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giovedì 12 novembre 2009

Un paese blindato

Scrive Boualem Sansal nel suo Il Villaggio del tedesco
Il paese è blindato come una cassaforte e il motivo è lo stesso: più la gente è povera, razzista e arrabbiata e più facile è governarla. Rachel ha scritto :" Non è con gente illuminata che si commettono dei massacri, ci vuole odio, accecamento e sensibilità alla demagogia..."

Pensierino. La democrazia non è in pericolo semplicemente perché la democrazia non c'è, è qualcosa di assai lontano da noi. Non mi riferisco (solo) alla democrazia politica, ma soprattutto a quella economica. Non c'è democrazia perché il solco tra poveri e ricchi è incolmabile e quando non c'è eguaglianza difficilmente si può pretendere democrazia. Di quale eguaglianza parlo: eguaglianza di fronte al fisco, eguaglianza di fronte alla salute, di fronte alla giustizia e all'educazione. Se misuriamo questi parametri, siamo diseguali: sul fisco nemmeno a parlarne, sappiamo chi paga e chi non paga le tasse e quindi chi paga i servizi pubblici e chi no; sulla salute sappiamo che ha qualche possibilità in più di cavartela chi può permettersi cure e medici costosi; in galera finiscono i disgraziati gli altri semplicemente non conoscono il carcere; sull'educazione stiamo assistendo al massacro della scuola pubblica (non solo per le scelte governative ma anche per le incapacità di riforma interne al mondo della scuola).
Non è facile gestire questa mancanza di democrazia e di eguaglianza. Ci riescono con la paura che deriva dalla povertà, il razzismo che ingenera odio tra i poveri ed una dose da cavallo di demagogia.

mercoledì 4 novembre 2009

Boualem Sansal, Il villaggio tedesco, Einaudi


Questo libro dell'autore algerino Boualem Sansal narra una storia appassionante e con un ritmo coinvolgente. Da tempo non trovavo in letteratura tanta passione e acume nell'affrontare in un colpo solo questioni molto calde come l'Olocausto e l'integralismo islamico. Ciò è stato possibile attraverso una trama efficace: due fratelli di origine algerina, che vivono nelle banlieue parigine in un enclave a forte connotato islamico, scoprono (prima l'uno, poi, al tragico suo suicido, l'altro) che il padre non è altro che un SS specializzato nelle camere a gas dei deportati nei campi di concentramento. E' riuscito a farla franca, alla fine della guerra, rifugiandosi in Algeria, dopo aver attraversato l'Africa in modo avventuroso. Lì diventa un "consulente" della guerriglia e sposa una algerina rifacendosi una credibilità e trovando, molti anni dopo, la morte in una incursione di bande islamiche nel villaggio dell'interno dove abita. I figli vengono inviati, ancora adolescenti da uno zio, in Francia ed il primo diventerà un rappresentante di pompe idrauliche di una multinazionale, mentre l'altro farà una vita più marginale arrangiandosi come può per tirare a campare in bilico tra integrazione (impossibile) e devianza (anche dalla cultura imperante della propria gente.

Il libro non è di quelli che può lasciare indifferenti e mentre sulla descrizione degli orrori del nazismo può trovare immediata sintonia da parte del lettore, quando affronta la questione dell'integralismo islamico in occidente,  spiazza in particolare perché le voci narranti sono provenienti da quella cultura e si esprimono con una durezza di paragoni (col nazismo appunto) che fa riflettere. Non ha nulla questo atteggiamento del becero anti-islamismo di tanti nostrani politici (di destra in maggioranza -Lega Nord in testa-, ma con qualche bel rappresentante anche del PD). Il quadro che ne esce è a dir poco allarmante e costringe a rivedere luoghi comuni imperanti.
Da leggere.

domenica 11 ottobre 2009

Il villaggio tedesco e l'ansia di sapere

Mi ero preparato allo choc fin da Amburgo ma, come verificavo ancora una volta, nella vita più uno si prepara e meno è pronto. Ci si fanno così tante idee che poi la sorpresa è totale. Fuori dalla routine, siamo come ciechi senza bastone.

Boualem Sansal, Il villaggio tedesco, Einaudi

Pensierino. Essere ciechi senza bastone può essere un vantaggio. Dicono che si affinano gli altri sensi: si apprezzano di più i profumi, il tatto è uno strumento per scoprire in modo nuovo le cose e l'udito, poi, diventa finissimo e percepisce ogni più sottile fremito. Se guardiamo alla vita non come un processo inarrestabile di conoscenza, ma l'addentrarci curioso nel mistero che ci circonda, attenti a stupirci di tutto, forse possiamo vivere senza quest'ansia sempre di capire.

sabato 3 ottobre 2009

Mi sono fermato


Mi sono fermato in cima alla collina. Non mi sentivo la forza di proseguire, avevo la nausea, mi pizzicavano gli occhi, il sudore mi bruciava la schiena. La morte era nell'aria, ne sentivo l'odore. Nello stesso tempo, avvertivo una persistenza che segnalava la vita e il bisogno di eternità che l'accompagna.


Boualem Sansal, Il villaggio del tedesco, Einaudi, p.23 


Pensierino. L'odore della morte, bisogno di eternità e in mezzo la vita caparbia, continua, durevole, insistente, intensa, ostinata, perseverante e tenace. O forse remissiva, discontinua, aleatoria, vacua, fuggevole, remissiva, incostante e debole. 

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...