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sabato 20 gennaio 2018

Prendimi

Voci tempestate 
E tu prendimi, portami con te
come un incendio nelle tue abitudini.

(da Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006)

Pensierino. Ho deciso di regalare questo libro che da anni staziona nella piccola libreria dedicata alla poesia e che ogni tanto rileggo la sera prima di addormentarmi (il momento migliore per la poesia). Non lo faccio per abitudine (quello di regalare miei libri), ma penso che sia una cosa che rifarò se ne avrò l'occasione giusta. Regalare un proprio libro, un libro che si è amato, è cosa molto intima. Il beneficiario di questo dono deve essere una persona speciale, perché è come se gli si affidasse una parte dei nostri piccoli e più segreti pensieri.
Buona fortuna, piccolo libro di poesia, per te inizia una nuova avventura.






domenica 30 dicembre 2012

Nostalgia del sècco


Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006

Vi guardo ogni giorno.
Misuro i centimetri del secco. Ah!
La vostra chioma tutta chiusa in quella
preghiera d'un verde cupo. La vostra
pacifica punta che indica il cielo.
Un triste merletto la attacca, mangiucchia
il colore, intossica l'aroma leggero
con polveri dure. Vi ricaccia indietro.
Rallenta il tremore circolatorio delle linfe.
La vostra salute io chiedo
all'araldo appostato che mai non si vede
nel suo anonimato d'ascolto.
Che faccia passi nelle piú alte sfere
e vi salvi, creature spossate.

21 agosto 2003

Pensierino. Pucciati come siamo nell'umidità della Valle Padana, pensare al secco (noi diciamo sècco) è un'ancora di salvezza. Il secco della Gualtieri lo conosco bene, è lo stesso che c'è qui nelle afose giornate d'estate: il cielo si fa di argento, non si muove foglia, sembra che tutto sia sul punto di ingiallire dall'afa. Vabbè la Gualtieri ha scritto questa poesia vicino a Faenza, ma la pianura è la stessa anche se forse là si da più valore alla campagna mentre qui, nell'hinterland milanese, la campagna è una risorsa marginale, sempre minacciata da nuova cementificazione, relegata in un angolo accerchiato di spazzatura e cemento. 

venerdì 15 aprile 2011

Fulminati

Non c'è scatto nel cielo.
Solo il fulmine ha spigoli e fuoco.
Solo il fulmine viaggia nervoso.
Ma guarda ora - che pace -

A me pare di averlo percorso
tutto a volo - questo azzurro
che si dispiega pacato. Mi pare
un luogo che conosco. Che è stato
di me. E lo è ancora.
Se guardo - entra nella radice
da da bere al mio
alimenta il mio fuoco.

Mariangela Gualtieri, Bestia di gioia, Einaudi


Caravaggio, La conversione di San Paolo (particolare)

Pensierino. Si per cambiare bisogna essere fulminati e per un attimo si rimane accecati da tanta luce. Siamo abituati alle tenebre, malgrado molti insistano a definirsi "solari", la luce , quella interiore, la teniamo ben spenta, meglio non vedere. Ecco dunque la reazione a tanta luce, improvvisa e squarciante: ci si copre il volto, una smorfia si disegna sul nostro volto, 
siamo terrorizzati da quello che scopriamo.
Ma è una occasione da non perdere, forse non ce ne sarà un'altra.
Fuori dunque un grande urlo, liberatorio e poi apriamo gli occhi, piano, piano.
Non c'è altra via. 

martedì 22 febbraio 2011

Attesa di qualcosa che (forse) non verrà


Orta
Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006
da Acqua rotta

Quel tuo nome che non sappiamo
cantare per intero
tu che spingi le cose fino alla fessura
di questo mondo e le corredi
d'ombra e di mistero.
Niente tu sei. Il più bel
niente in attesa che il respiro
si faccia orma terrestre,
segno, piega, spigolo e lato
e forma. Attesa e segno.

Pensierino. Siamo sempre in attesa. Forse è una predisposizione del nostro animo. Anche quando "abbiamo" qualcosa (così ci pare, almeno), subito ci sentiamo "in attesa". Sentirsi "appagato" dura un attimo, l'amore perfetto che scopriamo una mattina è già tramontato la sera. Sembra che non "reggiamo" la perfezione, ma allo stesso tempo la aneliamo, instancabilmente.
Anche "quel" nome non lo sappiamo o meglio, sapendolo, non osiamo pronunciarlo o lo pronunciamo a sproposito. Siamo in equilibrio tra il silenzio e lo sproloquio-bestemmia. Vorremmo che parlasse per rivelarsi e temiamo di sentire, improvvisamente, la sua voce.
Siamo in attesa di un segno che (forse) non verrà mai o che mai vorremmo ci fosse per continuare a sperare di scoprirlo...

domenica 20 febbraio 2011

Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006


da Acqua rotta

Cambio le belle lenzuola di bianco
tiro per bene, nessun increspo né piega
nessun millimetro pendente fuori dalla
armonica stesura del bene. Qui dorme
lei, qui lui. Si vede non so da cosa.
Qui lei e lui si scambiano segni evoluti
della specie, accostano forma a forma
mettono tutti i respiri in un posto, insieme,
setacciano il mondo nella camera buia
e l'ultimo che s'addormenta sente l'altro
andare lontano, nel suo respiro di lottatore
che ha mollato la presa.

Pensierino. Mi sono fermato di fronte a quel "si scambiano segni evoluti della specie" e mi sono chiesto che cosa potessero essere questi "segni". Non sono parole, questo è certo. Dunque il linguaggio di questi segni è il corpo. Ma il linguaggio del corpo è un codice che può essere ambiguo ed approssimativo come tutti i linguaggi. Questo fatto, contrariamente a quanto si possa semplicemente pensare, è la sua bellezza e la sua forza. Posso immaginare che qualcuno ambisca alla perfezione ed univocità del linguaggio binario dello "0" e dell' "1". Ma quale perdita sarebbe di sfumature, di inganni, di ambiguità, di fraintendimenti e di grandi , sublimi, comprensioni.   

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...