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giovedì 24 settembre 2020

Correva l'anno 1969. In ricordo di Virginio Bettini

Correva l'anno 1969 ed io, uscito da un anonimo Istituto Tecnico della provincia, guardavo ad altro e cercavo la mia rivincita nei confronti di quel gretto tecnicismo che ci avevano propinato, iscrivendo a lettere alla Statale di Milano. Ma anche lì cercavamo sempre cose che ci potessero dire qualcosa di più di noi stessi e del mondo che si muoveva intorno tumultuosamente. Eravamo rimasti ai margini anche per queste scelte, estranei ai movimenti di lotta, stranieri in visita in Città due volte la settimana. Un improbabile corso di psicologia al Politecnico (chissà come finito lì) ci aveva attratti e con due amici avevamo cominciato a frequentarlo. Una sera a settimana poi eravamo noi che spiegavamo ad un gruppo di amici a casa le "scoperte" che avevamo fatto. C'era questa voglia di condivisione e di trasmissione di un sapere di cui tutti avevamo "fame", una fame indistinta, una specie di "voglia".

Alla Statale avevo presentato un Piano di studi tutto incentrato su storia e scienze naturali. Il primo corso fu quello di Geografia Umana e lì ho conosciuto l'Assistente Virginio Bettini.

Con lui ho fatto l’esame. L’anno dopo sarebbe andato a Venezia per aver vinto il concorso per la prima cattedra in Ecologia italiana. Avevo portato come tesina per l’esame una ricerca sui depuratori del Consorzio del Magentino (poi apparsa su una rivista di cui non ricordo il nome, forse Ecologia) e non avevo nemmeno letto i libri che mi aveva consigliato (testi in francese e inglese). Malgrado ciò mi dette 30 per “incoraggiamento”. Pochi mesi dopo abbandonavo l’Università per tornare a fare il chimico. Questo ricordo ho avuto modo di rinverdirlo quando ci siamo trovati un giorno con lui a casa di una amica due anni fa per parlare dell’impatto ambientale della Cava di Casorezzo. Naturalmente non si ricordava dell’episodio, ero uno dei tanti studenti di quel ateneo che viveva un momento davvero turbolento, ma a me quel incoraggiamento ha lasciato una bella impronta. Grazie prof. Bettini.


PS Virginio Bettini, già docente di Analisi e Valutazione Ambientale e di Ecologia del paesaggio presso l’Università IUAV di Venezia dal 1971 al 2012. Una vita spesa nell’impegno e nell’attivismo ecopacifista negli anni ’70, in collaborazione con Barry Commoner della Washington University di St. Luois, Missouri e della New York University, Larry Canter della Oklahoma State University di Norman e Leonard Ortolano della Stanford University.

La sua è stata una vita di studio, ricerca e attivismo ecologista e sociale.

Nel 1970 era negli USA con Barry Commoner di cui tradusse in italiano il fondamentale libro “Il cerchio da chiudere” e con lui pubblicò a doppia firma “Ecologia e lotte sociali” nel 1976. Insieme andarono in Vietnam per denunciare i disastri causati dalla guerra chimica USA. 

Tra le sue innumerevoli attività, portò al Parlamento Europeo testimoniamza sulla incredibile lotta vittoriosa del presidio alla Cava Sant’Antonio di Buscate che diede l’avvio alla raccolta differenziata in Lombardia,  fu aiuto insostituibile con Alexxander Langer nell’impedire con noi, le trivellazioni petrolifere a Castelletto di Cuggiono facendo esprimere all’unanimità gli europarlamentari italiani a nostro favore. 

Nel 1998 fu tra i fondatori dell’Ecoistituto della Valle del Ticino di Cuggiono, elaborò per i comuni del territorio la Valutazione di Impatto ambientale autogestita di Malpensa 2000.

Il Prof. Virginio Bettini è morto ieri nella sua casa di Nova Milnaese.

venerdì 30 marzo 2018

Il risveglio dell'anima

J. J. VAN DER LEEUW, DEI IN ESILIO

Il risveglio dell'anima
Noi siamo simili a Prometeo, incatenati alla roccia della materia, ma finchè ondiveniamo coscienti di quello che siamo veramente, non ci accorgiamo affatto diessere prigionieri, di essere esuli. Così potrebbe vivere uno che nei giorni dellagiovinezza fosse stato bandito dalla terra natia, e per molti anni avesse abitatofra genti straniere, a mala pena ricordando, nelle privazioni e nella miseriadell'esilio, di aver conosciuto luoghi diversi.Ma un giorno gli avviene di udire una canzone che conosceva nella suagiovinezza; allora, in un subito spasimo, egli ricorda tutto quel che ha perduto,rendendosi con dolore conto di essere in esilio, lontano da tutto quanto gli eracaro. Da questa rimembranza rinasce la nostalgia per la terra natia, e si fa piùforte di quanto non sia mai stata. Allora soltanto cominciano la sofferenza e lalotta: sofferenza per la coscienza di quello che ha perduto, lotta per tentare diriconquistarlo.

Pensierino. Mi affascina il fatto che sia una canzone ad evocare ricordi e quindi nostalgie. Anche se per me rimane la fotografia l'oggetto principe del ricordo.




mercoledì 24 luglio 2013

Non te guardo/ma già il ricordo

Nell'aria della stanza
non te
guardo
ma già il ricordo del tuo viso
come mi nascerà
nel vuoto
ed i tuoi occhi
come si fermarono
ora - lontani istanti -
sul mio volto.

Antonia Pozzi

Pensierino. C'è un problema di sintonia tra le persone. E' raro che due si guardino e si vedano, contemporaneamente. Spesso càpita che uno solo veda. Ma se poi vede già solo "un ricordo"... 

lunedì 13 febbraio 2012

Eternit una sentenza storica




Il 6 aprile 2009 è iniziato presso il Tribunale di Torino il processo istituito da Raffaele Guariniello contro  Stephan Schmidheiny (ex presidente del consiglio di amministrazione dell'Eternit AG) ed il barone belga Jean Louis De Cartier de Marchienne. Sono ritenuti responsabili delle numerose morti per mesotelioma avvenute tra gli ex-dipendenti delle fabbriche Eternit a contatto con l'amianto.

Il 13 Febbraio 2012 il tribunale di Torino ha emesso una sentenza storica, condannando in primo grado De Cartier e Schmidheiny a 16 anni di reclusione e obbligandoli al risarcimento di 3000 parti civili. Il caso eternit è il primo al mondo in cui i vertici aziendali vengono condannati per disastro ambientale aggravato, costituendo un precedente importante che potrebbe dare il via a decine di processi in tutta Europa.

Qual'è l'accusa ? Fin dagli anni '60 si sapeva della tossicità dell'amianto, ma i vertici aziendali hanno nascosto i dati epidemiologici, continuando produzioni pericolose per la salute, senza informare i lavoratori dei rischi, omettendo precauzioni durante il lavoro, smaltendo i materiali pericolosi senza precauzioni per l'ambiente e lasciando (fino ad oggi) siti contaminati senza alcuna bonifica.

Oltre al risarcimento verso i parenti delle vittime, il tribunale ha deciso anche un risarcimento per i Comuni nei quali erano insediate le aziende Eternit e che dovranno procedere a pesanti interventi bonifica ambientale.

La somma più alta è stata riconosciuta finora al comune di Casale Monferrato, 25 milioni, a Regione Piemonte, 20 milioni, all'Inail, 15 milioni di euro. Da 60 a 30mila euro ai parenti delle vittime, 35mila agli ammalati di patologie connesse all'amianto, 100 mila euro a sindacati e associazioni (tra cui anche l'Associazione Italiana Esposti ad Amianto). Poco prima della sentenza uno degli imputati aveva proposto al Comune di Casale Monferrato un risarcimento pari a 18.300.000 € purché il Comune stesso uscisse dal processo. In un primo momento il Comune di Casale, retto da una giunta di centro-destra, aveva accettato la proposta e sono dopo uno confronto serratissimo con l'Associazione delle vittime e con il Governo ha ritirato la sua adesione l'8 febbraio. 

I morti accertati sono più di 2300 (1800 nella sola Casale) e purtroppo molte persone (50-60 all'anno a Casale Monferrato) continuano ad ammalarsi ogni anno perché il tempo di latenza del tumore è molto lungo (30-40 anni). E, attenzione, non parliamo solo di dipendenti dell'Eternit, ma di normali Cittadini che vivevano in Casale Monferrato o negli altri Comuni inquinati da questa micidiale polvere.

Ricordo personale. Frequentavo Casale alla fine degli anni '60 inizio anni '70. Ricordo i tetti delle case intorno all'Eternit ricoperti da uno strato di 3-4 cm di polvere bianca. Ricordo che dietro ed attaccata alla fabbrica vicino al Po c'era una rinomata piscina pubblica frequentatissima d'estate. Ricordo che lungo il Po c'era una spiaggia ricercata per la sua finissima sabbia bianca , lì venivano macinati e buttati residue di lavorazione dell'Eternit. Ricordo che dalla stazione della Città arrivavano camion scoperti carichi di amianto che arrivavano alla fabbrica passando per viali e piazze. Ricordo che tanti lavoratori e sindacalisti tacevano perché l'importante era il posto di lavoro e che , per fortuna, ce n'erano altri, additati come pazzi e disfattisti, che hanno continuato a lottare.

venerdì 19 novembre 2010

Un saluto ad Adriana Zarri, teologa ed unica donna presente al Concilio Vaticano II



Parabole
di Adriana Zarri
in “il manifesto” del 21 agosto 2010
Gettonare. Un tempo non usava (forse perché ancora non c'erano i gettoni) è uno dei tanti neologismi (di buono o di cattivo gusto) che ci siamo inventati. E non è neanche bello, ma ormai ce lo dobbiamo sopportare. Gatti Fra cani e gatti c'è una dialettica, diciamo pure una decisa guerra, combattuta sul piano letterario del simbolo e della narrazione, e sul piano esistenziale con obiettive zuffe, a suon di abbaiamenti, di miagolii e di soffi felini. Anche a livello umano c'è una dialettica tra... filocani e filogatti, cioè tra gli amatori dell'uno o dell'altro animale. Dichiaro subito di essere una filogatta. Dei gatti amo tutto: la bellezza, la morbidezza, le fusa che gorgogliano nella loro tiepida gola; ed amo anche gli amatori dell'amato felino che sono molti: tra uomini donne, laici ed ecclesiastici, papa compreso. Anche il papa. Non so i precedenti ma il pontefice attuale è, lui pure, un amante dei gatti, ed io gli perdono certe direttive che mi lasciano perplessa per via di questo amore comune per i mici. Naturalmente questo amore è poco per sbilanciare la perplessità che è molta, ma sempre qualcosa è e insieme al suo amore per la musica, mi rende simpatico anche lui che - per tanti altri versi - simpatico proprio non sarebbe. Evviva quindi il gatto che svolge persino una funzione ecclesiale. Cani Il cane mi piace molto meno. Estroverso, deciso (se non lo fermiamo) a puntarci le zampe sul petto per giungere a darci una linguata sulla faccia, lo sporcaccione. E tuttavia sempre una bestia è: creatura di Dio ed amico dell'uomo e anzi ha ispirato tanta buona e cattiva (specialmente cattiva) letteratura sulla sua fedeltà, quasi che il gatto e altri animali non fossero altrettanto fedeli e amici. Comunque occupiamoci anche di lui e registriamo, con soddisfazione, la notizia che dice in calo gli abbandoni che funestavano le scorse estati, quando i padroni (è il termine odioso che in questo caso ben si giustifica) li abbandonavano sulla strada, per non avere l'impiccio di un animale durante le vacanze. Ma un animale amico non è un impiccio: è un buon compagno. Portiamoli perciò con noi i nostri cani e i nostri gatti: ci faran compagnia e - se proprio non possiamo portarli - affidiamoli ad un amico fidato perché facciano compagnia pure a lui. Se poi non abbiamo un cane e neanche un gatto consoliamoci con qualche altro animale. Ed io mi metto in pari, rispetto alla mia carenza canina e felina, con uno scoiattolo che scorazza nel giardino e nel bosco saltando da pianta a pianta con la sua grande coda rossa e spazzolando la corteccia degli alberi. E se poi non bastasse, tenete conto che ho anche saltanti lucertole e ramarri smeraldini, per non dir poi di lunghe code di formiche e di rotonde chiocciole che si appendono, come gioielli, sui rami delle piante. Cani, gatti, scoiattoli... l'importante è che ci sia sempre qualche animale, perché più bestie ci sono più il mondo è bello.

mercoledì 25 marzo 2009

Vivere nel ricordo

" Vivere nel ricordo è il modo più completo di vita che si possa immaginare: il ricordo sazia più di tutta la realtà ed ha una certezza che nessuna realtà possiede. Un fatto della vita che sia ricordato è già entrato nell'eternità e non ha più alcun interesse temporale. "
Soren Kierkegaard

Commento (arduo e temerario commentare Kierkegaard). Ricordarsi di vivere, anzi di aver vissuto è come dire che non si sta vivendo ora, o non lo si sta facendo compiutamente. Ho parlato anch'io (spesso) dei miei ricordi: ricordi d'infanzia, ricordi d'amore, ricordi di incontri. Sono dolcissimi ed eterni per me (la mia piccola eternità assai "temporanea"). Ora vorrei incontrare di nuovo.

giovedì 26 febbraio 2009

Trovo

Trovo dentro Ossi di seppia di Montale, preso in biblioteca, questo biglietto ripiegato. Non so se per caso o per un deliberato ragionamento dell'estensore, le pagine del libro di Montale che racchiudono questo testo manoscritto sono quelle di "Mediterraneo".



Provo a trascrivere.

Uno sciame vociante di
bimbi
vola per le strade
con aquiloni
in festa
s'odono le voci (non decifrabile forse "voci allegre")

io, per me, è un martellare di campane
a morte (battono) dentro al cuore
e uno sgomento infinito che strazia

Cerco,
nei prati verdi della mia
mente bambina,


Commento. Straziante (pure per la grammatica, ma non c e ne può fregare di meno!) quel "io, per me, è...". C'è il senso di un dolore che è piombato nel più profondo del cuore. Chissà cosa ha fatto nascere questa poesia. Montale in quelle pagine descrive una casa delle vacanze che l'ha visto bambino e c'è una sottile pedagogia dei luoghi (e del mare soprattutto) che l'ha formato.
L'altro poeta del foglietto anonimo non sopporta il ricordo, anche le immagini più allegre e spensierate lo fanno precipitare nella disperazione. La natura è nemica (matrigna), non vuole più respirare con lei. Si rifugia nei prati verdi di una "mente bambina" che rimane sospesa da quella virgola finale, attesa di un altro verso che non c'è.

Montale scrive
...
Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.
...

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...