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martedì 11 maggio 2010

Vecchia serratura


Tornato a casa dal supermercato, carico di spesa, ho avuto la bella sorpresa di rimanere chiuso fuori casa. La vecchia serratura della porta di ingresso non ha voluto saperne di aprirsi e, naturalmente, avevo accuratamente chiuso tutte le finestre e persino la porta della cantina. Così non mi è rimasto che chiamare un amico falegname che ha proceduto, con non poche difficoltà, allo scasso. Si perché la serratura ha resistito indomita a trapani e scalpelli pur non essendo una di quelle "nuove" ed agguerrite che si usano ora: anti-sfondamento, anti-trapano, anti-patiche insomma, almeno ai ladri. Dopo circa due ore di lavoro, la serratura ha ceduto all'insistenza dello scassinatore autorizzato che ha subito sentenziato che bisognava cambiare non solo la serratura, ma tutto il blocco comprese le maniglie. Con rammarico ho dovuto cedere all'evidenza dei fatti ed il lavoro ha avuto esito fatale per la vecchia serratura che oggi commemoro. Aveva sessant'anni come me, forse è per questo che non mi piaceva che venisse buttata.

mercoledì 17 febbraio 2010

Passione e compassione ("ispirato" da una frase del libro di Romain Gary, La vita davanti a sé)


Progressivamente e quasi impercettibilmente il loro rapporto era passato dalla passione alla compassione. Non era un trauma per nessuno di loro. Sembrava anzi un esito naturale, il frutto di una stagione. In questo stemperarsi di sentimenti trovavano pace, fuggivano l'abbagliante incandescenza dei sensi per scoprire più delicate sfumature della propria umanità, delle proprie debolezze e le riconoscevano nell'altro. Rimaneva solo a volte negli occhi un lampo di quelle passioni, appannato da un'ombra di malinconia, ma poi si sorridevano passandosi un mano nei capelli.

martedì 16 febbraio 2010

Fame

Gli era venuta progressivamente una gran fame. Più sentiva che la vita gli stava fuggendo tra le dita e più aveva fame. Una fame irrefrenabile, bulimica, insaziabile. Si alzava la mattina dopo una notte agitata ed insonne ed il primo pensiero era cosa era rimasto nel frigorifero. Il timore di trovarlo vuoto era assillante. Si dirigeva in cucina ancora in pigiama per controllare che ci fosse qualcosa da mangiare e solo quando trovava il frigorifero straripante di vettovaglie allora si placava, tornava in bagno, si faceva la barba, si vestiva e poi già assaporava quelle fette di pane tostato imburrate coperte di marmellata di arance.
Eppure la sua non era stata una generazione che aveva mai sofferto la fame: era nato negli anni del boom economico quando si mangiava carne tutti i giorni. Ma forse erano stati i padri, che quella fame avevano conosciuto bene, ad instillare questa voracità.
Aveva posato la tazza del caffè sul lavandino ed il vasetto di marmellata nel frigorifero e già pensava a cosa avrebbe preparato per pranzo.
Gli era venuta una gran fame, forse perché sentiva il silenzio che intorno si infittiva come la brina sugli alberi nelle ultime fredde giornate di gennaio.


martedì 13 ottobre 2009

Bicchieri vecchi



Foto con bicchiere in primo piano sulla tavola apparecchiata, dietro, una bottiglia di vino bianco, la stessa bottiglia che ora sta sulla tavola. Sfogliare le immagini di ieri e l'altro ieri fa uno strano effetto: migliaia di immagini si sono riversate sopra queste eppure, improvvisa, affiora una emozione o forse, ritraendoci subito dallo sconcerto, pacifichiamo l'animo pensando che sia solo una coincidenza. Non ci sono persone nelle foto eppure le persone c'erano e c'era naturalmente qualcuno dietro la fotocamera. Il piacere, almeno da quando le foto digitali permettono un uso smodato delle foto, di fotografare senza un motivo o una ricorrenza particolare ma semplicemente per ritrarre l'interno della casa, la scrivania dove si lavora, il tavolo dove si mangia, i piccoli accessori della casa, una pianta sulla mensola dell'ingresso. Se si fa caso di foto di questo genere se ne trovano molto difficilmente di 50-60 anni fa.
Le persone non sono essenziali. Le persone hanno messo lì quelle cose, le usano, le hanno raccolte nel tempo, selezionate con cura o se le sono trovate per caso in casa e finiscono, comunque, alla fine per non guardarle più. E così trovandosi di fronte alla fotografia ci stupiamo, scopriamo gli oggetti solo allora chiedendoci come sia possibile che si sia tenuta in casa quell'orribile fioriera di cristallo o perché, con tutti i bicchieri a disposizione nella cristalliera, ci ostiniamo ad usare a tavola quei vetracci opachi recuperati dalla Nutella con l'immagine di Pluto e Topolino sopra.
Il problema è che sono gli oggetti che ci usano, sono loro che impongono la loro presenza. Vabbè noi li abbiamo caricati di tanti ricordi e abitudini, ma sta di fatto che ora non possiamo più vivere senza la loro presenza. Quando non ci saremo più anche la loro sostanza, il cristallo o il vetro di cui sono fatti e le loro trasparenze si offuscheranno perdendo all'improvviso la loro carica finendo in una bancarella di robivecchi o in uno scatolone in cantina con la scritta "bicchieri vecchi".

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...