
Lo Zen è la derivazione giapponese del Buddhismo Chan, che è la rielaborazione cinese della dottrina indiana dell’illuminazione.
Non si può parlare in modo specifico di religione, filosofia o disciplina mistica, poiché non ha niente a che fare con dogmi, sistemi o contatti con qualche divinità; è una conoscenza intuitiva dell’assoluto che non può essere insegnata per mezzo di libri o discorsi. “Se si ha lo Zen nella propria vita, non si ha più nessuna paura, nessun dubbio, nessun desiderio superfluo, nessuna emozione estrema. Non si è turbati né da atteggiamenti ingenerosi né da azioni egoistiche. Si serve l’umanità umilmente, attuando con misericordia la propria presenza in questo mondo e osservando la propria fine come un petalo che cada da un fiore. Sereni, si gode la vita in beata tranquillità” (101 storie Zen a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps ed. Adelphi , Milano 1973).
Commento. Mi è sempre sembrata lontanissima l'esperienza Zen dalla nostra vita occidentale (europea). Il percorso lungo e complesso dalla primitiva dottrina indiana molto spiritualista, all' "adattamento" del Buddhismo prima alla cultura cinese (più pragmatica) e infine a quella giapponese, credo non abbia un corrispettivo in occidente. Naturalmente mi sbaglio, ma , come dire, il mio non è un punto di vista "scolastico" o da studioso della materia, ma semplicemente da "ravanatore" dell'anima.
Mi colpisce questa ricerca dell'allontanamento dall'Io (dimenticare il sé) che è la premessa alla via spirituale. Parte dal concetto che il centro è vuoto. Di conseguenza (per estensione) anche il mondo è vuoto e non esiste dualismo (mondo-dio, materia-spirito, bene-male) e per questa strada si raggiunge la terza méta che è l'Illuminazione. L'Illuminazione si raggiunge lasciando alla spalle la ragione, le parole perdono valore ed è il risultato di una intuizione involontaria ed inaspettata.
"Per ottenere il satori non occorrono né ragione né volontà: dicono sia come quando, smettendo di pensarci, affiora alla mente qualcosa che avevamo dimenticato ed improvvisamente riusciamo a ricordare".
Guardo la mia foto della lanca del Ticino e mi immergo nella natura (ho già usato due pronomi personali, mannaggia com'è difficile 'sto Zen!), spero di sparire, qui.
