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lunedì 11 marzo 2013

Barbablù secondo Amélie


Un libro deve essere così. Tirarti dentro in un attimo fin dall'inizio, trascinarti senza che te ne accorgi alla fine, trattenere il respiro perché sta per finire. Questo è quello che mi è capitato con questo piccolo libro di Amélie Nothomb che si intitola Barbablù (edito da Voland) e che naturalmente consiglio. Dimenticavo: la lunghezza del libro è per me essenziale e questo con le sue 103 pagine è perfetto.
(Il dialogo che segue è tra Saturnine e don Elemiro Nibal y Milcar alias Barbablù).
- Che macchina fotografica ha?
- Una Hasselblad. Ho una scorta di pellicole superiore al mio consumo.
- Il tempo di posa è lungo con quell'apparecchio, no? Non facile, per un ritratto.
- È vero. Ma in otto sedute, ho fatto progressi.
Saturnine fu colta da un attacco di tosse che alla fine si trasformò in singhiozzo.
- Ha fatto solo otto sedute di posa nella sua esistenza? Ha fatto solo otto foto?
- Ho scattato solo otto volte.
- Io che sono una pessima fotografa, ho scattato molto più spesso.
- Forse per questo è una pessima fotografa. Non ha preso coscienza dell'impatto di quel gesto. Per qualsiasi disciplina, il miglior motore è l'ascesi. A chi vuole scrivere, si dia poca carta. Al cuoco in erba, si propongano tre ingredienti. Oggi, principianti di ogni sorta ricevono un'orgia di mezzi. Questo non giova loro.
- Otto donne, non è così poco.
- Per l'amore o per la fotografia?
- Quale delle due discipline la attrae di più? 

venerdì 1 gennaio 2010

Libri da ardere

Un professore universitario vive nella sua casa a poca distanza dall'università ed ospita un suo assistente e la sua fidanzata durante i bombardamenti che stravolgono la città, che a poco a poco si spopola. Avanza l'inverno e l'esigenza più importante è "riscaldarsi" a qualunque costo: dopo aver dato fondo a tutti mobili, non rimangono nella stanza che due sedie, una cassa e una stufa cilindrica e, naturalmente, una grande libreria con centinaia di volumi raccolti dal professore in più di 20 anni di studi. E' la ragazza la prima che ipotizza di bruciare i libri per riscaldarsi, con grande scandalo del professore e del suo assistente. Poi le sue argomentazioni fanno breccia ed allora il problema si sposta su "quali" libri bruciare. Quali sono i criteri per scegliere i libri da distruggere nella stufa? Implacabile divora di giorno in giorno tutti i libri che le si gettano dentro con l'unico scopo quello di far sopravvivere i tre inquilini della casa.
Le cose si complicano. La ricerca spasmodica del calore della ragazza finisce per farle apparire possibile di sottomettersi alle attenzioni sessuali del professore che usa semplicemente come "stufa". La lotta per la sopravvivenza fa crollare qualsiasi ostacolo di tipo morale. L'alternativa è fare un giro in città in pieno giorno e diventare bersaglio dei cecchini implacabili dei "barbari" occupatori.
I libri man mano diventano sempre meno ed il cerchio si stringe intorno a pochi libri. L'ultimo di questi è un romanzo adolescenziale che il professore nelle sue lezioni ha sempre stroncato additandolo come un cattivo esempio di letteratura. Ora, inspiegabilmente, lo difende fino all'ultimo. Il suo assistente gli rinfaccia questo atteggiamento contraddittorio ed il professore è costretto a cercare motivazioni di tipo letterario che non convincono il suo interlocutore, ma trovano nella sua fidanzata una insperata sostenitrice. L'assistente ha capito cosa continua a succedere tra il professore e la sua fidanzata e smaschera l'uno e l'altra. Gli avvenimenti precipitano e il professore decide di bruciare anche quell'unico, ultimo libro per resistere ancora un giorno, nella speranza della fine della guerra.
Ma è la ragazza che non accetta più questo ultimo rinvio e corre per strada per farsi ammazzare, seguita dal suo fidanzato.

Pensierino. Libri da ardere? Ricorda altri roghi di libri: la notte del 10 maggio 1933 centinaia di libri vennero bruciati a Berlino in quanto considerati, dalla propaganda nazista, contrari allo «spirito tedesco» (fra gli autori, Mann, Brecht e lo stesso Heine). Durante il rogo, Joseph Goebbels tenne un violento discorso contro la cultura «degenerata». Scrive Bertolt Brecht:

Il rogo dei libri

Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi
i libri di contenuto malefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
- uno di quelli al bando, uno dei meglio - l'elenco
studiando, degli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d'ira, e scrisse ai potenti una lettera.
Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!
Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse
la verità non l'ho sempre, nei miei libri, dichiarata? E ora
mi trattate come se fossi un mentitore! Vi comando:
bruciatemi!


Non fu l'unico rogo di libri anzi nei tempi andati qualcuno, per sicurezza, preferiva bruciare oltre ai libri  anche l'autore. Ma sono storie spiacevoli, nessuno le vuole ricordare, soprattutto i nipoti di quelli che appiccavano il fuoco sotto...

Nella commedia di Amélie Nothomb "Libri da ardere" invece i libri sono l'ultimo combustibile rimasto. Certo Kafka non sarebbe molto d'accordo ("Bruciare libri? Nessun sano di mente vorrebbe mai bruciare dei libri"), ma chi ha freddo perde la ragione e non sottilizza.

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...