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giovedì 20 ottobre 2016

Afasia


Quando sento recitare un libro che conosco mi accorgo quanti particolari ho perso nella lettura solitaria. Mi chiedo se sia una forma di afasia. Forse dovrei prendere l'abitudine almeno di sussurrare la lettura del libro confidando che usare 2 sensi invece di 1 raddoppi la mia capacità di comprensione.
Ho riletto con grande gioia le Dicerie dell'untore di Gesualdo Bufalino approfittando della trasmissione radiofonica di RAIRADIO 3 "Ad alta voce" e devo dire che l'ho molto apprezzata.
J.L. Borges sosteneva che lui non si sentiva affatto menomato per la perdita della vista, anzi. Ma lui aveva schiere di lettori pronti a saziare la sua "fame" di libri. I comuni mortali possono fare affidamento solo sulla radio e su qualche benemerita iniziativa editoriale...

Ecco qui il primo capitolo di Dicerie dell'untore. 

lunedì 11 maggio 2015

Gesualdo Bufalino a Comiso
Gesualdo Bufalino dedica il suo libro Dicerie dell'untore "a chi lo sa". 
Dunque c'era qualcuno che "si aspettava" un libro e se lo aspettava proprio da lui. Non so chi sia , ma deve avere avuto una grande emozione nel leggere questa dedica così misteriosa (per gli altri), così personale e intima, direi. 

Incipit

O quando tutte le notti – per pigrizia, per avarizia – ritornavo a sognare
lo stesso sogno: una strada color cenere, piatta, che scorre con andamento
di fiume fra due muri più alti della statura di un uomo; poi si rompe,
strapiomba sul vuoto. Qui sporgendomi da una balconata di tufo, non
trapela rumore o barlume, ma mi sorprende un ribrezzo di pozzo, e con
esso l'estasi che solo un irrisorio pedaggio rimanga a separarmi... da che?


giovedì 29 gennaio 2015

Rileggo Bufalino e il suo "Dicerie dell'untore"

Da buon "lettore pigro" ho deciso di rileggere questo grande romanzo in forma "assistita", un po' come si fa con le biciclette , quando il fiato manca o le distanze diventano un ostacolo insormontabile.
La RAI3 per fortuna ha questa bella trasmissione che si chiama "Ad alta voce" e così ho optato per la "lettura assistita" che mi facilita il compito, visto che la dislessia mi fa brutti scherzi e mi intoppo e rileggo una pagina due volte per capirla. Col testo alla mano, la lettura si è fatta voce e questo mi ha aiutato non poco.
Ho già scritto altrove della "densità" della scrittura di Gesualdo Bufalino. La lettura (la mia, almeno) avanza come una nave rompi-ghiaccio ed ad ogni momento c'è il pericolo dell'incaglio. Ho deciso di non seguire tutte le citazioni, non sarei avanzato di un passo. Solo alcune, quelle più intriganti, mi hanno dirottato su altri testi, alla ricerca del significato, del gioco di parole o letterario. Un mondo quello di Bufalino irto di inganni (non per altro l'altro libro che preferisco è "Le menzogne della notte") e depistaggi che , a volte, fanno perdere il senso di marcia. Forse era proprio questo l'effetto che cercava di ottenere lo scrittore e c'è riuscito perfettamente. Così alla fine il lettore rimane sconcertato e capisci che i particolari sono l'essenziale, la forma ha sconfitto il contenuto. Tutto diventa un gioco a volte (il più delle volte) tragico a volte esilarante.
Comunque non posso non amare questo libro.

P.S. Non sapevo che nel 2009 grazie all'adattamento e la regia di Vincenzo Pirrotta, Dicerie dell'untore è diventato anche un'opera teatrale con l'interpretazione di Luigi Lo Cascio. Il testo è stato tradotto in siciliano e la cosa mi affascina solo al pensarci. Probabilmente non riuscirò mai a vederlo. Chissà.
   

lunedì 26 gennaio 2015

Fra noi vivi che ci scriviamo, le parole servono forse di più?

Angelo diceva che la morte è un paravento di fumo fra i vivi e gli altri. Basta affondarci la mano per passare dall'altra parte e trovare le solidali dita di chi ci ama. Purché si lascino péste, uste, minuzie che conservano il nostro odore.
Fu forse questo pensiero che lo spinse ad affidare a una suora una filza di lettere con date fittizie, da spedire una alla volta due volte l'anno. In esse narrava il romanzo futuro di sé, vantava paternità, impieghi, successi; annunziava indisposizioni da nulla che nella puntata dopo erano già guarire e remote. Sua madre - ci spiegava - sarebbe vissuta più a lungo, aspettando a ogni scadenza il posticcio messaggio in cui si prolungava indefinitamente l'eco della cara voce scomparsa. Sarebbe stato per lei come avere un figlio oltremare, a San Paolo, a Little Italy. Lei morì subito dopo di lui, tuttavia, e suor Tarcisia, se non l'ha saputo, continua certo ancora oggi a impostare queste inferie di un morto a una morta, che nessun postino potrà mai restituire al mitìente (ma fra noi vivi che ci scriviamo, le parole servono forse di più? Ed è poi sicuro che sia suono la vita e silenzio la morte, e non invece il contrario?).

(da Gesualdo Bufalino, Dicerie dell'untore, Classici Bompiani, 2006, cap. III)

Pensierino. Rileggere e risentire la lettura radiofonica di "Dicerie dell'untore" (Rai3 Ad alta voce) è un esercizio che placa, momentaneamente, tensioni e malumori. Costringe a concentrarsi su altre tensioni, a confrontarsi con una scrittura di una vischiosità che ti imprigiona, spigolosa come il volto del suo autore, arcana come una vecchia filastrocca, barocca come alcuni edifici di Palermo, ma potrebbe essere anche Napoli o Lecce. Il pensiero che questa scrittura sia stata a sua volta tradotta ed adattata in un "riduzione" teatrale con la regia Vincenzo Pirrotta e l'interpretazione di Luigi Lo Cascio, mi fa pensare che il gioco continua, all'infinito, alla ricerca di un senso. Perché, evidentemente , il senso compiuto non è stato trovato.

venerdì 30 gennaio 2009

Lettura de Diceria dell'untore di Gesualdo Bufalino


Segnalo la lettura su RAI RADIO 3 di Diceria dell'untore che può essere ascoltato anche in podcast. E' forse uno dei libri che amo di più se questo può in qualche modo essere utile a richiamare all'ascolto o alla lettura (addirittura !) qualche passante da questo blog.

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...