domenica 29 marzo 2020

Accoppiamenti giudiziosi (o forse no)

Prendo a prestito il titolo di un romanzo di Carlo Emilio Gadda per fare un gioco sui libri della mia libreria. In tempi di coronavirus si finisce per fare quei lavori che mai e poi mai avremmo pensato di portare a termine come ad esempio mettere in ordine alfabetico i libri di casa nella speranza (o illusione) di poterli "trovare" più facilmente alla bisogna in futuro.
Così l'accoppiamento tra i libri avviene per puro ordine alfabetico e con grande sorpresa ci si trova a "sposalizi" davvero curiosi. 

Alcuni esempi:

D'ANNUNZIO, GABRIELE, ALCYONE 
D'AVILA, TERESA IL CASTELLO INTERIORE

DE MARTINO, ERNESTO MORTE E PIANTO RITUALE 
DE ROBERTO, FEDERICO, LA SORTE

DE' PAZZI, MARIA MADDALENA, LE PAROLE DELL'ESTASI 
DEAGLIO, ENRICO, LA BOMBA

FREUD, SIGMUND, SOGNI NEL FOLCLORE 
FRUTTERO & LUCENTINI, L'IDRAULICO NON VERRà

GARIN, EUGENIO, L'UMANESIMO ITALIANO 
GARY, ROMAIN, BIGLIETTO SCADUTO

GUACCIO, FRATE, TRATTATO DI DEMONOLOGIA 
GUALTIERI, MARIANGELA, CAINO

HEUMAN, ANDRES FRATTURE
HILLESUM, ETTY DIARIO 1941-1943

JOYCE, JAMES I MORTI
JUNG, CARL G. GLI ARCHETIPI DELL'INCONSCIO COLLETTIVO

LANDOLFI, TOMMASO VIOLA DI MORTE
LANZA, ADRIANO IL DéMONE TOCCATOCI IN SORTE

MANZONI, ALESSANDRO I PROMESSI SPOSI. LA COLONNA INFAME
MARASCO, WANDA IL GENIO DELL'ABBANDONO

MARìAS, JAVIER DOMANI NELLA BATTAGLIA PENSA A ME
MASCIOLO, VINCENZO IL PENSIERO ORIGINALE CHE HO COMMESSO

MORANTE, ELSA MENZOGNA E SORTILEGIO
MORESCO, ANTONIO L'ADDIO

OSSOLA, CARLO IL CONTIMENTE INTERIORE
OVIDIO, PUBLIO NASONE LE METAMORFOSI

PALEY, GRACE PICCOLI CONTRATTEMPI DEL VIVERE
PANSA, GIANPAOLO MA L'AMORE NO

PARIANI, LAURA QUESTO VIAGGIO CHIAMAVANO AMORE
PARISE, GOFFREDO IL RAGAZZO MORTO E LE COMETE

PASCARELLA, CESARE LA SCOPERTA DE L'AMERICA E ALTRI SONETTI
PASCOLI, GIOVANNI LIMPIDO RIVO

PERMUNIAN, FRANCESCO DALLA STIVA DI UNA NAVE BLASFEMA
PESSOA, FERNANDO IL BANCHIERE ANARCHICO

PERMUNIAN, FRANCESCO DALLA STIVA DI UNA NAVE BLASFEMA
PESSOA, FERNANDO IL BANCHIERE ANARCHICO

SAPIENZA, GOLIARDA L'UNIVERSITà DI REBIBBIA
SARAMAGO, JOSé CAINO

SEMINERIO, DOMENICO SENZA RE Né REGNO
SERAO, MATILDE IL VENTRE DI NAPOLI

SIMENON, GEORGES PIOGGIA NERA
SMITH, PATTY IL SOGNO DI RIMBAUD

SOFRI, ADRIANO CHI è IL MIO PROSSIMO
SOLDATI, MARIO UN VIAGGIO A LOURDES

TABUCCHI, ANTONIO NOTTURNO INDIANO
TANIZAKI, JUN'ICHIRO LIBRO D'OMBRA

TERZANI, TIZIANO IN ASIA
TESTORI, GIOVANNI IL PONTE DELLA GHISOLFA

TRILUSSA TUTTE LE POESIE
TUROLDO, DAVID MARIA CANTI ULTIMI

VAN DER LEEUW, J.J. DEI IN ESILIO
VARAGINE, JACOPO DA LEGGENDA AUREA VOL I, II

VIVIANI, CESARE CREDERE ALL'INVISIBILE
VOLTAIRE CANDIDO
VON FRANZ, MARIE LOUISE ALCHIMIA

WOOLF, VIRGINIA ORLANDO
XINGJIAN, GAO LA MONTAGNA DELL'ANIMA












sabato 28 marzo 2020

Dormono dormono sulla collina vicino a Piazza Fontana

Leggendo La bomba. Cinquant'anni di Piazza Fontana di Enrico Deaglio (Feltrinelli editore) scopro che non solo Giovanni Pinelli e Luigi Calabresi si conoscevano (ma questo era quasi inevitabile visto che Calabresi era incaricato dalla Questura di "seguire" i movimenti extraparlamentari), ma anche che tra i due c'era una certa stima reciproca. Per Natale del 1968 il Capo dell'Ufficio politico della Questura, Antonino Allegra e il vicecommissario Calabresi regalarono a Pinelli un libro di Enrico Emanuelli Mille milioni di uomini un reportage del giornalista de La Stampa nella Cina di Mao Tse Tung, libro per altro che parlava della rivoluzione cinese con toni tutt'altro che "ostili". Nell'agosto dell'anno successivo, siamo a cinque mesi dalla strage della Banca dell'Agricoltura di Piazza Fontana, Pinelli contraccambiò il regalo con quello che considerava il libro della sua vita, condiviso in questa passione dalla moglie Licia: l' Antologia di Spoon River di Edgar
Lee Master nella traduzione di Fernanda Pivano. C'era forse una sottile ironia in questi due regali: evidente quella del Capo dell'Uffici politico e del suo vice, più sottile quella di Pinelli in quanto l'editore di quel libro, Giangiacomo Feltrinelli, era considerato dalla Questura come la "mente" di trame eversive e , dopo lo scoppio della bomba alla Banca dell'Agricoltura, anche l'organizzatore degli attentati di Milano e di Roma. Questi rapporti apparentemente "cordiali" non impedivano alla Questura di mantenere una stretta sorveglianza del Circolo Ponte della Ghisolfa e di autorizzare fin dall'agosto del 1969 le intercettazioni del telefono di casa Pinelli.
Del prima e dopo del 12 Dicembre sappiamo ormai tutto di quello che è successo e dei responsabili: Franco Freda e Giovanni Ventura dell'organizzazione fascista Ordine Nuovo come organizzatori, Delfo Zorzi come esecutore della strage, Carlo Maria Maggi come organizzatore (condannato in seguito all'ergastolo in via definitiva per la strage di piazza della Loggia) e Giancarlo Rognoni come basista.
Sappiamo anche dei depistaggi organizzati principalmente dall'Ufficio Affari Riservati del Viminale che aveva immediatamente inviato suoi uomini a Milano: per loro la strage era sicuramente stata organizzata e attuata da settori anarchici di Milano, tesi subito abbracciata dal Questore di Milano Marcello Guida.
Da qui l'arresto di Pietro Valpreda e di Giuseppe Pinelli e di tanti altri anarchici del Circolo Ponte della Ghisolfa.
Come è noto Giuseppe Pinelli morì nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969 precipitando da una finestra della questura di Milano, dove era trattenuto (oltre le 48 ore di fermo di polizia) per accertamenti in seguito all'attentato.
Di questa morte si sono fatte molte ricostruzioni, famosa quella di Dario Fo Morte accidentale di un anarchico; Deaglio nel suo libro riporta la testimonianza del Tenente dei Carabinieri Savino Logato, che era presente nella stanza dove era interrogato Pinelli, che confida: "Pinelli non si è ucciso, è stato un incidente", infine nel 1972 c'è la "verità giudiziaria" del giudice incaricato di indagare, Gerardo D'Ambrosio,  che concluse scrivendo che Pinelli era morto per un "malore attivo" che lo ha fatto precipitare dalla finestra.
   
Il 20 dicembre 1969 si svolsero i funerali di Giuseppe Pinelli, al cimitero di Musocco, a cui parteciparono la famiglia, i compagni anarchici e alcuni intellettuali come Franco Fortini (che ne scriverà un resoconto giornalistico), Vittorio Sereni, Marco Forti e Giovanni Raboni. Successivamente, il corpo di Pinelli sarà traslato nel cimitero degli anarchici di Turigliano, vicino a Carrara, e sulla lapide verrà apposta una poesia di Edgar Lee Masters, Carl Hamblin.


Carl Hamblin
(epitaffio sulla tomba dell'anachico Giuseppe Pinelli)

La macchina del Clarion di Spoon River fu distrutta
ed io spalmato di pece e coperto di penne,
per aver pubblicato questo il giorno in cui gli Anarchici
vennero impiccati a Chicago:

"Vidi una donna bellissima con gli occhi bendati
eretta sui gradini di un tempio di marmo.
Grandi moltitudini passavano davanti a lei,
sollevando la faccia ad implorarla.
Nella mano sinistra teneva una spada.
Brandiva quella spada, colpendo a volte un bimbo, a volte un operaio,
ora una donna che tentava sottrarsi, ora un folle.
Nella destra teneva una bilancia;
nella bilancia venivano gettati pezzi d'oro
da quelli che schivavano i colpi del1a spada.
Un uomo con la toga nera lesse da un manoscritto:
"Ella non rispetta gli uomini."
Poi un giovanotto col berretto rosso
balzò al suo fianco e le strappò la benda.
Ed ecco, le ciglia erano corrose
dalle palpebre imputridite;
le pupille bruciate da un muco latteo;
la follia di un'anima morente
le era scritta sul volto -
ma la moltitudine vide perché portava la benda."


Luigi Calabresi fu assassinato nel maggio 1972, da aderenti a Lotta Continua (così è stato stabilito in tre gradi di giudizio). Verranno condannati Leonardo Marino (reo confesso), Giorgio Pietrostefani, Ovidio Bompressi e Adriano Sofri. 

Pensierino. Nell'ottobre del 1969 iniziavo l'università alla Statale di Milano. Ne ho un'eco lontana di questi avvenimenti, come se fossero successi 100 anni fa. Passavo tutti giorni davanti alla Banca dell'Agricoltura scendendo dalla Metro a Piazza Duomo e percorrendo il marciapiede dell'Arcivescovado arrivavo in Via Larga. La storia mi passava di fianco ed io non me ne rendevo conto.

venerdì 20 marzo 2020

Il manuale per diventare pazzi

Gentile dottor professor scienziato Edison,
...
Non mi dica che non sa come diventare pazzo...Se vuole Le mando un manuale con le istruzioni per impararlo.
(Laura Pariani, Questo viaggio chiamavamo amore, Einaudi



Pensierino. Oggigiorno c'è un manuale per tutto ormai, quindi perché non dovrebbe essercene uno per diventare pazzo ?

mercoledì 18 marzo 2020

Come si sente, signor Campana?

"Come si sente, signor Campana?" mi domanda il dottore quando viene a trovarmi. Con la voce monotona che sempre usa con me. E le sue parole sembrano arrivarmi molto da lontano.
Io al solito rispondo "Non mi sento". E anche se lui storce la bocca in un falso sorriso, io ribatto che è la pura verità. Non è infatti questione di sentirsi bene o male. Non sento me stesso. Quel "signor Campana" a cui allude, non so chi sia.
Laura Pariani, Questo viaggio chiamavano amore, Einaudi, 2015

Questo è un dialogo tra Dino Campana e lo psichiatra Carlo Pariani in una delle visite nell'Ospedale Psichiatrico di Castel Pulci dove il poeta è stato ricoverato. Dino Campana morirà in questo luogo nel 1932.

Laura Pariani ricostruisce a suo modo il viaggio di Dino Campana in Argentina avvenuto presumibilmente tra l'autunno del 1907 e la primavera del 1909. Un viaggio di cui non si hanno tracce se non un timbro sul passaporto del poeta ed un imbarco da Genova per Montevideo, dove il poeta scompare nella pampa. Qualcuno sostiene (Ungaretti) che questo viaggio non ci sia mai stato. Certamente Dino Campana ha cercato sempre di fuggire, vivendo di espedienti e piccoli lavori e girando il mondo, pur di andare altrove, pur di allontanarsi dalla madre e dalle delusioni di un ambiente letterario che non lo capiva (l'esperienza di Firenze con la rivista Lacerba diretta da Giovanni Papini e Ardengo Soffici). 
Questa voglia di "evadere" è così radicale da lo fa evadere anche da se stesso: "Non mi sento" fa dire la Pariani a Campana. 

Pensierino. Quante volte abbiamo avuto la sensazione di "non sentirci", come se la vita fosse di qualcun altro ? Forse è un auspicio, per qualcuno una maledizione.



domenica 8 marzo 2020

Le cautele sull'uso della memoria

Ché la memoria va trattata con cautela.
(Laura Pariani, Questo viaggio chiamavano amore, Einaudi, 2015).

Pensierino. Non ho mai trattato la memoria con cautela, confidando, evidentemente, nel potere curativi del tempo: (pensavo) i ricordi si addolciscono oppure quando sono terribili a volte si cancellano, per una sorta di igiene mentale. Ma la memoria fa dei brutti scherzi, ti sorprende, quando meno te lo aspetti e ti butta addosso cose che mai ti saresti aspettato, finite in qualche angolo e prese all'amo da particolari assolutamente insignificanti. A far da esca può essere una immagine, una musica, un profumo, un riflesso di sole sul vetro della finestra. Per me la migliore rimane la musica: come potrebbe essere altrimenti con un padre musicista.

venerdì 6 marzo 2020

La notte

La notte da Canti Orfici di Dino Campana

1. Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell'Agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo. Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra il barbaglio lontano di un canneto lontane forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio: e a un tratto dal mezzo dell'acqua morta le zingare e un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso.


In debito

In debito

Quello con te è un debito
che mai potrò saldare: mi hai
offerto casa nella vita e vita
nella casa. Esiste forse modo,
per me, di ricambiare?

Franco Marcoaldi

Pensierino. No, non vuoi che ricambio nulla e così mi devo arrendere al fatto che quel tuo gesto era gratuito. Ora hai chiuso anche quella piccola finestra aperta tra noi e quel gesto rimane senza riscatto.



giovedì 20 febbraio 2020

Passeggiate d'inverno




Pensierino. Con un gruppo di amici "erranti e perseveranti" coetanei abbiamo preso l'abitudine di fare due passeggiate settimanali nella nostra Valle del Ticino. Con qualsiasi tempo, incuranti degli acciacchi ci inoltriamo in percorsi tra boschi e acque (Ticino, Naviglio Grande, Villoresi ecc) coprendo una distanza dagli 8 ai 10 km. Un modo per fare movimento e parlare.  

venerdì 14 febbraio 2020

Teatro Franco Parenti: I Promessi Sposi alla prova

E' la prima volta che entro al Teatro Franco Parenti di Milano e quindi l'emozione è forte. Questo è uno dei luoghi "sacri" del teatro milanese. L'occasione di vedere rappresentata qui una riedizione di una classico testo di Giovanni Testori non può essere che un ulteriore motivo di curiosità.

Nel 1984 Andrée Ruth Shammah metteva in scena per la prima volta "I Promessi Sposi alla Prova" di Giovanni Testori.
La rilettura di Testori dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni è basata su un artificio drammaturgico: sotto la direzione di un regista/maestro, i sei attori interpretano tutti i personaggi del libro e ripercorrono la vicenda di Renzo e Lucia, di Don Abbondio e  Don Rodrigo, di Agnese  Perpetua e Gertrude, dell'Innominato e della Monaca di Monza.
Una rilettura che, naturalmente, ha fatto sobbalzare sulle sedie i soliti "custodi puristi della tradizione" del teatro e dell'opera del Manzoni. Ma Testori di queste provocazioni ne ha fatte per tutta la sua carriera. Non è un caso che parteggi spudoratamente per la Monaca di Monza.
La compagnia che ha rappresentato "I Promessi Sposi alla prova" è formata da navigati attori e da giovani allievi della scuola di teatro Franco Parenti e quindi anche in scena si ripropone il rapporto tra allievi e maestri che offre spunti interessanti di teatro nel teatro. Testori poi ci mette del suo decostruendo la storia e sottolineando passaggi dell'opera manzoniana. 
Una lezione di teatro, insomma e per fortuna che la platea era piena di giovani, forse trascinati dalle scuole, ma andare a teatro non ha mai fatto male a nessuno, anzi, forse qualcuno si appassionerà anche.


Teatro Franco Parenti
I Promessi Sposi alla prova
di Giovanni Testori
con Luca Lazzareschi, Laura Marinonie con Filippo Lai, Laura Pasetti, Nina Pons, Sebastiano Spada
e la partecipazione di Carlina Tortaregia Andrée Ruth Shammah 


mercoledì 12 febbraio 2020

Il Tango di Jorge Louis Borges




E' sempre divertente leggere Jorge Louis Borges, soprattutto perché ci trascina nelle sue infinite divagazioni. Anzi a volte viene il sospetto che interi libri siano divagazioni. Il suo libro Tango pare proprio una di queste divagazioni.

Purtroppo noi (in Europa) riusciamo a tradire lo spirito del tango facendone (negli anni 10 del '900) una danza un po' edulcorata e raffinata, mentre alle sue origini era ballo audace e indecente, di «rettile da lupanare» ballato da guappi dal coltello facile e, quindi, dalla vita corta. Un ballo coraggioso e sensuale pieno di felicità velata da un "pensiero triste".

J.L. Borges scava nella sua immensa memoria e ne trae ricordi dell'infanzia nei quali rivivono quartieri popolari di Buenos Aires, i balli popolari negli squallidi barrios di immigrati (soprattutto italiani), le antiche milonghe e habanere
e tutto prende un altro colore ed un altro ritmo.




Jorge Luis Borges
Il tango


A cura di Martín Hadis
Edizione italiana a cura di Tommaso Scarano
Piccola Biblioteca Adelphi, 2019, 3ª ediz., pp. 170

lunedì 10 febbraio 2020

Una Marchesa ad Assisi

Ippolita Baldini è forse più famosa per le sue uscite a Zelig e Colorado e la partecipazione ai film Quando la notte regia di Cristina Comencini e Ti presento un amico regia di Carlo Vanzina , ma ha un curriculum artistico notevole con partecipazione a spettacoli teatrali e cinematografici.
In questo lavoro che si intitola "Una Marchesa ad Assisi" riprende uno dei suoi personaggi di successo e fa passare un'ora in allegria. Nel 2012 ha aperto una sua attività che si chiama TEATROCASATUA che organizza eventi teatrali in case private. 


Una Marchesa ad Assisi
con Ippolita Baldini
monologo scritto e interpretato da Ippolita Baldini
collaborazione alla drammaturgia Emanuele Aldrovandi
regia Camilla Brison
produzione Teatro della Cooperativa





martedì 4 febbraio 2020

Teatro: "Misericondia" al Piccolo Teatro Grassi di Milano

Anna, Nuzza e Bettina crescono come se fosse figlio loro Arturo, figlio di Lucia morta di parto e di percosse. Tutte fanno il mestiere più vecchio del mondo di notte, mentre di giorno sferruzzano a maglia nel basso fetido, sporco, buio e accudiscono Arturo che è come un burattino cresciuto, un pezzo di legno animato dalla follia. Naturalmente le tre madri di Arturo si contendono Arturo e si rinfacciano di non aver fatto nulla quando vedevano Lucia maltrattata da quella bestia di uomo che l'aveva ingravidata. Ma c'era come un fato che governava le loro vite nei bassi di Palermo, al quale nessuno poteva ribellarsi, come una maledizione. Ma le tre madri vogliono che Arturo viva meglio, gli hanno trovato una sistemazione in un istituto dove sarà accudito e avrà una sua stanza luminosa e riscaldata. Arriva il giorno: Arturo si veste di tutto punto, gli viene preparata una valigia con dentro tutto ciò che ha, un cambio di vestiti e la scatola con i ricordi di mamma Lucia (una foto e una collanina). Arturo deve solo aspettare che arrivi la banda e poi andrà con loro.

Misericordia di Emma Dante, in scena al Teatro Grassi dal 16 gennaio al 14 febbraio 2020, ha per protagonisti gli attori Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi e Simone Zambelli.

Foto di scena di Masiar Pasquali


Pensierino. Entrare nella sala di velluto rosso del Piccolo Teatro Grassi di Milano è sempre una emozione. Turisti da tutta Europa arrivano qui davanti ed entrano nel cortile nel Chiostro Nina Vinchi come se entrassero in chiesa. Fuori lo struscio di Via Dante.

giovedì 30 gennaio 2020

Esercitare la memoria

Scrive Fabrizia Ramondino in una nota a piè pagina di Althénopolis: "Le visioni, che sono verità rivelate, come le ossessioni, che sono verità non ancora rivelate, non si possono dimenticare, né però spiegare".
Il ricordo che abbiamo dell'infanzia è, man mano che procede l'età, sempre un po' "mitico" e comunque brutalmente selettivo. Certi episodi o immagini o profumi o particolari si stampano nella memoria anche senza un motivo "forte"; altri ci sfuggono tra le dita come sabbia e non ricordiamo nulla di episodi che hanno segnato una tappa importante della nostra vita. 
Certo è che la scrittura di questi ricordi, come in questo caso ha fatto la Ramondino, stimola la mitizzazione, ingigantisce particolari e sfumature, apre visioni e descrive ossessioni. Come tutti i miti non possiamo "spiegare", ma solo raccontare. 
E' un "esercizio" che farebbe bene a tutti.



lunedì 20 gennaio 2020

Teatro. La cena delle belve

Roma, 1943, interno di casa borghese, il compleanno della padrona di casa, invitati alcuni amici.
Fuori si sente uno sparo. Si affacciano alla finestra dall'appartamento e vedono a terra due ufficiali delle SS uccisi a pistolettate. Immediata la reazione. Arrivano nella zona militari tedeschi che setacciano il quartiere. L'ufficiale delle SS che dirige l'operazione entra anche nell'appartamento dove si svolge la festa e comunica che come rappresaglia ogni famiglia della casa deve scegliere due persone destinate alla fucilazione. Anche i convenuti a quella festa devono scegliere tra di loro due persone, mente gli altri avranno salva la vita.
Iniziano una serie di tentativi uno più goffo dell'altro di togliersi da questa situazione: prima un tentativo di corruzione dell'ufficiale, poi il tentativo di coinvolgere un altro comandante tedesco che interceda per la liberazione, poi una maldestra fuga attraverso i tetti, infine un tentativo della padrona di casa di circuire lo stesso comandante.
Intanto tra gli amici cominciano a nascere diffidenze, tentativi di ricatto, di svelamento di segreti inconfessati (tradimenti, debiti di gioco non pagati, di avere particolari tendenze sessuali) ed il clima si deteriora sempre più, con palesi tentativi di indurre qualcuno a offrirsi "volontario" per la rappresaglia.
Tutto finisce quando l'ufficiale delle SS entra nella stanza e comunica che un uomo (che era un altro amico che loro aspettavano alla festa) si è consegnato accusandosi dell'omicidio e che quindi loro tutti sono liberi.
Tutti se ne vanno, ma nulla è più come prima.



LA CENA DELLE BELVE
(Le repas des fauves)
di Vahè Katchà
Elaborazione drammaturgica Julien Sibre
Versione italiana Vincenzo Cerami

Regia associata Julien Sibre e Virginia Acqua

Con (in o. a.) Marianella Bargilli, Emanuele Cerman, Alessandro D’Ambrosi, Maurizio Donadoni, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Silvia Siravo

Scene Carlo De Marino
Costumi Francesca Brunori
Disegno luci Giuseppe Filipponio
Foto Luigi Cerati, Benedetta Folena

Produzione Gianluca Ramazzotti per Ginevra Media Production Srl
Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

venerdì 17 gennaio 2020

L'emigrazione da un piccolo paese lombardo verso l'Argentina


Teatro. Il sogno di un uomo ridicolo


14/12/19 Teatro Out Off. IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO di Fëdor Dostoevskij. Traduzione e drammaturgia di Fausto Malcovati e Mario Sala con Mario Sala. Regia Lorenzo Loris.

Tutti lo considerano un “uomo ridicolo” e lui stesso si considera tale. Questa poca considerazione è frutto di una pochezza esistenziale: non c’è più passato ne futuro, non c’è salvezza , rimane solo la colpa.
L’uomo vive in una soffitta e l’arredo è formato da una poltrona sfondata, un tavolo, una candela e una pistola. Da tempo ha deciso di suicidarsi e la visione di una stella lo convince che è arrivato il momento giusto. Mentre rincasa, viene avvicinato da una bambina che piange e si dispera e che gli chiede aiuto, ma lui la caccia in malo modo: come potrebbe aiutare lui una persona se non ha futuro?
Rientra in casa e si siede sulla sua poltrona accanto alla candela, con la pistola davanti e si addormenta. Sogna di spararsi al cuore (non alla testa, il cuore è il suo problema) e di morire e di essere seppellito. Ma all’improvviso si apre uno squarcio nella bara ed ecco che viene sostenuto in volo da un essere di cui ignora la natura. Viene trasportato dalla terra verso un’altra terra, lontana , molto lontana. Quando arriva si rende conto di essere arrivato in un luogo che non conosce la colpa, in cui tutti si amano e si tengono per mano in pace (la guerra non esiste), si aiutano, vivono in sintonia con la natura, non hanno bisogno di chiese e la morte non fa loro paura, l’affrontano serenamente circondati dai loro affetti.
Improvvisamente l’uomo scopre che è lui il virus che farà ammalare questo mondo ideale e infatti, a poco a poco, arriva l’invidia e il rancore, poi l’odio e la guerra: quel mondo lontano comincia ad assomigliare sinistramente al mondo che ha lasciato.
Di colpo l’uomo si sveglia e si trova nella condizione di prima, nella sua stanza, sulla sua poltrona, con la pistola carica davanti a se sul tavolo. Con uno scatto allontana la pistola. Pensa che forse quel terribile rifiuto della bambina e il sogno gli hanno fatto capire che il mondo è terribile, ma lui ha conosciuto un altro mondo che è possibile, un mondo fatto di amore, di speranza, di condivisione, di sintonia con la natura ed ora anche lui può trovare una sua ragione di vivere. Si cambia gli abiti un po’ clouneschi che ha indossato fino ad ora, si veste in modo dignitoso e guarda al suo futuro con speranza. Anche l'uomo ridicolo può riscattarsi.

(Foto di Erica Falcinelli)


giovedì 16 gennaio 2020

Teatro. Il mio nome è Caino

La parabola sanguinosa di un mafioso parte con l'assassinio crudele del suo miglior amico, da qui il soprannome di Caino che spaventa e sottomette. Dal nonno latifondista che ammazza con il suo bastone il contadino che accenna una muta sfida di sguardi, al nipote (Caino) che ammazza con con kalasnikof e P38. Omicidi che hanno una loro logica spietata, non c'è spazio per rimorsi o tentennamenti: sono le regole di un mondo che giustifica se stesso e così si perpetua.
Un testo durissimo di Claudio Fava che vuole farci leggere la mafia dalla parte dei mafiosi.
Sul palco un grande Ninni Bruschetta e al pianoforte Cettina Donato.


Scheda dello spettacolo al Teatro Menotti 14 gennaio 2020

Produzione Maurizio PuglisiDi Claudio FavaRegia Laura GiacobbeCon Ninni BruschettaAl Pianoforte Cettina DonatoAllestimento Mariella BellantoneCostumi Cinzia PreitanoLuci Renzo Di ChioSuono Patrick FischellaProgetto Grafico Riccardo BonaventuraIllustrazione Antonella Arrigo

domenica 12 gennaio 2020

Incipit de La pelle di Curzio Malaparte

Erano i giorni della «peste» di Napoli. 

Ogni pomeriggio alle cinque, dopo mezz'ora di punching-ball e una doccia calda nella palestra della P.B.S., Peninsular Base Section, il Colonnello Jack Hamilton ed io scendevamo a piedi verso San Ferdinando, aprendoci il varco a gomitate nella folla che, dall'alba all'ora del coprifuoco, si accalcava tumultuando in via Toledo.
Eravamo puliti, lavati, ben nutriti, Jack ed io, in mezzo alla terribile folla napoletana squallida, sporca, affamata, vestita di stracci, che torme di soldati degli eserciti liberatori, composti di tutte le razze della terra, urtavano e ingiuriavano in tutte le lingue e in tutti i dialetti del mondo. L'onore di essere liberato per primo era toccato in sorte, fra tutti i popoli d'Europa, al popolo napoletano: e per festeggiare un così meritato premio, i miei poveri napoletani, dopo tre anni di fame, di epidemie, di feroci bombardamenti, avevano accettato di buona grazia, per carità di patria, l'agognata e invidiata gloria di recitare la parte di un popolo vinto, di cantare, di battere le mani, saltare di gioia tra le rovine delle loro case, sventolare bandiere straniere, fino al giorno innanzi nemiche, e gettar dalle finestre fiori sui vincitori,
ma nonostante l'universale e sincero entusiasmo, non v'era un solo napoletano, in tutta Napoli, che si sentisse un vinto. Non saprei dire come questo strano sentimento fosse nato nell'animo del popolo.

Incipit La pelle di Curzio Malaparte

Pensierino. Napoli dal 1940 fino al tremendo agosto del 1943 ha subito 100 bombardamenti aerei. La città era sprovvista di ricoveri pubblici antiaerei e quindi i rifugi erano le cavità naturali che si aprono sotto la città. Arrivati gli americani liberatori, la città allo stremo, affamata e cenciosa, si affanna a sopravvivere con ogni mezzo, con un ulteriore, inesorabile degrado. Nessuno si sentiva un "vinto" perché tutti stavano perdendo.


giovedì 2 gennaio 2020

Tanto ll’aria s’adda cagnà

Propositi di inizio anno: "Tanto ll’aria s’adda cagnà".

Non c'è verso: che sia diventato improvvisamente (e un po' insensatamente) ottimista? Meglio tardi (si avvicinano a mesi i 70) che mai, direbbe qualcuno malignamente. E poi, dove trovare ragioni per questo ottimismo? Guardandosi in giro con occhi smaliziato si vede ben poco di cui rallegrarsi. Per carità! Qualcosa c'è, come c'è sempre stato d'altra parte, per essere ottimisti. Ma è davvero una flebile luce accesa nella notte buia. Eppure in questa notte il solo pensiero che là in fondo c'è quella lucina, da un senso al camminare e anche, persino, all'inciampare.

"Tanto ll’aria s’adda cagnà", il motto che ho scelto (da un verso di Pino Daniele) per quest'anno non è ottimista, ma moderatamente fatalista: può succedere di tutto, ma il cambiamento è inevitabile. Non è detto che di questo cambiamento saremo protagonisti, ma non fa nulla: i tempi dell'uomo sono brevi; faremo anche noi qualche passo in avanti e poi ci penseranno gli altri. Ma il nostro passo dobbiamo farlo, accipicchia se lo dobbiamo fare !!!






mercoledì 1 gennaio 2020

Un albero per ciascuno

Che ci sia un albero col proprio nome è un auspicio per tutti.