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lunedì 14 ottobre 2013

Attualità


SONETTO LXVI

Morte sarebbe molto meno amara
del povero destino di chi vale,
della trionfante nullità somara,
dello spergiuro usato a chi è leale,
di tanta simonìa, tanta vergogna,
del mercimonio di persone pure,
dell’ideale in mano alla carogna,
del genio imbavagliato da censure,
del forte che ha ceduto a corruzione,
del vero ch’è spacciato per banale,
della follia maestra d’ogni azione,
del bene schiavo d’un perverso male.
Morte sarebbe molto meno ingrata –
ma lascerebbe sola la mia amata.



SONNET LXVI

Tired with all these, for restful death I cry,
As, to behold desert a beggar born,
And needy nothing trimm'd in jollity,
And purest faith unhappilly forsworn,
And gilded honour shamefully misplac’d,
And maiden virtue rudely strumpeted
And right perfection wrongfully disgrac’d,
And strength by limping sway disabled,
And art made tongue-tied by authority,
And folly, doctor-like, controlling skill,
And simple truth miscall’d simplicity,
And captive good attending captain ill:
Tir’d with all these, from these would I be gone,
Save that, to die, I leave my love alone.


Pensierino. William è passato dall'Italia, recentemente ?

domenica 27 giugno 2010

Immagini e poesia

Viene la stagione dei grandi silenzi, anche nei blog. E' un bene: ci riconciliamo con la natura e forse stiamo un po' più all'aperto, non perdiamo tempo a leggere e scrivere davanti ad un caldo monitor.
Per i pochi affezionati che sono rimasti (pigri, sfaccendati, ecc) non rimane che scrivere di poesia. La poesia rinfresca l'aria.
Un'estate di immagini e poesia.


Quanto più bella appare una bellezza 
quando s’adorna d’una vita piena: 
bella la rosa, e più bella s’apprezza 
per quel dolce profumo che l’invena. 
Rosa canina ha fiamma d’ugual fuoco 
quant’è nel fior di serra, più odoroso: 
pari le spine, pari il lieto gioco 
d’alito estivo al bocciolo ritroso. 
Rosa di campo è bella né pregiata, 
vien disamata in boccio, umile in fiore, 
sfiorisce a sé. La rosa coltivata 
muore soave in suo soave odore: 
così di te, giovane bell’amica, 
sfiorito il boccio, la poesia ridica.

(Sonetto 53 W. Shakespeare)

P.S. Non è una rosa, ma un melograno: licenza fotografica. Il tutto è nato da una lettura dei Sonetti di Shakespeare al Teatro dell'Elfo a Milano con Elena Russo Arman con musiche di John Dowland suonate dalla chitarrista Alessandra Novaga. 

sabato 2 maggio 2009

Riccardo III - La scelta del male

-Entra Gloucester (futuro Riccardo III)

Ormai l’inverno del nostro travaglio/s’è fatto estate sfolgorante ai raggi

di questo sole di York;(1) e le nuvole/che incombevano sulla nostra casa

son sepolte nel fondo dell’oceano.

Ora le nostre fronti/si cingono di serti di vittoria;

peste e ammaccate sono appese al muro/le nostre armi, gloriose panoplie,

e in giulivi convegni tramutate/le massacranti marce militari.

Deposto ha Marte l’arcigno cipiglio/e spianata la corrugata fronte,

e, non più in sella a bardati destrieri/ad atterrir sgomente anime ostili,

ora se’n va, agilmente saltellando/per l’alcova di questa o quella dama

alle lascive note d’un liuto.

Ma io che son negato da natura/a questi giochi, che non son tagliato

per corteggiare un amoroso specchio,/plasmato come son da rozzi stampi,

e privo della minima attrattiva/per far lo sdilinquito bellimbusto

davanti all’ancheggiar d’una ninfetta;/io, che in sì bella forma son tagliato,

defraudato d’ogni armonia di tratti,/monco, deforme, calato anzitempo(2)

in mezzo a questo mondo che respira;/io, che sono sbozzato per metà

e una metà sì sgraziata e sbilenca/che m’abbaiano i cani quando passo;

io, dico, in questa nostra neghittosa/e zufolante stagione di pace,

altro svago non ho, altro trastullo/da consentirmi di passare il tempo,

fuor che sbirciare la mia ombra al sole/e intonar col pensiero, in vari toni,

variazioni sul mio stato deforme.

Sicché, poiché natura m’ha negato/di poter fare anch’io il bellimbusto

di su e di giù, com’è frivola moda/di questi tempi dal parlar fiorito,

ho deciso di fare il delinquente,/e di odiare gli oziosi passatempi

di questa nostra età.

1) “By this sun of York”: alcuni testi hanno “son”, “figlio”, invece dell’omofono “sun”, “sole”, che leggerebbe pertanto: “ad opera di questo figlio di York ” riferito a Re Edoardo IV; “figlio” di York e fratello di Riccardo è infatti questo Edoardo, che ha tolto il trono a un Lancaster, Enrico VI. È verosimile che il drammaturgo abbia inteso sfruttare l’omofonia dei due termini per uno di quei giochi di parole assai graditi al pubblico elisabettiano; ma la lezione “sun” è la più probabile, anche perché il sole era l’emblema gentilizio degli York (cfr. in “Enrico VI - Parte terza”, il dialogo dei due fratelli Edoardo e Riccardo York alla prima scena del II atto).

2) “… sent before my time”, cioè partorito in parto prematuro.

William Shakespeare, Riccardo III - Traduzione di Goffredo Raponi - e-Book di Liber liber

Pensierino. Gloucester scegli il male. Lo sceglie perché crede (e come dargli torto) che la natura con lui sia stata matrigna. Porterà a compimento la sua parte attenendosi al personaggio che si è scelto. Quando avrà raggiunto il suo scopo, qualcosa si sgretola dentro di lui e soccombe. Nel teatro shakesperiano (almeno) il male non trionfa, anche se tutti (segretamente) tifano per lui.

mercoledì 14 maggio 2008

Shakespeare , Amleto

(Foto d'archivio del Manicomio di Novara)

POLONIO : Questa faccenda si è risolta bene. Mio re e mia signora, domandarsi che cosa sia la maestà, o il dovere, perché il giorno è giorno, la notte notte, il tempo tempo, non sarebbe che perdere la notte, il giorno e il tempo. Dacché la brevità è l'anima del'ingegno, la lunghezza le membra e gli ammennicoli, sarò breve. Il vostro nobile figlio è pazzo. Dico pazzo, perché, per definire la pazzia, che cos'è? Solo esser pazzi. Ma passiamo.
REGINA : Più succo e meno arte.
POLONIO : Signora, giuro, nessuna arte. Che egli sia pazzo è vero, e vero è che è un peccato, ed è peccato che sia vero: che figura strampalata! Ma basta, non ci voglio mettere arte. Diciamo pure: è pazzo. E ora resta da scoprire la causa dell'effetto. O,piuttosto, la causa del difetto, dacché dev'esserci pure una causa di quest'effetto difettivo.

...

AMLETO : Sono pazzo solo fra tramontana e maestrale. Quando soffia da scirocco distinguo un falco da un falcetto.

Per una amica

 Ti avevo inviato i miei auguri di buon compleanno il 24 agosto. Erano tre anni che non rispondevi, ma continuavo ad inviarti un mio messagg...