sabato 29 dicembre 2018

La grandezza della piccola straniera Rut


-1- 
1Al tempo dei giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo con la moglie e i suoi due figli emigrò da Betlemme di Giuda nei campi di Moab. 2Quest’uomo si chiamava Elimèlec, sua moglie Noemi e i suoi due figli Maclon e Chilion; erano Efratei, di Betlemme di Giuda. Giunti nei campi di Moab, vi si stabilirono.
3Poi Elimèlec, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i suoi due figli. 4Questi sposarono donne moabite: una si chiamava Orpa e l’altra Rut. Abitarono in quel luogo per dieci anni. 5Poi morirono anche Maclon e Chilion, e la donna rimase senza i suoi due figli e senza il marito.
6Allora intraprese il cammino di ritorno dai campi di Moab con le sue nuore, perché nei campi di Moab aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane. 7Partì dunque con le due nuore da quel luogo ove risiedeva e si misero in cammino per tornare nel paese di Giuda. 8Noemi disse alle due nuore: «Andate, tornate ciascuna a casa di vostra madre; il Signore usi bontà con voi, come voi avete fatto con quelli che sono morti e con me!

... (Orpa se ne va con i suoi figli)... 
15Noemi le disse: «Ecco, tua cognata è tornata dalla sua gente e dal suo dio; torna indietro anche tu, come tua cognata». 16Ma Rut replicò: «Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch’io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. 17Dove morirai tu, morirò anch’io e lì sarò sepolta. Il Signore mi faccia questo male e altro ancora, se altra cosa, che non sia la morte, mi separerà da te».
...
22Così dunque tornò Noemi con Rut, la moabita, sua nuora, venuta dai campi di Moab. Esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l’orzo. 
-2-
...
3Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori. Per caso si trovò nella parte di campagna appartenente a Booz, che era della famiglia di Elimèlec.
4Proprio in quel mentre Booz arrivava da Betlemme. Egli disse ai mietitori: «Il Signore sia con voi!». Ed essi gli risposero: «Ti benedica il Signore!». 5Booz disse al sovrintendente dei mietitori: «Di chi è questa giovane?». 6Il sovrintendente dei mietitori rispose: «È una giovane moabita, quella tornata con Noemi dai campi di Moab. 7Ha detto di voler spigolare e raccogliere tra i covoni dietro ai mietitori. È venuta ed è rimasta in piedi da stamattina fino ad ora. Solo adesso si è un poco seduta in casa». 8Allora Booz disse a Rut: «Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo. Non allontanarti di qui e sta’ insieme alle mie serve. 9Tieni d’occhio il campo dove mietono e cammina dietro a loro. Ho lasciato detto ai servi di non molestarti. Quando avrai sete, va’ a bere dagli orci ciò che i servi hanno attinto». 10Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: «Io sono una straniera: perché sono entrata nelle tue grazie e tu ti interessi di me?». 11Booz le rispose: «Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso gente che prima non conoscevi. 12Il Signore ti ripaghi questa tua buona azione e sia davvero piena per te la ricompensa da parte del Signore, Dio d’Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti». 
( dal Libro di Rut nella versione CEI del 2008)
1795-William-Blake-Naomi-entreating-Ruth-Orpah

Pensierino. Mi chiedo spesso e non da oggi perché tanta saggezza del mondo (in questo caso della Bibbia) non abbia prodotto meravigliosi frutti. Non mi rassegno a considerare l'uomo solo come produttore di nefandezze. 

domenica 16 dicembre 2018

Elide e Arturo o della tenerezza

L'operaio Arturo Massolari faceva il turno della notte, quello che finisce alle sei. (...) Arrivava a casa tra le sei e tre quarti e le sette, cioè alle volte un po' prima alle volte un po' dopo che suonasse la sveglia della moglie, Elide. (...) Il letto era come l'aveva lasciato Elide alzandosi, ma dalla parte sua, di Arturo, era quasi intatto, come se fosse stato appena rifatto allora. Lui si coricava dalla propria parte, per bene, ma dopo allungava una gamba in là, dov'era rimasto il calore di sua moglie, poi ci allungava anche l'altra gamba, e così a poco a poco si spostava tutto dalla parte di Elide, in quella nicchia di tepore che conservava ancora la forma del corpo di lei, e affondava il viso nel suo guanciale, nel suo profumo, e s'addormentava. (...)
Elide andava a letto, spegneva la luce. Dalla propria parte, coricata, strisciava un piede verso il posto di suo marito, per cercare il calore di lui, ma ogni volta si accorgeva che dove dormiva lei era già caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una grande tenerezza.
da Italo Calvino, Gli amori difficili, racconto L'avventura degli sposi, Oscar Mondadori.

Pensierino. Ecco, ci vorrebbe solo una piccola, inconsistente tenerezza per riempire il grande vuoto di un'anima. Ma anche questa minuscola consolazione spesso ci è (inspiegabilmente) negata. 


martedì 13 novembre 2018

Urla Innocenzo

Il movimento lirico N° 8 delle “Suite per Francis Bacon” di Giovanni Testori.

Urla,
Innocenzo;
graffia
l’insulsa paternità dei secoli;
batti le nocche,
gli zoccoli di capra
contro la lastra immobile,
il cristallo che t’approssima
e allontana;
ansimando
la larva episcopale
riaffondi per secoli
e millenni;
tarme sataniche
sui lustri dei velluti,
denti di rospo,
avori.
Il dentifricio t’impasta;
ti sdoppia il fotogramma
guance e mani.
Dietro di te
trema il verbo derelitto
-anima dei cristiani,
amore cieco, sanguinante,
chi t’ha deviato,
in quale cisterna
sei crollato?
Il dominio ha stroncato
le palme egiziache di viola;
attorno alla sedia gestatoria
pende la carcassa umana,
ventre divaricato,
vano.
Urla:
trapassa dall’immemore del tempo
all’ardente, irrisolvibile presente;
getta
dal Sigillo, ancora chiuso
l’ancora dell’unica follia
nel viscere lurido,
demente.

domenica 11 novembre 2018

Che c'è da festeggiare l'11 novembre ?

I morti della prima guerra mondiale si stimano tra i 15 e i 17 milioni, se a questi si assommano le vittime mondiali della "influenza spagnola" che ha imperversato per tutto il periodo della guerra si raggiungono i 37 milioni di morti.
Secondo la "Commissione parlamentare d'inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti commesse dal nemico", che terminò i lavori nel 1920, i prigionieri italiani furono circa 600.000, di cui 19.500 ufficiali. Ma ancora più impressionante è la cifra dei morti: 100.000 italiani perirono nei campi di concentramento ed il numero è da considerare per difetto, perché, per ammissione degli ex nemici, nel computo sono esclusi i morti nelle compagnie di lavoro, disseminate in ogni angolo dell'Europa centrale. Quali furono le cause della morte? E' questo il dato forse più agghiacciante: solo in minima parte essa dipese dalle ferite contratte in battaglia; la stragrande maggioranza perì per malattia, soprattutto la tubercolosi e l'edema per fame. La fame, il freddo, gli stenti, furono quindi alla base dell'ecatombe dei prigionieri italiani.
Nel 1916 il governo italiano era stato messo al corrente di quali fossero le effettive condizioni dei soldati fatti prigionieri, ed anche di quali fossero le condizioni della stessa popolazione austriaca; risultava così palese come fosse impossibile per quel paese fornire ai prigionieri di ogni nazionalità i mezzi di sostentamento e di vestiario necessari. Veniva anche fugato ogni dubbio sulla corretta applicazione dell'art. 7 del trattato dell'Aja: le truppe austriache ricevevano lo stesso trattamento alimentare dei prigionieri nei campi di concentramento.Ben consapevole di ciò, il Governo italiano, in perfetta sintonia col Comando Supremo dell'esercito, rifiutò sempre ogni tipo di intervento statale, tollerando appena l'invio di aiuti da parte dei privati cittadini. Per coordinare l'invio dei soccorsi, già nel 1915 era stata creata all'interno della Croce Rossa Italiana la Commissione prigionieri di guerra con a capo il senatore Giuseppe Frascara, che si affiancava ad un analogo istituto militare per la gestione del problema dei prigionieri di guerra austro-ungarici presenti sul territorio italiano, al comando della quale era stato messo il generale Paolo Spingardi. (da Storia e memoria di Bologna, Campi di prigionia austriaci e tedeschi)
Questa rimane una "inutile strage".

sabato 27 ottobre 2018

Dimostrare che la pazzia esiste

...infatti è una delle fondamentali leggi che i matti non hanno né passato né futuro, ignorano la storia, sono soltanto momentanei, attori del loro delirio che ogni secondo detta, ogni secondo muore, appunto perché fuori dal mondo, vivi solo per la pazzia, quasi avessero quel compito: di dimostrare che la pazzia esiste.

Mario Tobino, Le libere donne di Magliano, Meridiani Mondadori, 2007



Pensierino. Non ci sarebbe bisogno di dimostrare che la pazzia esiste se riconoscessimo quella che sta in tutti noi.

martedì 18 settembre 2018

Ho trovato Dio, o forse no...

In compagnia di Waldo sono entrato
nel bosco e ho trovato Dio.

Forse perché non c'erano
prediche funzioni preghiere
spargimento d'incenso confessioni.

(Franco Marcoaldi, Tutto qui, Einaudi, p. 64)

Pensierino. Non ho un cane e mi aggiro nei boschi (forse) inutilmente.


giovedì 13 settembre 2018

Morire di qoheletite

Guido Ceronetti
Morire di qoheletite (o ecclesiale) inveterata, cronica, farei voto, non so, è possibile?. Questo vitale linguaggio di frantumi era una ben acre tentazione per un disintegrato scriba contemporaneo, vittima non rassegnata vittima scontenta di un linguaggio parlato scritto che senza aver vita uccide come un vivo, di un linguaggio che fa tutto , che è "tutto quel che si fa sotto il sole", che è domoniacamente il motore di tutto il male possibile. Se devo pensare un innanzitutto, io credo di aver sentito il richiamo della Scrittura (queste cose sono sempre piuttosto oscure), della Scrittura del canone ebraico, essenzialmente come linguaggio, e proprio perché linguaggio a pezzi e bocconi, tanto più tale quanto più contenga di Presenza di Dio.
...
Se tirassi una memoria accademica, da quel che sto per dire, sarei alla porta, tra i sorrisi dei cattedratici, ma alle porte della scienza non vado a scampanellare, io batto marciapiedi straccioni delle profonde, dimenticate città dell'anima.

(Dalla pre e post fazione di Qohélet o l'Ecclesiaste , Versione e note di Guido Ceronetti, 1988, Einaudi)

giovedì 6 settembre 2018

Evaso


Ce l'ha fatta, è evaso. Ha approfittato dell'apertura delle finestre dopo una estate reclusa in ambienti condizionati ed ermeticamente chiusi, ha superato barriere e cavalli di frisia, è salito in equilibrio sulla ringhiera, ha misurato la distanza dal tetto e calibrato le sue forze per un balzo ed infine è saltato sul tetto e raggiunto il mio giardino. Era la méta che sognava da tempo stando mollemente sdraiato sul pavimento della sua cella ed è bastata una breve distrazione dei secondini per mettere in atto la sua fuga. Ora può liberamente inseguire grilli e lucertole, appiattirsi nella fresca erba del prato, fare agguati ad imprudenti uccellini, strusciare tra le foglie della vite, addentrarsi nell'orto delle aromatiche lasciandosi imbambolare da mille profumi.
Eccolo riacquistare il suo occhio felino, attento, veloce e sembra dimenticato il tempo in cui le sue palpebre sembravano chiudersi pesantemente per la noia nella cella dove l'avevano relegato.
Certo ogni rumore lo scuote come una scarica elettrica e schizza via in un lampo non appena qualcosa di inconsueto si muova fragorosamente nel suo nuovo spazio riconquistato e lo disturbi nelle sue esplorazioni, nei suoi infiniti giochi, nelle sue continue scoperte.
Uno spazio ritrovato e una libertà riconquistata, finalmente !



mercoledì 5 settembre 2018

Val d'Otro

Una scappata in montagna a Settembre è stata sempre una "tradizione".
La pigrizia non mi permette di andare su in Val l'Otro.
Ma ce la faccio ancora ad immaginarla.

sabato 1 settembre 2018

Strachesa contenta (stanchezza contenta)

Strachesa cuntenta

quìi sir da fioeu
da strachesa cuntenta
mangiandu la bona minestra
sitàa in curti pugiàa al mur
casciandu via 'l Gatu cun l'altra man
i me tempi bei luntan
ma visin 'n dul ricordu

(In ricordo dell' amico Antonio e della sua poesia)

Traduzione. Stanchezza contenta. Quelle sere da bambini/ di stanchezza contenta / mangiando la buona minestra / seduti nella corte appoggiati al muro / cacciando via il gattone con l'altra mano / i miei tempi belli lontani / ma vicini nel ricordo.



Marina


Il debito

Quello con te è un debito
che mai potrò saldare: mi hai
offerto casa nella vita e vita
nella casa. Esiste forse modo,
per me, di ricambiare?

Franco Marcoaldi

Pensierino. No, non vuoi che ricambio nulla e così mi devo arrendere al fatto che quel tuo gesto era gratuito e la cosa mi pesa ancora di più. 

venerdì 13 luglio 2018

Tutti i colori dell'oscurità

Avete mai visto, voi che mi leggete, una vera oscurità illuminata da una luce di candela? Non crediate che sia simile ad altre oscurità, per esempio a quella che vi circonda quando camminate su una strada notturna. L'oscurità di cui sto parlando è una sorta di tenue pulviscolo cinerino, e in ogni sua particella sembrano risplendere tutti i colori dell'arcobaleno. Il timore di quell'ombra granulosa mi costrinse a sbattere le palpebre ripetutamente.(Jun'Ichiro Tanizaki, Libro d'ombra, Bompiani)

Pensierino. Penso all'arcobaleno che ha visto Jorge Louis Borges nella sua vecchiaia e mi consolo.


sabato 23 giugno 2018

Vangelo apocrifo con aggiunte apocrife

…assaporando il fresco di questa mattina, riprendo in mano "Elogio dell'ombra"...

Papiro copto chiamato "Il Vangelo della moglie di Gesù"
FRAMMENTI DI UN VANGELO APOCRIFO

3- Sventurato il povero di spirito, perchè sotto terra sarà quello che è ora sulla terra.
4- Sventurato colui che piange, perchè ha ormai l’abitudine miserabile del pianto.
5- Beati quelli che sanno che il patimento non è un serto di gloria.
6- Non basta essere l’ultimo per essere un giorno il primo.
10- Beati coloro che non hanno fame e sete di guistizia, perchè sanno che la nostra sorte, avversa o benigna, è opera del caso, che è inscrutabile.
11- beati i misericordiosi, perchè la loro gioia risiede nell’esercizio della misericordia e non nella speranza di un premio.
14- Nessuno è il sale della terra; nessuno, in qualche momento della sua vita, non lo è.
15- Che la luce di una lampada si accenda, anche se non c’è alcuno a vederla. Dio la vedrà.
17- Chi ucciderà per la causa della giustizia, o per la causa ch’egli ritiene giusta, non avrà colpa.
18- Gli atti degli uomini non meritano nè il fuoco nè i cieli.
34- Cerca per il piacere di cercare, non per quello di trovare…
39- E’ la porta a scegliere, non l’uomo.
40- Non giudicare l’ albero dai frutti nè l’ uomo dalle opere; essi possono essere peggiori o migliori di quelli.
47- Felice il povero senza amarezza o il ricco senza superbia.
48- Felici i coraggiosi, coloro che accettano con animo uguale la sconfitta o la palma.
49- Felici coloro che serbano alla memoria parole di Virgilio o di Cristo, perchè daranno luce ai loro giorni.
50- Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore
51- Felici i felici.

Jorge Luis Borges, Elogio dell'ombra, Adelphi
(sottolineatura apocrifa, quindi apocrifa di apocrifo)

… umilmente aggiungo…
 
52- Infelici gli infelici

mercoledì 13 giugno 2018

Il riposo dello spirito, il gabinetto e la pioggia

Sempre, quando, in visita ai monasteri di Kyôto o di Nata, chiedo a qualcuno di indicarmi i gabinetti - e sono gabinetti all'antica, affogati nella penombra, meticolosamente netti tuttavia - un senso di riconoscenza profonda mi prende per quel che di unico v'è nell'architettura giapponese. Amabile cosa è il “soggiorno” delle nostre case - lo cha no ma -, ma solo il gabinetto giapponese è interamente concepito per il riposo dello spirito. Discosti dall'edifìcio principale, i gabinetti stanno accucciati sotto minuscoli cespi selvosi, da cui viene odore di verde di foglie, e di borraccina. È bello, là, accovacciarsi nel lucore che filtra dallo shöfi, e fantasticare, e guardare il giardino.
Tra i sommi piaceri dell'esistenza Natsume Sôseki annoverava le evacuazioni mattutine: piacere fisiologico, che solo nel gabinetto alla giapponese, fra lisce pareti di legno dalle sottili venature, mirando l'azzurro del cielo e il verde della vegetazione, si può assaporare sino in fondo. Insisto: sono necessari una lieve penombra, nessuna fulgidezza, la pulizia più accurata, e un silenzio così profondo che sia possibile udire lontano un volo di zanzare. Senza tali requisiti non si dà gabinetto ideale.
Quando mi trovo in un simile luogo molto mi piace udire la pioggia che cade con dolcezza uniforme. 

(Jun' ichirō Tanizaki, Libro d'ombra, Bompiani, 2018)


Pensierino. Provo ad ascoltare questa incessante e fastidiosa pioggia da un altro punto di vista. 

mercoledì 2 maggio 2018

tic, tac poesia di diaolin

tic, tac, tic, tac, tic, tac
(per sentire l'interpretazione dell'autore, clicca qui)

l’èi vöida sta sera de stéle spavènte
la splìnderna ‘nsòni de umori da bèn
che i rùdola come lumàte ‘mbriàghe
pogiàde su ‘l stròf senza pànder susùri
de niènt, de negùni, ‘n le fìzze de ‘n tàser
soléo come arnai a la pàissa, a zirondoi,
sul ciel de ‘n mezdì co na ràgia robàda

tic, tac, tic, tac, tic, tac

el sbrèga la not, ciavàdo, ‘l orlòi
mesùre de passi e  batòci smorzàdi
i seména de sbolfri, desidèri che cròda,
la pàlida ombrìa de na luna che möre
‘mpizàndo lumìni su i óri de ‘l bosch
sentà live arènt a ‘ngoràrse stebiàde
lassàde a i mistéri de uno che passa

tic, tac, tic, tac, tic, tac

no ‘l zéde, matìna
no se sfanta la nòt

Giuliano (diaolin)

tic, tac, tic, tac, tic, tac

tic, tac, tic, tac, tic, tac | è vuota la sera di timide stelle | trasloca i miei sogni di umori soavi | che passeggiano come lucciole ubriache | appoggiate sull’oscurità senza un canto | di niente, di nessuno, nelle pieghe del silenzio | leggero come il falco in agguato, in un vortice | nel cielo di un mezzogiorno di un orologio ferito | tic, tac, tic, tac, tic, tac |  e strappa la notte, imbroglione, il rintocco | misure di passi e batacchi smorzati | seminano di vampate, desideri cadenti, | la pallida ombra di una luna che muore | attizzando lumini sui confini tra il bosco ed il cielo | seduto lì accanto ad attendere un refolo caldo | lasciato all’impegno di uno che passa | tic, tac, tic, tac, tic, tac | non smette, è mattina | non dirada la notte

sabato 21 aprile 2018

La guerra delle lumache

In un angolo ombroso del mio giardino, al riparo del muro di cinta, crescono da anni delle grandi foglie verdi che producono un profumatissimo fiore bianco. Il nome di questa pianta mi è sconosciuto anche se qualcuno azzarda il nome di Hosta, ma nondimeno rappresenta un appuntamento annuale sempre gradito. Tanto più che questa pianta a fine stagione viene rasata a livello del suolo ed inspiegabilmente i suoi bulbi sotterranei a primavera si risvegliano più rigogliosi che mai ed in poche settimane creano una bella bordura al prato coprendo un angolo che altre piante più schizzinose disdegnano.
Tutto bene? Purtroppo no! Da alcuni anni queste foglie sono attaccate da una colonia di lumache che evidentemente gradiscono molto queste foglie carnose e tenere a tal punto da creare grossi problemi di sopravvivenza della pianta stessa.  Per carità non mi si fraintenda, non ho nulla contro le lumache, ma la loro voracità mette in serio pericolo la sopravvivenza di una specie vegetale che mi sta a cuore. L'ipotesi di utilizzare sistemi (assai crudeli) di eliminazione delle lumache mi sono stati consigliati: a parte i veleni chimici, quelli più infingardi sono quelli di utilizzare contenitori con birra (nei quali le lumache, golose, annegano) o il sale grosso che per questi piccoli molluschi è una grande attrattiva mortale.
Scartata anche l'ipotesi di utilizzare le lumache per uso culinario per una mia atavica repulsione a questa pietanza che per molti risulta una vera leccornia.
E così ho dovuto pensare a soluzioni alternative. Una breve perlustrazione nei paraggi mi ha fatto individuare nell'adiacente giardino della scuola materna un terreno ideale per "l'esportazione" delle lumache: il giardino suddetto è dall'altra parte della strada ed altrettanto protetto da un alto muro, è ben fornito di piante e forse anche di un piccolo orto, è per di più ben curato ed abbondantemente innaffiato e quindi rappresenta una valida alternativa al mio giardino. 
Così a me non rimane che il compito di scovare le lumache prima che facciano troppi danni alle mie foglie di Hosta e trasferirle con un lancio calibrato nel giardino vicino dove sicuramente troveranno un ambiente accogliente ed adatto alla loro riproduzione.
Se poi i bambini della scuola materna saranno così fortunati da trovare nel piccolo orto qualche lumaca che mangiucchia la lattuga, saranno felicissimi e trascorreranno delle ore liete in compagnia di questi simpatici e silenziosi molluschi. 

lunedì 16 aprile 2018

lo detesto gli accumuli di parole


Venerdi sera, le sette e mezzo. Oggi pomeriggio ho guardato alcune stampe giapponesi con Glassner. Mi sono resa conto che è così che voglio scrivere: con altrettanto spazio intorno a poche parole. Troppe parole mi danno fastidio. Vorrei scrivere parole che siano organicamente inserite in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto. Come in quell'illustrazione con un ramo fiorito nell'angolo in basso: poche, tenere pennellate - ma che resa dei minimi dettagli - e il grande spazio tutt'intorno, non un vuoto, ma uno spazio che si potrebbe piuttosto definire ricco d'anima. lo detesto gli accumuli di parole. In fondo, ce ne vogliono così poche per dir quelle quattro cose che veramente contano nella vita. Se mai scriverò - e chissà poi che cosa? -, mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto.
E sarà più difficile rappresentare e dare un'anima a quella quiete e a quel silenzio che trovare le parole stesse, e la cosa più importante sarà stabilire il giusto rapporto tra parole e silenzio - il silenzio in cui succedono più cose che in tutte le parole affastellate insieme. 

(da Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Gli Adelphi).


Pensierino. "mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto", ecco, si.

sabato 14 aprile 2018

La guerra del gatto (2)

Il gatto è relegato nella sua "splendida" prigione, dove non gli fanno mancare nulla tranne la libertà.  Me lo immagino il povero felino costretto a stare immobile accanto al calorifero e che alza solo la testa quando qualcosa si muove nella stanza: basta un alito di vento dalla finestra socchiusa e le tende si muovono attirando la sua attenzione. Ma non può durare. L'alternativa è una noia dorata o l'avventura oltre la ringhiera del ballatoio. Ma lì sul ballatoio i perfidi padroni hanno installato un fitto reticolato che non permette il passaggio nemmeno di un topolino. E così l'accesso al tetto che confina col mio giardino è precluso e il gatto, sempre che gli permettano di uscire sul balcone, non potrà fuggire.
Gli unici che sono contenti di questa cosa sono i merli che scorrazzano in giardino e fanno fare prove di volo ai loro piccoli che infatti, goffamente fanno i primi tentativi con atterraggio morbido sull'erba.
C'è grande movimento sul pino dove i merli hanno fatto il nido e dentro il cespuglio di fiordarancio dove sicuramente ce n'è un altro, forse di passeri. La mamma Merlo cinguetta continuamente e pare istruire il piccolo con il suo manto grigino che si appresta a lasciare il nido. Il piccolo sa che una volta che si butterà giù non riuscirà a risalire e allora temporeggia, sbatte le ali, chiede consiglio alla mamma... poi arriva il gran momento e allora la mamma Merlo lo seguirà nei suoi spostamenti nel giardino, invitandolo e tenendo d'occhio possibili pericoli. Almeno oggi il fatto che il gatto è recluso permetterà di fare le prove di volo in pace.

Ps l'unico problema è ora lo smaltimento di una scatola di crocchini che avevo (ottimisticamente) acquistato per il gatto.


venerdì 6 aprile 2018

La guerra del gatto

Antefatto.  Da giorni un gatto misterioso si aggira sui tetti intorno a casa mia. Ogni giorno si fa più intraprendente ed esplora il territorio del giardino che sta intorno a casa. Altri gatti girano per tetti, ma solo questo pare veramente interessato alla conquista di un nuovo spazio. 



Ieri ore 18. Mentre per la casa si diffonde il profumo del minestrone di verdure fresche e sono intento a fare un inventario delle derrate alimentari disponibili per la cena, con la coda dell’occhio vedo il gatto che si era infilato in casa a mia insaputa approfittando della porta aperta e che ora sgattaiola fuori. Quindi ormai sta esplorando il territorio in cerca di un posto tranquillo e sicuro dove rifugiarsi in fuga da tre speci di orchi (proprietari dell'animale) che lo cercano famelici per infliggergli chissà quali pene corporali per le sue continue fughe da casa. 

Li ho visti (due dei tre "orchi") che occhieggiavano dentro il mio cancello quando sono rientrato dalla spesa o sporgendosi  dal balcone di casa per scrutare il mio giardino dove ormai è di casa il loro gatto. Ignari, i famelici orchi, che il vicino (il sottoscritto) ha in serbo una potente arma che chiamasi "crocchini al pollo e fegato con verdure" che si è procurata appositamente alla mia e di lui (il gatto) bisogna.

Gli orchi temono la fuga del gatto non per altro, ma perché, ormai è assodato, che il felino è di nobili origini (quindi il loro è amore venale!), qualcuno azzarda una discendenza dal mitico Amòn (Ah-Munh o il "nascosto) il dio gatto degli egizi. E sicuramente l’appellativo di “nascosto” attaglia perfettamente al caso…

Dunque la guerra del gatto è iniziata e sarà senza esclusione di colpi. 

Miao

sabato 31 marzo 2018

Contenere tutte le contraddizioni

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi

Molte persone sono troppo ristrette, troppo chiuse nelle loro idee e così, educando i figli, li legano a loro volta. Da noi era proprio il contrario. Mi sembra che i miei genitori siano stati sempre più sopraffatti dall'infinita complicazione di questa vita, e che non siano mai stati in grado di fare una scelta. Hanno lasciato troppa libertà di movimento ai loro figli, non potevano offrirci nessun punto d'appoggio, dato che non ne avevano mai trovato uno per sé; e non potevano contribuire alla nostra formazione perché non si erano mai trovati una forma.
Capisco sempre meglio il nostro compito: è quello di permettere ai loro poveri talenti, dispersi senza forma e riposo, di crescere, di maturare, e di trovare la loro forma in noi.
Per reazione alla loro mancanza di forma. assenza di vera generosità, disordine e insicurezza - cattiva
amministrazione, per cosi dire, e forse talvolta, anche se non ultimamente, aspirazione spasmodica   verso unità, inquadramento, sistema. Ma l'unica vera unità è quella che contiene tutte le contraddizioni e i momenti irrazionali: altrimenti finisce per essere di nuovo un legame spasmodico che fa violenza alla vita.


Pensierino. Il mondo di Etty è complesso, contraddittorio, razionale e irrazionale, insomma un mondo molto diverso da come lo concepisce la stragrande maggioranza del mondo d'oggi, schiavo dell'omologazione.

venerdì 30 marzo 2018

Il risveglio dell'anima

J. J. VAN DER LEEUW, DEI IN ESILIO

Il risveglio dell'anima
Noi siamo simili a Prometeo, incatenati alla roccia della materia, ma finchè ondiveniamo coscienti di quello che siamo veramente, non ci accorgiamo affatto diessere prigionieri, di essere esuli. Così potrebbe vivere uno che nei giorni dellagiovinezza fosse stato bandito dalla terra natia, e per molti anni avesse abitatofra genti straniere, a mala pena ricordando, nelle privazioni e nella miseriadell'esilio, di aver conosciuto luoghi diversi.Ma un giorno gli avviene di udire una canzone che conosceva nella suagiovinezza; allora, in un subito spasimo, egli ricorda tutto quel che ha perduto,rendendosi con dolore conto di essere in esilio, lontano da tutto quanto gli eracaro. Da questa rimembranza rinasce la nostalgia per la terra natia, e si fa piùforte di quanto non sia mai stata. Allora soltanto cominciano la sofferenza e lalotta: sofferenza per la coscienza di quello che ha perduto, lotta per tentare diriconquistarlo.

Pensierino. Mi affascina il fatto che sia una canzone ad evocare ricordi e quindi nostalgie. Anche se per me rimane la fotografia l'oggetto principe del ricordo.




giovedì 1 marzo 2018

Parchi di parole


"Bisogna essere sempre più parchi di parole insignificanti per trovare quelle parole di cui si ha bisogno. Il silenzio deve alimentare nuove possibilità di espressione.“

Etty Hillesum (Middelburg, 15 gennaio 1914 – Auschwitz, 30 novembre 1943), è stata una scrittrice olandese di origine ebraica, vittima dell' Olocausto.



Pensierino. Avevo sempre pensato che il racconto fosse la mia misura, In qualche modo potevo ricomprenderlo nella mia testa e quindi capirlo. Invidiavo chi riusciva a racchiudere in poche pagine personaggi, situazioni, paesaggi e sentimenti. Diffidavo della prolissità, del menar il can per l'aia, delle digressioni infinite come delle note a piè pagina e i rimandi continui. L'asciuttezza del pensiero mi piaceva. Ma dove approda tutto questo se non nella poesia ? 

martedì 20 febbraio 2018

Dialogo tra il Cavaliere e la Morte nel Settimo sigillo di Ingmar Bergman

Antonius è un cavaliere che ritorna dalla terra santa con il suo scudiero. Sulla spiaggia incontra la Morte che lo vuole prendere. Antonius propone alla Morte una partita a scacchi che si svolge in varie tappe lungo il percorso che il Cavaliere sta facendo per tornare a casa. Antonius e il suo scudiero entrano in una chiesa e mentre lo scudiero parla col pittore che sta affrescando una parete, Antonius si avvicina ad una grata dietro la quale crede ci sia un sacerdote e chiede di potersi confessare...


ANTONIUS: Vorrei confessarmi ma non ne sono capace, perché il mio cuore è vuoto. Ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare. Mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi leggo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili. Vi scorgo immagini di incubo nate dai miei sogni e dalle mie fantasie.
MORTE: Non credi che sarebbe meglio morire?
ANTONIUS: È vero.
MORTE: Perché non smetti di lottare?
ANTONIUS: È l'ignoto che m'atterrisce.
MORTE: Il terrore è figlio del buio.
ANTONIUS: Che sia impossibile sapere? Ma perché? Perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde tra mille e mille promesse e preghiere sussurrate e incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? Che cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me sia pure in modo vergognoso e umiliante anche se io lo maledico e voglio strapparlo dal mio cuore? E perché nonostante tutto egli continua a essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi? Mi ascolti?
MORTE: Certo.
ANTONIUS: Io vorrei sapere, senza fede, senza ipotesi, voglio la certezza. Voglio che Iddio mi tenda la mano e scopra il suo volto nascosto e voglio che mi parli.
MORTE: Il suo silenzio non ti parla?
ANTONIUS: Lo chiamo e lo invoco, e se Egli non risponde io penso che non esiste.
MORTE: Forse è così, forse non esiste.
ANTONIUS: Ma allora la vita non è che un vuoto senza fine. Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno come cadendo nel nulla senza speranza.
MORTE: Molta gente non pensa né alla morte, né alla vanità delle cose.
ANTONIUS: Ma verrà il giorno in cui si troveranno all'estremo limite della vita.
MORTE: Sì, sull'orlo dell'abisso.
ANTONIUS: Lo so, lo so ciò che dovrebbero fare. Dovrebbero intagliare nella loro paura un'immagine alla quale dare poi il nome di Dio.
MORTE: Sei molto agitato.
ANTONIUS: Stamane è venuta da me la Morte. Abbiamo iniziato una partita a scacchi. Col tempo che guadagnerò, sistemerò una faccenda che mi sta a cuore.
MORTE: E di che si tratta?
ANTONIUS: Ho passato la vita a far la guerra, a andare a caccia, ad agitarmi, a parlare senza senno. Senza ragione. Un vuoto. E lo dico senza amarezza e senza vergognarmene, perché lo so che la vita della maggior parte della gente è tale. Ma ora voglio utilizzare il respiro che mi sarà concesso, per un'azione utile.
MORTE: Mmmh-mh Per questo hai sfidato a scacchi la Morte?
ANTONIUS: Sì. Conosce il gioco molto bene, ma fino a questo momento, io non ho perso una pedina.
MORTE: E credi davvero che alla fine riuscirai a batterla?
ANTONIUS: Adopero una tattica che evidentemente essa ignora. Al nostro prossimo incontro, porterò un attacco sul fianco.
MORTE: Lo terrò presente.
ANTONIUS: Ti stai beffando di me, ma non mi fai paura. Ne sono certo, troverò il modo di batterti.
MORTE: Ci rivedremo alla locanda, e lì continueremo la partita.

Pensierino. Ingaggiare una partita a scacchi con la Morte è temerario. Ma di cose temerarie gli uomini ne fanno tante. Contro ogni buon senso. D'altra parte la Morte è un "non senso" per definizione.

venerdì 2 febbraio 2018

Quaderno rosso dei ricordi

Il quaderno 16x21 ha una copertina in pelle morbida, rosso mattone, inciso con motivi ad arabesco e con una impuntatura al bordo che in origine doveva sostenere una legatura con uno spago. Me lo consegnano come se fosse una reliquia e infatti lo è. All'interno una contro-copertina a quadrettini e poi fogli di cellulosa spessi e assorbenti per rendere più facile la scrittura con un pennino intinto nell'inchiostro, ma ci scriveranno anche con una normale penna bic e con matite che prendono però tutte le sfumature sulla pagina che sembra invogliare alla scrittura.
Il quaderno si apre con una dedica
Si, si può ben mostrare all'occhio dell'amante fedele l'oggetto lontano della sua idolatria.
Ma le scene dell'attesa, degli addii, i pensieri, i ricordi dolci e amari, i sogni incantatori degli essere che amano, chi può renderli?...

Così recita e subito si è immersi in una atmosfera fatta di amicizie e distacchi, addii e rimpianti per ciò che poteva essere e non è stato.
Poi la seconda pagina è un saluto beneagurante di una suora della Charitas con la data 25-06-1942 e il luogo Rho. Forse era il luogo di raccolta di sfollati da Milano: i grandi esodi inizieranno a Ottobre del 1942 con i primi bombardamenti importanti della città (nel 1940 le incursioni aere erano state poco significative e quasi senza danni). Questo nascondersi e camuffare i propri nomi è svelato da una pagina (un'imprudenza che poteva costare cara, ma allo stesso tempo una grande prova di fiducia)...
Valera 17- 6 - 44 ore 12.33
Piccola cara Claudia il ricordo delle ore passate in questo "infernale eden" ti rammenti chi ti è amica volendoti tanto bene.
Se il destino vorrà che c'incontriamo ancora, sarà una prova che di ebrei nella nostra adorata e libera Patria ce ne sarà rimasto almeno uno
Susi
(Ivacich Maria) 

Di seguito una sequela di amici e conoscenti che nei mesi e negli anni successivi (fino all'epilogo del 18-06-44) scrivono della loro vicinanza, anzi del loro affetto qualcuno anche di un amore che sarebbe potuto nascere per la persona che possedeva il quaderno, di piccoli ricordi e sentimenti e paure condivise. Forse era la stessa proprietaria del quaderno che invitava gli amici più cari a scrivere un pensiero nell'evidente intento di serbare il ricordo di un periodo difficilissimo che aveva favorito una grande fratellanza umana.
Tra questi ricordi in particolare...
La fisarmonica non scordar
I gnocchi non dimenticar
E Pla...tone di nominar
La passione oleatica di fiutar
e la legna che facemmo al Parco
invece di ginnasticar 


Nell'ultima pagina una matita ormai scolorita scrive le parole più tragiche, la morte violenta del padre. Una scrittura minuta che pare voler scomparire tanto è tragico l'annuncio del lutto. Dopo non ci può essere che il silenzio.


Ripongo il quaderno rosso in un cassetto, come fosse una reliquia.

martedì 30 gennaio 2018

Nell'ombra


Guido Gozzano e il quadrifoglio


La via del rifugio

Trenta quaranta,
tutto il Mondo canta
canta lo gallo
risponde la gallina...

Socchiusi gli occhi, sto
supino nel trifoglio,
e vedo un quatrifoglio
che non raccoglierò.

Madama Colombina
s'affaccia alla finestra
con tre colombe in testa:
passan tre fanti...

Belle come la bella
vostra mammina, come
il vostro caro nome,
bimbe di mia sorella!

... su tre cavalli bianchi:
bianca la sella
bianca la donzella
bianco il palafreno...

Ne fare il giro a tondo
estraggono le sorti.
(I bei capelli corti
come caschetto biondo

rifulgono nel sole. )
Estraggono a chi tocca
la sorte, in filastrocca
segnado le parole.

Socchiudo gli occhi, estranio
ai casi della vita.
Sento fra le mie dita
la forma del mio cranio...

Ma dunque esisto! O Strano!
Vive tra il Tutto e il Niente
questa cosa vivente
detta guidogozzano!

Resupino sull'erba
(ho detto che non voglio
raccorti, o quatrifoglio)
non penso a che mi serba

la Vita. Oh la carezza
dell'erba! Non agogno
cha la virtù del sogno:
l'inconsapevolezza.

Bimbe di mia sorella,
e voi, senza sapere
cantate al mio piacere
la sua favola bella.

Sognare! Oh quella dolce
Madama Colombina
protesa alla finestra
con tre colombe in testa!

Sognare. Oh quei tre fanti
su tre cavalli bianchi:
bianca la sella,
bianca la donzella!

Chi fu l'anima sazia
che tolse da un affresco
o da un missale il fresco
sogno di tanta grazia?

A quanti bimbi morti
passò di bocca in bocca
la bella filastrocca
signora delle sorti?

Da trecent'anni, forse,
da quattrocento e più
si canta questo canto
al gioco del cucù.

Socchiusi gli occhi, sto
supino nel trifoglio,
e vedo un quatrifoglio
che non raccoglierò.

L'aruspice mi segue
con l'occhio d'una donna...
Ancora si prosegue
il canto che m'assonna.

Colomba colombita
Madama non resiste,
discende giù seguita
da venti cameriste,

fior d'aglio e fior d'aliso,
chi tocca e chi non tocca...
La bella filastrocca
si spezza d'improvviso.

"Una farfalla! " "Dài!
Dài! " - Scendon pel sentiere
le tre bimbe leggere
come paggetti gai.

Una Vanessa Io
nera come il carbone
aleggia in larghe rote
sul prato solatio,

ed ebra par che vada.
Poi - ecco - si risolve
e ratta sulla polvere
si posa della strada.

Sandra, Simona, Pina
silenziose a lato
mettonsile in agguato
lungh'essa la cortina.

Belle come la bella
vostra mammina, come
il vostro caro nome
bimbe di mia sorella!

Or la Vanessa aperta
indugia e abbassa l'ali
volgendo le sue frali
piccole antenne all'erta.

Ma prima la Simona
avanza, ed il cappello
toglie ed il braccio snello
protende e la persona.

Poi con pupille intente
il colpo che non falla
cala sulla farfalla
rapidissimamente.

"Presa! " Ecco lo squillo
della vittoria. "Aiuto!
È tutta di velluto:
Oh datemi uno spillo! "

"Che non ti sfugga, zitta! "
S'adempie la condanna
terribile; s'affanna
la vittima trafitta.

Bellissima. D'inchiostro
l'ali, senza rintocchi,
avvivate dagli occhi
d'un favoloso mostro.

"Non vuol morire! " "Lesta!
Ché soffre ed ho rimorso!
Trapassale la testa!
Ripungila sul dorso! "

Non vuol morire! Oh strazio
d'insetto! Oh mole immensa
di dolore che addensa
il Tempo nello Spazio!

A che destino ignoto
si soffre? Va dispersa
la lacrima che versa
l'Umanità nel vuoto?

Colombina colombita
Madama non resiste:
discende giù seguita
da venti cameriste...

Sognare! Il sogno allenta
la mente che prosegue:
s'adagia nelle tregue
l'anima sonnolenta,

siccome quell'antico
brahamino del Pattarsy
che per racconsolarsi
si fissa l'umbilico.

Socchiudo gli occhi, estranio
ai casi della vita;
sento fra le mie dita
la forma del mio cranio.

Verrà da sé la cosa
vera chiamata Morte:
che giova ansimar forte
per l'erta faticosa?

Trenta quaranta
tutto il Mondo canta
canta lo gallo
canta la gallina...

La Vita? Un gioco affatto
degno di vituperio,
se si mantenga intatto
un qualche desiderio.

Un desiderio? Sto
supino nel trifoglio
e vedo un quatrifoglio
che non raccoglierò.

Guido Gozzano

Pensierino. Il quadrifoglio e lì a portata di mano davanti al naso, ma so già che non lo coglierò. La fortuna ti tocca per caso, ma quasi mai l'acchiappi.


sabato 27 gennaio 2018

Piccoli gesti

Manifesto autoprodotte affisso fuori dalla Scuola materna del mio paese.
C'è un urgente bisogno di piccoli gesti così.

sabato 20 gennaio 2018

Prendimi

Voci tempestate 
E tu prendimi, portami con te
come un incendio nelle tue abitudini.

(da Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006)

Pensierino. Ho deciso di regalare questo libro che da anni staziona nella piccola libreria dedicata alla poesia e che ogni tanto rileggo la sera prima di addormentarmi (il momento migliore per la poesia). Non lo faccio per abitudine (quello di regalare miei libri), ma penso che sia una cosa che rifarò se ne avrò l'occasione giusta. Regalare un proprio libro, un libro che si è amato, è cosa molto intima. Il beneficiario di questo dono deve essere una persona speciale, perché è come se gli si affidasse una parte dei nostri piccoli e più segreti pensieri.
Buona fortuna, piccolo libro di poesia, per te inizia una nuova avventura.






venerdì 12 gennaio 2018

Come si può essere d'aiuto non dicendo nulla ?

Le parole secondo Eugenio Borgna da L'ascolto gentile - Racconti clinici , Einaudi, 2017

Le parole, si sa, queste creature viventi, queste prigioni sigillate dal mistero, questi pozzi artesiani, sono labili ed effimere, impalpabili e fugaci, ma, sia pure spegnendosi nel momento in cui sono dette, con le loro imprevedibili risonanze possono sfidare l'oblio, il drago dell'oblio, che talora sarebbe un salvagente fragile, e nondimeno salvifico. Non è forse, questo, il senso delle parole di Emily Dickinson? 
Una parola muore
appena è detta
dice qualcuno -Io dico che comincia
appena a vivere
quel giorno. 
Quali parole dire se non quelle che nascano dal cuore, se non quelle fragili e delicate, così le definiva Nietzsche, che svaniscano come stelle cadenti°ma lasciando qualche striscia di luce e di speranza. Ma le parole, anche le più belle e le più ispirate, non sempre aiutano a far rinascere una scintilla, o una goccia di speranza, e allora meglio, molto meglio, le parole dell°ascolto e del silenzio: le parole che sono solo immaginate nel loro mistero. 
...
Come si può essere d'aiuto non dicendo nulla, o quasi nulla, limitandosi ad ascoltare per ore e ore...?


Pensierino. Trovo una grande assonanza con questo psichiatra che impudentemente chiamo "collega" in quanto per un certo periodo sono stato anch'io dipendente del suo stesso ospedale. Dolorosi racconti familiari mi hanno poi fatto conoscere cos'era l'Ospedale psichiatrico di Novara, i suoi reparti, i grandi cameroni con le inferiate alle finestre che raccoglievano malati da tutta la provincia di Novara fin su su nelle valli più lontane dell'Ossola e Vigezzo (allora non era ancora nata la provincia di Verbania). Oggi quell'ospedale è chiuso per quel "miracolo" fatto da Franco Basaglia alla fine degli anni '70 e che rimane ancora oggi una "rivoluzione gentile" impareggiabile.