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lunedì 16 novembre 2020

Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia/verità


Ciò che ho scritto di noi

Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia

è la mia nostalgia

cresciuta sul ramo inaccessibile

è la mia sete

tirata su dal pozzo dei miei sogni

è il disegno

tracciato su un raggio di sole

ciò che ho scritto di noi è tutta verità

è la tua grazia

cesta colma di frutti rovesciata sull’erba

è la tua assenza

quando divento l’ultima luce all’ultimo angolo della via

è la mia gelosia

quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati

è la mia felicità

fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia

ciò che ho scritto di noi è tutta verità.


Nazim Hikmet,



Pensierino. C'è sempre qualcosa di ambiguo nell'amore. Ciò che all'impronta fa innamorare è la stessa cosa che fa disamorare. E' la nostalgia di un sentimento idealizzato che ci fa prendere degli abbagli.



mercoledì 30 agosto 2017

Il sogno della vecchia nuda

Carico in auto una ragazzo che vuole aspettare una persona dalla parte lombarda del Lago Maggiore. Ma anziché aspettarla a Sesto Calende sul ponte al termine del lago verso sud, questo ragazzo vuole aspettare questa persona a Luino, all'arrivo del traghetto che viene da Stresa.
Arrivati a Luino, mentre attraversiamo con l'auto un ponte, vedo con la coda dell'occhio una persona che sta buttandosi di sotto. Freno e scendo dalla macchina e mi trovo di fronte una donna anziana tutta sporca e nuda che sta per buttarsi. Le dico "Ma è nuda" e la copro con la mia giacca. La lascio lì e riprendo l'auto.

martedì 8 agosto 2017

Il sogno del barcaiolo

Con la bici mi inoltro in un solitario sentiero di campagna. Raggiungo un ponte. L'attraverso. Vedo un uomo nel fiume che si allontana con una barca. Prendo la macchina fotografica che dispone di un teleobiettivo potente e fotografo l'uomo. Non so per quale motivo, forse perché vede un riflesso dell'obiettivo, l'uomo si accorge della mia presenza e torna verso riva e mi si avvicina. Dice:"Sai, io vado su questo fiume da tantissimi anni, ci venivo da ragazzo con mio padre che mi portava sempre con sé ed ho poi continuato a venirci da allora".

Pensierino. Non so perché, ma d'estate mi pare di sognare di più che d'inverno. Anzi quando sono in ferie (diciamo fuori dal mio solito ambiente domestico) tendo a sognare di più o forse la forzata inattività tipica del periodo mi porta a concentrarmi di più sui sogni. Sta di fatto che cercherò di riproporli così come mi vengono.


martedì 15 ottobre 2013

Dormire dove il fiume scorre


Ho pensato ad alcune amiche leggendo questa poesia, quasi tutte trovate con questo blog, ma è dedicata anche a persone care che rimangono nel mio cuore a volte un po' distratto.

Entre o sono e o sonho, 
Entre mim e o que em mim 
E o quem eu me suponho, 
Corre um rio sem fim.

Passou por outras margens, 
Diversas mais além, 
Naquelas várias viagens 
Que todo o rio tem.

Chegou onde hoje habito 
A casa que hoje sou. ›
Passa, se eu me medito;
Se desperto, passou.

E quem me sinto e morre 
No que me liga a mim 
Dorme onde o rio corre _
Esse rio sem fim.


...traduzione di Luigi Panarese (con minima variante)


Tra il sonno e il sogno,
tra me e colui che in me
è colui che mi suppongo,
scorre un fiume interminato (senza fine).

È passato per altre rive,
sempre nuove piú in là,
nei diversi itinerari
che ogni fiume percorre.

È giunto dove oggi abito
la casa che oggi sono.
Passa, se io mi medito;
se mi desto, è passato.

E colui che mi sento e muore
in quel che mi lega a me
dorme dove il fiume scorre:
questo fiume interminato (senza fine).

n.b. Mi sono permesso di fare una piccola variante alla traduzione dell'edizione Passigli delle poesie di Fernando Pessoa. Prendetela come una licenza poetica senza licenza...



martedì 24 aprile 2012

Deja-vu



La sensazione del “deja-vu” non si spiega in altro modo: tutta l’esistenza a venire ognuno di noi l’ha sognata da bambino ed è perciò che di fronte a ogni fatto vissuto qualcosa ci avverte oscuramente che l’abbiamo già conosciuto. Ogni nuova esperienza non fa che confermare questa o quella vecchia storia che il cervello, tanto tempo prima, ha raccontato a se stesso durante la notte. Deve essere cosi. Come potrebbe la mente, tomato il giorno, sopportare senza annientarsi lo spettacolo angosciante della realtà, se segretamente non ne conoscesse già ogni piega? L’interminabile ripetersi notturno dei sogni dell’infanzia era necessario alla sopravvivenza: come un’educazione lenta al nulla che inevitabilmente sarebbe venuto. O piuttosto: tutto è già accaduto. E la vita adulta non è che la stiracchiatura di un sogno infantile da tempo finito, il suo lento sbiadire inquieto nel mattino indifferente del tempo.
(Philippe Forest, Sarinagara, Alet edizioni, 2008)


Pensierino. Forest sfugge ad un brutto sogno: la morte prematura della figlia. Si rifugia in tre storie, lontanissime dalla sua cultura e dal suo paese (la Francia): scrive di Kobayashi Issa (il grande interprete dell'arte del haiku) , di Natsume Soseki (lo scrittore "inventore" del romanzo giapponese moderno) e di Yamahata Yosuke (il fotografo delle vittime di Nagasaki). Cosa cerca ? Il Nulla, semplicemente.  



Haiku di Issa


Calma, lumaca : 
            tu scàlalo, il Fuji, 
                      ma senza affrettarti.


[Katatsuburi
          soro-soro nobore
                    Fuji no Hoshi tsuki] 


mercoledì 13 aprile 2011

Soltanto il provvisorio dura (citazione di Henry Fréderic Amiel)

Auto-dedicato nel giorno del mio 61^ compleanno.


Amiel (1)



No, neanche in sogno la perfezione sognata
esiste, poiché è sogno. O Natura,
così monotonamente rinnovata,
come lenisci questa tristezza?
La dimenticanza temporanea, la strada
per errore imboccata,
il meditare sul ponte e nell'incertezza...

Inutili giorni che lenti consumo
nello sforzo di pensare all'azione,
solo con i miei freddi pensieri
senza una speranza fra le mani.
E' forse nobile per il cuore
questo vuoto essere che il mondo brama,
questo prolisso essere che invano brama,
esanime e profondo.

Tanta grandezza che in se stessa è morta!
Tanta inutile ansia e dolore!
Non si leva la mano verso la chiusa porta,
né il sommerso sguardo verso l'amore!

20 agosto 1925

Fernando Pessoa, Il mondo che non vedo, BUR, 2010, p. 387


(1) Henry Fréderic Amiel, letterato e artista svizzero autore di Journal intime.



Pensierino autobiografico. Sono nato in casa il 13/04/1950 nel paese della profonda provincia di Milano dove ora vivo,  alle 3 di notte. Papà ha insistito che nonna Pina venisse e lei si è fatta accompagnare da zia Carla. E' stata avvisata l'ostetrica comunale (Sciura Vitorina) e lei, per sentirsi più sicura (mamma era primipara e non giovanissima),  a sua volta ha chiesto l'intervento del Sciur Dutur Vito Vitalone che è arrivato da Castano con la moglie (anche lei duturèsa).
Sono nato nella camera da letto che era posta al primo piano della casa (la prima stanza verso il giardino che arrivava con un lungo vialetto dal cancello). Sotto, in soggiorno, c'erano Papà e zio Battista con zia Irene.
Il medico in un primo momento ha pensato fosse necessario usare il forcipe, poi ha chiesto di far bollire i ferri e sono nato.
Il Dott. Vitalone con la sua voce tuonante è sceso dalle scale e ha detto “Dov’è il padre di questo bambino?”

venerdì 8 maggio 2009

Sogno


Devo salire a salutare quella simpatica vecchietta all'ultimo piano. La porta sul pianerottolo è socchiusa e fuori sembra di intravedere un grande cortile. Vecchi mobili sono stati portati lì fuori: divani con l'alto schienale, tavoli con candelabri a tre fiamme, comò con specchiere e sedie di ogni foggia sparsi disordinatamente ovunque.
Chiedo permesso. Nessuno risponde. Alzo la voce. Sento da lontano qualcuno che grida "Avanti è aperto". Mi avvicino a quello che sembra un magazzino di mobili cercando il proprietario della voce. Lo trovo sdraiato su una dormeause con un libro in mano. Alza appena lo sguardo quando mi vede e sorride. "Cercavo la signora Adele" dico.
"La Signora Adele? E' morta dieci anni fa." Mi risponde tenendo sempre un occhio sulla pagina che sta leggendo.
"Mi spiace, non volevo disturbare" mi affretto a dichiarare volgendo lo sguardo verso la porta da dove sono entrato.
"Ma non mi disturba affatto. La Signora Adele mi ha lasciato questa grande casa e ogni tanto vengo con i miei amici durante il week end. Vuole stare un po' con noi?"
Sono sorpreso. Accenno un sorriso un po' imbarazzato. Cerco con lo sguardo se ci sono altri, ma il cortile sembra deserto, solo mobili accatastati.
"Prego si accomodi", dice.
Mi siedo un po' agitato per quella atmosfera.
"Stia tranquillo, adesso proviamo"
Da dietro armadi e da poltrone dall'alto schienale appaiono uomini e donne che cominciano a camminare.
"Ecco vede, cominciamo".
Non faccio a tempo a chiedere "cosa" che tutti, come per un cenno di bacchetta di un direttore d'orchestra, iniziano a fare ciascuno espressioni diverse e contrastanti: rabbia, accondiscendenza, sberleffo, tenerezza. Chi guarda sognante verso il cielo e poi scruta feroce la terra, chi scoppia in una risata fragorosa e subito dopo piange singhiozzando, chi fissa con sguardo inebetito e poi stringe gli occhi come spilli appuntando la vista indagatrice. C'è chi ripete due, tre, quattro volte quella espressione, fino a che , tra sé, dice "va bene così, devo solo fare un passo in avanti piegando la schiena e far salire il mio sguardo con finta riverenza".
Cammino tra i mobili avvicinato dalle persone che continuano questo esercizio, fino a quando, come era cominciato, un altro colpo di bacchetta fa zittire tutti e ciascuno torna a sedersi dove si era appollaiato all'inizio.
"Ha visto?" mi chiede il padrone di casa.
Sorrido. Accenno un saluto. Esco di scena.

giovedì 1 gennaio 2009

venerdì 26 dicembre 2008

Il sogno, Fabrizia Ramondino

In Egitto dai larghi ciliegi...
En Aegypte aux larges cerisiers.
Così iniziava il sogno
e già finiva
quasi avesse sbagliato
il tempo, il luogo e la persona.
E con che boria
il soffio incominciava:
voleva farsi storia!
- Io sono qui - gli dissi;
e annunciava
dal buco della serratura
una piccola luce
la mattina.

Commento/trascrizione in prosa. Neanche il sogno ci rimane: già assaporavamo il profumo dei ciliegi ed il gioco dei lievi petali staccati al primo vento, che svanisce tutto, alla prima luce dell'alba che si annuncia.

martedì 23 dicembre 2008

Tempo, Dalì



Commento. Mi ha sempre impressionato l'immagine degli orologi "rammolliti" del quadro di Salvator Dalì. Anche il tempo, quale strumento razionale per eccellenza, è messo in discussione dalle nuove teorie scientifiche relativistiche di Einstein e Dalì "fa riconsiderare all’osservatore la dimensione del tempo, della memoria, del sogno e del desiderio, nelle quali il prima e il dopo si confondono e lo scorrere del tempo sembra variare con la percezione soggettiva" (Sarcastycon 3).

domenica 7 dicembre 2008

Ovidio, Metamorfosi, Libro XI, Versi 592-649


(Gaetano Previati, Il giorno sveglia la notte)

Dove stanno i Cimmeri c'è una spelonca dai profondi recessi, una montagna cava, dimora occulta del pigro Sonno, nella quale con i suoi raggi, all'alba, al culmine o al tramonto, mai può penetrare il sole: dal suolo, in un chiarore incerto
di crepucolo, salgono senza posa nebbie e foschie.
Qui non c'è uccello dal capo crestato che vegli e chiami col suo canto l'aurora; e non rompono, col loro richiamo, il silenzio cani all'erta od oche più sagaci dei cani.
Non si ode suono di fiere o di armenti, non di rami mossi da un alito di vento, non si ode alterco di voci umane.
Vi domina il silenzio e quiete. Solo da un anfratto della roccia sgorga un rivolo del Lete, la cui acqua scivola via mormorando tra un fruscio di sassolini e concilia il sonno.
Davanti all'ingresso dell'antro fiorisce un mare di papaveri e un'infinità di erbe, dalla cui linfa l'umida Notte attinge il sopore per spargerlo sulle terre immerse nel buio.
In tutta la casa non v'è una porta, perché i cardini girando non stridano; nessuno sta di guardia sulla soglia.
Al centro della grotta si alza un letto d'ebano imbottito di piume del medesimo colore e coperto di un drappo scuro, dove con le membra languidamente abbandonate dorme il nume.
Tutto intorno giacciono alla rinfusa, negli aspetti più diversi, le chimere dei Sogni, tante quante sono le spighe nei campi, le fronde nei boschi, o quanti i granelli di sabbia spinti sul lido.
Quando la vergine vi entrò, scostando con le mani i Sogni per poter passare, al fulgore della sua veste s'illuminò la sacra dimora, e il nume, schiudendo a malapena gli occhi appesantiti dalla sonnolenza, e ancora ancora ricadendo, f con il mento che ciondoloni gli sbatteva in alto contro il petto, riusci finalmente a scuotersi e, sollevandosi sul gomito, chiese, avendola riconosciuta, perché mai fosse venuta. E lei: « Sonno, quiete d'ogni cosa, Sonno, dolcissimo fra i numi, pace dell'animo, che disperdi gli affanni e rianimi i corpi oppressi dal lavoro e li ritempri per nuove fatiche, ordina a un Sogno, che sappia imitare forme vere, i recarsi a Trachine, la città di Ercole, e presentarsi ad Alcione con le sembianze di Ceice, come appare un naufrago.
Lo comanda Giunone. E appena ebbe assolto la missione, Iride se ne andò, perché più non resisteva al potere soporifero del luogo: come sentì la sonnolenza invaderle e membra, fuggì via risalendo l'arco dal quale era venuta. Allora il Sonno dalla marea dei suoi mille figli destò Morfeo, un talento nell'assumere qualsiasi sembianza. Nessun altro più abilmente di lui è in grado d'imitare l'incedere che gli si chiede, l'espressione e il timbro della voce; in più vi aggiunge il modo di vestire e le parole che distinguono quell'individuo. Ma imita soltanto le persone, mentre invece con altro figlio che diventa fiera, uccello o lunghissima serpe: gli dei lo chiamano Icelo, Fobètore i comuni mortali. Ve n'è poi un terzo, Fàntaso, che si distingue per valentia diversa: si trasforma con l'inganno in terra, roccia, acqua o tronco, insomma in qualsiasi cosa inanimata.
Alcuni appaiono di notte a re e condottieri,
altri si aggirano tra la gente del popolo.
Il venerando Sonno tralasciò tutti questi e fra tanti figli scelse appunto il solo Morfeo per eseguire gli ordini recati dalla figlia di Taumante. Poi, risciogliendosi in molle languore, reclinò il capo, sprofondando nelle coltri del suo letto.

Commento. La Notte è la Madre primordiale: secondo gli Inni orfici si congiunse al vento e depose un uovo argenteo (la Luna) dal quale nacque Eros-Fanete, il desiderio che muove l'universo. Erano considerati anche suoi figli il Cielo e la Terra, il Sonno e la Morte (cft Dizionario dell'Arte,Simboli e allegorie, Electra editore). La Notte rimane un tempo misterioso, dedicato al sonno di cui non sappiamo quasi nulla. Il sonno è una "morte temporanea", parente stretto dell'altra morte di cui conosciamo solo gli aspetti biologici.
Sapere che nasciamo da questa cosa primordiale ed umida che è la notte mi rassicura: nella notte mi trovo bene.

(Battista Dossi, Sogno)

sabato 22 novembre 2008

J.L.Borges, Finzioni (traduzione di F. Lucentini) - L'ultima notte di Jaromir Hladìk

Antefatto. Jaromir Hladìk è stato arrestato a Praga nella notte del 19 Marzo 1939 dalla Gestapo per un suo saggio ebraizzante. E' autore di varie opere letterarie tra cui l'incompiuta tragedia "I nemici". Viene rinchiuso in carcere ed è decretata la sua morte per fucilazione. Nell'ultima notte insonne...

Parlò con Dio nell'oscurità: «Se in qualche modo esisto, se non sono una delle tue ripetizioni e delle tue errata, esisto come autore dei Nemici. Per condurre a termine questo dramma, che può giustificarmi e giustificarti, chiedo ancora un anno. Accordami questi giorni, Tu a cui appartengono i secoli e il tempo».
Era l'ultima notte, la più atroce; ma dieci minuti dopo, il sonno l'annegò come un'acqua scura.
Verso l'alba, sognò d'essersi rifugiato in una delle navate della biblioteca del Clementinum.
Un bibliotecario dagli occhiali neri gli domandò: - Che cerca? -
Hladik rispose: - Cerco Dio -.
Il bibliotecario disse: - Dio è in una delle lettere d'una delle pagine d'uno dei quattrocentomila volumi del Clementinum. I miei padri e i padri dei miei padri hanno cercato questa lettera; io sono diventato cieco a cercarla -.
Si tolse gli occhiali e Hladik gli vide gli occhi, che erano morti.
Un lettore venne a restituire un atlante. - Quest'atlante è inutile, - disse, e lo dette a Hladik.
Questi l'apri a caso. Vide una carta dell'India, vertiginosa. Bruscamente sicuro, toccò una delle lettere più piccole. Una voce che veniva da ogni luogo gli disse: - II tempo per il tuo lavoro t'è stato concesso -. Qui Hladik si svegliò.


Clementinum, edificio edificato nel 1556 da Ferdinando I a Praga

venerdì 14 novembre 2008

Per il momento...

Agitato mi sono alzato presto. Non sapevo che cosa avevo e, dopo aver fatto colazione, sono tornato nel letto ancora caldo della notte. E' una cosa che mi posso permettere da quando sono in pensione. Il sonno mi ha ripreso ed ho sognato di aver sentito, mentre ero nel bagno, delle voci di donne che entravano in casa. Incuriosito ritorno nella mia stanza e trovo tre donne, anzi, per l'esattezza due donne ed una bambina. Saluto. Una delle signore mi dice in modo molto formale “ Buongiorno signor G.”. Rimango un po' stupito. Non la conosco mentre sembra che lei mi conosca bene. Ma mi attira la bambina: ha i capelli color carota ed il capo leggermente reclinato.
Le dico “Bei capelli e belle lentiggini...”.
Mi guarda di sottecchi, sospettosa e timida.
Insisto “Quanti anni hai?” .
Mi risponde sottovoce “Per il momento 17”.
Mi viene una bella risata “ E già, bella risposta: anch'io per il momento ho 58 anni”.
Mi guarda stupita non capisco se perché mi scopra così vecchio o perché rido della sua risposta. Mi sveglio sorridendo: la giornata comincia bene...

lunedì 27 ottobre 2008

da Le mille e una notte, notte 351 (come raccontata da J.L. Borges)

Un uomo del Cairo era stato così generoso da perdere tutte le sue ricchezze tranne la casa del padre. Per vivere doveva lavorare duramente.

Una sera dopo una giornata molto faticosa si addormentò sotto il fico del suo giardino e sognò un uomo zuppo d'acqua che gli disse .

L'uomo il giorno dopo partì e dopo un viaggio pericoloso arrivò a Isfahan. Fu coinvolto (suo malgrado) nell'incursione di ladri nella moschea ed arrestato dal Capitano delle guardie. Per farlo confessare fu battuto a colpi di canna di bambù fino quasi a farlo morire.

Il Capitano delle guardie alla fine gli chiese perché fosse andato lì se non c'entrava nulla con i ladri e l'uomo riferì del sogno...
Il Capitano delle guardie rise per la sua ingenuità: anche lui aveva fatto un sogno... Aveva sognato una casa al Cairo nel cui giardino in fondo ad un pozzo c'era un tesoro... Dice: . Il Capitano, credendo alla sua buona fede, lo lasciò andare.

L'uomo tornò di corsa a casa sua, andò nel giadino ed in fondo al pozzo trovò il tesoro.

Commento. Fidarsi di un sogno, si può? Sembrerai un ingenuo e tutti ti derideranno. Ma, forse, troverai un tesoro nascosto ai troppo realisti...
Ma è altrettanto possibile che non trovi proprio nulla e ti sembrerà insopportabile la derisione degli scettici. Eppure, se tieni veramente a te stesso, dovrai continuare a credere in quel sogno nascosto nell'angolo più segreto del tuo cuore ed a seguirlo con tutte le tue forze...

sabato 25 ottobre 2008

Ape e trifoglio, Emily Dickinson e forse (non) basta...


Ape e trifoglio per fare un prato.

Ape, trifoglio e sogno.

Se le api sono poche

Il sogno basterà – solo



Emily Dickinson, 1880



Nota a margine di un viaggio (fatto o immaginario)
. A volte il sogno non basta. Bisogna aver visto il prato e l’ape per sognare. Il sogno vuoto di immagini è terribile, molto simile alla morte, forse. Ma il sogno crea una realtà e c’è chi dice che sia migliore della vita “sveglia”. Forse (a volte viene il dubbio) la vita non è affatto “sveglia” come si ha la pretesa di credere e ci pensa il sogno a “svegliare” quello che si ha dentro. Si pensa così d’essere svegli nella vita e invece lo si è (inaspettatamente) quando l’intelletto e la volontà sono temporaneamente velati dal sonno.

giovedì 23 ottobre 2008

Sogno, Trilussa in Tutte le poesie, Mondadori

SOGNO

Jernotte m'insognai
che intrufolavo er muso
in un cancello chiuso,
che nun s'apriva mai.

Vedevo un ber giardino
e stavo co' l'idea
de coje un'azalea
ner vaso più vicino.

Ma, propio ner momento
ch'allungavo la mano
m'ariva da lontano
come un bombardamento.

Me svejo tra li lampi
che m'entreno nell'occhi:
che furmini, che scrocchi,
che tempo, Dio ce scampi!

Pensai: — C'era bisogno
de fa' tanto rumore
perché rubbavo un fiore
ner giardino der Sogno?

1937


Commento. Rubare un fiore nel giardino del Sogno. Quante volte abbiamo tentato di farlo e c'è andata sempre male...

mercoledì 15 ottobre 2008

Prima di "lavorare stanca" , Cesare Pavese in Le poesie, Einaudi

Penso, bambina, quando accanto a te
potrò ancora sognare per un'ora
stringendoti la mano,
e nessuno vedrà,
nessuno saprà mai,
forse neppure tu
che non sai quante cose dentro al cuore
mi hai sconvolte e straziate di dolcezza.
...

Commento. Cosa rimane dei sentimenti? Pensieri, sogni e tante cose invisibili ad occhio nudo. Tanto invisibili da non essere percepibili anche dagli stessi amanti: si procura inconsapevolmente e contemporaneamente dolcezza e dolore. Nessuno vedrà e saprà. Rimarrà solo il sogno.

venerdì 16 maggio 2008

J.L. Borges, Il sogno

Se il sonno fosse (c'è chi dice) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t'han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto? L'ora
ci deruba d'un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia dora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell'ombra,
d'un mondo intemporale, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell'oscuro
sonno, dall'altra parte del tuo muro?

sabato 3 maggio 2008

J.L. Borges, Sogno

Se il sonno fosse (c'è chi dice) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t'han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto? L'ora
ci deruba d'un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia dora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell'ombra,
d'un mondo intemporale, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell'oscuro
sonno, dall'altra parte del tuo muro?

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...