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domenica 16 febbraio 2014

Scoprire per caso un libro dimenticato

Devo dire che nella scelta o scoperta dei libri mi lascio un po' guidare dal caso. Non essendo un bibliofilo ed avendo di fronte solo il mare magnum della produzione libraria, forse questa è una scelta inevitabile. Nel solito teatro di periferia a Milano "incontro"  La terra desolata di T.S. Eliot recitata da una bravissima attrice Annig Raimondi. Così ricordo di avere nella libreria della poesia in camera proprio la traduzione del poeta riconosciuta più "autentica", quella di Roberto Sanesi. Il Sanesi infatti ha avuto (addirittura) la fortuna di avere dallo stesso Eliot il placet per la sua traduzione. 
Il mondo di questo poema è poi quello che sta più nelle mie corde e quando sento parlare di Ramo d'oro, di tarocchi, di Metamorfosi, di miti e via cazzeggiando per strade fantasiose ed impalpabili, vado in estasi.
Il testo è oscuro e non di facile lettura, per di più usa un linguaggio poetico che di per se è tutt'altro che razionale. Un'amica mi sgriderebbe subito dicendomi che la poesia non si deve capire, ma sentire. E' più vicina ad un pezzo musicale che ad un romanzo.
Risultato? Eccomi a casa a rispolverare la raccolta di poesia di Eliot nella traduzione di Sanesi...

Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desidero, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera
.... 

domenica 19 gennaio 2014

La pausa

Piovoso sabato di gennaio. Teatro di periferia (ex cinema parrocchiale recuperato). Pubblico formato da 10 persone che , contro ogni buonsenso, sono uscite di casa per andare (non mettetevi a ridere) a TEATRO. Roba da intellettuali sfigati che non hanno nulla meglio da fare. 
Lo spettacolo poi... Una pièce su Camilla Cederna, si quella borghese che scriveva contro i borghesi, quella che è stata il mandante morale della morte del commissario Calabresi, quella che ha osato parlar male di quel galantuomo del Presidente della Repubblica di Giovanni Leone...


Pensierino. La pausa. Il bello del teatro è l'imprevisto. Lo spettatore non distingue nulla,. Non conosce il testo. Non conosce la drammaturgia. Non conosce le pause. Non le sa distinguere.
Ad un certo punto l'attrice ha fatto una pausa. Si vabbè un po' più lunga delle altre. Non c'era smarrimento nei suoi occhi. Non c'era imbarazzo. Era una pausa per il pubblico. Dice "Un buco". Si avvicina al tavolo (unico arredo di un palco spoglio). legge. Due frasi. Riparte. Non si ferma più. Ci saranno altre pause. Ma non si ferma più.
Fosse solo per quella pausa, il teatro è emozione ed è la forma di spettacolo che non tramonterà mai: finché ci saranno emozioni , chi le racconta e chi le ascolta.

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...