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martedì 29 ottobre 2019

La parola scritta può reggere la velocità dello spirito ?

Scrivere? Non aveva mai imparato bene. A nove anni le lettere , a dodici il dettato. Ma s'era convinto fin da piccolo che ogni parola scritta mai avrebbe potuto reggere la velocità dello spirito, che la parola scritta cavillava, non si faceva possedere né comprendere del tutto, e quasi sempre finiva in una futura correzione.

(Wanda Marasco, Il genio dell'abbandono, Neri Pozzi, 2015, p.39)

Pensierino. Penso che chiunque scriva lo faccia per dire qualcosa ad altri da sé. Quindi è inevitabile porsi il problema della "leggibilità" del testo che si propone, sia che si scriva un post o un romanzo. Semplifico sicuramente se dico che ci si trova di fronte a tre problemi: il "vocabolario di base" (che rappresenta i materiale da costruzione), la "leggibilità" (come quel materiale è utilizzato) e la "comprensibilità" (se questo materiale ha un senso comprensibile anche per altri da noi).
Tullio de Mauro ha dimostrato che il vocabolario di base della lingua italiana  è formato da circa 7000 parole e che di queste solo 2000 sono fondamentali e poco più di 2700 sono quelle utilizzate più frequentemente.
Se però, come pare stia avvenendo, il vocabolario di base si impoverisce brutalmente raggiungendo le "famose" 500 parole dei ragazzi di Barbiana, anche le costruzioni saranno misere  e non c'è Indice di Gulpease che tenga.

Passata questa soglia minima, allora ci si può porre il problema di Wanda Marasco : se e come la parola scritta può reggere la velocità dello spirito.



lunedì 16 aprile 2018

lo detesto gli accumuli di parole


Venerdi sera, le sette e mezzo. Oggi pomeriggio ho guardato alcune stampe giapponesi con Glassner. Mi sono resa conto che è così che voglio scrivere: con altrettanto spazio intorno a poche parole. Troppe parole mi danno fastidio. Vorrei scrivere parole che siano organicamente inserite in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto. Come in quell'illustrazione con un ramo fiorito nell'angolo in basso: poche, tenere pennellate - ma che resa dei minimi dettagli - e il grande spazio tutt'intorno, non un vuoto, ma uno spazio che si potrebbe piuttosto definire ricco d'anima. lo detesto gli accumuli di parole. In fondo, ce ne vogliono così poche per dir quelle quattro cose che veramente contano nella vita. Se mai scriverò - e chissà poi che cosa? -, mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto.
E sarà più difficile rappresentare e dare un'anima a quella quiete e a quel silenzio che trovare le parole stesse, e la cosa più importante sarà stabilire il giusto rapporto tra parole e silenzio - il silenzio in cui succedono più cose che in tutte le parole affastellate insieme. 

(da Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Gli Adelphi).


Pensierino. "mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto", ecco, si.

mercoledì 24 febbraio 2010

Questa notte ho scritto un libro


Mi sono svegliato alle 1,30 perché da tempo mi rodeva in testa il libro che dovevo scrivere. I pezzi si sono ricomposti come un puzzle e, in brevi attimi, mi è sembrato chiaro e limpido davanti a me. Ho scritto delle frasi sul taccuino che tengo a portata di mano sul comodino, fatto l'indice dei capitoli alcuni dei quali già scritti da tempo, altri che ho immaginato stendendone l'incipit. Tutto era fatto, febbrilmente ed ho impiegato diverse ore per far sbollire questa eccitazione, il sonno è arrivato che la notte toccava la sua ora più nera, prima dell'alba.
La mattina mi sono svegliato, tardi. Ho cominciato subito a scrive.
Mia mamma mi ha chiesto se sono stato male, perché ho acceso la luce diverse volte nella notte. Le ho risposto che non era niente.
Ora inizia la vera fatica di scrivere il libro.

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...