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lunedì 16 novembre 2020

Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia/verità


Ciò che ho scritto di noi

Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia

è la mia nostalgia

cresciuta sul ramo inaccessibile

è la mia sete

tirata su dal pozzo dei miei sogni

è il disegno

tracciato su un raggio di sole

ciò che ho scritto di noi è tutta verità

è la tua grazia

cesta colma di frutti rovesciata sull’erba

è la tua assenza

quando divento l’ultima luce all’ultimo angolo della via

è la mia gelosia

quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati

è la mia felicità

fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia

ciò che ho scritto di noi è tutta verità.


Nazim Hikmet,



Pensierino. C'è sempre qualcosa di ambiguo nell'amore. Ciò che all'impronta fa innamorare è la stessa cosa che fa disamorare. E' la nostalgia di un sentimento idealizzato che ci fa prendere degli abbagli.



sabato 15 giugno 2019

Distrattamente

Il ritornello della canzone napoletana Reginella

T'aggio vuluto bene a te!
Tu mm'hê vuluto bene a me!
Mo nun ce amammo cchiù,
ma ê vvote tu,
distrattamente,
pienze a me!

Pensierino. Quel "distrattamente" sta appena sopra a "indifferente" nella scala dei sentimenti. L'amore si "consuma" e la passione lascia il passo al disamore e tutti e due si basano (quasi sempre) sugli stessi particolari che prima ci hanno affascinato e poi abbiamo odiato. 

La Reginella di Roberto Murolo

lunedì 16 gennaio 2017

Il confine tra amore e disamore

Il confine tra amore e disamore è una linea sottilissima.
Lì si raggiungono temperature glaciali.

sabato 14 gennaio 2017

Spaura allor questo deserto



...
Quando novellamente
nasce nel cor profondo
un amoroso affetto,
languido e stanco insiem con esso in petto
un desiderio di morir si sente:
come, non so: ma tale
d’amor vero e possente è il primo effetto.
Forse gli occhi spaura
allor questo deserto: a se la terra
forse il mortale inabitabil fatta
vede omai senza quella
nova, sola, infinita
felicità che il suo pensier figura:
ma per cagion di lei grave procella
presentendo in suo cor, brama quiete,
brama raccorsi in porto
dinanzi al fier disio,
che già, rugghiando, intorno intorno oscura.
...

Giacomo Leopardi

Pensierino. Quel verbo "spaurare" ci appare come una paura ingigantita che porta allo sgomento ed è il sentimento che prevale quando si scopre il deserto dei sentimenti.

lunedì 19 dicembre 2016

L'amore al tempo dei capelli bianchi

Michel e Lydia si sono conosciuti per caso una sera: lui scendeva da un taxi e lei passava per strada e si sono urtati. Poche battute, un bicchiere al bar e poi ciascuno per la sua strada, non senza essersi scambiati un biglietto da visita. Michel dice di essere passato da casa per poche ore per poi partire subito per Caracas (è un cinquantenne pilota d'aereo); in realtà a casa non lo aspetta nessuno, la sua storia d'amore con Yannik è finita (lei è morta). Lydia dal canto suo a casa ha un marito afasico per un incidente d'auto nel quale è morta la loro unica figlia.
Michel dopo aver avuto un incontro con un ammaestratore di cani, decide di andare a casa di Lydia e poi trascorrono la notte tra locali e feste. Lydia trascina Michel a casa della suocera dove è in corso una festa e perché vuole fargli conoscere il marito.
Lydia ad un certo punto racconta del loro incontro:

(Michel e Lydia durante tutta la notte si danno del "lei").
- Forse domani vengo via anch'io, se è d'accordo.
Ora vedrà Alain (il marito ndr) e capirà perché mi sono aggrappata a lei...
- Si è aggrappata a me? Lei ?
Sono perfino riuscito a ridere.
- Sì, io. Quando mi ha urtata per la strada e ci siamo guardati... Oh, sa com'è: quando si è disperati si è pronti a credere a tutto...
- La vita si difende sempre...
- Ecco, e poi, con molto garbo, ho preso le distanze.
Ma lei non aveva soldi per pagare il taxi, era smarrito e di nuovo, un attimo di assurda speranza... Sembrava un animale braccato, allo stremo...
- Una manna, insomma...
- È meraviglioso poter aiutare qualcuno quando noi stessi avremmo bisogno d'aiuto... Le ho dato nome e indirizzo, me ne sono andata, mi sono buttata sul letto, ho pianto e... aspettato. Verrà, verrà, voglio che venga.
Come una diciassettenne. Non bisogna farsi ingannare dai capelli bianchi, dalla maturità, dall'esperienza, da tutto quello che abbiamo imparato, dalle bastonate che abbiamo preso, da quel che mormorano le foglie d`autunno, da ciò che la vita può fare di noi quando ci prova davvero. Siamo sempre noi, con la stessa innocenza, e continuiamo a credere. Lei è arrivato, ma io sono stata
presa da... dall'impossibilità. Ho ricevuto una cosiddetta buona educazione, quella che ci circonda di barriere.
Per farle cadere ci vuole un vero colpo di testa. L`ho buttata fuori. Fortunatamente lei non aveva scampo ed è tornato... sono venuta a letto con lei.
Sorrise scialbamente.
-   Oh! Molto male. Ero bloccata, schiacciata dai tabù. Godere, si rende conto... Da quando la mia bambina è morta passo il tempo a cercare di convincermi che non ho il diritto di essere felice. Venire a letto per lei poteva ancora essere una scusante, era un dono, un sacrificio, un gesto quasi morale, ma farlo per me... Brr.
La morale è una vecchia pazza. Godere con un tizio che non si conosce, sono cose da nevrotici. Isteria pura. La frigidità è quando morale e psicologia vanno a letto insieme. Se abbiamo perso la nostra ragione di vita e proviamo comunque a vivere ci sentiamo in colpa...
All'improvviso s'interruppe e parve spaventata.
-- Dio mio, Michel, dimenticavo...
- Anch'io, - dissi. - Ma va bene così. Yannik (la compagna di Michel ndr) voleva che mi allontanassi. Sono andato un po' più lontano di Caracas. tutto qui.

(Da Romain Gary, Chiaro di donna, Casagrande, 2001 prima edizione, Bellinzona)

sabato 21 giugno 2014

Se questo è amore

Irène Némirovsky, Film parlato, Adelphi, 2009

da Le vergini, p- 169 e segg

«Quella sera eravate andati a un concerto, e io, essendo raffreddata, avevo preferito restare a casa. A un certo punto sono stata svegliata da un suono di voci irritate. La mia camera era accanto alla vostra.
Ho udito, dalle tue labbra, Camille, certe frasi... Oh, mi sento ancora raggelare quando ci penso. Ripetevi in tono cupo e monotono, come un lamento: “Vorrei essere morta, Henri, vorrei essere morta”. Non ho mai saputo esattamente che cosa fosse successo tra voi, ma c'era di mezzo un'altra donna, e lui... Non tentava neanche di discolparsi o di consolarti. Rideva, quel mostro! E aveva una risata così crudele, cosi insolente, così impietosa che, se fossi stata un uomo, gli avrei spaccato la faccia. Che individuo malvagio!
Senza cuore! Poi avete cominciato a urlare tutti e due, lanciandovi insulti che io ascoltavo col cuore a pezzi, fremente di paura e di pietà. Mia povera Camille... Sorella cara... Quella notte lui ti ha picchiata.

Ero pronta a dirti: “Lascialo. Toma a casa con me, dai nostri genitori. Ti conforterò io, lavorerò per te...”. In fondo è la stessa cosa che ti dico oggi ›› concluse mia zia in tono affettuoso. « Povera Camille, hai sofferto molto, ma quella notte mi hai reso un grande favore! La mattina dopo ti ho salutata, sono tornata a casa. Non ho osato chiederti niente, e del resto tu scoraggiavi le confidenze. …
Magari tu l'hai dimenticata, quella notte... ››.

« No, Alberte, non l'ho dimenticata. Quella notte, se sapessi... Ma ci sono cose che tu non puoi capire.
Per capirle bisogna essere donna, bisogna che qualcuno abbia fatto di te una donna ›› disse sottovoce, in tono reticente, come vergognandosi. « E bisogna aver avuto un amante giovane. Ebbene sì, lui mi ha insultata, picchiata. Si è preso gioco di me. Ma dopo...
Oh, Alberte, innocente, ingenua Alberte, se tu fossi entrata nella camera mia e di Henri, avresti visto i nostri baci migliori, di un sapore ben diverso dagli insipidi baci che si scambiavano i nostri genitori, e che tu ricordavi poco fa. Ti ho detto che non ero mai stata felice, ed è verq, Alberte, verissimo, ma... Qui la felicità non c'entra. E un sapore che solo l'amore può dare alla vita, un sapore di frutta, sapido e succoso, quasi aspro, un sapore di labbra giovani... ››.
« Un sapore che alla fine sa di cenere ›› commentò severa Marcelle.
« Sì, ma... Voi non mi capite. L'amore nasce dal dolore, si nutre di lacrime. Quella notte, Alberte, è stata forse la più bella della mia vita. Non dico la più felice, mala più bella, la più preziosa. Avevo pianto, e lui beveva le mie lacrime. Mi sembra ancora di sentire il leggero risucchio, il lieve ansito della sua bocca. Tu dici: “Accettavi tutto perché lo amavi ancora”, e sulle tue labbra le parole “lo amavi” suonano fredde e vuote. Ma per me... Ah, io non sapevo se lo amavo o no.
Non è neanche una questione di amore. Avevo bisogno di sentire una certa inflessione di voce, un rumore di passi, il contatto della sua mano sulla mia nuca, i suoi schiaffi e i suoi baci. Ne avevo bisogno come del pane, dell'acqua, del sale ››.
Strano: le sue parole erano goffe e banali, il suo tono piatto e monocorde, senza passione. Sì, sembrava davvero che in mia madre non ci fosse più traccia di passione. Ma le restava l'inimitabile prestigio dell'esperienza. Parlava a quelle zitelle come un musicista, un artista, un innovatore geniale si rivolgerebbe a un gruppo di collegiali che eseguono la sonata
Al chiaro di luna tra mille esitazioni, note sbagliate e pentimenti. Ogni tanto, quando pronunciava il nome di mio padre, la sua bocca faceva uno strano movimento, a metà fra un morso e un bacio.
Credo che per la prima volta in vita sua mia madre parlasse il suo amore.

Pensierino. No, non è amore. Un dubbio ce l'ha anche la protagonista (Camille). Ma pare inevitabile che si cerchi la sofferenza, in amore.

domenica 25 maggio 2014

Sussurro d'amore

Salutandomi mi hai sussurrato "amore".
Ma "amore" è parola proibita tra noi,
come potremmo sostenerla ?
Come potremmo, oggi, rispettarla 
nella sua potenza soverchiante?
Non ne abbiamo più le forze.
Ci siamo esauriti dietro infiniti inganni,
ci siamo perse occasioni irripetibili.
Ora ci rimangono solo sentimenti rotti, 
un po' mortificati.
Ci rimane la paura di sbagliare
la disillusione del fallimento.
Eppure...
Quella parola proibita è lì 
che incombe, come un inevitabile destino
e ci attende, paziente.
Attende che, ancora una volta,
riusciremo a spezzare
il tabù di sussurrarla.




sabato 15 settembre 2012

Canzone d'amore sarda (ma va bene ovunque)



"NON POTHO REPOSARE"

TRADUZIONE IN ITALIANO

***************************************************
Non potho riposare amore ‘e coro,
Non posso riposare amore del mio cuore,

pensende a tie so d’onzi momentu.
perché penso a te ogni momento.

No istes in tristura prenda ‘e oro,
Non essere triste gioiello dorato,

ne in dispiaghere o pensamentu.
né dispiaciuta o preoccupata.

T’assicuro che a tie solu bramo,
Ti assicuro che voglio solo te,

ca t’amo forte t’amo, t’amo e t’amo.
perché ti amo tanto, ti amo, ti amo.

Si m’esser possibile d’anghelu
Se mi fosse possibile,

s’ispiritu invisibile piccabo.
prenderei lo spirito invisibile di un Angelo;

T’assicuro che a tie solu bramo,
Ti assicuro che voglio solo te,

ca t’amo forte t’amo, t’amo e t’amo.
perché ti amo tanto, ti amo, ti amo.

Sas formas
tutte le forme

e furabo dae chelu su sole e sos isteddos
Ruberei dal cielo il sole, le stelle,

e formabo unu mundu bellissimu pro tene,
e creerei Un mondo bellissimo per te,

pro poder dispensare cada bene.
per poterti dare ogni bene

Unu mundu bellissimu pro tene,
Un mondo bellissimo per te,

pro poder dispensare cada bene.
per poterti dare ogni bene

Non potho reposare amore ‘e coro,
Non posso riposare amore del mio cuore,

pensende a tie so d’onzi momentu.
perché penso a te ogni momento.

T’assicuro che a tie solu bramo,
Ti assicuro che voglio solo te,

ca t’amo forte t’amo, t’amo e t’amo.
perché ti amo tanto, ti amo, ti amo.

T’assicuro che a tie solu bramo,
Ti assicuro che voglio solo te,

ca t’amo forte t’amo, t’amo e t’amo
perché ti amo tanto, ti amo, ti amo.


Ad Andrea Parodi (Porto Torres, 18 luglio 1955 – Quartu Sant'Elena, 17 ottobre 2006) era dedicato un bellissimo Museo a Cagliari nell'Antico Palazzo di Città, Piazza Palazzo che ho visitato l'anno scorso. Purtroppo, come capita spesso in Italia, le cose belle vengono accantonate ed al loro posto si preferisce l'insulsaggine e volgarità nella quale siamo immersi.

Per ulteriori informazioni:

domenica 22 luglio 2012

L'amore è una cosa che secca

Corrado, un professore di una scuola di Torino, è tra le migliaia di persone che si allontanano dalla città durante i tremendi bombardamenti alleati del 1943. Vicino alla casa in collina dove abita con Elvira e sua madre, ha ritrovato Cate che otto anni prima è stata la sua ragazza. Cate ha un figlio, Dino avuto da non si sa chi e in Corrado si insinua il dubbio che sia suo figlio.
Quando chiedevo a Dino se disegnava ancora, lui alzava le spalle, e dopo un poco mi portava il quaderno. Allora parlavamo di uccelli, di cavallette, di strati geologici. -Perché, - mi chiedevo, - non posso fargli compagnia come prima, quando nemmeno immaginavm questa faccenda?- Se adesso Dino mi accettava senza molto entusiasmo, era perché gli stavo troppo alle costole, perché mi facevo suo padre. Strana cosa, pensai, coi bambini succede come succede con gli adulti: si disgustano a troppo accudirli. L'amore è una cosa che secca. Ma erano amore le smanie dell'Elvira per me, le mie chiacchiere con Dino e il farmi ragazzo per lui? Esistono amori che non siano egoismo, che non vogliano ridurre l'uomo e la donna al proprio comodo? Cate lasciava che facessi, che prendessi il suo posto accanto a Dino, che girassimo i boschi. Ci dava un'occhiata a sera arrivando, impenetrabile, canzonatoria, e ascoltava tranquilla le vanterie di Dino. A volte pensavo che anche lei ci trovasse il suo comodo. Dino imparava e profittava frequentandomi.
Pensierino. Mettiamola così: se l'amore "secca" forse non è amore. Ma come diceva una mia ... (non so come definirla) "odiamo profondamente ed irrimediabilmente una persona per le stesse identiche cose per cui prima l'abbiamo amata perdutamente".

sabato 1 ottobre 2011

Felice chi vi mira, ma...

Felice chi vi mira,
ma più felice è chi per voi sospira.
Felicissimo poi chi, sospirando,
chi sospirando, fa sospirar voi.
O bene amica stella,
chi, per donna sì bella,
può far contento in un l’occhio e ‘l desio,
e sicuro può dir: quel cor è mio!

Sigismondo d'India: Primo Libro de Madrigali

sabato 4 aprile 2009

Equivoci. Gli effetti collaterali

C'è un effetto collaterale alla scoperta della nostra personalità prismatica(*). Già perché quando si fa questa scoperta ci si trova all'improvviso di fronte ad un sé assai sfuggente dai contorni indefinibili . E questo può create disagio, paura o farci giungere, addirittura, al panico. Diciamo che si salvano gli attori che abbiamo definito "specializzati" in un ruolo: loro sono tranquilli, aspettano che si faccia un film che preveda la loro parte e chiedono la parte. L'unico loro problema è che il "genere" nel quale si sono specializzati cada in disuso passi di moda (tipo il western all'italiana) e allora sono tagliati fuori per sempre.
Ma gli altri, quelli che recitano più parti, che si ritengono duttili o sono semplicemente più curiosi, questi si trovano, arrivati ad una certa età, a scoprire quell'inghippo e allora possono essere dolori.
A dire la verità non è detto che questa scoperta sia vissuta sempre come un guaio, a patto che si abbia una visione un po' più duttile del proprio sé o di quello che si crede esso sia.
Difficile contrastare lo sbalordimento della scoperta della nostra "personalità prismatica" quando si ha in mente un qualcosa di definito ("io sono fatto così"), tutto si irrigidisce e si diventa fragili. Il guaio diventa che non si riesce a capacitarsi di essere fatti anche in un altro modo ed in un'altro ancora. Si è colpiti da improvvisa vertigine e si rischia di cadere a terra perdendo i(l) sensi(o).


(*) Non sono uno psicologo ne uno psicanalista e quindi mi si perdonerà un certo eclettismo nella terminologia. Devo l'uso di questo termine a Lorena anche se la usava in altro contesto.

venerdì 3 aprile 2009

Equivoci

Parlare di equivoci in amore è d'obbligo. Forse l'amore stesso si base su un equivoco: si pensa di amare un uomo o una donna per l'immagine che abbiamo di lei o di lui, ma quell'immagine (non parlo evidentemente solo di quello che si vede) è una costruzione nostra. Naturalmente una costruzione che l'altro ha, come dire, "promosso" in qualche modo per accondiscendenza o più semplicemente per voglia di piacere: un rapporto costruisce ruoli nei quali i due partner recitano una loro parte. Una parte che come in ogni buona sceneggiatura non può che avere un suo sviluppo quasi naturale. Così non deve sollevare alcun stupore che le stesse persone "diventano" in situazioni diverse, persone diverse. Certo, come in ogni commedia, gli attori hanno le loro preferenze a scegliere una parte piuttosto che l'altra: si sceglie quella più "congeniale" per il proprio carattere, inclinazioni, età, temperamento ecc. Quelli più duttili riescono ad adattarsi a più ruoli e passano con disinvoltura dal comico al drammatico, dalla commedia brillante all'horror, dal "buono" al "cattivo". Quelli più "rigidi" si specializzano in un genere o personaggio con esiti davvero sorprendenti. Avete presente il vecchietto nei film western che mastica tabacco e sputa? Ottimi caratteristi che facevano solo quella parte lì. Bravissimi!

Ma perché allora parlare di equivoci se quella è una "parte" in qualche modo assegnata? Uno deve solo farla bene e fino in fondo e guai se svela l'arcano strappando il sipario e facendo vedere cosa c'è dietro la commedia: la rappresentazione cade nel ridicolo, il pubblico rumoreggia, gli attori si impapinano e non ricordano più le batture e finisce nei fischi generali, con lancio di verdura sul palco.
Ecco! Oggi avrei bisogno di molta verdura assortita.

sabato 21 febbraio 2009

Una giornata così così

Una giornata così così, ieri.
Ci sono giorni che sembrano caricarsi di tutto il non-detto e il non-fatto e diventano fiumi di parole e di azioni, come se una diga si fosse rotta e l'acqua, tumultuosa, precipitasse a valle.
Sono i sentimenti rattrappiti che saltano fuori come molle compresse e prendono direzioni impensabili. Eppure si è portati a pensare che il silenzio e l'inazione avrebbero insegnato parole meditate ed azioni congruenti, ma, come chi è preso nella notte calma da un crampo improvvisono, non rimane che balzare dal letto ed agitarsi battendo il tallone a terra, con movimenti inconsulti ed imprecando contro la mala sorte.
Un'amica mi diceva parafrasando una frase di un libro di psicologia che i vecchi amori bisogna "appenderli al muro, come quadri", immagino volesse dire che bisogna distaccarsene e guardarli senza pretendere di aggiungere o togliere nulla. Già forse è così, bisogna appenderli al muro, ma, questo è il guaio, non riesco a fare a meno di ammirarli. E' una mia malattia questa: non riuscire a distaccarmi dai sentimenti che ho provato, rimangono come un sapore in bocca, un'ombra nella nebbia, un suono di parole dolci. Non ho un semplice tasto reset come il computer che cancella tutto e non so se sia un male.

lunedì 12 gennaio 2009

Quando finisce


Quando finisce un amore? Nessuno lo sa esattamente. Non è come accendere e spegnere la luce. Ce ne accorgiamo dopo un po', a volte non ce ne accorgiamo affatto. A volte facciamo finta che non sia finito. Mai e poi mai finisce, come dire, all'unisono: troppi controtempi e malintesi e silenzi e... Spesso di tutte queste alternative scegliamo la più tranquillizzante.
Quel consiglio di De André "ama e ridi se amor risponde / piangi forte se non ti sente" è più facile da praticare nella prima parte. Ti accorgerai quanto è sordo il disamore dell'altro e scoprirai, all'improvviso, che "è finito un amore". La luce era già spenta, ma non te n'eri accorto.

lunedì 22 dicembre 2008

Amarilli, mia bella - Cecilia Bartoli



Amarilli, mia bella
Non credi, o del mio cor
dolce desìo, d'esser tu l'amor mio?
Credilo pur, e se timor t'assale,
dubitar non ti vale.
Aprimi il petto
E vedrai scritto in core:
Amarilli è il mio amore.

domenica 12 ottobre 2008

Poesie di Fabrizia Ramondino, Per un sentiero chiaro, Einaudi

Natura morta

Perché
nella casa deserta di amori
ho bisogno di una fruttiera con frutti
di una fioriera con fiori ?
Nature morte, gambi recisi.
Non sarà che la porta dei sensi
che mi dava un accesso alla vita
per un colpo di vento si è chiusa ?

lunedì 1 settembre 2008

Mogol-Battisti, Per una lira, 1966

Per una lira io vendo tutti i sogni miei
per una lira ci metto sopra pure lei
È un affare sai
basta ricordare
di non amare
di non amare

Amico caro se c'è qualcosa che non va
se ho chiesto troppo tu dammi pure la metà
È un affare sai
basta ricordare
di non amare
di non amar
Per una lira io vendo tutto ciò che ho
Per una lira io so che lei non dice no
Ma se penso che
Tu sei un buon amico
non te lo dico
meglio per te
Ma se penso che
Tu sei un buon amico
non te lo dico oh no
Meglio per te

(da leggere fischiettando il motivo)

domenica 31 agosto 2008

Agnolo Bronzino, L'Allegoria dell'Amore e del Tempo, 1546 circa


Al centro del quadro Cupido e Venere si baciano e si carezzano lascivamente, anche se Cupido sembra un androgino. Venere cerca di sottrarre una freccia dalla faretra di Cupido che, a sua volta, ha una mano sui capelli di Venere per arrivare al suo diadema. Entrambi stanno perseguendo la stessa finalità: quella di sottrarre qualcosa senza che l'altro se ne accorga. Venere disarma Cupido privandolo della freccia e Cupido disarma Venere privandola del suo diadema. Si ingannano a vicenda.

Nel particolare sotto.
La Frode (come l'Inganno o l'Ipocrisia), ha come caratteristica fondamentale la duplicità: per questo il viso della ragazza che rappresenta la Frode è bellissimo ed il corpo orribile, per questo le mani sono scambiate, per questo non sta in primo piano, ma si nasconde dietro al putto, che è il simbolo del Piacere e del Gioco.


In un quadro allegorico viene sintetizzata la bellezza e l'inganno dell'amore (con gli altri ingredienti della gelosia - la vecchia nell'angolo-, della passione e della follia). Dietro a tutto il tempo che chiude il sipario col suo grande mantello.

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...