente più abitato, più tiepido di vita e d'intimità. C'era il camino, ma anche un focolare centrale, segnato da quattro liste di pietra: e sopra, ad altezza d'uomo, attaccato con quattro corde di pelo, alle grosse travi del soffitto di canne annerite dal fumo, un graticcio di un metro quadrato circa, sul quale stavano quasi sempre, esposte al fumo che le induriva, piccole forme di cacio pecorino, delle quali l'odore si spandeva tutto intorno. E attaccata a sua volta a uno spigolo del graticcio, pendeva una lucerna primitiva, di ferro nero, a quattro becchi; una specie di padellina quadrata, nel cui olio allo scoperto nuotava il lucignolo che si affacciava a uno dei becchi. Del resto tutto era semplice e antico nella cucina ...



Quello che colpisce in questa casa è la sobrietà e l'essenzialità. Casa di uno dei quartieri più antichi della città (San Pedru), rappresenta la tipica dimora borghese di fine '800. La cucina è il luogo centrale della casa: grande, accogliente e luminosa, un luogo di ritrovo. Poi il bel giardino appartato che si apre alla vista delle montagne. Poi la camera da letto studio. E' stato riportato a Nuoro anche lo studio romano di Grazia Deledda costruito su sua istruzione da un falegname sardo e risente del gusto dell'epoca.

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...